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sabato, 26 marzo 2011

sono per la completezza dell’informazione

io ho un rapporto difficile con quelli che mi chiedono soldi. perché il fatto che me li chiedano mi mette in imbarazzo, perché io ce li ho e loro no, e poi perché certe volte sto pensando ai fatti miei e mi interrompono e devo ricominciare tutto il ragionamento daccapo. e poi c’è questo fatto che se ne accorgono sempre che mi sento in colpa e si accaniscono. mi scelgono fra mille, li vedo arrivare da lontano, saltano tutti gli altri e puntano diritti a me.

allora mi sono imposta questa cosa qui. quelli che ti lavano il vetro ad esempio. se io dico di no, loro insistono e alla fine dico di sì, va bene; se io dico di no, loro insistono, dico ancora di no, insistono, ancora ancora no, insistono e me lo lavano uguale, allora a questi qui non do niente. poi però il vetro ormai me l’hanno lavato e allora penso che hanno lavorato e poi che cazzo, io ai semafori ancora non ci sto, e quindi niente, gli do i soldi lo stesso e siamo da capo a dodici.

ma adesso il tema non è quello dei lavavetri, il tema è: i suonatori in metro. per i suonatori in metro la mia regola è più semplice. se non ci sono bambini di mezzo e la musica è bella per me va bene. noi siamo lì che ci facciamo i fatti nostri, loro ci regalano la colonna sonora, va bene. allora l’altro giorno ero lì che me ne andavo in metro da letti flavia e salgono due ragazzi che iniziano a suonare quizas quizas quizas. ora voi capite no? ecco. poi finiscono quella e ne cominciano un’altra, che ora non ricordo ma bella uguale. e quando finiscono di passare infilano la porta e vanno via, spengono tutto e vanno via, con la canzone ancora a metà, scendono e lasciano la canzone a metà.

io adesso non è che voglia far polemica, ma rivoglio indietro i soldi, echeccazzo. che si lascia la gente con mezza bella canzone?

giovedì, 9 settembre 2010

piaccio alla gente che piace

ieri pomeriggio ero lì che prendevo un tè con patrizia pellegrino e si parlava del più e del meno. la mostra di venezia, il suo nuovo taglio di capelli, quanto sia incomparabilmente bella e stronza catherine deneuve… le solite amenità. poi viene fuori che lei non ha mai ricevuto commenti che fossero un po’ meno che carini, perché la gente la considera una di famiglia e blablabla. una di famiglia è una cosa bella no? voglio dire, dipende da che famiglia ma… sì, ci sono anche le stragi in famiglia, siamo d’accordo, e tutta la storia dei parenti serpenti, sì. però.
se qualche carogna volesse cercare su youtube (e perché mai dovrebbe farlo, sono d’accordo con voi) scoprirebbe che il primo video suggerito millanta un’assenza di biancheria a cui io non credo affatto e i commenti… dovremmo metterci d’accordo sul concetto di ‘carino’, ma risolto questo…
quindi, riassumendo, il racconto ci insegna che: la vita è come uno se la racconta. prendete appunti, questa è gratis.

venerdì, 19 marzo 2010

friday i’m in love

e se lo dicono i cure, io ci credo. oggi niente limoncello time e niente calzone da salvatore, che ha cercato di tenerci buoni con un vassoio di dolcetti ma no, siamo stati irremovibili. mangiati fino all’ultimo, ma con irremovibile scontento.
però la giornata era cominciata con una certa qual nota giuliva data da un’improvvisa intuizione di barbie fior di loto, che ci ha passato un pezzo che più anni ’8o non si poteva. e il pezzo giusto chiama playlist, va da sé… io poi ormai sforno playlist come cornetti a colazione, che nella vita non si sa mai. metti che ti viene voglia di ascoltare quella cosa lì, puoi mai andare a cercarla fra i cd che poi bisogna ricordarsi dove sono, trovarli, aprire la custodia… una fatica del tutto priva di senso, voi questo lo sapete bene. e poi abbiamo prenotato amsterdam! io la lonely planet ancora non la compro che porta sfiga, ma ho biglietti e ferie firmate e se non è viaggio imminente questo ditemi voi. per il resto niente, ci sono previsioni di mangiate ciclopiche per questo weekend, ma saprò darvi maggiori dettagli quando rientrerò alla magione barcollando.
fino ad allora, as usual, statev’ bbuon’.

sabato, 7 giugno 2008

imparate dal maestro

la pigrizia, quella vera, voi non la conoscete fidatevi. credete di sì, e siete in buona fede, lo so, ma non sapete neanche dove sta di casa la vera pigrizia, quindi non vi ci mettete neanche con me, ok?

pigrizia è… aver voglia di ascoltare un cd che è poggiato sul mobile della tv, lo vedi da qui, se allunghi il braccio riesci a prenderlo. ma perché diavolo dovresti allungare quel cavolo di braccio se sei già qui che navighi e puoi ascoltare quello che ti pare su you tube? dice, ma si sente da schifo. non ci arrivate proprio eh?

sparite, branco di iperattivi.

mercoledì, 26 marzo 2008

se mastella non c’è, tanto meglio perché…

vedo già gli amici rifondaroli che scuotono la testa e tornano a leggere tomi di ottomila pagine di sociopolitica. sì. però adesso levatevi di mezzo che io devo cantare.
ma la politica è una cosa ser… shhhhht!!! 

ps:  per me vince l’omino che si fa la barba. avrei cantanto anch’io, con lo spazzolino come microfono. sicuro come la morte.