sono per la completezza dell’informazione
io ho un rapporto difficile con quelli che mi chiedono soldi. perché il fatto che me li chiedano mi mette in imbarazzo, perché io ce li ho e loro no, e poi perché certe volte sto pensando ai fatti miei e mi interrompono e devo ricominciare tutto il ragionamento daccapo. e poi c’è questo fatto che se ne accorgono sempre che mi sento in colpa e si accaniscono. mi scelgono fra mille, li vedo arrivare da lontano, saltano tutti gli altri e puntano diritti a me.
allora mi sono imposta questa cosa qui. quelli che ti lavano il vetro ad esempio. se io dico di no, loro insistono e alla fine dico di sì, va bene; se io dico di no, loro insistono, dico ancora di no, insistono, ancora ancora no, insistono e me lo lavano uguale, allora a questi qui non do niente. poi però il vetro ormai me l’hanno lavato e allora penso che hanno lavorato e poi che cazzo, io ai semafori ancora non ci sto, e quindi niente, gli do i soldi lo stesso e siamo da capo a dodici.
ma adesso il tema non è quello dei lavavetri, il tema è: i suonatori in metro. per i suonatori in metro la mia regola è più semplice. se non ci sono bambini di mezzo e la musica è bella per me va bene. noi siamo lì che ci facciamo i fatti nostri, loro ci regalano la colonna sonora, va bene. allora l’altro giorno ero lì che me ne andavo in metro da letti flavia e salgono due ragazzi che iniziano a suonare quizas quizas quizas. ora voi capite no? ecco. poi finiscono quella e ne cominciano un’altra, che ora non ricordo ma bella uguale. e quando finiscono di passare infilano la porta e vanno via, spengono tutto e vanno via, con la canzone ancora a metà, scendono e lasciano la canzone a metà.
io adesso non è che voglia far polemica, ma rivoglio indietro i soldi, echeccazzo. che si lascia la gente con mezza bella canzone?