Posts Tagged ‘valle sant’angelo’

venerdì, 23 dicembre 2011

la storia di nonno e dei lacci alle scarpe

la storia di mio nonno me l’ha raccontata lui una sera in cui eravamo rimasti soli perché io avevo il papero grasso che era papero grasso da poco e dormiva e non mi potevo muovere e lui aveva da prendere il fresco sul balcone che era luglio e faceva caldo (mia nonna, sia detto per completezza dell’informazione, se n’era andata a giocare a canasta con le sorelle. e sì, parliamo di nonna giovane).
degli altri nonni che conosco io c’è quello che è stato fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in germania, quello che fu pittore, quello che scrisse pagine della treccani, quello che andava a donne e si giocò la casa a teresina. gente con quelle storie lì, per capirci, che quando te le raccontano vuoi sentire come va a finire.
mio nonno invece è del ’25, il che vuol dire che era dell’ultima classe che venne richiamata per andare in guerra. ma era anche di novembre, il che vuol dire che la sfangò per pochi mesi, perché richiamarono prima quelli nati nei primi sei mesi, poi ci fu l’armistizio e lo sapete come va, passata la festa gabbato lo santo. il fatto che sia nato a novembre comporta anche che sia dello scorpione però, c’è un rovescio della medaglia in ogni cosa. poi in quegli anni lì tanti se ne andavano in america, o in canadà. allora a un certo punto, quando si era rotto a sufficienza di star sotto padrone, di arricchire gli altri e di morir di fame, decise che se ne andava anche lui, ma perse il treno per il canadà e non partì più. gli andò meglio che agli altri, che suo fratello una volta partito rimase lì e riuscì a comprare una casa per sé e per i figli e li fece studiare e li sposò entrambi. le stesse cose che fece anche mio nonno da qui, ma senza la tristezza dell’emigrante e la discriminazione e la nostalgia e la rabbia. e a parte il fatto che la casa non la comprò ma se la fece da sé. comunque.

questa però è tutta roba venuta dopo, scoperta una po’ alla volta con gli anni e riassunta quella sera lì sul balcone. la storia che esisteva prima per me era quella di mio nonno che non ci faceva giocare a pallone giù nel cortile perché gli rovinavamo le piante di limoni e l’insalata e altra roba di cui non ci importava una beneamata mazza, che te ne frega assai delle piante quando sei un ragazzino con un pallone e un cortile e nessuna possibilità di usarli insieme. questo e altri capitoli simili, riassumendo, ruotavano tutti intorno a quel carattere ameno che mio padre riassume efficacemente con un “da gran rompicoglioni qual è”.

ora si dà il caso che una volta divenuto bis, come ogni vecchio che si rispetti, anche mio nonno sia debitamente impazzito. e paperina, dal canto suo, si è innamorata a sua volta. così adesso ogni volta che andiamo dai nonni, lei all’ora di cena scappa di nascosto al piano di sotto e va a mangiare la minestrina insieme al nonno (bis) e gli frega il suo spicchio di mela, e il formaggio se c’è e il prosciutto se c’è. e lui è tutto contento e ogni volta che vede la nostra macchina fuori dal portone sale a controllare che ci sia anche lei. gira per casa con le mani in tasca e fa l’indifferente, ma intanto fa la conta dei presenti e se lei non c’è se ne ritorna giù e ci saluta appena.

quando arriva sera ed è ora della storia, allora, delle volte me la cavo con un libro, ma delle altre mi tocca andare a braccio, che sua signoria vuole così. e non valgono le storie prese a caso, ci vogliono quelle che raccontino di cose che lei sa e di persone che conosce. pensa che ti ripensa, un giorno ho ritrovato la storia di mio nonno che mi insegnava a fare i lacci alle scarpe. per me era già vecchio vecchissimo, perché era nonno, ed eravamo su in paese d’estate e mi disse ma ancora non sai fare il nodo alle scarpe? e io non lo sapevo fare che ero piccola. allora mi mise il piede dritto dritto e prese i lacci e con uno ci fai il cerchietto, poi quell’altro lo giri intorno poi lo fai passare dentro e fai un altro cerchietto e poi tiri e il nodo è fatto. e da quel giorno io so fare i lacci alle scarpe.

io non ero tanto più grande di lei e lui non era tanto meno nonno di così. quindi per me la storia vale, è onesta.

domenica, 12 giugno 2011

quelle belle elezioni di una volta

presente zio gabriele? il fratello della mia bisnonna che metteva il ceppo nel camino la notte di natale. oh, questo zio era socialista, lo sapete già, ma sua mamma no. sua mamma votava per la croce.
lui era un buon figlio, però, e riportava gli sciagurati sulla retta via.

- zio gabriele: mamma, quando ti danno la scheda tu la croce la devi mettere su questo simbolo qua.
- nonna mariuccia: ma c’è la falce e il martello.
- zio gabriele: appunto. tu ci metti la croce sopra così dici: io questo qui non lo voglio. capito? mi raccomando.

per me il discorso fila, non so per voi.

mercoledì, 1 dicembre 2010

nonna giovane

mia nonna giovane ha fatto due volte la quarta. la quinta no ché nel paese dove andava lei non c’era, allora la maestra per tenerli un’altro anno a scuola, quelli un po’ più bravini e che non servivano a dare una mano in campagna, diceva ai genitori di fargli fare un altro anno, che almeno d’inverno stavano un po’ al caldo. non sono poi tanto sicura che dalla prima alla quarta le altre classi ci fossero tutte, quindi erano proprio piccini quei bambini lì.
mia nonna giovane viveva in una famiglia con la mamma e due sorelle, lei era quella di mezzo, il papà se n’era andato a mettere su casa con un’altra, ma per convenzione diremo che fu disperso in guerra, perché questa fu la versione ufficiale per cinquant’anni almeno e a mia nonna poveretta a momenti non viene un infarto a scoprire così per caso che suo papà era ancora vivo e abitava a neanche 150 km di distanza (e comunque al mio di papà, che non c’entra niente che lui è dell’altra metà famiglia, quando questa storia venne fuori e mia nonna momenti ci resta secca e le sue sorelle anche e un fiume di domande e di dire se avessi avuto un padre e altre cose che poi vi racconto in un altro post, mio papà gli avrebbe dato una badilata in testa a quel mio bisnonno lì e quando se ne parlava faceva gli occhietti suoi di disapprovazione e non diceva niente ma si capiva che non gli piaceva nemmeno un po’).
poi oltre alla mamma di mia nonna giovane, cioè la mia bisnonnina che mi ha cresciuta e mi ha raccontato tutte le favole che so e mi ha fatto le frittelle a merenda e pane e olio tutte le volte che lo volevo, c’era sua mamma (e siamo alla trisavola). una famiglia di piccole donne che si arrangiava come poteva e tirava avanti meglio di altri. di uomini ce n’erano due, zio ernesto e zio gabriele, i fratelli della mia bisnonna. il primo – fascista – morì in guerra, giovane poveretto e tanto bello. il secondo – socialista – restò a casa perché poliomelitico e meno male che almeno campò un sacco di anni tanto che me lo ricordo anch’io, bellino con quei baffetti e gli occhi piccolini che brillavano quando sorrideva. e questo zio gabriele qua era quello che metteva il ceppo nel camino a natale, che a nonna loreta ogni anno veniva tristezza a non avere più il marito che pensasse a quelle cose lì, ma c’era zio gabriele e allora andava male lo stesso, sì, ma solo un po’.
ora, io lui l’ho conosciuto che era già vecchiarello e poi non era proprio della famiglia famiglia, si andava a trovare una volta ogni tanto, però tutte le volte che qualcuno raccontava una storia finiva che prima o dopo usciva fuori lui. era uno di quelli che quando manca si sente, la gente sta un po’ meno bene e sembra che non sappia come fare a divertirsi. gli amici da ragazzi se lo caricavano sulle spalle e se lo portavano dietro ogni volta che andavano a far casino in giro per la montagna. loro camminavano e lui da lì sopra gli raccontava le storie dei libri che leggeva, così passavano il tempo. io non ho idea di dove li andasse a prendere quei libri, che mi viene difficile immaginarli in giro per casa, per quella casa, devo capirla meglio questa cosa qui, comunque fatto sta che da qualche parte li prendeva e raccontava dei reali di francia, dei miserabili, dei moschettieri. poi in inverno, quando fa buio presto e in campagna non c’è niente da fare e ci si annoia, si trovavano tutti insieme per passare il tempo, lui sceglieva una delle storie tra quelle che aveva letto e distribuiva le parti. per sé teneva sempre quelle dei vecchi o degli storpi, così non doveva camminare, e tutti si divertivano e ridevano in un modo difficile da immaginare considerando il freddo e la guerra e la miseria nera, ma non lo so, magari si riesce a star bene solo quando non si ha niente e ci sarebbe solo da disperarsi e piangere finché non viene notte, non lo so davvero.
tuuutta questa lunghissima e interessantissima storia per dire che mentre ero lì che prendevo amabilmente il tè con mia nonna giovane, lei se ne viene fuori con quanto gli era piaciuto orgoglio e pregiudizio a quindici anni. quindici anni, orfana di padre, in un paesino con tre case in croce e con appena la legna per scaldarsi in inverno e lei leggeva orgoglio e pregiudizio. ma dove l’hai trovato orgoglio e pregiudizio tu? a casa di zia maria (sua sorella più grande di un anno, che era andata a lavorare a roma a casa di una coppia che non aveva figli. altro post, tutta un’altra storia), ah, di libri lì ce n’erano tanti… ma poi mi ricordo ancora tutto, com’erano i vestiti, la casa, tutto. anche il conte di montecristo ho letto, ma quello mi è piaciuto meno. bello eh, però… un po’ meno.