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venerdì, 1 luglio 2011

cartolina per l’estate

sicché domani si parte. come dio vuole, incarto la casa così com’è, tutta intera, e me ne vado al mare. la formazione è la seguente: me medesima, il papero grasso, il principe ranocchio, mio papà, che è fresco di pensione e che ho subito precettato. i miei nonni sono già lì, il che vuol dire che giocherò a carte, guarderò di nuovo la tele e mangerò di nuovo, davvero e non per finta come faccio ora, tre pasti al giorno più varie ed eventuali. forse avrò anche qualche storia nuova da raccontare, dipenderà dal fresco che tirerà sul balcone la sera.

poi vedrò il mare deserto della mattina presto, il porticciolo quando il sole è già di là dalle montagne, andrò tutto il giorno in bicicletta come rosalina, insegnerò qualche nuova canzone al papero e scriverò tanto, spero.

intanto, per sentirmi al sicuro, ho già pronti i libri per le vacanze. quando la pila arriva alla maniglia della porta ho deciso che smetto di aggiungere roba, accada quel che deve accadere. ma la mole mi conforta, che vuol dire che starò bene e saprò come passare le notti insonni e avrò poco tempo per pensare ma tanto per far andare lontano i pensieri. ché più belle saranno le storie più lontano andranno.

voi statemi tanto bene, passate di qui ogni tanto a vedere che aria tira e godetevi questa estate. che sia bella più che si può.

domenica, 26 giugno 2011

fotografie

un ragazzo di ventitré anni in sella a una graziella mezza rotta ferma sul lungomare. zaino invicta su una spalla, costume, maglietta di albertone e sguardo serissimo. sopra a un naso da pagliaccio.
ciao.

giovedì, 26 agosto 2010

c’era una casa molto carina

era un’estate di mille anni fa… la stagione era quasi finita e ci eravamo riuniti come un sol’uomo a casa letti per l’immancabile serata svuotafrigorifero.
ora si dà il caso che proprio accanto a noi ci fosse una casa molto carina senza soffitto e senza cucina, un giardino nascosto dalla strada e quattro mura bianche su cui i genitori lasciavano disegnare i bambini, che inventavano fiori e animali e storie. e proprio vicino alla porta c’era la storia del bruco giallo: un vermozzo blu, principe di chissà che regno, faceva la corte a una vermetta rosa che, smorfiosa, lo ricambiava spargendo in aria cuori a profusione. questa sarebbe stata anche una bella storia, se non fosse stato che proprio dietro di loro si nascondeva un timido bruco giallo, segretamente innamorato della bella vermetta e distrutto d’amore per lei. era una scena da spezzare il cuore. così, senza frapporre indugio, vergammo una lettera appassionata su un prezioso foglio di carta da cucina e prendemmo le parti di quel povero verme. una molletta per i panni servì da peso, il lancio contro la porta fu sicuro, il suono del campanello deciso. compiuta la nostra missione fuggimmo via, appena in tempo per accorgerci che aveva iniziato a piovere e che per quanto la carta da cucina potesse essere assorbente… ma non importa, sarà quel che il cielo vorrà!
due giorni dopo, ovvero il penultimo giorno del mese più bello della stagione più bella di tuuutto l’anno, dietro al bruco giallo spuntò un albero e appesa all’albero c’era una nuova bruchetta rosa intenta a sbattere le ciglia per quel verme, sia detto con rispetto. l’anno dopo si sposarono e partirono in crociera su un guscio di noce. lei aveva un velo da sposa molto bello.

lunedì, 16 agosto 2010

notte di ferragosto

calda la spiaggiaaa e caldo il ma-aaareee… che bello gianni morandi che cantava in quella cassettina lì, nostalgia ’66. ce l’avevano data insieme al walkman, il perché non lo so, fatto sta che mio padre era tornato a casa con walkman + cassetta e io dalla terza elementare in poi per secoli ho ascoltato mina patty pravo i ribelli i rokes adamo tenco caterina caselli e via andando, una canzone ciascuno, sempre la stessa. tutta roba che ascoltava un qualunque ragazzino di otto anni nel 1986, insomma, ma questo evidentemente adesso non c’entra.
la notte di ferragosto per noi era quasi fine estate, che si arrivava al mare a luglio e si stava buoni buoni ad aspettare il primo di agosto, perché il primo di agosto cominciava tutto, arrivavano gli amici con la casa in affitto e c’era il cambio di comitiva e ci si metteva in pari con i racconti dei lunghi inverni bui e si facevano i piani d’attacco per il mese, si decidevano le sagre da passare in rassegna e speriamo che lui torni anche quest’anno e roba così.
il dieci agosto era la meta, che la notte di san lorenzo può succedere qualunque cosa, hai visto mai, io ho preparato una lista di desideri che mi bastano fino all’anno prossimo, ma dilli bene che se no non vale. ferragosto era il giro di boa, da lì in poi era una lenta inesorabile corsa fino al primo settembre, la prova inconfutabile dell’inesistenza di dio. ma doveva passare prima, e fino a che non passava l’estate era ancora nostra e c’era ancora tutto davanti, tutto il bello da venire e tutto ciò che si può desiderare da un’estate così.
il primo pensiero quando ti svegliavi era ricordarsi di prendere il secchiello, che un uomo senza secchiello la mattina di ferragosto è un uomo che sfida la sorte e grida al mondo: fate scempio del mio corpo, sono ottuso e merito di morire. poi il pranzo, che quello della vigilia di natale faceva venir da ridere, e un’altra volta in spiaggia ma solo per fare la conta dei caduti. e si arrivava alla sera, e la sera era solo una tappa obbligata per arrivare a far notte e poi mattina. si perdeva tempo bevendo e parlando e si aspettavano i primi fuochi e i fuochi di solito annoiavano quasi tutti, ma io ancora adesso quando sento lo sparo che ti risuona nella pancia e il cielo che si illumina e si riflette nel mare… sì, però adesso andiamo che si fa tardi e poi stiamo due ore bloccati in macchina e son sempre gli stessi tutti gli anni, dai su. e si trovava un posto per ballare, ma non subito, che all’inizio nei posti per ballare c’è musica che fa pregare di diventare sordi, allora si beve per dimenticare e per tirare l’ora giusta, quando finalmente mettono la musica scacciagente, che noi ballavamo solo quella e in pista c’eravamo solo noi, chi vuoi che ci sia a quell’ora e con quella musica lì. fino a che non ci cacciavano, che a una cert’ora dovevano pur chiudere, ma poco male tanto tra mezz’ora apre il forno, ci passiamo al forno no? io ero sempre per la mozione forno, che sì, buono buonissimo cornetto e cappuccino al bar appena aperto, ma come il forno di prima mattina non ce n’è. e mangiavamo, con la voce che non c’era più e con la faccia di chi ha fatto nottata, e ci toglievamo le scarpe e camminavamo sulla sabbia fredda e ancora umida. e poi – e a quel punto lì si fermava il mondo – vedevamo il sole arancione e tiepido che saliva dal mare, ci guardavamo e bevevamo, un sorso alla volta, la nostra alba.