uscir di casa a vent’anni è quasi un obbligo, quasi un dovere
le proteste degli studenti sono sempre un argomento spinoso, perché si finisce inevitabilmente o per essere nostalgici e accomodanti oppure per liquidare tutto con luoghi comuni sbrigativi, e non so dire quale dei due atteggiamenti sia il più irritante. certo è che accomunare il malcontento per i tagli all’istruzione pubblica con i roghi dei rifiuti a napoli e risolvere la questione mandando la polizia a sgomberare non mi sembra un grosso segnale di volontà di comprensione.
chi protesta è un facinoroso dice il premier, le manifestazioni sono organizzate dall’estrema sinistra e dai centri sociali, però basta uscire per strada e guardare in giro per accorgersi che nelle piazze insieme agli studenti questa volta sono scesi anche docenti universitari e nomi di spicco della cultura italiana, per fare lezione in Piazza Duomo o a Palazzo Vecchio.
ora va bene tutto, si può tirare una riga sopra tutta la faccenda dicendo che tanto la riforma non si tocca. e probabilmente così finirà eh, non m’illudo certo che veder protestare uno degli scienziati che ha collaborato all’accensione dell’Lhc al cern di ginevra possa suscitare dei ripensamenti in chicchessia… ma si può risolvere tutto facendo spallucce? questo è ancora peggio dell’usare la forza mandando la polizia a sgomberare, perché significa non riconoscere dignità alle ragioni della protesta. il che, malgrado tutto, continua a sembrarmi piuttosto sconcertante.