Posts Tagged ‘natale’

giovedì, 16 dicembre 2010

colpi di scena all’alba del terzo millennio

pare… pare… che ci sia gente in giro per l’italia che non festeggia la vigilia di natale. no dai, seri, lo so, follia pura, ma pare che.
non è che non festeggiano il natale, che allora potrei capire. cioè, dopo vai all’inferno, in un posto senza neanche una lucina o una pallina colorata, ma ok, posso capire. ma se festeggi il natale e non la vigilia di natale allora c’è qualcosa di losco sotto. io, tanto per stare sicura, appendo una pallina nuova sul mio albero, giusto per ristabilire l’equilibrio nella forza.
comunque domani pare che nevichi, che è come dire che viene due volte natale. ma non lo so, la fonte è la stessa… lo capite da voi.

martedì, 14 dicembre 2010

rockin’ around the christmas tree

quest’anno niente albero di natale. non da me, che siete matti, da me c’è un albero che bello come quest’anno non è stato mai, qualche pezzettino l’ha messo anche paperina, poi io l’ho aggiustato però che in quanto a gusto natalizio siamo ancora parecchio indietro, però ecco, è bello bello e la sera me lo guardo e le lucine brillano alla velocità giusta e allora vuol dire che tutto andrà proprio bene, in un modo che ancora non so. e quando spengo la luce per andare a letto e lui brilla ancora è il momento più bello di tutti, che non devo neanche preoccuparmi del risparmio energetico che tanto so che dopo pochi minuti si spegnerà da solo. va tutto bene.
questo da me. in ufficio invece quest’anno niente albero, niente brindisi con i bicchieri di carta e niente albero. perché? perché abbiamo per supermegacapo un pazzo. oltre ad averci detto ormai da un mese che con l’anno nuovo bene che va gli stipendi arriveranno a metà, ha ritenuto opportuno dare a noi popolino un segno tangibile della crisi imperante, sicché niente albero. ora io vorrei dire, brutto pezzo d’imbecille che altro non sei, l’albero sta in magazzino, idiota! non ne devi comprare uno nuovo, è quello che c’è sempre stato! che vogliamo fare allora, mettere sotto chiave le merendine e farle scadere così la gente si parta il panino con la mortadella da casa e si sente un po’ più proletariato? tu sei malato amico mio, ma non ci porterai a fondo con te nel baratro. io ho ritirato fuori il mio alberello soviet ed eb ha ritagliato i fiocchi di neve dalla carta e li ha appesi. e adesso viviamo nel nostro angolino pieno di natale e cose belle, circondati da gente che aspetta solo che tutto questo delirio passi. è bellissssimo, dovreste venire anche voi.

venerdì, 10 dicembre 2010

partenza lenta

avvio di giornata strano oggi. sveglia dopo la prima notte di sonno pesante, esco di casa con il papero che dorme ancora, senza neanche il tempo di vedergli fare una risatina con gli occhi o la prima cosa scema della giornata. roma pare deserta per motivi a me ignoti e in macchina, causa nonsobenechesciopero rai, la radio mi passa canzoni direttamente dai miei 14 anni.
in compenso il cielo è turchino e le dita delle mani cadono giù dal freddo. che è bello, vuol dire che è natale.

domenica, 5 dicembre 2010

dicembre: mese di regali, panettoni, delirio di massa e tombole kitch

sta per tornare il momento più atteso dell’anno che, no, non è il festival di sanremo ma…? il nataaaaleee, bravi. per ora, aspettando il grande giorno in cui l’albero di tutti gli alberi di natale farà ritorno in casa mia, mi sto munendo di filo spinato elettrificato in grado di tenere alla larga giovani paperi oltremodo molesti. ma non è questo che volevo dire.
volevo dire… in vista dell’attesissima, immancabilissima, leggendarissima tombola kitch, voi che ne capite ritenete che una tazzina da caffè di lourdes sia sufficientemente all’altezza oppure no? non lo so, non lo so… sento di non riuscire più ad eguagliare i livelli del calzascarpe-grattino per la schiena che tante soddisfazioni ha saputo donarci in tempi passati.

venerdì, 26 novembre 2010

pensieri sfusi di un venerdì sera, ma sfusi davvero

ce ne ho tante, sempre quelle inimportanti di ieri, che io sono una per la riduzione dei rifiuti.
allora, intanto qui a roma fa freddo, ma un freddo polare artico, come la golia bianca con gli orsi e tutto. non sto scherzando, parliamo di roba tipo 12-13 gradi. noi sotto i 20 tiriamo fuori i moon boot in via precauzionale, quando arriva a 12 c’è chi monta le catene in macchina. io giro intorno alla borsa dell’acqua calda ormai da settimane, ma vivo con gente che mi guarda male e mi rovina tutto il gusto, quindi batto i denti e soffro, soffro molto.
sempre sul tema corso di sopravvivenza, ci sono i tre ragazzini sopravvissuti a un naufragio dopo 50 giorni. ora, a parte il fatto che se a quindici anni io mi fossi persa sulla spiaggia – non in mare nel pacifico, sulla spiaggia – dopo 5 minuti e mezzo sarei morta di disidratazione per le lacrime versate, a parte questo. poi come sarebbe a dire che sono sopravvissuti mangiando gabbiani e noci di cocco? come cazzo l’hanno cucinato un gabbiano?! ma poi fanno paurissima i gabbiani, siete matti? e le noci di cocco non si aprono dai, lo sanno tutti. vengono fatte esplodere con la dinamite da gente addestrata per questo e poi i brandelli vengono venduti sulla spiaggia da cocco bello cocco di mamma. questo è quanto, quindi quei tre non me la raccontano giusta, neanche un po’, io indagherei a fondo sulla faccenda.
poi c’è che abbiamo un nuovo gatto. finita l’era gloriosa di galatina beszta-borowski, dissoltasi nel nulla insieme alle gemelle, juve e flic, un nuovo micio si è unito alla famiglia. l’abbiamo incontrato un giorno alla nuova pizzeria che sorge alla fine del mondo, ci ha seguiti e si è seduto a tavola con noi. da allora ci aspetta, anche un po’ spazientito che a volte si fa tardi e lui ha fame e vuole il pollo ma noi lo prendiamo quasi mai, anche la lasagna va bene ma quella per farla avanzare bisogna mettercisi d’impegno, allora gliela diamo all’inizio e poi ci ingozziamo per finire il resto più in fretta che si può, tranne monty che dice gliela do dopo e invece poi se la finisce e dice uh mi sono scordata ma non ci crede nemmeno lui.
e le luminarie natalizie, sento il bisogno di condividere con voi questo mio tormento. adesso cercherò di essere più chiara che posso, se poi non avrete ancora capito sarò costretta ad uccidervi. l’albero di natale (e con esso qualsiviglia tipo di addobbo o luminaria) si tira fuori l’8 di dicembre e si ripone il 6 gennaio. non giorni a caso capite, 8 dicembre-6 gennaio, sono due sole date, riuscite a ricordarle persino voi, è facile. tutto chiaro? posso stare tranquilla? ohhhh.
buon week end, statemi bene.

martedì, 22 giugno 2010

lucine colorate, pan di zenzero e tutta quella roba lì

e finalmente è arrivato natale. la rinascente ha rimesso fuori la renna, la pioggia cade ma solo perché non è capace di diventare neve, la gente parla di che fare a capodanno e altre mille inutili amenità. ahhh, il fascino senza tempo di dicembre…

(ieri solstizio d’estate, oggi tisana e copertina davanti alla tivù. io dico solo questo, solo questo…)

giovedì, 24 dicembre 2009

un tranquillo pomeriggio di spese natalizie

quante cose si possono imparare passando il pomeriggio in giro anziché stando a perdere tempo in ufficio, voi non ne avete idea.
innanzitutto puoi venire a scoprire che esistono pantofole da 69 euro (SESSANTANOVEEURO). giuro, ho guardato tre volte, mi sono anche toccata la fronte per sentire se per caso non mi fosse salita la febbre, che non ci potevo credere. sessantanove euro. che se le regalassi a mio nonno me le tirerebbe appresso senza pensarci un momento, per dire quanta tristezza mettono quelle ciabatte lì. quindi è solo per questo che non le ho comprate, giammai per i sessantanove euro, che avrei speso senz’altro volentieri per un prodotto di sì pregiata fattura. non che avessi in mente di comprare pantofole comunque.
poi. ho visto una giovane donna simpaticamente abbiggliata con giubbotto leopardato e colbacco (!!) coordinato. sarà parente di quest’altra qui, vedrai.
avete presente quelle bancarelle che stanno su un lato del marciapiede e che vendono tutto, dal bagnoschiuma alle padelle antiaderenti alle borse simil-louis vuitton? ecco. davanti a una di queste, a una sola, si era radunata una folla spropositata di gente, tanto che ho pensato regalassero soldi. che avreste pensato voi? appunto. allora mi sono fatta largo a gomitate nelle costole e calci negli stinchi (che quando mi scatta la curiosità quella vera perdo un po’ l’aplomb e viro più su anna magnani, mi viene così…) e vedo che la bancarella in questione vendeva cravatte. ora, voglio essere del tutto franca con voi, non erano cravatte quelle, proprio no. erano cose a forma di cravatta, realizzate in materiale… realizzate in un materiale, con colori molto sgargianti, abbinati un po’ a caso a dirla tutta, ma se mai doveste aver bisogno di una tavolozza a portata di mano, mettete una di quelle al collo e il gioco è fatto. una ressa che non avete idea per comprare ciò. se vi arrivasse un pacchetto a forma di cravatta quest’anno state attenti, fatelo magiare inavvertitamente al cane, date retta.
poi che altro? ah sì. la mondadori fa schifo. non entrate mai, mai più in una libreria mondadori, anche se è la più vicina e la prima feltrinelli utile si trova a vibo valentia. prendete la macchinetta, metteteci su un po’ di benzina che la strada è lunga e andate da feltrinelli. la mondadori è il male assoluto. come cazzo li ordinate quei libri, che non si riesce mai a trovare una mazza?? e perché non avete mai, mai, MAI le moleskine?! i libri esposti fanno tutti, senza eccezione alcuna, schifo pietà e raccapriccio e gli altri sugli scaffali sono ricoperti da uno strato centenario di polvere, segno che la gente che entra lì pesca solo dal cestone centrale, come in autogrill. e questo fa scendere la tristezza nel cuore, e ciò non è bene. quindi, date retta a me, mi volete stare a sentire una volta? non entrate più in una libreria mondadori neanche se vi scappa proprio di leggere e non avete niente per le mani e vi sta prendendo una crisi ipolettorica. alzate quella capoccetta vuota, di fronte a voi ci sarà un’edicola. è sicuramente meglio, sentite a me.

sabato, 12 dicembre 2009

l’antidepressivo dei poveri

passi la notte in bianco a vegliare la prole che, sia detto per inciso, recita perfettamente in endecasillabi sciolti ma non si sogna nemmeno di dire mamma. tu però sei magnanima e vegli senza stare a guardare tanto per il sottile. poi, giacché sei sveglia, pensi bene di rimuginare sul più e sul meno e arrivi all’ora di alzarti che quasi ringrazi che tanto peggio non può andare. invece poi sì, ovvio, può sempre andare peggio (potrebbe piovere).
la giornata a questo punto, voi capite, ha scarse probabilità di risollevarsi, quando arriva inaspettato il colpo di coda: un albero di natale non mio da mettere su, che è già tardi e lo spirito natalizio potrebbe passare e andare oltre e non sia mai detto che noi facciamo andar via lo spirito natalizio.
allora si fa così: mettete tutte le vostre musichine di natale in sottofondo, quelle belle con bing crosby che canta, ma anche gli wham vanno bene. poi tirate fuori le palline che avevate messo via l’anno passato e qui arriva la prima parte bella di tutta la faccenda, perché ce n’è sempre una che non vi ricordavate e allora farete ohhh, che bella questa! ecco. poi, bisogna metterle sull’albero e questo lo sapete fare persino voi, le metterete un po’ a caso e con i colori che fanno a cazzotti, io lo so, ma non importa. quando avrete finito e anche il puntale sarà al suo posto, accendete le lucine che avrete fatto mettere dal primo uomo inutile che passava di lì, regalatevi dieci minuti, sedetevi a guardarlo e godetevi il momento.
that’s all folks, buon natale a voi.

mercoledì, 25 novembre 2009

del cercare il po’ di buono che c’è nelle cose (quando c’è)

oggi non è che sia stata questa gran giornata, però lo sapete quante probabilità ci sono che passino bob dylan in radio? oggi è passato ed era una bella canzone, adesso non mi ricordo quale ma era proprio bella. poi a momenti è natale e fuori è ancora primavera. poi oggi c’era riunione (senza cornetti), ma io PURTROPPO non ho potuto partecipare e me la sono cavata così. poi ho aggiunto un amico e mi ha fatto così piacere, ma proprio proprio piacere. poi domani ci rivediamo io, l’asburgica, la quasi mamma e la nostra bionda per la vita, con tutto il cibo e il pettegolezzo frivolo e il chiacchiericcio fitto fitto che potete immaginare. poi sempre domani esce questo libro qua e ci sono anch’io e allora sono contenta.

domenica, 15 novembre 2009

primi segnali di una vedovanza imminente

travolto dai deliri della febbre, il signore e padrone della casa e del telecomando a una quanto mai attonita lady pantofola:

- andiamo da ikea a vedere le decorazioni di natale?