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martedì, 9 novembre 2010

x factor: 11a puntata, i quarti di finale

siamo arrivati al delirio di massa, lo dico a beneficio di chi è in bilico tra il post e un panino. andate a farvi un panino, vi do il permesso io. ormai sono rimasti quattro gatti, per questo lassù in redazione hanno pensato bene di tirare fuori il coniglio dal cilindro, chiamando in studio i tre giudici delle passate edizioni. altrimenti c’era il rischio di andare a letto a una certa ora, in effetti. invece no, state tranquilli, ore piccole anche stasera, che ci sono 5 cantanti ma di giucidi ne abbiamo 7 eh, mica cotica.

- davide: in the name of love, u2. quanto mi piacerebbe vederlo nelle mani di uno come elio… l’unica cosa che ha da temere è che quando si tratterà di lavorare sul serio gli cuciano addoso un repertorio alla nek. e io potrei anche morire.
- nevruz: pigro, ivan graziani, una canzone che dire bella è dire poco e grazzieaddio l’ha lasciata così com’era. ci ha messo del suo ma va bene così. stavolta poi ci hanno anche risparmiato il rossetto da jocker.
- kymera: she, elvis costello. ma perché a farinelli hanno appiccicato delle ali sul sedere?! ma tralasciando il dettaglio angelico… canzone azzeccata ma non ho niente di nuovo da aggiungere.
- nathalie: under the bridge, red hot chilli peppers. ha cantato di meglio devo dire eh? a me piace di più con un altro repertorio, ma la amo senza condizioni. se vuoi cantare il valzer del moscerino, tesoro, io sono con te.
- stefano: a mano a mano, cocciante. questo è un colpo basso, non si dovrebbe far cantare questa canzone, a nessuno. mica per cocciante, che neanche l’ho mai sentita la sua versione, ma l’ha cantata anche rino questa qui e come fai ad ascoltarla di nuovo e a dimenticartene? stefano è andato molto meglio di altre volte, ma il succo è sempre quello.

seconda manche con i brani arrangiati da morgan, che accompagna al piano i nostri. ma quanto si sarà divertito a fare sta cosa qui? certo ha dovuto cantare anche con la tatangelo eh… ma cosa non si fa per lo show.

- stefano: non arrossire, gaber. stasera abbiamo tirato fuori i brani quelli forti eh? stiamo giocando i pezzi da novanta vero?? non basta però, perché questa è a un milione di chilometri da come l’ha cantata lui. sciò.
- nuvruz: home, depeche mode. vabbè, abbiamo giocato, dai su. poi io a tre puntate dalla fine vorrei tanto capire come fa uno che quando canta sembra posseduto dal maligno a fare poi la faccina da dolce remì durante ogni votazione che dio manda in terra, mi piacerebbe capirlo.
- davide: sally di vasco. ma che vestiti gli hanno messo stasera poverino? questa canzone mi sembra comunque la cosa più scombinata che gli sia capitata finora. forse aveva difficoltà con l’accompagnamento dal vivo o forse con il pezzo, non so. ma nel bilancio finale cambia poco direi.
- nathalie: blue, joni mitchel. ohhh, mo sì. volevo dire io…

vanno in ballottaggio i kymera (rendiamo grazie al signore) e stefano (osanna osanna osanna). ora, io non so come si possa commentare una cosa così, che tecnicamente lo sappiamo tutti com’è la storia, no? e infatti non esce fuori niente di nuovo, ma niente niente. stefano fa una tenerezza infinita e i giudici sarebbero da prendere a calci per la melassa a fiumi e l’ipocrisia becera, però lui è indifendibile. la tata si rimette al volere del pubblico e il pubblico decide di salvare i kymera. seguono commenti a pié di pagina di facchinetti che fanno pensare a quanto ci sia bisogno di braccia forti nei campi.
ma andiamo a riposare le nostre stanche membra ora, provate da tanta fatica, e prepariamoci a una scoppiettante semifinale!

martedì, 16 febbraio 2010

sanremo bignami

facciamo una cosa veloce eh, che dite? tanto di musica non dobbiamo parlare, di super ospiti perlamordiddio… resta giusto un po’ d’aria fritta e su quella noi andiamo fortissimo.
dunque dunque. l’inizio me lo sono perso, e lo so, voi avete ragione ma io avevo da fare. peeeerò, vi dico subito che l’antonellina nazionale, essendo oggi come voi tutti certo saprete martedì grasso, si è vestita da caramella rossana. e io le rossana le adoro, veramente eh, da sempre, quindi brava bionda. poi c’è tutta la filippica di bonolis che passa il testimone e questa ve la risparmio che due palle così. solite battute a mitraglia, soliti giochetti di parole penosi con luca laurenti e tante simpaticissime allusioni alla taglia comoda della clerici. ma vai a fare il senso della vita, vai, e non rompere le palle a noi che non se ne può più di sentirti dire qualunque cosa come se stessi parlando del caffè.
poi come dio vuole si arriva a metà della scaletta e a questo punto si raggiungono due vette che so già rimarranno insuperate (ed è per questo che ve le dico e poi me ne vado a letto, non perché mi sia già rotta di sanremo, no no no, rimarrei a parlarne con voi tutta la notte).
vetta numero uno. sale sul palco la seguente formazione: pupo (!), emanuele filiberto (?!) e un non meglio precisato tenore (…). la canzone di cosa mai potrà parlare se non dell’amore immenso e incondizionato per la nostra bella italia? da vomito. avete presente il vomito? io ce l’ho ben presente che da queste parti sono due giorni che va parecchio di moda. ecco, quello che gira qui non è niente a confronto. domani ve lo andate a vedere su youtube poi mi dite. e lo so che avevo detto che non avremmo parlato di musica, appunto.
vetta numero due, il corno grande della prima puntata del festivàl. antonellina saluta il pòro morgan come fosse un tossico all’ultimo stadio che si sta lentamente spegnendo in un triste e solitario letto d’ospedale. precisa che lei non ha alcun tipo di frequentazione con la droga eh, non scherziamo, “la mia unica droga è la mia famiglia”, ma malgrado i vertici rai abbiano deciso diversamente lei vuole osare, vuole leggerci comunque un breve estratto di quella che doveva essere la canzone del nostro. e lo fa, AH! se lo fa, con un accompagnamento al piano che se davvero morgan non sta morendo con una siringa infetta piantata nel braccio, si toglie la cintura e corre ad impiccarsi al lampadario del bagno.
ecco, io a questo punto andrei, voi magari restate… poi se c’è qualcosa di urgente mi fate un fischio.