buona fine, miglior principio
così anche stavolta si è dato il benvenuto al nuovo anno a casa pantofola, tutti riuniti sotto lo stesso monte di salsicce, spiedini e bottiglie di vino. poi, come ogni mezzanotte che si rispetti, dopo il 4 3 2 1 buon annoooo!!! e i baci e gli abbracci e lo spumante e chi è che lo beve dolce? tu lo bevi dolce? ma davvero?! no no, va bene, per carità, toh e non è che vogliamo mettere a scaldare le lenticchie intanto? sì scaldiamole però fate schifo, io ve lo dico, e intanto usciamo sul balcone che abbiamo le stelline sì sì sì, ma veramente qua fuori stanno sparando armi nucleari, embè noi abbiamo le stelline uhhhh hai visto che fico se fai il cerchio?? attenta che piovono granate. ma ci riesci tu a scrivere il tuo nome? a me mica viene, che la scia mi finisce prima… dopo tutto questo, fra un piatto di lenticchie e cotechino e una tombola kitsch che aspetta di essere giocata, c’è l’arrembaggio ai cellulari per fare gli auguri agli amici lontani e ho corso anch’io, che gli auguri si fanno a mezzanotte, mica il giorno prima, mica il giorno dopo. solo che poi mi sono accorta che io i miei amici ce li avevo tutti lì, ed è stato bello.
ps: per quei poveretti di voi che non lo avessero visto, il capodanno di raiuno (i dieci minuti più lunghi di tutta la serata) quest’anno prevedeva il seguente cast: carlo conti alla conduzione, max pezzali al microfono, i los locos alle coreografie, una miss italia di mille anni fa alla tappezzeria e uno stuolo di babbine natale con bianco colbacco in testa al rifacimento occhi. che vi siete persi…
pps: nella top five dei premi della mia tombolina kitsch quest’anno c’erano: contenitore per urine che torna sempre utile, preservativo di buon augurio control vinto da fiore, barattolino di nutella vinto da letti flavia che a quest’ora sarà già vuoto, poi la regina del trash: vaso orrido con fiori pelosi orripilanti vinto dall’imbecille (che credo lo darà in dono alla dolce, sua metà), e in cima, solitario come solo i veri capi sanno essere, il re del trash: l’infernale arnese di forma oblunga che, se da un’estremità è un utilissimo seppur scomodo calzascarpe, dall’altra è un grattino per la schiena a forma di mano, indescrivibile nella sua sublime bruttezza. e chi, chi poteva averlo in dono se non quella vecchia scarpa del mio amico caruso? già già.
l’hanno prossimo verrete anche voi dai.