Posts Tagged ‘letti flavia’

giovedì, 2 febbraio 2012

pomi d’ottone e manici di scopa

Muji - quaderno A6 antracitecapita sempre così, ti assenti dal mondo per quattro giorni e succede la qualunque. vecchi blog che chiudono da una parte, nuovi blog che aprono dall’altra, gente che inizia a scrivere nuove storie, altra gente che smette di scriverne di vecchie. splinder se ne va in pensione e nessuno mi dice niente. come smetto di guardare il mio igoogle, la pagina del meteo tira fuori una stellina. dico, ma che è? non l’avevo proprio mai vista, mai nella vita. uh guarda, un fiocco di neve, chissà che vorrà dire… ha nevicato due anni fa a roma, non è che adesso può nevicare ogni minuto. ci basta così, non ci siamo ancora ripresi da quell’emozione, un momento. io poi quest’anno non sono proprio pronta, davvero, non la mandate mai la neve qui, proprio adesso la dovete far arrivare? fra altri vent’anni su, cos’è sta fretta?

intanto, preparandoci a questa fantomatica giornata bianca (a cui peraltro io continuo a non credere. sono per la rimozione dei pensieri scomodi, sì), io e letti flavia ci siamo regalate una mezza giornata per metterci in pari con le puntate precedenti. non sapeva nemmeno del ritorno della scopa secca, vedete un po’ voi di quanto eravamo rimaste indietro. non sapeva del destino cinico e baro, che ha fatto materializzare la mia nemesi al posto di colui che per mesi è stato il nostro tramite con awali malappo. lo so, già già, ma purtroppo è così che va il mondo.

appurato il fatto che il karma, se ci si mette, possa essere alle volte un maledetto bastardo, abbiamo guidato sotto la pioggia e siamo andate a farci correggere i miei compitini delle ultime settimane. lei è rimasta lì ad aspettare fino alla fine e io sono stata più tranquilla. andavano bene, pare. non proprio benissimo ma bene, forse benino. comunque è andata e ci hanno anche preso per sorelle, il che è sempre cosa buona e giusta.
poi c’è stato un problema su un certo quaderno che ho consegnato e che quindi non ho più e su un nuovo quaderno che dovrei trovare per scrivere ancora, ma che per forza di cose sarà diverso dall’altro… niente, una storia lunga, che non vi spiego perché siete aridi e niente affatto comprensivi sulle vitali questioni di cancelleria, che invece regolano il mio mondo. sappiate comunque che l’armonia dell’universo è ormai irrimediabilmente compromessa.

per consolarmi, letti flavia (che invece mi comprende benissimo, essendo affetta dalla mia stessa sindrome ossessivo-compulsiva) mi ha preparato un tè con la cannella e i semi di cardamomo. epperò io li ho confusi con i chiodi di garofano e quindi mi ha mangiata viva. non fate mai questo errore con letti flavia, è buona e cara ma se confondete le spezie potreste non uscire da quella casa sulle vostre gambe. io ve l’ho detto, tenetelo a mente.

mercoledì, 26 ottobre 2011

cose che capitano

letti flavia mi ha regalato una viola del pensiero. io l’ho messa sul gradino delle scale, fuori dalla porta di casa mia, così quando torno la trovo lì e sorrido. magari solo dentro, ma sorrido.

ho conosciuto una persona tanto carina, che mi ha fatto star bene per tutta un’ora di fila e mi ha fatto ascoltare musica bella e mi ha insegnato un modo stupendo per fare il tè e sono contenta che sia venuto freddo che così lo posso preparare.

a volte non dormo e altre non smetterei mai. a volte non mangio e altre non smetterei mai.

il signore del parcheggio dell’ufficio saluta sempre col sorriso, sempre sempre. stamattina pioveva tanto che non si vedeva la strada ed era tutto buio, ma lui è venuto fuori lo stesso e mi ha gridato ciao e mi ha salutata con la mano, allora ho gridato anch’io ciao gino! mentre correvo via. la giornata poi è andata bene.

c’è un signore, awali malappo, che dice che vorrebbe regalarci 83 milioni di dollari come sua personale politica dello sviluppo. noi ne abbiamo parlato e abbiamo deciso che va bene, qualcosa ci faremo. il nostro portavoce, corrado, gli ha così risposto: ok dear friend, send me all the money, thanks. ormai dovrebbero arrivare a giorni.

sabato, 22 ottobre 2011

un buon non compleanno a te, a me!

quest’anno abbiamo festeggiato a rate, io e letti flavia. a lei è andata peggio che a me, devo dire, che le è toccato andare a un matrimonio, ma insomma… una bella lotta. quest’anno è dura, quest’anno sono gli anni di cristo e cristo non ha fatto una bella fine.
una volta, da piccolina, mio zio si mise a fare un solitario. doveva essere natale se stava da noi, che lui viveva al mare e veniva a roma solo per le feste comandate. questo mio zio qui era lo zio che volevo sposare e lui mi aveva detto va bene ti aspetto, aspetto che diventi grande e io ho detto sicuro? e lui sì, ti aspetto. poi invece ha sposato mia zia, la sorella di mia mamma. dicono sempre che ti aspettano, che non se ne vanno, ma poi non ti aspetta mai nessuno. si capisce già a tre anni come sarà l’andazzo. insomma, questo mio zio qua che all’epoca mi aveva già abbandonato da un pezzo per mia zia, si mise a fare un solitario e così, per giocare un po’, disse: quest’anno compio trentatré anni, gli anni di cristo. se mi riesce questo solitario va bene, se no vuol dire che morirò pure io. io ho trattenuto il fiato e incrociato tutte le dita che avevo, ma si vede che erano troppo piccole perché ero piccina e non ha funzionato, il solitario non è riuscito. lui si è messo a ridere e ho sorriso anch’io, che non si nega un sorriso a un uomo che sta per morire. ma l’anno è stato lungo e io ho avuto paura per tutto il tempo.

non è successo niente poi alla fine, non ci pensate più.

lunedì, 20 giugno 2011

ci vogliono punti fermi nella vita

la doccia, anche se è estate, è calda. è proprio la natura stessa della doccia che richiede che sia calda, non lo dico io. tiepida toh, ma dev’essere un tiepido quasi caldo. d’inverno no, quando uscite non si deve vedere più niente, solo nebbia, d’estate va bene anche tiepida, ma un tiepido tendente al caldo comunque, se no non vale. a meno che non siate in spiaggia. ecco, se siete al mare e dovete fare la doccia dopo il bagno allora quella doccia lì è fredda. fredda gelata che devi saltellare sotto il getto per mantenerti vivo, perché se fai la doccia calda al mare sei una vergogna per il genere umano e tutti i bambini del circondario possono accorrere e prenderti per il culo.
oh, e questo era un punto. un altro punto è il gelato. io il gelato d’inverno non lo mangio che mi fa freddo (oltre al fatto che d’inverno si mangiano le caldarroste e si beve la cioccolata calda, è fatto apposta l’inverno, se no si sarebbe chiamato estate tiepida. quindi il gelato invernale è intrinsecamente sbagliato). letti flavia no, lei lo mangia sempre e odia tutti quelli che il gelato solo d’estate. me però non mi odia, ma solo perché sono sua sorella, allora mi guarda con l’aria di chi vabbè ma lei è piccola e non capisce lasciatela stare, se no odierebbe anche me (però allora il gelato me lo mangerei lo stesso anche se è inverno e poi mi si gelano i denti e mi cadono).

sabato, 12 marzo 2011

trattato sulla sorellanza

quando hai n ore davanti da passare insieme e n capitoli arretrati da trattare le possibilità di approccio sono due.

1) la si prende alla larga, se l’argomento è frivolo, si inizia da dettagli marginali, scioccherelli, di poco conto, che però servono a creare atmosfera. e sempre, sempre, si lascia per ultima la ciliegina sulla torta.

2) la faccenda è seria e si arriva subito al dunque. il dunque lo si dice in due parole, senza colpi di scena e senza effetti speciali. poi, ma solo poi, si può partire a raccontare della notte dei tempi, dell’origine dell’universo, di quando tutto ebbe inizio, fermandosi ogni minuto a ricordare un particolare che sì, potrebbe sembrare superfluo in effetti, ma hai visto mai. quando poi si è finito, quando si pensa che non sia possibile aggiungere una parola di più, si prende l’argomento e lo si fa a brandelli, che quando è a brandelli fa meno paura e si ragiona meglio.

intanto avrete tutto il tempo di cucinare, mangiare, controllare lo stato delle piantine di menta e prezzemolo sul balcone, ascoltare canzoni tristi ridendo, truccarvi un po’ per farvi appena meno schifo o per giocare alle bambine sole in case quando la mamma non c’è.

e poi c’è sempre il vantaggio che se avevate messo degli album su una chiavetta, con tanta cura e tanto amore, potete sempre darli a lei che così non vanno sprecati. se vi pare poco.

giovedì, 3 marzo 2011

sabato al sole con ostaggi

io e letti flavia, dopo mesi di tormenti solitudini pianti e racconti smozzicati, MESI, riusciamo come dio vuole a regalarci un pomeriggio insieme. il cielo ci fa la grazia e ci manda una bellissima giornata di sole, che qui l’inverno dura un giorno e per il resto è tutta mezza stagione, per questo in giro non ce ne sono più. ce le abbiamo tutte noi, ah ah.
così, felici e contente, ci incontriamo alla stazione per l’ora di pranzo. iniziamo subito con gli aggiornamenti che non abbiamo tempo da perdere, ma scegliamo argomenti ancora un po’ marginali, che così quelli seri ce li gustiamo poi meglio. chiacchieriamo fitto e camminiamo sottobraccio, scegliamo il primo pub all’aperto per sederci al sole a mangiare qualcosa. ordiniamo e parliamo, arrivano i piatti e parliamo. intanto, al tavolinetto accanto al nostro, un signore ordina un cappuccino con cacao, inforca gli occhiali e inizia a leggere vestivamo alla marinara. beh, siamo sul pezzo, penso io. che il libro non l’ho letto ma un’occasione per fare la stronzetta snob non me la lascio certo scappare. e il cielo mi punisce, e letti flavia viene a fondo con me.

il vecchietto trova una scusa banale e, lento e inesorabile come l’abbiocco del primo meriggio, inizia a raccontarci la sua vita, giammai rinunciando a renderci edotte del suo punto di vista su tutto l’universo mondo.

in spagna sarebbe impensabile che un palazzo del centro non avesse gli scuri alle finestre. impensabile. il comune andrebbe lì e gli direbbe: tu domani metti gli scuri alle finestre. ma io non ho i soldi! pazienza, vendi la casa. comunque non c’è più educazione ormai. esci con un amico e quello ha le cuffiette con la musica dentro. allora se sei già in compagnia io me ne vado, che modo è? sbaglio? ah, se dovete fare una cena, fate sempre sedere a tavola uno magro accanto a uno robusto che se no stanno scomodi e non si godono la serata. poi la tovaglia va messa ricamata, con un panno sotto dello stesso colore del servizio di piatti così che il colore si intraveda dal ricamo, e se mangiate arance preparate sempre una ciotolina con dell’acqua, dentro mettete dei petali di fiori, in numero dispari e di diverso colore.

e la verginità. io lo dico sempre alle ragazze. non state tanto lì a conservarla per quello giusto, che se lo aspettate per anni e quando arriva vi accorgete che giusto non era? che fate allora, ne valeva la pena? andate anche con un uomo sposato se vi piace, uno che sapete già che tanto la moglie non la lascerà mai, ma se a voi piace, se pensate sia quello giusto per voi, quello che volete voi, allora datela pure a lui la vostra verginità, questo dico io.

ecco, sì, bene. concordo in pieno sulla scarsa necessità della lunga conservazione, che conta altro nella vita e ritrovarsi a dover buttare la confezione nuova, ancora sigillata, perché è scaduta è un peccato mortale. sono molto, molto d’accordo. ma io sono un po’ incinta. un po’ tipo inizio dell’ottavo mese, la faccenda ormai possiamo dire sia piuttosto evidente. non le sembra, amico mio, un insegnamento di vita quanto meno superfluo, date le circostanze?

e poi comunque io e letti flavia stavamo parlando!!!

domenica, 28 febbraio 2010

se ho scritto questo post vi è un’unica cagione

letti flavia ha deciso di imparare a suonare la fisarmonica, e questo fa di lei la gran figa che è. dal canto loro i suoi amici, che ben sanno quanto sia pericoloso contraddirla quando è in una delle sue fasi ossessivo-compulsive, le hanno prontamente regalato una fisarmonica. ora però, pare che questa fisarmonica potrebbe anche essere un organetto in realtà e questo, capite bene, cambierebbe in maniera radicale tutta la prospettiva.
perché se è una fisarmonica, allora lei è quella meraviglia di licia maglietta in pane e tulipani, ma se, dio non voglia, quello è invece un organetto com’io credo, allora inizia a stagliarsi all’orizzonte la triste figura di remì, e niente e nessuno potrà salvarci dall’ondata di disperante malinconia che quel ragazzino si porterà inevitabilmente dietro, maledetto lui la scimmietta e anche il cane.
resta inteso che se invece stabiliamo che quella è una fisarmonica – e perché poi non dovrebbe esserlo? – allora io metterò il primo doppiopetto azzurro che riuscirò a trovare, mi appunterò una rosa al petto e canteremo e suoneremo insieme finché morte non ci separi. e voi ballerete con noi.

sabato, 2 gennaio 2010

buona fine, miglior principio

così anche stavolta si è dato il benvenuto al nuovo anno a casa pantofola, tutti riuniti sotto lo stesso monte di salsicce, spiedini e bottiglie di vino. poi, come ogni mezzanotte che si rispetti, dopo il 4 3 2 1 buon annoooo!!! e i baci e gli abbracci e lo spumante e chi è che lo beve dolce? tu lo bevi dolce? ma davvero?! no no, va bene, per carità, toh e non è che vogliamo mettere a scaldare le lenticchie intanto? sì scaldiamole però fate schifo, io ve lo dico, e intanto usciamo sul balcone che abbiamo le stelline sì sì sì, ma veramente qua fuori stanno sparando armi nucleari, embè noi abbiamo le stelline uhhhh hai visto che fico se fai il cerchio?? attenta che piovono granate. ma ci riesci tu a scrivere il tuo nome? a me mica viene, che la scia mi finisce prima… dopo tutto questo, fra un piatto di lenticchie e cotechino e una tombola kitsch che aspetta di essere giocata, c’è l’arrembaggio ai cellulari per fare gli auguri agli amici lontani e ho corso anch’io, che gli auguri si fanno a mezzanotte, mica il giorno prima, mica il giorno dopo. solo che poi mi sono accorta che io i miei amici ce li avevo tutti lì, ed è stato bello.

ps: per quei poveretti di voi che non lo avessero visto, il capodanno di raiuno (i dieci minuti più lunghi di tutta la serata) quest’anno prevedeva il seguente cast: carlo conti alla conduzione, max pezzali al microfono, i los locos alle coreografie, una miss italia di mille anni fa alla tappezzeria e uno stuolo di babbine natale con bianco colbacco in testa al rifacimento occhi. che vi siete persi…

pps: nella top five dei premi della mia tombolina kitsch quest’anno c’erano: contenitore per urine che torna sempre utile, preservativo di buon augurio control vinto da fiore, barattolino di nutella vinto da letti flavia che a quest’ora sarà già vuoto, poi la regina del trash: vaso orrido con fiori pelosi orripilanti vinto dall’imbecille (che credo lo darà in dono alla dolce, sua metà), e in cima, solitario come solo i veri capi sanno essere, il re del trash: l’infernale arnese di forma oblunga che, se da un’estremità è un utilissimo seppur scomodo calzascarpe, dall’altra è un grattino per la schiena a forma di mano, indescrivibile nella sua sublime bruttezza. e chi, chi poteva averlo in dono se non quella vecchia scarpa del mio amico caruso? già già.
l’hanno prossimo verrete anche voi dai.

venerdì, 18 dicembre 2009

cose a caso

stasera il sepdcedt è di pokerino. la classica serata tra uomini con una ragazza che gira fra i tavoli tette all’aria a versare rum. il solito insomma, niente di che.
qui invece viene letti flavia, agguerritissima e carica delle migliori intenzioni per sviscerare a fondo l’argomento del mese, che un mese ci basta sì e no per metterci comode sul divano, vedete un po’ voi a che punto siamo. poi questo è un argomentone, non ce ne capitavano per le mani da un paio d’anni almeno. insomma, stasera abbiamo da fare: do not disturb.
e questa era la prima cosa. poi. ho da poco scoperto che la scorsa primavera è uscito un cd doppio con inediti e registrazioni live di rino gaetano. questo succede a fare figli, che finisci per rimanere indietro sulle uscite discografiche anche di uno morto ventotto anni fa (e ho dovuto fare il conto sulle dita, certo che sì).
poi che altro? ah sì, se digitate su google ‘è’, cosa che se avete una figlia che dà manate sulla tastiera succede con buone probabilità, il primo suggerimento che viene fuori è: è morto ping ping, l’uomo più basso del mondo. però quando poi apri dicono che non è vero.
ultima, ho un problema con la musica salentina cantata in griko, perché non capisco una mazza e questo non può essere. che è tanto bella e sarà anche strappacuore, io ne sono certa, e mi sto perdendo tutto questo bendiddio, tormento gratis piovuto dal cielo.
più o meno mi sa che basta. voi che fate, tutto bene? meno male, ero in pensiero. fatela una telefonata ogni tanto per dire che è tutto a posto, vi cascano mica le mani eh.

mercoledì, 16 dicembre 2009

perché non sghignazzare con la guerra di piero allora

sicché l’altro giorno eravamo a un concerto la presidentessa dello snodo del cazzeggio, letti flavia, il signore e padrone e io, concerto che nello specifico era de andré (cristiano) canta de andré (fabrizio) e noi eravamo tutti emozionati che nessuno era riuscito a sentire faber dal vivo quand’era ora e, insomma, un po’ i brividi ti vengono, o no? a me sì.
comunque, ero lì che mi preparavo da una settimana al momento e pensavo chissà che canterà, chissà se ci sarà gente… che l’idea che rimanesse qualche posto vuoto mi metteva un po’ il magone perché io c’ho quest’empatia per cristiano de andré che secondo me deve avere avuto una vita mica tanto facile, e su questo ci sono tesi discordanti ma siamo nel mio blog quindi sentirete solo la mia campana, questo blog è decisamente empatico con cristiano de andré (che poi è anche un discreto fico, per l’età che ha voglio dire, che ormai sono quarantasette signore e signori mica bruscolini, ma questo adesso non c’entra per niente). oh. invece poi no, era tutto pieno che infatti faceva un caldo che levati e io mi sentivo già meglio, potevo chiacchierare in pace con letti flavia tranquilla che tanto cristiano era contento del pienone. che poi non è che proprio chiacchierassimo, ci davamo di gomito e ci guardavamo che a noi basta, non è che serve stare sempre lì a dire.
allora comincia il concerto e viene fuori una canzone più bella dell’altra, anche qualcuna che non sentivo da anni ma che all’epoca mi piaceva tanto ed è la sorpresa più bella che ti possa capitare. insomma, siamo lì che cantiamo e soffriamo, ché il repertorio del faber ce l’avete tutti ben presente, quando a un tratto arriva il momento del bis e alla fine del bis arriva il momento del pescatore. a questo punto (adesso state a sentire che arriva il vero argomento del post), a questo punto se ne vène ‘o teatro. e fin qui uno dice… ok, è un classico, lo conosce pure il papero grasso, che ti aspettavi? ma c’è gente cha balla! gente che si sbraccia e canta e balla e ride come se sul palco avessero attaccato brigitte bardot bardot.
adesso io non vorrei star qui a fare il precisetti di turno… ma… il pescatore. il pescatore di mestiere fa questo. si sveglia a un’ora che voi non ve la immaginate, poi esce in mare e il mare è umido eh, se non è umido il mare di notte non lo so io… poi come dio vuole riesce a pescare qualcosa, e non è mica detto ma facciamo di sì, torna dalla moglie che figurati, non lo vede mai deve mandare avanti la casa da sola sarà incazzata nera, ma lui è scaltro, riesce a smarcarsi e si va a sedere un po’ al sole ad asciugarsi le ossa che tra poco si ricomincia da capo, ha anche un solco lungo il viso, te pensa, come una specie di sorriso. ecco, io questa faccenda qui vorrei chiarirla subito. UNA SPECIE di sorriso non vuol dire un sorriso, non vuol dire per niente, se no avrebbero detto un sorriso, vi sembra? magari è uno sfregio come l’uomo che ride di hugo, magari una ruga profonda dovuta alla salsedine, magari un ghigno di uno che è morto di stanchezza perché fa una vita veramente di merda scusate, c’avrà il diritto o no?
comunque adesso sta lì al sole quindi ha cinque minuti di pace dai. e passa un assassino. ora, vogliamo fare quelli che stanno dalla parte degli umiliati e offesi? figuratevi, mi invitate a nozze. ma se uno è assassino, quantomeno da qualche parte ci sarà uno un po’ morto, sbaglio? però facciamo che è stato costretto dalle circostanze, adesso non voglio stare qui a gettargli la croce addosso che la vita è complicata. passa l’assassino, il pescatore gli dà pane e vino che c’ha solo quello (tristeeezaaaaa, per favore va’ viaaaaaaa), l’altro ringrazia e se ne va. e non arrivano i gendarmi a cercare l’assassino? certo, è evidente. solo che nel frattempo il pescatore, che non ve l’ho detto prima ma è vecchio, pescatore e vecchio, all’ombra dell’ultimo sole si è assopito. a questo punto il pubblico in sala è impegnato in un’allegra tarantella, ma io vorrei snocciolare ugualmente l’ultima questione. perché lo snodo narrativo a questo punto è giunto a conclusione, ma una questione resta aperta. l’assassino è andato via un secondo fa, vuoi che i gendarmi non l’abbiano trovato per strada?! e il pescatore, io non la vorrei mettere giù dura, ma dorme? siamo sicuri??