se la voce è un po’ velata, lascia piangere il mio cuore
e il favoloso mondo dei viaggi in metro. ero lì che provavo l’ormai dimenticata ebbrezza del viaggiare leggendo, che ormai il mio culo e il sedile del pandino a metano sono una cosa sola per due ore al giorno cinque giorni su sette, varie ed eventuali escluse, quando sento trafficare alla mia sinistra e vedo un donnino con un carrelletto porta-buste della spesa che però era diventato un carrelletto porta-altoparlante.
questo donnina qui era di quelle con i capelli belli, lucidi lucidi e pettinati all’indietro, con gli occhioni grandi, senza bambini addormentati al seguito, che fanno tanti punti a favore, milioni di punti a favore, e ha ringraziato e chiesto scusa e poi ha iniziato a cantare nel microfono una canzone che mi sembrava quella ma non poteva essere. invece era proprio quella lì e mi si è stretto il cuore.