la cura dei gesti
e i pescatori. quando ho finito con le porte e le finestre, io fotografo i pescatori. ora voi pensate che sia per la pena infinita della dura vita dell’uomo in mare e ok, siamo d’accordo, e dici pescatore e in testa senti la voce di de andré. voi, io e letti flavia sentiamo bertoli perché c’è tutto quel risvolto sentimentale lì e chissà la moglie poverina e via discorrendo. ma resta pur sempre il fatto che gli anni cinquanta sono abbastanza finiti, grazieadio, e comunque non è quello che stavo dicendo… eravamo ai pescatori.
cuciono le reti, ma ci si può credere? un uomo non si cuce un calzino neanche se nel buco ci passa un braccio, e loro prendono il loro bell’ago e cuciono le reti. stanno lì seduti e cuciono, parlano un po’ se sono più d’uno, e cuciono. e stanno attenti eh, non fanno mica a tirar via, ci mettono quell’attenzione che impiega una donna a riattaccare un bottone. lo fa parlando d’altro, ché il gesto ormai le appartiene e può farlo come si fa qualcosa di acquisito, arrotolare gli spaghetti o allacciarsi le scarpe o che ne so, parlando d’altro. però con quella cura di chi sa che quel bottone lì non verrà trattato mica tanto bene, fammi passare un altro giro di filo che se no domani siamo daccapo. e il bottone non si stacca più.