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sabato, 3 dicembre 2011

la sirena gorda

quella volta che mi propose di aiutarlo a scrivere la sua storia e io gli dissi di sì ed ero piena di entusiasmo e tanto felice ma me la facevo anche un po’ sotto, come sempre, e allora me la raccontò per bene, come la vedeva lui, come la voleva lui e mi disse che c’era una donna e che era bella e che poi c’erano due amici, mi disse, ma a quelli ci penso io, tu mi devi descrivere lei.
quella volta lì io scrissi: alina è bella e non lo sa. poi iniziai a pensare a come raccontarla e a come farla muovere e parlare, ma intanto avevo scritto quella che per me era la base dalla quale partire, su cui poggiare tutto il resto. e invece quella premessa a lui non tornava, perché la sua alina era una che la bellezza la portava con disinvoltura ma anche con consapevolezza, con leggerezza e cognizione di sé, una di quelle bellezze che buttano giù i muri con il movimento sovrappensiero di una mano. non eravamo poi così distanti in realtà, ma insomma.
perché ho iniziato questo discorso? non me lo ricordo più. comunque quella storia non l’abbiamo più finita poi, io almeno non ne ho più saputo niente. era il tempo in cui si scrivevano sceneggiature, in cui si pensava sarebbe bello se.

ieri in vasca c’era odore di mandorle. poteva essere tanto orzata quanto cianuro. mah.

nota a margine: sia detto tra noi, io la mia sirena gorda la immaginavo così, bella da buttare giù i muri con il movimento sovrappensiero di una mano.