ma la gente il pudore ce l’ha?
caro direttore,
ho una domanda per lei. capisco che abbia appena preso cornetto e cappuccino e si stia ancora trastullando con le prime pagine dei giornali avversari, ma cerchi di rimanere concentrato per un momento. esattamente, quando ha aperto la lettera di celentano e ha deciso di pubblicarla, perché a tutti va data voce che siamo una democrazia fino a prova contraria, in quel momento lì ha forse avuto la percezione che i megashow televisivi in prima serata in cui adrianone nostro - unico in italia, sta qui il genio - riesce a imporre restrizioni inimmaginabili sulla pubblicità e quant’altro e in cui molleggiando molleggiando ci dice cos’è lento e cos’è rock e che la terra sta morendo e che ci vuole più rispetto per la vita in ogni sua forma, quei megashow lì non dessero sufficiente spazio al nostro per esprimersi liberamente come democrazia vuole?
glielo chiedo perché mi dispiacerebbe potesse accaderle qualcosa di spiacevole, che con quei suoi occhioni blu e quell’aria così paciocca dona tanta serenità a tutti noi, e dio solo sa quanto ce ne sia bisogno di questi tempi.
ora, provi a seguire il mio ragionamento. capisco che i momenti siano diventati due e che per lei il tempo sia denaro, ma lo faccio per il suo bene, creda. dunque segua il ragionamento.
lei che è uomo di mondo e che, voglio ben sperare, ha studiato tanto nella sua vita, non ritiene che lo sproloquio di celentano oltre a non essere di nessuna utilità, non possa dare nemmeno quel conforto da lui tanto sbandierato a un padre che dopo sedici anni (SEDICI sant’iddio!), quando è quasi riuscito a dare a sua figlia un po’ di pace, si sente dire che magari lei invece è “in uno stato di grande serenità, in attesa del trionfale ingresso nella vita celeste”?
direttore, guardiamoci nelle palle degli occhi, lei davvero non pensa che quel poveretto stia cercando un’ascia per venire a dare un po’ di serenità anche a lei e a quell’altro mentecatto? no?
allora buona colazione.