e con quest’ultimo capitolo si chiude la saga del grillo sapientino. spero vivamente di non doverla mai più riaprire. statemi bene.
tempi difficili a teleridicolo. il perfido e molliccio jabba the hutt passeggiava nervoso per i lunghi corridoi del regno, fumando foglie di non so che pianta puzzolente, arrotolate e tenute insieme da un filo di bava di lumaca. dalle sue minuscole orecchie di orco sbuffava fuori fumo e grida, dando chiaro segno di non gradire che gli venissero frantumati i gioielli della corona.
vassalli, valvassini e valvassori, uniti da un comune e proletario istinto di sopravvivenza, giravano prudentemente al largo. quando nel regno tira quell’aria, la regola è una sola: sguardo basso e via andare.
il grillo sapientino, però, poco avvezzo a fiutare l’aria che tira, quella mattina aveva deciso che era sorta l’alba della rivoluzione.
- buongiorno compagni! che si dice qui nel basso proletariato? cos’è quell’aria sonnolenta che vedo dipinta sui vostri volti, non sarà mica la rivoluzione che russa? AH! AH! AH!
mentre tenevo a bada il gigante buono, che già alla b di ‘buongiorno’ si era trasformato nella strega dell’ovest e voleva mettere a tacere per sempre l’insopportabile vocina, annina bionda lucciola cercò di contenere i danni:
- grillo sapientino, vuoi farci spedire tutti al confino? l’imperatore oggi non vuole sentir volare una mosca, ha i gioielli che gli girano.
poi l’istinto da comare prese il sopravvento e chiese luccicando:
- cos’è adesso questa storia della rivoluzione, grillo sapientino?
il gigante buono stava per saltare al collo di tutte e due, facendone polpette. fui costretta a sedarlo lanciandogli al volo tarallini all’olio d’oliva. così, mentre il gigante placido banchettava, il grillo ci mise a parte del suo piano.
- è tempo di uscire dal torpore in cui siete caduti, compagni, di liberarvi dall’inedia che vi attanaglia. non vedete che l’imperatore ci sfrutta, che siamo schiavi del suo giogo?
per la miseria, pensai, mi ci sarei giocata le provviste per l’inverno che il grillo aveva un passato da picchiatore di piazza. va’ te a sapere che nutriva una coscienza operaia, invece.
il grillo continuò:
- avrete notato come negli ultimi tempi la situazione sia peggiorata. Pur nella vostra indifferenza, non avrete certo potuto ignorare gli ultimi fatti, gravissimi, di cui l’imperatore si è reso protagonista.
in effetti era da un po’ di tempo che a teleridicolo avvenivano delle sparizioni un tantino sospette. specie tra i valvassini (ma si ricordavano casi illustri anche di vassalli e valvassori), sembrava esserci un improvviso bisogno di vacanze, quasi tutte concentrate in certi campi estivi del nord della siberia, a quanto pare gettonatissimi. dal gabinetto imperiale ogni richiesta ferie era stata accolta con premurosa benevolenza. perché adesso, siamo onesti, sarà stato anche un’orrido, viscido, fetido, ripugnante ammasso di bava, ma quando si trattava della salute degli abitanti del feudo, jabba the hutt non si faceva guardar dietro da nessuno.
il grillo proseguì:
- non trovate che sia un vero e proprio sopruso il modo in cui l’imperatore ci costringe ad abbeverarci? non credete che sia in piena violazione di normativa cee la distribuzione di tutte quelle bottigliette di plastica, che poi altro non sono, mi ci gioco le antenne, che un oggetto del dimonio?
annina bionda lucciola, tramortita da quella nenia senza senso, dormiva beata con le alucce conserte sulla scrivania. io controllavo con la coda dell’occhio il livello dei tarallini nella ciotola del gigante buono. c’era tempo, ne aveva ancora per un po’. così chiesi:
- grillo, insettino mio adorato, le tue parole hanno improvvisamente risvegliato la mia coscienza, colpevolmente e troppo a lungo addormentata. orsù dunque, illustrami il tuo piano di riscossa per il proletariato oppresso.
- formichina mangiapizza - rispose deciso - il piano è semplice. bisogna dare un segnale chiaro all’imperatore, che non pensi di poterci sfruttare oltre. noi siamo tanti, lui uno solo, ci prenderemo quanto ci spetta. ho già scritto in bella copia una lettera ufficiale in cui, a nome di tutti gli abitanti del regno, chiedo formalmente che ci vengano assegnati due - e dico due - campane per la raccolta differenziata. una per la carta e una per la plastica! basta sprechi, riciclare bisogna! se il popolo fosse un po’ più attento all’ecologia, invece di pensare solo agli aumenti di stipendio e alle ferie in siberia, allora sì che in questo feudo le cose andrebbero come si deve, vacca d’un cane!
BAM! e con la ciotola ormai vuota - ciotola in PET 100%, materiale assolutamente non riciclabile - il gigante buono diede una gran zampata e spiaccicò il grillo sapientino sul pavimento, ancora sporco della bava di jabba the hutt.
si narra che da allora ogni anno, quello stesso giorno, i bambini del feudo si riuniscano nei giardini imperiali di tele ricolo e accendano un gran falò con tutte le bottigliette raccolte, in ricordo del grillo sapientino e della sua rivoluzione.
dall’ormai celebre località termale di siberia nord i villeggianti brindano con vodka alla nube tossica che, un anno dopo l’altro, avvolge il loro vecchio regno.
Condividi