martedì, 23 febbraio 2010

un po’ di questo, un po’ di quello

qui ci sarebbe da parlare per giorni, ma come si fa? possiamo mica perdere tempo in blog, voi e io…
ve la faccio breve allora, tanto che volete che mi sia successo nel frattempo? allora, il festival è andato come tutti ormai sappiamo, avrei voluto scriverne ma ormai… passata la festa gabbato lo santo, quindi per stavolta vi siete salvati. però concludo dicendo quanto segue: il popolo italiano ha dato l’ultimo, inequivocabile, segno di demenza senile, non c’è da meravigliarsi del destino che lo attende, ha il governo e il festival della canzone che merita e non ho altro da aggiungere sull’argomento.
poi. sabato sono andata a sentire bollani (again and again, mbè? fatevi i fatti vostri), che stavolta suonava le musiche di gershwin con l’orchestra di santa cecilia, una cosa che lasciava senza fiato. ora, io era la prima volta che ascoltavo un’orchestra dal vivo quindi per lo più non capivo una mazza, che ora che individuavo chi è che stava suonando quello aveva smesso e iniziava un altro. perché capire chi suona non è mica facile eh, non è facile per niente. le percussioni vanno bene, quelle si capiscono, e infatti sono quasi le mie preferite perché stanno in fondo, da una parte, non stanno lì a fare tanto le splendide e fanno il loro lavoro, che sarà anche umile però è onesto, vivaddio, non come i violini che mamma mia… fanaaatici… anche i contrabbassi si riconoscono, sono anche belli, alti e fieri messi lì da una parte. e poi ci sono i miei preferiti. io non l’avrei mai detto, mai nella vita, ma i miei preferiti sono i legni. l’oboe, ma guardate che l’oboe ha una voce che incanta, io mica lo sapevo. e non vi fate fregare dal nome che anch’io pensavo fosse grande e grosso come il corno, invece è tutto bello sinuoso che uno proprio non lo direbbe mai. poi il bassotuba, il fagotto, l’ottavino… roba che quando mai prima? insomma bello, proprio bello bello.
e a questo punto, dopo aver ampiamente dimostrato di essere padrona della materia, mi sento di dare dei suggerimenti alle orchestre future. meno violini e viole, ragazzi, sono troppi. coi violoncelli andiamo bene, ma viole e violini fanno un casino, sono scomposti, con quegli archetti sempre per aria. poi fanatici… l’ho già detto fanatici? io non li sopporto. e per finire, due parole sul direttore d’orchestra, questo sconosciuto. non starò qui a dire che non serve a niente, perché è bello, è elegante, muove la bacchetta con garbo, per me se resta va bene. però la pedana… gliela vogliamo fare un po’ più grande quella pedana? guardate che prima o poi qualcuno cade e si fa male, io ve lo dico. quello è tutto preso dalla musica, dalla bacchetta, dai capelli che gli vanno davanti agli occhi… fa un passo un po’ più in là e frana sui violini, che stanno sempre in mezzo. stiamoci attenti, questo dico io.
e per oggi basta dai, il resto alla prossima puntata.

martedì, 16 febbraio 2010

sanremo bignami

facciamo una cosa veloce eh, che dite? tanto di musica non dobbiamo parlare, di super ospiti perlamordiddio… resta giusto un po’ d’aria fritta e su quella noi andiamo fortissimo.
dunque dunque. l’inizio me lo sono perso, e lo so, voi avete ragione ma io avevo da fare. peeeerò, vi dico subito che l’antonellina nazionale, essendo oggi come voi tutti certo saprete martedì grasso, si è vestita da caramella rossana. e io le rossana le adoro, veramente eh, da sempre, quindi brava bionda. poi c’è tutta la filippica di bonolis che passa il testimone e questa ve la risparmio che due palle così. solite battute a mitraglia, soliti giochetti di parole penosi con luca laurenti e tante simpaticissime allusioni alla taglia comoda della clerici. ma vai a fare il senso della vita, vai, e non rompere le palle a noi che non se ne può più di sentirti dire qualunque cosa come se stessi parlando del caffè.
poi come dio vuole si arriva a metà della scaletta e a questo punto si raggiungono due vette che so già rimarranno insuperate (ed è per questo che ve le dico e poi me ne vado a letto, non perché mi sia già rotta di sanremo, no no no, rimarrei a parlarne con voi tutta la notte).
vetta numero uno. sale sul palco la seguente formazione: pupo (!), emanuele filiberto (?!) e un non meglio precisato tenore (…). la canzone di cosa mai potrà parlare se non dell’amore immenso e incondizionato per la nostra bella italia? da vomito. avete presente il vomito? io ce l’ho ben presente che da queste parti sono due giorni che va parecchio di moda. ecco, quello che gira qui non è niente a confronto. domani ve lo andate a vedere su youtube poi mi dite. e lo so che avevo detto che non avremmo parlato di musica, appunto.
vetta numero due, il corno grande della prima puntata del festivàl. antonellina saluta il pòro morgan come fosse un tossico all’ultimo stadio che si sta lentamente spegnendo in un triste e solitario letto d’ospedale. precisa che lei non ha alcun tipo di frequentazione con la droga eh, non scherziamo, “la mia unica droga è la mia famiglia”, ma malgrado i vertici rai abbiano deciso diversamente lei vuole osare, vuole leggerci comunque un breve estratto di quella che doveva essere la canzone del nostro. e lo fa, AH! se lo fa, con un accompagnamento al piano che se davvero morgan non sta morendo con una siringa infetta piantata nel braccio, si toglie la cintura e corre ad impiccarsi al lampadario del bagno.
ecco, io a questo punto andrei, voi magari restate… poi se c’è qualcosa di urgente mi fate un fischio.

martedì, 16 febbraio 2010

cosa ci fa la gente in piedi a quest’ora vorrei proprio saperlo

che poi alla fine, sapete cosa? svegliarsi alle 3.40 senza più riprendere sonno ha i suoi bei vantaggi. puoi rimuginare, guardarti le unghie per vedere se si vedono anche al buio, leggere le stesse dieci pagine del libro perché ogni volta ti scordi un pezzo, decidere se iniziare a prepararti a un’ora che mette tristezza o continuare a non far niente per poi arrivare di nuovo tardi in ufficio e altre mille simpatiche cose come queste.
io andrei anche a guardarmi innamorati pazzi acciambellata sul divano, ma al momento è occupato dai due appestati con cui divido l’appartamento, sicché non mi restate che voi.

ps: presente la riunione di ieri? no, certo che non c’è stata poi. era stata rimandata no? perché, non vi avevano avvertito? se c’è una cosa per cui potrei uccidere è quando mi fanno andare sprecata l’ansia che avevo coltivato con tanto amore.

domenica, 14 febbraio 2010

disinnescato anche il gatto

ho visto le prime foglie nuove sugli alberi… ci siamo gente, ci siamo! (fine dell’entusiasmo di chi attende la primavera per uscire dal letargo, inizio del post).
argomento numero uno: nel mio pezzettino di strada preferito, venerdì ho scoperto una casa che mi piace tanto, è proprio bella bella solo che è diroccata. e lo so, che volete da me? pare che tutte le case che mi piacciono siano mezzo pericolanti e stiano andando in rovina, il che dà da pensare. così su due piedi non so dirvi a cosa di preciso, ma a qualcosa sono quaaasi certa che ci sia da pensare (solo che io adesso sono intenta ad aspettare la primavera, fate voi poi mi dite).
argomento numero due: anche il gatto mario, come da previsioni, è stato disinnescato. al secondo incontro fra lui e il papero grasso ha vinto il papero per uno a zero, la prossima volta lo farà roteare per la coda e poi lo mangerà, ve lo dico io. forse, se sarà di buon umore, sputerà fuori i baffi, ma non ci giurerei. io ve lo dissi in tempi non sospetti, quella non è una bambina, quella è il demonio. a voi vi frega perché è carina, ma io che l’ho fatta so resistere al fascino e infatti non mi fido. io sto col gatto.
argomento numero tre: domani c’è una di quelle riunioni per cui ti svegli la mattina e ti fai passare il termometro dal signore e padrone della casa e del telecomando sperando di avere quaranta e mezzo, poi scopri invece di avere trentasei e uno e preghi che le nevi perenni abbiano bloccato nottetempo la porta di casa impedendoti di uscire. non è che non voglio, capo, è che non posso.
argomento numero quattro, e con questo vi saluto per sempre che se no poi domani mattina quando suona la sveglia vi odio e non sarebbe per niente bello da parte mia: tra due giorni inizia sanremo (vi lascio il tempo di metabolizzare) (fate pure con calma) (…) (fatto?). niente e nessuno potrà salvarvi dalla trash-cronaca, niente e nessuno.
e adesso definitivamente addio.

venerdì, 12 febbraio 2010

e zitta e zitta, poi…

e fu la neve. all’inizio era un po’ finta eh, che per terra era bagnato quindi non attaccava, ma adesso nevica proprio, fiocchi grandi come kleenex, mica nevischio da discount. in giro è tutto bianco, dicono che succede così quando scende quella cosa lì ma boh, a noi sembra tanto strano e usciamo a toccare per vedere com’è. stamattina, che facevano due gocce di pioggia e di neve neanche l’ombra, non c’era un’anima in giro, perché a roma se dici neve si sta a casa che è vacanza. tempo di percorrenza casa-ufficio: 2 minuti e 37 secondi.
poi arrivo qui e inizia a fioccare, ma per davvero, non come succede di solito che cade un po’ di pioggia con qualcosa dentro e non se ne accorge nessuno, fiocca proprio, che io adesso non lo so bene come funziona la neve, ma secondo me è quella. e fiocca fiocca, dopo un po’ è tutto bianco e allora scendiamo alla macchinetta del caffè (che qui da noi bisogna uscire per andare alla macchinetta, perché secondo lui, il capo, questo dovrebbe scoraggiare alla pausa caffè, ah ah), ci prendiamo una cioccolata calda, perché neve chiama cioccolata, tiriamo due palle di neve, facciamo un po’ di foto e guardiamo intorno e diciamo ti ricordi quella volta? e dove giri giri vedi solo visi che sorridono, tranne quelli del nord che dicono capirai che sarà mai. ma noi con quelli oggi non ci parliamo.

giovedì, 11 febbraio 2010

roma era tutta candida, tutta pulita e lucida

per noi che siamo di roma la neve è marte, è il primo uomo sulla luna, è il giorno della pensione, una roba che sai che esiste, forse, non è detto, ma certo non da queste parti, una cosa che a noi non è dato sapere. adesso, paaaare che stanotte sia prevista una nevicata.
ora io lo so che a voi non ve ne frega niente perché siete delle maledette carogne, che di neve ce ne avete fin sopra i capelli e bla bla bla, ma noi… e chi l’ha vista mai la neve? è caduta una volta da che sono nata, una, la notte della befana dell’85 e il giorno dopo si tornava a scuola e invece no perché ci siamo svegliati che era tutto bianco. ancora me la ricordo mia madre che entrava in camera a svegliarci e a farci guardare fuori dalla finestra, me la ricordo sì, è successo allora e poi non è successo più, per forza me la ricordo. capite poi perché la protezione civile lancia lo stato di pre-allerta per due fiocchi di neve che forse cadranno forse no? lo stato di pre-allerta? perché non sia mai domani ci svegliamo e fuori c’è un po’ di bianco sulle macchine, dio non voglia, scendiamo in strada tutti e tre milioni quanti siamo e allora lo voglio vedere bertolaso a tenerci buoni tutti, altro che festini e ricattucci poi, voglio vedere come la mette.
quindi adesso io me ne vado a letto, che ho anche un po’ di sonno che oggi ho fatto un sacco di cose, poi domani mi alzo, guardo fuori e se è bianco ci vediamo per strada, che a scuola non ci si va. sarò lì, guardate bene che mi trovate.

mercoledì, 10 febbraio 2010

while my guitar gently weeps

niente, abbiamo tentato il possibile ma non c’è stato niente da fare. la mia chitarrina è morta, in via definitiva. quanto mi dispiace lo sa solo lei, ché l’ho fregata a mio cugino nel tempo che fu e poi ho imparato a cantarci sopra suonando qualcosa che il più delle volte poteva andare ma che in nessuno dei mondi possibili poteva considerarsi un accordo proprio vero vero, ma lei era contenta e io ero contenta.
l’ho lasciata mille volte e ogni volta che l’ho ripresa in mano è stato perché avevo incontrato un grande amico che mi aveva detto perché non suoni ancora? ogni volta un amico e ogni volta ho imparato un pezzettino in più. stavolta era proprio sicura che avrei fatto anche il barrè, che ormai quasi mi veniva, e che sarei riuscita a fare una canzone che mi piaceva tanto, quella canzone lì che lei lo sa e io pure. ma ne ha passate troppe, proprio troppe, sono arrivata tardi. e va bene così.

lunedì, 8 febbraio 2010

del signor malaussène e di altre piccole, piccolissime cose

vi ricordate quando ho visto dal vivo nick hornby e l’ho ascoltato leggere un brano del suo ultimo libro (che era questo) e poi ho comprato il libro e lui me l’ha autografato e mi ha guardata e mi ha detto grazie? e che poi non ho dormito per due giorni e camminavo a tanto così da terra e ero felice felice felice? ecco, ieri e prima ancora giovedì (quindi per due volte nella stessa settimana, sì) ho visto pennac. daniel pennac al teatro argentina che leggeva bartleby lo scrivano di melville. e la prima volta era accompagnato da stefano benni, che chiacchierava amabilmente con lui e si raccontavano di come si erano conosciuti e di quando avevano letto per la prima volta bartleby e cose così. e lui è proprio tanto tanto carino e gentile e appassionato, e voi nominatemi pennac e io penso subito al giovane holden: “quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.
e questo era l’argomento serio del post, l’unico e il solo, che sono così contenta per pennac che voi non lo sapete. è il mio preferito, non ce n’è eguali. passiamo ora alle consuete amenità. dunque. oggi in pausa pranzo sono stati snocciolati i seguenti argomenti: sarebbe più comodo per la donna mettere al mondo i suoi cuccioli come fa il panda, che viene fuori questo pandino piccolo piccolo che poi cresce una volta che è fuori, oppure come fa il canguro che poi se lo porta in giro nel marsupio che tra l’altro la chicco ne fa di comodissimi, oppure (e io voto per questa) potrebbe deporre l’uovo. ma comunque per ora è solo un’idea, stiamo mettendo a punto i dettagli. poi è stato stabilito che l’uomo cancro (del segno del) è senza dubbio il più ambito dalle donne perché è tanto dolce e tanto sensibile ma è anche una discreta rottura di coglioni. e poi avatar è bello ma a chi piace. e comunque non quanto senti chi parla, per dire. è stata una pausa pranzo strana, lo so.
poi. mi è stato fatto presente (c’è chi mi vuol bene…) che la donna smette di essere giovane a 22 anni, poi è solo un lento declino. 22, io pensavo 29 almeno, quindi di essere fuori corso solo da due anni, invece da nove cazzo, praticamente sono nata già vecchia. comunque mi sono consolata guardando le foto di un tizio per cui dovrei scrivere e che sostiene di avere sette anni più di me. io, lo giuro sulla pizza al taglio che potessi mangiarla mai più nella vita, credevo andasse a scuola con mio padre. per dire alle volte la prospettiva…
poi. prima mi sono asciugata i capelli al buio e con la finestra aperta (alle dieci di sera, a febbraio) cercando di far uscire un moscone che era in bagno. e che è ancora lì. spero gli venga la polmonite, curabile, ma che gli venga.
poi. le uova al tegamino, è giunto il momento che le conosciate più da vicino amici miei. le uova al tegamino sono tendenzialmente delle stronze e vado ad argomentare. le suddette uova si fanno così: rompi le uova in una padellina piccola che tanto basta (e che per convenzione chiameremo tegamino), se si rompono bene, tutte belle tonde tonde procedi, altrimenti cominci a girare un po’ con la paletta di legno e dici: sai cosa? stasera ho proprio voglia di due uova strapazzate. e in questo caso tutto procede per il meglio, perché le uova strapazzate sono ragazze facili, non stanno lì a tirarsela, le sfrugugli due minuti con la palettina e sono bell’e fatte. ma se dio non voglia quelle maledette non ti si rompono subito, se il rosso rimane tutto intero, ti tocca proprio farle al tegamino, e le uova al tegamino (l’ho già detto, state attenti per favore) sono delle vere stronze. metti il sale, aggiungi il pepe, le fai cuocere come piace a te che il rosso è ancora non tanto cotto che puoi farci la scarpetta e il bianco è bello bianco che se invece è crudo e trasparente fa schifo schifissimo, e a quel punto lì le devi togliere dalla padella, non c’è cristo che tenga. puoi inventarti quello che vuoi, ma arriva un momento in cui bisogna farsi forza, spegnere il fuoco e mettere ste maledette dentro al piatto. ed è a quel punto che le uova al tegamino, quelle stronze, si rompono. perché si rompono eh, sicuro come la morte. e no, è inutile che prendiate il pane per fare la scarpetta, la scarpetta vale solo se il rosso l’avete rotto di proposito, se si rompe da solo è finita, è tutto perduto, la cena rovinata. siete contente adesso eh? ma che stronze.

venerdì, 5 febbraio 2010

un pubblico di cinofili e di storditi

parliamo un po’ di aria fritta, vi va? a me non tanto, ma meno ancora mi va di lavorare perciò non mi restate che voi. dunque. ero qui che guardavo i miei begli analytics, giammai per capirci qualcosa ma solo per farmi un po’ di fatti vostri – dove siete con che browser navigate come mi trovate and so on – quando arrivo al meraviglioso capitolo: parola chiave.
ora voi dovete sapere che le chiavi di ricerca sono un argomento che non smetterà mai di affascinarmi, perché la gente da google non vuole solo risposte, vuole conforto e consigli, che là fuori è un brutto mondo amici miei. poi vero è che ognuno ha il pubblico che si merita e infatti voi siete il mio.
1) c’è chi cerca il nome del blog, ogni volta, ogni ogni volta, perché metti che poi non è quello? e lo cerca così: escluo il cane; escluso; escluso il cane blog; esclusoilcane, www.esclusoilcane.com (!), www.esclusoilcane.it (?), blog escluso il cane e via cantando… tutte le varie declinazioni che vi vengono in mente ce le ho, lasciate pure libera la fantasia. poi…
2) poi ci sono quelli che uh, c’è scritto cane nel titolo! vedrai che parlerà di cani… poi magari potremmo dire che l’interesse per il suddetto cane è vasto e vario, ma non stiamo tanto a fare i difficili, questo blog accoglie tutti a braccia aperte, cani e porci: aborto cane, antidepressivo cane, bella trans si fa toccare dal suo cane, cane baci perugina, cane de andré, cane giuliano palma, cane lucio dalla, cane marco mengoni, cane mary poppins, cane preparto, cane silvio, cane tobia mondadori, canzone per far rilassare il cane, il cane di barbie, il cane che morto che si chiama gaetano, il cane muore perché è giunta la sua ora.
ma voi siete il mio pubblico e io vi adoro, malgrado voi.

giovedì, 4 febbraio 2010

quando ci vorrebbe per davvero la fata carabina

è buio e fa freddo, è ora di cena e siamo imbottigliati in una coda che durerà ancora per taaanto tempo. per completezza dell’informazione la coda è per riuscire ad entrare al teatro argentina, dove stefano benni (!) e daniel pennac (!!) si incontreranno e parleranno amabilmente del più e del meno. la fila, a mezz’ora dall’apertura delle porte e a più di un’ora dall’inizio dello spettacolo, corre tutto attorno all’isolato, vi e chiara la situazione? Bene. Adesso, sinceramente, come vi aspettereste che fosse composta voi una fila così? da gente impazzita e pervasa da spropositato entusiasmo disposta all’estremo sacrificio pur di riuscire a entrare, un lungo serpentone composto da tanti me, non è vero?
allora che cazzo ci fanno sti tre qua davanti, che blaterano da interminabili minuti sulla presunta incapacità di benni di saper raccontare una storia? perché dio ha voluto metterli propri davanti agli occhi miei? e come è possibile, alfin mi chiedo, che sia stata davvero pronunciata la frase “dignità calpestata” riferita – lo giuro sulla fata carabina – ai lunghi tempi di attesa?! Respondez si vous plait.