se hai imparato una volta, quell’informazione da qualche parte c’è già, basta un momento e saprai farlo ancora. se prima sapevi respirare sai farlo di sicuro anche ora, hai solo perso un po’ la mano. se prima sapevi mangiare, inizia a prendere la forchetta in mano, qualcosa prima o poi succederà.
disimparare, disimparare è tutto un altro paio di maniche.
è come andare in bicicletta
la cura dei gesti
e i pescatori. quando ho finito con le porte e le finestre, io fotografo i pescatori. ora voi pensate che sia per la pena infinita della dura vita dell’uomo in mare e ok, siamo d’accordo, e dici pescatore e in testa senti la voce di de andré. voi, io e letti flavia sentiamo bertoli perché c’è tutto quel risvolto sentimentale lì e chissà la moglie poverina e via discorrendo. ma resta pur sempre il fatto che gli anni cinquanta sono abbastanza finiti, grazieadio, e comunque non è quello che stavo dicendo… eravamo ai pescatori.
cuciono le reti, ma ci si può credere? un uomo non si cuce un calzino neanche se nel buco ci passa un braccio, e loro prendono il loro bell’ago e cuciono le reti. stanno lì seduti e cuciono, parlano un po’ se sono più d’uno, e cuciono. e stanno attenti eh, non fanno mica a tirar via, ci mettono quell’attenzione che impiega una donna a riattaccare un bottone. lo fa parlando d’altro, ché il gesto ormai le appartiene e può farlo come si fa qualcosa di acquisito, arrotolare gli spaghetti o allacciarsi le scarpe o che ne so, parlando d’altro. però con quella cura di chi sa che quel bottone lì non verrà trattato mica tanto bene, fammi passare un altro giro di filo che se no domani siamo daccapo. e il bottone non si stacca più.
con gli scuri chiusi se possibile
poi c’è anche quest’altra cosa qui. io lo so che alla fine sembro pazza e voi però mi volete bene uguale e mi tenete così come sono, che tanto se no non è mica che cambio, ma io come prendo in mano la reflex trovo una porta o una finestra da fotografare. e se fossi una un po’ meglio di così lo farei perché mentre guardo nel mirino penso chissà che vite si nascondono lì dietro, chissà che storie.
sì, senza dubbio, ma poi in fondo… magari no, magari dentro non c’è nessuno, sono usciti tutti. che poi il più delle volte riprendo pezzi di case abbandonate da anni, chi vuoi che ci sia più lì dentro? è che sono proprio belle, le porte e le finestre, ma com’è che non se ne accorge nessuno? guardate un po’ meglio invece di andare in giro a pensare a chissà che, che quella roba lì qualcuno l’avrà fatta eh, non si son mica fatte da sole, ci sarà stato un omino che ha preso il legno l’ha lavorato e tutto. varrà la pena di guardarle dire dio che belle e fargli una foto o no?
e questo era il motivo per cui nei miei album le porte e le finestre vanno via come il pane.
quando la banda passò
che mi piacciono le bande ve l’avevo detto? certo che mi piacciono, che discorsi, con tutti quegli strumenti lucidi lucidi e i ragazzi che sudano chiusi nell’uniforme e il tamburo. ma com’è che uno la mattina si sveglia e dice sai cosa? entro nella banda. sì ma che suoni? mah, pensavo al tamburo. che poi io credevo si suonasse così, un po’ a caso, battendo un colpo ogni tanto giusto per far sentire che si partecipa, invece quello lì aveva proprio lo spartito con le note e tutto, roba seria insomma. ma comunque…
è successo che me ne stavo in spiaggia sdraiata al sole e tutt’a un tratto sento la banda. che la banda quando passa la senti, non puoi non sentirla con quel codazzo di gente che si porta dietro e ce n’è altrettanta affaciata alle finestre, è come il pifferaio magico, lei passa tu ti alzi e la segui, non puoi mica fare altrimenti. e com’è come non è ti ritrovi in prima fila dietro all’ultimo musicista, prima ancora delle beghine del paese, che si saranno alzate la mattina alle cinque per prendere posto, poverette, ma non volevo mica passare avanti, è stato l’istinto del fotoreporter che quando me ne sono accorta ho scartato per i vicoli laterali e me ne sono tornata in fondo. poche certezze ci sono nella vita e la prima è che io sono una da ultimi posti.
che processione fosse non l’ho ben capito, portavano in giro un tizio vestito di nero, o poteva anche essere una madonna, non lo so… ma niente banda a lutto, era festa piena. e questa era la storia di quando la banda passò.
è già qualcosa, siamo d’accordo, però…
trovare conforto nel chiacchierare monotono delle cicale, dite quello che vi pare, ma a me dà da pensare.
se a voi sembra normale
amica finta bionda che alberghi nel mio specchietto retrovisore, non starò a questionare su quanti e quali danni possa provocare una tintura sbagliata su una giovane e spensierata testolina come la tua, sono problemi tuoi che al più risolverai con un buon terapeuta o con un parrucchiere, in mancanza di meglio.
ma i coprisedile in pelliccia leopardata mi fanno caldo, capisci? ho caldo da qui, sto sudando, e con il caldo si commettono tanti gesti inconsulti di cui poi, solo in taluni casi a dire il vero, ci si pente. quindi che vogliamo fare, li togliamo? non lo so, dimmi tu…
gli uomini vengono da marte, le donne da venere
quelle riflessioni che sembrano la scoperta dell’acqua calda, e poi lo sono.
la prima è questa. le ragazza se ne vanno in giro mano nella mano e a nessuno che venga in mente che c’è qualcosa che non va. non viene in mente perché non c’è. semplicemente si prendono per mano come vanno a fare pipì insieme, come parlano basso basso e fitto fitto anche se non c’è nessuno intorno, come comprano borse e scarpe anche se ce le hanno già e quelle di prima andavano benissimo, vanno benissimo, andranno benissimo per un bel pezzo ancora. sono cose da femmine, è così, la vita è bella. bon.
la seconda è quest’altra. gli uomini non si prendono la mano mai, se proprio devono si prendono a pugni, se no niente. una pacca sulla spalla e stiamo bene così. che va bene eh, contenti voi. e non fanno mai neanche apprezzamenti sugli altri uomini, mai mai mai. ma su questo punto qui un motivo io l’ho trovato. non fanno apprezzamenti perché uomini da apprezzare ce n’è pochi, è un’amara verità amici miei ma guardatevi intorno. quante donne belle vedete in giro? migliaia. quante donne bellissime vedete in giro ora che è estate? milioni. quanti uomini belli? … quanti accettabili? mah… cinque? vogliamo fare sei? ma non ci si arriva a sei, non ci illudiamo, fa solo male. ed ecco spiegato perché gli uomini non fanno mai commenti su altri uomini. sono cose da maschi, è così, la vita è una merda.
slovacchia – italia: 3-2
peccato eh? sì lo so, epperò io la partita non l’ho vista, neanche un minuto, neanche un gol, l’inno non ne parliamo nemmeno. un po’ lavoravo e un po’ prendevo il caffè seduta al sole. capite bene che non potevo proprio.
lucine colorate, pan di zenzero e tutta quella roba lì
e finalmente è arrivato natale. la rinascente ha rimesso fuori la renna, la pioggia cade ma solo perché non è capace di diventare neve, la gente parla di che fare a capodanno e altre mille inutili amenità. ahhh, il fascino senza tempo di dicembre…
(ieri solstizio d’estate, oggi tisana e copertina davanti alla tivù. io dico solo questo, solo questo…)
italia-nuova zelanda: 1-1
inno perso anche stavolta eh, potete stare tranquilli. arrivo in tempo per vedere il primo gol subito comunque, poi un altro po’ di cose di scarsa importanza, tipo il rigore del pareggio e disquisizioni varie sullo stato del calcio italiano e finalmente inquadrano de rossi in primo piano. confermo quanto già detto, la pubblicità dell’antirughe tesoro non la possiamo proprio fare, vediamo se per caso viene fuori qualcos’altro ma quella proprio no. in compenso ho scoperto chi è iaquinta e mi sento infinitamente più tranquilla. pepe no, quello ancora niente, ma sono abbastanza fiduciosa che la prossima volta…
per dovere di cronaca mi duole dire che stavolta il confronto è stato decisamente più pesante, che i neozelandesi saranno anche brutti sporchi e cattivi quando ballano la haka, ma per il resto lasciali stare. è vero che noi abbiamo camoranesi che ci abbassa la media eh, però…