lunedì, 7 novembre 2011

tunnel e ritunnel storici

questo è un periodo in cui succedono cose piuttosto importanti e a me importa invece solo del mio ombelico, che mi fa male. poi piove di continuo, il che vuol dire che penso di continuo a quanto amassi prima la pioggia e a quanto mi faccia schifo ora. mi fa schifissimo. poi ci sarebbero anche cose importanti da fare, parecchie cose e parecchio importanti, ma non c’ho voglia. quindi adesso parliamo di roba seria, roba bella. parliamo di fuffa.

c’è stato un tempo, prima dei baci perugina, in cui eravamo entrati nel tunnel degli ovetti kinder. doveva essere due vite fa, perché mi pare ci fosse ancora l’asburgica, parlandone da viva, ma il tunnel degli ovetti me lo ricordo come fosse ora. c’erano le sorprese delle winx.
adesso siamo rientrati nello stesso tunnel, è bellissimo! usciamo a pranzo, io poi scappo che ho solo mezz’ora di pausa e ogni giorno c’è qualcuno che torna con un sacchettino pieno e distribuisce i pani e i pesci e ognuno incrocia le dita perché gli capiti la sorpresa che vuole. stavolta (noto solo ora l’estrema, tragica ironia del tutto) ci sono le nipoti delle winx, una specie di emy, ely e evy solo tamarramente fighe oppure, se ci capita il fondo di magazzino, kung fu panda.

alla gente seria del cioccolato chiaramente gliene frega niente e si butta a corpo morto sulla sorpresa. poi inizia un estenuante quanto penoso scambio che lascia sul campo morti e feriti. gente che baratta improbabili aggeggi per teste giganti di panda, personcine a modo che mettono sul piatto doppioni di squinzie per un carletto che non si trova (perché talvolta subentra il crossover coi sofficini, i tunnel sono fatti così)… si raggiungono livelli brutti, veramente, la dignità ne risente.
io per ora non ho rimediato una mazza, solo robe scamuffe che ho regalato in giro, una scimmietta che mi ha fregato il papero grasso e una squinzia col caschetto rosa che adesso campeggia sotto il monitor. con il caschetto, capite? io lo odio il caschetto. poi rosa, ma dai. al momento punto a un ippopotamino che credo sia una specie di aiutante di queste squinzie qui, o di schiavo, o di pupazzo, non so bene. a forza di cioccolata prima o poi ce la farò. stay tuned.

venerdì, 4 novembre 2011

persone che forse potrei conoscere, ma che a conti fatti no

facebook continua a dirmi che forse potrei conoscere tizi a me del tutto ignoti. no, non li conosco, giuro, non conosco nessuno. a stento conosco quelli contro cui sbatto il naso tutte le mattine, figuratevi gli altri. non conosco gente che conosce altra gente che conosce me, non conosco gente che frequentava il mio liceo nei miei stessi anni, mi ricordo sì e no di quelli che avevo in classe, passavo il tempo a struggermi e ad innamorarmi di gente che non mi conosceva e ad aspettare l’estate, figuriamoci. dell’università non parliamo nemmeno, è come dire che io possa conoscere tutti quelli che vivono a roma. io non conosco nessuno, davvero, zero. non faccio come nanni moretti, che mi si nota di più se non vengo o se vengo e sto in disparte, non li conosco proprio. perché mi vergogno, c’ho questa cosa qui, che passo tutto il tempo a far finta di essere invisibile e a cercare di nascondermi all’umanità. quindi no, abbiate pazienza, ma io non conosco davvero nessuno, quelli che conosco entrano tutti nella rubrica del mio telefono che di numeri ne memorizza sì e no tre. e un paio mi viene anche il dubbio che facciano finta di sapere chi io sia per farmi piacere, ecco. poi scusate, ma che dovremmo dirci voi e io, che a stento parlo con quelli che conosco? io non parlo, davvero, chiedete in giro. non parlo, non racconto, non confido, zero. è più utile chiedere l’amicizia ai generatori automatici di post, vi daranno più soddisfazione, date retta.

mercoledì, 26 ottobre 2011

cose che capitano

letti flavia mi ha regalato una viola del pensiero. io l’ho messa sul gradino delle scale, fuori dalla porta di casa mia, così quando torno la trovo lì e sorrido. magari solo dentro, ma sorrido.

ho conosciuto una persona tanto carina, che mi ha fatto star bene per tutta un’ora di fila e mi ha fatto ascoltare musica bella e mi ha insegnato un modo stupendo per fare il tè e sono contenta che sia venuto freddo che così lo posso preparare.

a volte non dormo e altre non smetterei mai. a volte non mangio e altre non smetterei mai.

il signore del parcheggio dell’ufficio saluta sempre col sorriso, sempre sempre. stamattina pioveva tanto che non si vedeva la strada ed era tutto buio, ma lui è venuto fuori lo stesso e mi ha gridato ciao e mi ha salutata con la mano, allora ho gridato anch’io ciao gino! mentre correvo via. la giornata poi è andata bene.

c’è un signore, awali malappo, che dice che vorrebbe regalarci 83 milioni di dollari come sua personale politica dello sviluppo. noi ne abbiamo parlato e abbiamo deciso che va bene, qualcosa ci faremo. il nostro portavoce, corrado, gli ha così risposto: ok dear friend, send me all the money, thanks. ormai dovrebbero arrivare a giorni.

sabato, 22 ottobre 2011

un buon non compleanno a te, a me!

quest’anno abbiamo festeggiato a rate, io e letti flavia. a lei è andata peggio che a me, devo dire, che le è toccato andare a un matrimonio, ma insomma… una bella lotta. quest’anno è dura, quest’anno sono gli anni di cristo e cristo non ha fatto una bella fine.
una volta, da piccolina, mio zio si mise a fare un solitario. doveva essere natale se stava da noi, che lui viveva al mare e veniva a roma solo per le feste comandate. questo mio zio qui era lo zio che volevo sposare e lui mi aveva detto va bene ti aspetto, aspetto che diventi grande e io ho detto sicuro? e lui sì, ti aspetto. poi invece ha sposato mia zia, la sorella di mia mamma. dicono sempre che ti aspettano, che non se ne vanno, ma poi non ti aspetta mai nessuno. si capisce già a tre anni come sarà l’andazzo. insomma, questo mio zio qua che all’epoca mi aveva già abbandonato da un pezzo per mia zia, si mise a fare un solitario e così, per giocare un po’, disse: quest’anno compio trentatré anni, gli anni di cristo. se mi riesce questo solitario va bene, se no vuol dire che morirò pure io. io ho trattenuto il fiato e incrociato tutte le dita che avevo, ma si vede che erano troppo piccole perché ero piccina e non ha funzionato, il solitario non è riuscito. lui si è messo a ridere e ho sorriso anch’io, che non si nega un sorriso a un uomo che sta per morire. ma l’anno è stato lungo e io ho avuto paura per tutto il tempo.

non è successo niente poi alla fine, non ci pensate più.

martedì, 18 ottobre 2011

non so, chiedo a voi

adesso ditemi, sinceramente: a voi sono mai dimagrite le DITA?

domenica, 16 ottobre 2011

e bomba su bomba siamo arrivati a roma

pensa che volevo quasi andarci. ho pensato, se è una bella giornata porto i bimbi e gli faccio fare la loro prima manifestazione. poi invece no, per mille motivi, allora me la son vista in tv.

ora vorrei dire poche cose e una volta finito tornerò a parlare di aria fritta, con la competenza sul tema che voi tutti mi riconoscete.

io lo trovo allucinante, tutto quanto. a partire dal nome, proprio. ma come sarebbe indignati? ma lo sapete che vuol dire “indignato”? lo sapete? o prendiamo il vocabolario? lo prendo. dal sabatini coletti, indignarsi: verbo intransitivo. provare sdegno, risentimento. o anche sdegnarsi, irritarsi. e l’attuale situazione politica, economica e sociale vi indigna? provate sdegno, irritazione? o vi ribolle il sangue e vomitate fuoco? che bisogno c’è di fare le pecore anche dietro alle parole, diosanto, ma perché bisogna sempre correre a trincerarsi dietro alle bandiere? in tutto il mondo il 15 ottobre nasce con l’idea di manifestazione libera, la gente che scende in strada e invade le città, tutte, ovunque. da noi no, da noi si fa il tragitto quello delle manifestazioni, si parte da repubblica e si finisce a san giovanni, si tirano fuori le bandiere arcobaleno e quelle dei sindacati e quelle falce e martello che non vogliono dire più niente da anni ma danno colore e fanno tanto primo maggio. ci si vede tutti a roma, perché manifestare in tutta italia, che poi la gente partecipa davvero? no, tutti a roma, col corteo stabilito, le bandierine, scendi giù scendi giù manifesta pure tu, berlusconi pezzo di merda e  lo stupore, lo sconcerto che fa spalancare le bocche quando i black bloc compaiono all’orizzonte. si parlava di azioni violente da quando si è iniziato a parlare di 15 ottobre, ci si stupisce il 15 ottobre? alla stazione termini, cioè all’inizio del corteo, c’è gente che gira con i caschi e va bene così? li facciamo iniziare a sfilare per guardarli stupiti una volta che il casco lo hanno indosso?

e trovo veramente assurda, ASSURDA, anche la posizione del collettivo wu ming, che letterariamente amo con tutta me stessa e che stimo non solo letterariamente per la coerenza con cui da anni portano avanti il loro progetto. però la giustificazione alla violenza no. la rabbia che esplode perché non si dà ascolto al disagio no, perché allora poi vale tutto. in una giornata come quella di ieri non puoi dire che non si deve demonizzare chiunque abbia un casco, che un casco non vuol dire niente, che “visto come si comporta la polizia italiana, non pare cosa irrazionale portarsi una protezione a portata di mano”, non puoi. sei wu ming e non puoi. ed è poco onesto anche farsi scudo dietro i fatti di bolzaneto e della diaz, perché allora legittimi qualunque cosa, anche l’autoblindo dato alle fiamme e se quello dentro non riusciva ad uscire pazienza. questa dei wu ming è la cosa che mi ha fatto incazzare più di tutte, perché mi è sembrata una sconfitta pesante in una giornata in cui di vittorie non se n’era vista neanche l’ombra.

e poi il teatrino davvero disgustoso dei commenti dei politici. quelli del pdl che danno la colpa ai toni troppo accesi in parlamento contro berlusconi. ma davvero, dove siamo? un po’ di decoro mai? bruciano le auto in strada fomentati dal pd che tira le orecchie in aula a berlusconi? ma magari avesse questa presa sul popolo in pd, ma quando mai. e i radicali che voi non sapete noi che battaglie abbiamo combattuto e il pd che la gente non ne può più e vendola che oggi in piazza ho visto due film. ma zitti mai? mai mai? ci siete voi al governo, ma che volete dire più?

la conclusione è sempre la stessa piccineria. 81 paesi scesi in piazza a manifestare, 81 paesi ad aver portato un progetto, ad aver avanzato delle pretese e solo noi ridotti così, a litigare nel nostro cortile.

ho finito, addio. ci si rivede per i soliti frizzi e lazzi.

peacereporter: uno sguardo lucido su quanto è successo
mirko carletti su peacereporter: riflessioni di un poliziotto
wu ming foundation: il profilo twitter, se scorrete un po’ all’indietro c’è la diretta della giornata
il post: le prime pagine dei giornali in italia
cnn: cronache dal terzo mondo

giovedì, 13 ottobre 2011

va così

alla fine è andato così il mio primo giorno: un pacchettino ad aspettarmi sulla scrivania, un po’ di abbracci belli, qualche saluto di convenienza, le new entry al di sopra delle aspettative che gli voglio già bene, barbie che è sempre la mia barbie, una pausa pranzo riuscita e un ritorno a casa sotto il sole. i miei pezzi di strada preferiti, quello dell’andata e quello del ritorno, erano ancora lì, che uno lo dà per scontato ma potevano anche esserseli portati via nel frattempo, come niente potevano averci costruito un centro commerciale e allora sì. invece no, tuttapposto.

adesso è tutto un sentirmi dire ma come stai beeeneee e un mio mettere su sorrisi e fare spallucce e dire eh… mai stata meno bene di così, mai, ma si confonde troppo spesso la magrezza con la bellezza e questo è quanto.

l’altro giorno mentre tornavo ho trovato nell’autoradio un cd bello e ho cantato forte. erano mesi, e ‘mesi’ per me è proprio tanto. sono contenta sia tornato l’autunno, e il lavoro. e questo blog.

domenica, 9 ottobre 2011

si preparano cartelle

domani allora si ricomincia. nuovi professori, classe nuova, stesso banco, almeno quello. della vecchia guardia, del supergruppo che doveva conquistare il mondo non c’è più traccia, zero, estinto come la tigre dai denti a sciabola, ma nutro grandi aspettative sulle new entry. sento che c’è del potenziale per sorridere di quando in quando e non impazzire proprio del tutto.

in compenso barbie è ancora con me, il che fa sì ch’io non debba ricorrere al sacchetto di carta per respirare. non ogni minuto almeno. per il resto tutto bene, mi hanno preannunciato una situazione tranquilla e rilassata, quelle cosette da coltello tra i denti che piacciono a noi, perciò vado serena incontro al mio destino.

io intanto, da brava, ho già preparato l’astuccio, il diario e i quaderni nuovi nuovi, quelli più belli per le materie che mi piacciono di più. sono pronta, si va.

soprattutto, spero suoni presto la campanella della ricreazione…

martedì, 4 ottobre 2011

dayswimming

ok dai, pronti via.
adesso c’è questa cosa qui che la mattina, ogni mattina, io esco di casa e me ne vado a nuoto. c’è stato un tempo in cui sarei durata tre giorni e invece adesso va così (sindrome ossessivo-compulsiva, sì, anche secondo me. comunque.). si sta bene, si mettono i pensieri a mollo e si fa avanti e indietro, a tappe di 25 metri, sempre lo stesso pezzo di soffitto da guardare ancora e ancora, sempre lo stesso fondo vasca. soffitto e fondo vasca. il fondo mi piace di più comunque, è più azzurro, si sentono meno i rumori, mi piace di più. se sono fortunata prendo la corsia dove batte la luce del sole invece che quella del neon, quella che non vuole mai nessuno perché dà fastidio, che si nuota male con la luce negli occhi. dicono loro, ah ah. insomma si sta bene, io sto bene. poi non è che in acqua non si senta lo stesso il peso, è solo meglio distribuito. un po’ lo porto io un po’ lo porta l’acqua e quando è ora ripiglio tutto il peso così com’è e me lo riporto a casa. per questo vado ogni giorno, perché alla fine, per quanto uno faccia finta di no, alla fine prima o dopo bisogna mollare e far portare un po’ di peso anche a qualcun altro. io lo do al cloro.

mercoledì, 10 agosto 2011

post cumulativo di mezza estate

il gallo del paese canta sbagliato. o forse non è un gallo, è un altro animale che fa finta. fatto sta che ogni giorno che dio manda in terra alle tre e mezza lui canta, e siccome l’alba è alle cinque, per quanto uno voglia portarsi avanti con il lavoro, se canti un’ora e mezzo prima vuol dire che hai il fuso di un altro paese. che poi a me va anche bene, che tanto son sveglia per conto mio, però un po’ di precisione, non facciamo sempre le cose alla come viene viene.

secondo capitolo sull’argomento gallo. io capisco la dedizione al lavoro, davvero, ma una volta che hai cantato, basta, abbiamo capito. ti concedo una seconda chiamata dopo cinque minuti, che alle tre e mezza del mattino i riflessi sono quelli che sono, e una terza e ultima chiamata dopo altri dieci minuti. poi basta, chi c’è c’è, non è che possiamo stare ad aspettare tutti, il quarto d’ora accademico è scaduto, les jeux sont fait. chi si è alzato bene e chi no amen, ci si vede in giro per il paese a un orario comodo. se invece canti ogni tre minuti e viene improvvisa a tutti una gran voglia di gallina in brodo, non te ne venire poi con quegli occhietti stupiti, che tu sai perché. finiti i capitoli sui galli.

capitolo sulle campane. le campane invece sono utili parecchio, io le ripristinerei che fanno sempre comodo. Tu sei lì che fai quello che devi fare e a un certo punto pensi chissà che ore saranno (io penso sempre chissà che ore saranno e indovino quasi sempre con un’approssimazione di un’ora, un’ora e mezza. di qui la necessità delle campane). sei lì blablabla, arriva la campana e suona un tocco per ogni quarto d’ora, poi quando arriva a quattro tocchi ti dice anche l’ora, con un don un po’ più basso che così non ti confondi. comodissimo, veramente. c’è un sacco di rumore inutile dappertutto e andiamo a risparmiare proprio sulle campane, una follia.

ultimo capitolo sulla vita di paese. i paesi sono sempre piccoli e la gente mormora, e quando il paese non è il tuo mormora il doppio ma a te non te ne frega niente che tanto non conosci nessuno. se riesci a sgattaiolare via inosservata, trovi dei posti bellissimi che sicuramente conosceranno già tutti, per forza, ma per motivi a te ignoti non li frequenta nessuno, così puoi far finta di averli scoperti tu e puoi starci tutto il tempo che ti pare. poi nei paesi c’è sempre un mare di bambini. se anche ci sono solo tre case, stai sicuro che alla fontana troverai almeno dieci bambini. forse vengono fuori da sotto i sassi, boh, comunque fanno comodo per giocare (sempre che tu riesca a metterti in salvo dalle mamme). in ogni caso, se tutto va bene e se adoperi bene le tue carte, puoi riuscire a giocare con le bacchette magiche.
l’unico problema sono gli animali. prima o dopo viene sempre fuori qualche bambino che vuole farti vedere un animale. tu allora devi andare a vederlo, che se no non ti fanno più giocare e ti mandano a parlare con le altre mamme. poi ti dicono accarezzalo dai, e qui già non va più tanto bene, che se ci sono loro tu non puoi dire all’animale in questione va bene senti, io adesso ti accarezzo però tu non mi lecchi o annusi o fai qualsiasi altra cosa che mi faccia pensare che stai per staccarmi un dito, ok? ma quando poi ti diranno prendilo in braccio daiii, dai dai dai daiii (perché te lo diranno), dovrai, sta’ a sentire, indietreggiare mooolto lentamente fino a metterti al sicuro, annuire e sorridere con il sorriso più carino che riuscirai a trovare, quindi pregare molto forte, molto molto forte. perché in nessuno, in nessunissimo caso riuscirai a convincere quei maledetti infanti che malgrado una deliziosa coda a batuffolo i conigli MORDONO!
però per il resto tutto bene, i giochi alla fine li fanno quasi sempre decidere a te e la tua bacchetta magica è sempre un po’ più magica e funziona meglio. ci si diverte insomma, ecco.