Archivio categoria: ‘tristezza per favore va’ via’

sabato, 24 luglio 2010

è come andare in bicicletta

se hai imparato una volta, quell’informazione da qualche parte c’è già, basta un momento e saprai farlo ancora. se prima sapevi respirare sai farlo di sicuro anche ora, hai solo perso un po’ la mano. se prima sapevi mangiare, inizia a prendere la forchetta in mano, qualcosa prima o poi succederà.
disimparare, disimparare è tutto un altro paio di maniche.

venerdì, 7 maggio 2010

la dura vita dei carbonari

stamattina il mio pezzetto di strada era avvolto fra le brume della brughiera, se guardavi lontano lontano potevi vedere distintamente heathcliff che aspettava la sua cathy, sì sì. poi c’erano anche i papaveri perché è pur sempre maggio, ma c’erano delle cime tempestose che vattene… avrei dovuto capirlo da lì come sarebbe stato l’andazzo della giornata.
e infatti arrivo in ufficio e sono tutti sul piede di guerra per quel mezzo sciopero che stiamo facendo. mezzo, perché lo sciopero funzionerebbe così, riporto da wiki: per sciopero si intende l’astensione collettiva dal lavoro di lavoratori dipendenti allo scopo di rivendicare diritti, per motivi salariali, per protesta o per solidarietà. ora noi però non è che possiamo fare proprio sciopero sciopero, che se no jabba the hutt ci fucila tutti su pubblica piazza, ci limitiamo a un mesto blocco degli straordinari, che fa ridere per sua natura se ci pensate. tu mi sfrutti e mi tratti maluccio anzichennò, io per il momento evito di incrociare le braccia che se no tu mi mandi a casa, e lo so perché sei un gran bastardo, ma almeno evito di lavorare più di quanto mi spetta, ti pare? pensi sia scortese? e lo so, noi gente del popolo siamo fatti così, ingrati per natura e privi di buone maniere.
però fin qui non ci sarebbe niente di strano, noi protestiamo, lui s’incazza e ci minaccia di licenziamento, tutto a posto. un po’ meno a posto è quando chi non è neanche iscritto al sindacato, e quindi figurarsi se aderisce allo sciopero, ci tiene a mettere nero su bianco che io non c’entro niente eh? quelli? e chi li conosce, ma per carità. se proprio vuoi licenziare voltati da quella parte, grazie.
ecco, io questo dissociarsi lo trovo così tanto triste, avvilente e… piccino, che mi verrebbe voglia di augurargli di continuare a lavorare lì finché pensione non sopraggiunga. ma no dai, sarebbe veramente da carogne e noi, voi lo sapete, bolscevichi sì ma dal cuore tenero.

mercoledì, 31 marzo 2010

post che mi capisco da sola

dopo cinque anni cinque dal suo ultimo avvistamento e ben sette dalla sua nascita, mi torna alla mente come fosse passata di qui solo ieri la sirena gorda. poi quindi alina, poi mina poi dio solo sa che altro e penso che sarebbe proprio arrivata l’ora di tornare a scrivere, ma i nodi a quel punto verrebbero al pettine e allora che tutto finisca in fuffa come al solito. tra un piangersi addosso e l’altro, però, ho scoperto che esiste una versione di hey jude cantata da ella, e se questo non è il buonumore che viene a bussare alla porta, amici miei…

mercoledì, 10 febbraio 2010

while my guitar gently weeps

niente, abbiamo tentato il possibile ma non c’è stato niente da fare. la mia chitarrina è morta, in via definitiva. quanto mi dispiace lo sa solo lei, ché l’ho fregata a mio cugino nel tempo che fu e poi ho imparato a cantarci sopra suonando qualcosa che il più delle volte poteva andare ma che in nessuno dei mondi possibili poteva considerarsi un accordo proprio vero vero, ma lei era contenta e io ero contenta.
l’ho lasciata mille volte e ogni volta che l’ho ripresa in mano è stato perché avevo incontrato un grande amico che mi aveva detto perché non suoni ancora? ogni volta un amico e ogni volta ho imparato un pezzettino in più. stavolta era proprio sicura che avrei fatto anche il barrè, che ormai quasi mi veniva, e che sarei riuscita a fare una canzone che mi piaceva tanto, quella canzone lì che lei lo sa e io pure. ma ne ha passate troppe, proprio troppe, sono arrivata tardi. e va bene così.

venerdì, 29 gennaio 2010

come non detto

ho saputo che è morto salinger, quindi la felicità mattutina se n’è andata a farsi benedire. appena potrò mettere due pensieri in fila magari scriverò qualcosa, intanto mi rincantuccio e mi intristisco per conto mio, poi facciamo una tristezza più partecipata, ma adesso va bene così.

giovedì, 14 gennaio 2010

tre motivi per salvare una giornata che finirebbe altrimenti dritta nel cesso

1) sulla strada che faccio la mattina per arrivare in ufficio c’è un albero di mimose in fiore, già tutto bello giallo e vaporoso e ciccione e il profumo si sente fin dentro al pandino e mette allegria. poi dura il tempo che dura, ovvio, ma intanto.
2) avvio il pc, aspetto quei tre quarti d’ora che ci vogliono perché parta anche outlook e trovo la mail di un collega che ieri aveva il turno di sera e che si è ricordato che il papero grasso spegneva la sua prima candelina e mi ha mandato degli auguri tanto carini e sono rimasta senza parole che proprio non pensavo.
3) stavo per mettermi a scrivere questo post ma avevo solo due motivi e due motivi mi facevan tristezza, così ne avevo trovato un terzo che però era proprio tirato per i capelli, e non scopro di avere un commento nuovo di zecca all’ultimo post? piuttosto, se qualcun altro volesse aderire al delurking day, che domani si prospetta un’altra giornatina… giusto per avere già un motivo pronto, ma se no no.

sabato, 12 dicembre 2009

l’antidepressivo dei poveri

passi la notte in bianco a vegliare la prole che, sia detto per inciso, recita perfettamente in endecasillabi sciolti ma non si sogna nemmeno di dire mamma. tu però sei magnanima e vegli senza stare a guardare tanto per il sottile. poi, giacché sei sveglia, pensi bene di rimuginare sul più e sul meno e arrivi all’ora di alzarti che quasi ringrazi che tanto peggio non può andare. invece poi sì, ovvio, può sempre andare peggio (potrebbe piovere).
la giornata a questo punto, voi capite, ha scarse probabilità di risollevarsi, quando arriva inaspettato il colpo di coda: un albero di natale non mio da mettere su, che è già tardi e lo spirito natalizio potrebbe passare e andare oltre e non sia mai detto che noi facciamo andar via lo spirito natalizio.
allora si fa così: mettete tutte le vostre musichine di natale in sottofondo, quelle belle con bing crosby che canta, ma anche gli wham vanno bene. poi tirate fuori le palline che avevate messo via l’anno passato e qui arriva la prima parte bella di tutta la faccenda, perché ce n’è sempre una che non vi ricordavate e allora farete ohhh, che bella questa! ecco. poi, bisogna metterle sull’albero e questo lo sapete fare persino voi, le metterete un po’ a caso e con i colori che fanno a cazzotti, io lo so, ma non importa. quando avrete finito e anche il puntale sarà al suo posto, accendete le lucine che avrete fatto mettere dal primo uomo inutile che passava di lì, regalatevi dieci minuti, sedetevi a guardarlo e godetevi il momento.
that’s all folks, buon natale a voi.

lunedì, 9 novembre 2009

bollani oh, mica un allevi qualunque

ci sono cose che destabilizzano. adesso non vi sto a dire quali, che se no questo diventa un blog in cui si capisce di cosa si parla e ci mancherebbe anche questa, ma ci sono cose che dici no dai, questo non succederà mai, mi ci gioco… e perdi anche le mutande (fra due giorni rileggerò e dirò: ma che cazzo era successo? magari adesso me lo segno da qualche parte, ma poi non ritroverò il foglietto e quindi. comunque…). questa è una cosa che volevo dire.
seconda cosa. passano gli anni, cambian le stagioni e i soliti meccanismi piccini restano sempre uguali, non c’è verso di spostarli di un cin. a me le piccinerie fanno venire una tristezza che neanche povera patria di battiato, le piccinerie e l’ottusità. per dire alle volte come ti può rovinare la giornata la gente.
terza cosa, questa la capiamo in tre. vedi il tizio buffo con gli occhialoni da aviatore e un cane a fianco e te ne viene subito in mente un altro con la biciclettina e il naso rosso da pagliaccio che era too dastardly to die. facciamo che è un bel ricordo a cui non pensavo e che è sbucato fuori dal nulla, mettiamola così.
quarta, che poi era quella per cui mi ero messa a scrivere. l’auditorium è l’isola che non c’è, è definitivo. le prime indicazioni partono da bolzano sud, trovi cartelli anche dentro agli autogrill, ma come arrivi a 500 metri da lì non c’è verso di trovare una cazzo di freccia che ti dica dove devi andare. niente, è avvolto nella nebbia, lo vedi solo se ci sbatti contro. ci sono i trans però, se può interessare… tenetelo presente. e chi c’era ieri all’auditorium? chi c’era?? braaaavi, bollanino nostro, quanto ci piace sto ragazzo… stavolta era nella formazione con il trio danese, bravisssimi. ha parlato pochino eh, che chi lo conosce lo sa, quello che racconta è un buon terzo dello spettacolo, però ha suonato che se ne veniva giù il teatro. era quasi un anno che non lo sentivamo, non accada mai più. ricordatemelo, che io ormai…
quinta. quanto è bello andare a sentire musica dal vivo con gli amici eh? quanto? vabbè dai, questa non valeva.

giovedì, 5 novembre 2009

i’m feeling blue, i’m feeling happy

presente quando piove quella pioggia che ti bagna l’umore e tu ti senti blues ma poi fai partire l’ipod e lui decide che no, quel giorno devi sentire un’altra musica e finisce che ti cambia l’umore. presente no? certo.
oggi c’è stata una di quelle scene di delirio organizzato che tanto amiamo. sembrava la gocciolina d’acqua che cade nel formicaio e scatena il panico, stesso clima da cataclisma imminente. cataclisma che si ripresenta più o meno una volta l’anno, puntuale come le tasse.
ora, domani esce il cd di giuliano palma, il che vuol dire che si avvicina il momento in cui io e letti flavia canteremo e balleremo mentre tutti intorno ci guarderanno come se avessimo la febbre a 40, incerti sul da farsi. domenica c’è bollani in concerto e io ricevetti relativo biglietto come presente del mio passato genetliaco. capite quanto me ne frega del cataclisma annuale che tutti ci annienterà? ecco.
però, insomma, quando tutti intorno si fanno prendere dalla febbre gialla un po’ l’umore… ma torni a casa e sky (cugino dell’i-pod) non ti sta mandando in onda una donna in carriera? una donna in carriera, che melanie griffith ancora non aveva gli zigomi dietro alle orecchie, quanta nostalgia. tra l’altro visto oggi fa abbastanza ridere, fidatevi di me.

- e adesso volti… come l’ha chiamato?
- culo secco
- esatto, quel culo secco e sparisca dalla mia vista.

martedì, 27 ottobre 2009

per fabio

io ho due cose da dire, una è un po’ triste l’altra così, quindi se oggi siete felici perché fuori c’era un sole che sembrava primavera magari ripassate domani. se no niente, vi fate un po’ di fatti miei.

allora, la prima è questa. oggi è il compleanno di una mia amica, credevo sarebbe stata una bella giornata per lei perché di recente ha raggiunto un obiettivo importante, invece se ne sta lì e pensa al suo grande amore che non c’è più. posso capirla, perché manca ancora tanto a tutti noi e a ogni nuovo compleanno che passa, a ogni natale sentiamo il vuoto della sua telefonata che non arriva. poi la vita va avanti, per carità, che non è vero che il peggio è per chi resta, non è vero per niente. chi resta soffre di un dolore sordo che crede non passerà mai, poi passa un po’ di tempo e succede qualcosa di bello, trascorri una bella serata insieme a degli amici. ti senti anche in colpa magari, perché ti sei concesso qualcosa che sai che lui non potrà più avere, ma intanto la vita ha ripreso il suo corso e quando guardi la foto che hai appeso sul frigo adesso sorridi.
a me sono capitate cose belle nel frattempo, cose meravigliose, avrei voluto condividerle con lui, certo, ma resta il fatto che a me il tempo per viverle è stato dato.

quindi ecco, questa prima cosa era per dire che ho scoperto che oggi non è stato un bel giorno per questa mia amica e ho pensato che davvero questa assenza non si cancellerà mai, ma poi ho visto una foto che ha postato e mi ha fatto così piacere rivederlo bambino, così piacere…
la seconda cosa magari ve la dico un’altra volta, che per oggi basta così.