Archivio categoria: ‘tristezza per favore va’ via’

venerdì, 3 febbraio 2012

che tempi quelli

così alla fine è caduta, bianca e spessa e bella com’è lei. solo che io non la volevo, quest’anno no.

di mattina c’è sempre quel silenzio per le strade, con metà della gente che se n’è rimasta a letto e l’altra metà che dice vado che tanto piove e secondo me non attacca. poi si lavora, con un occhio fermo sul vetro, si studia quello che vien giù dal cielo, ma secondo me vedrai che non è niente, ma no guarda che dicono anche meno sette, ma se scende andiamo in cortile a fare a pallate?
proprio tutto come due anni fa, solo che io quest’anno avrei preferito di no.

la signora che dimenticava sempre i panni stesi fuori quando pioveva li ha dimenticati anche stavolta comunque, sì. ho controllato mentre ero in bagno a lavarmi i denti.

venerdì, 30 dicembre 2011

quattro anni e non sentirli

a un certo punto il blog è andato giù. non me ne sono accorta io figuriamoci voi. c’era il caso che perdessi tutto, che dovessi ricominciare daccapo e sinceramente non so proprio se l’avrei fatto. la prima cosa che mi è venuta in mente alla parola backup (che per me ha senso quanto sim sala bim) è stato uno dei primi post che scrissi su questo blog. erano quasi quattro anni fa e era il quarto pezzo che scrivevo (il che dovrebbe dirmi qualcosa, immagino, ma basta CH’IO SCRIVA UN PO’ PIU’ FORTE e non sentirò niente e continuerà ad andare tuuutto bene). il discorso era: e se perdo il telefono con tutti i miei messaggi dentro? e se non posso mai più leggere quei cinque o sei lì, mai mai più? e mi misi a ricopiare i messaggi sull’agendina bella che mi aveva regalato caruso e mi sentii meglio, da brava ossessivo-compulsiva qual sono. col blogghetto sarebbe stata la stessa cosa, solo un po’ più complicata da rattoppare.

solo che poi, a ben guardare, alcune delle cose che ho scritto mi ha fatto bene scriverle nel momento stesso in cui battevo sui tasti, e la loro funzione è finita lì. altre le ho scritte per divertire un po’ voi e anche quella, che sia andata a buon fine o meno, ormai è andata. altre ancora perché qualcosa sentivo di dover fare, e meglio scrivere che niente. alcune, non poche, le ho scritte per tenerle ferme da qualche parte, per fotografare uno stato, una giornata, un piantarello che potevo farmi solo qui, una risata che potevo lasciar scappare solo qui. è stato un buon posto per far tutto. ma poi, a conti fatti, quei messaggi una volta ricopiati sono ancora lì e quel mio amico continua a mancarmi come quando scrissi quel post. puoi conservare tutto quello che vuoi in tutti i posti meravigliosi che riesci a costruirti, cantare tutte le canzoni di springsteen che conosci e bere white russian come lebowsky e far ballare le sirene gorde e far raccontare le serve e i re, ma le persone che hai perso per la strada nessuno te le ridà.

detto questo, natale è passato e io ho mangiato un solo pezzo di torrone. e nemmeno mi andava.

giovedì, 7 luglio 2011

musica mia

ci sono voci che quando le senti uscire dalle cuffiette per entrarti in testa sanno essere confortanti e riportarti a casa, in un angolo dove sei finalmente sola e dove stai bene così come sei.

lunedì, 4 luglio 2011

la verità, quella vera

è che mi manca galatina beszta-borowski. il cat-watching aiutava parecchio e qui intorno di gatti non ce n’è.

domenica, 26 giugno 2011

fotografie

un ragazzo di ventitré anni in sella a una graziella mezza rotta ferma sul lungomare. zaino invicta su una spalla, costume, maglietta di albertone e sguardo serissimo. sopra a un naso da pagliaccio.
ciao.

sabato, 12 marzo 2011

trattato sulla sorellanza

quando hai n ore davanti da passare insieme e n capitoli arretrati da trattare le possibilità di approccio sono due.

1) la si prende alla larga, se l’argomento è frivolo, si inizia da dettagli marginali, scioccherelli, di poco conto, che però servono a creare atmosfera. e sempre, sempre, si lascia per ultima la ciliegina sulla torta.

2) la faccenda è seria e si arriva subito al dunque. il dunque lo si dice in due parole, senza colpi di scena e senza effetti speciali. poi, ma solo poi, si può partire a raccontare della notte dei tempi, dell’origine dell’universo, di quando tutto ebbe inizio, fermandosi ogni minuto a ricordare un particolare che sì, potrebbe sembrare superfluo in effetti, ma hai visto mai. quando poi si è finito, quando si pensa che non sia possibile aggiungere una parola di più, si prende l’argomento e lo si fa a brandelli, che quando è a brandelli fa meno paura e si ragiona meglio.

intanto avrete tutto il tempo di cucinare, mangiare, controllare lo stato delle piantine di menta e prezzemolo sul balcone, ascoltare canzoni tristi ridendo, truccarvi un po’ per farvi appena meno schifo o per giocare alle bambine sole in case quando la mamma non c’è.

e poi c’è sempre il vantaggio che se avevate messo degli album su una chiavetta, con tanta cura e tanto amore, potete sempre darli a lei che così non vanno sprecati. se vi pare poco.

lunedì, 31 gennaio 2011

being mom

non ci sei mai, passi fuori casa quasi dodici ore al giorno a pensare ai fatti tuoi, a cercare di mettere le cose in ordine per il prossimo mese, a fare, a dire, ad ascoltare. sei tutta piegata su te stessa per cercare di capire se fa più male di qui o di qua, e pensi e indaghi e scavi dentro.
poi torni e ti scopri a studiare delle macchie di sugo e colore sul grembiulino per capire come ha passato la giornata l’altra metà di te, che ancora non sa dirtelo.
e ti dici va bene così, ma va bene un cazzo.

giovedì, 18 novembre 2010

blue mood

capita che quando sei in ufficio e non hai tempo per niente, neanche per alzarti a fare pipì, pensi a quanto vorresti startene un po’ a casa e avere tempo da dedicare a tutte le tue preziosissime vaccate. poi capita invece che a casa ci sei e passi il tempo a guardare lo stesso pezzettino di armadio davanti a te senza pensare a niente, che pensare ormai ti fa una fatica enorme, e non hai voglia di leggere e men che meno di scrivere, se non quelle periodiche cose inutili che basta poggiare le mani sulla tastiera che ormai la strada la conoscono da sé. e non hai voglia di vedere nessuno o di parlare con anima viva, ma a intervalli di un’ora controlli gli amici online, hai visto mai la voglia tornasse. e devi fare pipì ma ti alzi solo quando proprio non ne puoi più.

martedì, 26 ottobre 2010

feeling fall

aspetti la pasta al forno da lustri e te la ritrovi da salvatore nell’unico giorno in cui non sei proprio dell’umore. poi la prendi lo stesso eh, che te l’ha preparata con tanto amore… però ecco, fai tornare il piatto come nuovo a forza di scarpetta e pensi che, peccato, stavolta è andata un po’ sprecata.

ho voglia di caldarroste, cioccolata calda, pioggia pesante e maglioni grossi, di quelli che se infili la mano sotto senti che scotti. è incontrovertibilmente autunno. maledetto.

venerdì, 6 agosto 2010

summer days

lavarsi i denti e non volere più, aver voglia di caramelle alla menta che fanno schifo e fanno strizzare gli occhi, cantare per ricordarsi come si fa, sapere che il tuo pezzetto di strada adesso è davvero solo tuo, per camminare prima un piede poi l’altro poi uno poi l’altro.
e sempre sempre sempre fare il tifo perché piova.