stamattina il mio pezzetto di strada era avvolto fra le brume della brughiera, se guardavi lontano lontano potevi vedere distintamente heathcliff che aspettava la sua cathy, sì sì. poi c’erano anche i papaveri perché è pur sempre maggio, ma c’erano delle cime tempestose che vattene… avrei dovuto capirlo da lì come sarebbe stato l’andazzo della giornata.
e infatti arrivo in ufficio e sono tutti sul piede di guerra per quel mezzo sciopero che stiamo facendo. mezzo, perché lo sciopero funzionerebbe così, riporto da wiki: per sciopero si intende l’astensione collettiva dal lavoro di lavoratori dipendenti allo scopo di rivendicare diritti, per motivi salariali, per protesta o per solidarietà. ora noi però non è che possiamo fare proprio sciopero sciopero, che se no jabba the hutt ci fucila tutti su pubblica piazza, ci limitiamo a un mesto blocco degli straordinari, che fa ridere per sua natura se ci pensate. tu mi sfrutti e mi tratti maluccio anzichennò, io per il momento evito di incrociare le braccia che se no tu mi mandi a casa, e lo so perché sei un gran bastardo, ma almeno evito di lavorare più di quanto mi spetta, ti pare? pensi sia scortese? e lo so, noi gente del popolo siamo fatti così, ingrati per natura e privi di buone maniere.
però fin qui non ci sarebbe niente di strano, noi protestiamo, lui s’incazza e ci minaccia di licenziamento, tutto a posto. un po’ meno a posto è quando chi non è neanche iscritto al sindacato, e quindi figurarsi se aderisce allo sciopero, ci tiene a mettere nero su bianco che io non c’entro niente eh? quelli? e chi li conosce, ma per carità. se proprio vuoi licenziare voltati da quella parte, grazie.
ecco, io questo dissociarsi lo trovo così tanto triste, avvilente e… piccino, che mi verrebbe voglia di augurargli di continuare a lavorare lì finché pensione non sopraggiunga. ma no dai, sarebbe veramente da carogne e noi, voi lo sapete, bolscevichi sì ma dal cuore tenero.