Archivio categoria: ‘teleridicolo’

venerdì, 5 marzo 2010

del risalire la china il venerdì

la settimana finora aveva fatto abbastanza cagare, possiamo dirlo tranquillamente che tra di noi non ci formalizziamo più. senonché stamattina il sole splendeva alto nel cielo e io avevo l’ipod felice, il che ha fatto sì che la giornata iniziasse con un certo qual entusiasmo. poi no, poi è arrivato novembre, ma è quello il bello della luce al neon che ci puntano contro, a noi polli in batteria, no? e infatti.
poi c’è stata la pausa pranzo soli uomini, io dick e il cherubino, che prima mi hanno preso amabilmente per il culo perché non mi viene il barrè (no, non mi viene, non vi ci mettete anche voi), con quella faccia di chi dice giusto a una femmina può non venire il barrè, però poi mi hanno trattata abbastanza da maschio e non succedeva dai tempi di caruso fiore e l’imbecille voglio dire, è quasi l’alba di una nuova era amici, c’è di che festeggiare.
poi ci sono state un po’ di chiacchiere sceme e musica bella e cioccolatini, che se vai a vedere son le uniche cose che ci si ricorderà, che il resto è rumore di fondo.
poi c’è stato il mio colpo di genio. ho trovato le foto nascoste che cercavo e mi sono sentita veramente, veramente, veramente la regina del web. ma non mi hanno dato soddisfazione che io purtroppo frequento la gente sbagliata, questa è la verità, mi circondo di perfide carogne che minano la mia autostima, ma i fatti parlano e fino a nuovo ordine resto la regina del web. così è deciso, l’udienza è tolta.

venerdì, 5 marzo 2010

strani giorni

giorni strani. si parla per dire cose di cui poi ci si pente e si resta in silenzio sprecando del tempo prezioso, che poi non ce ne sarà più. io passo il tempo mangiando cioccolata e rosicchiando unghie, poi mando giù tutto a sorsi di limoncello, la guest star dell’open space.
c’è una spiegazione a tutto, state calmi… è andata così. si era lì che si pranzava seduti attorno alla tavola rotonda, quando monty dice sai cos’è che mi piace un sacco? il liquore alla liquirizia, e il cherubino fa sai cos’è che mi fa vomitare? la liquirizia. a casa ho giustappunto una bottiglia di limoncello che però è alla liquirizia e quindi mi fa schifo. e allora io faccio, fa schifo a te mica a noi, portalo che ce lo beviamo. e quello non ti arriva il giorno dopo con la bottiglia nascosta nella busta come i barboni di new york, diavolo d’un cherubino? quindi ecco spiegato il limoncello in open space, c’è una spiegazione a tutto, ve l’avevo detto. un cicchetto per la ricreazione della mattina, uno per la merenda del pomeriggio e la giornata è passata quasi indolore, lo consiglio caldamente a tutti.
e basta, questa era l’unica nota di merito della settimana. sono giorni strani, strani parecchio.
ci sarebbe giusto da segnalare l’ingresso trionfale di un nuovo, meraviglioso personaggio: barbie fior di loto. ma questa è un’altra, altrissima storia.

venerdì, 26 febbraio 2010

post catartico

io questa cosa ve la devo proprio dire, perché mi sento un essere abietto e ho bisogno di espiare. fatemi espiare, siate gentili, che poi sto meglio. pare tra l’altro che la cenere sui capelli faccia bene, che vengano fuori tutti belli lucidi, me lo confermate? o è la solita leggenda metropolitana? ma comunque questa è un’altra storia, rimanete concentrati.
allora, io di lavoro scrivo cazzate, questo voi dovete saperlo, penso sia giunto il momento, ci conosciamo da tanto tempo ormai. scrivo cazzate e svolgo qualche altra mansione accessoria, ma per lo più scrivo cazzate. e fin qui io non ci trovo niente di male. voglio dire, c’è gente che di mestiere fa il politico, non scherziamo. in questo particolare momento storico, però, mi è stato chiesto di spammare il mondo intero con la seguente richiesta: vuoi tu, oh blogger molto molto figo di fama mondiale che io ho selezionato proprio per la tua figaggine et serietà, vuoi tu linkare le cazzate che io scrivo così da dare credibilità alle stesse? ecco, io sono tre giorni che mando mail in cui cerco di arrampicarmi sugli specchi nel modo più elegante e gentile che ho potuto inventarmi. vi prego di immaginare che in un tempo lontano io potessi essere migliore di così.

mi sento meglio. grazie, potete andare.

mercoledì, 24 febbraio 2010

leggende metropolitane, anacronismi e ritorni alle origini

tutte quelle cose che “è come andare in bicicletta, imparato una volta non lo scordi più”. perché dite cazzate, perché? che lo sapete che non è vero, perché dovete illudete la gente? ma guarda che siete bastardi… comunque non mi importa, con la volontà granitica che voi tutti mi riconoscete, imparerò ancora, come fosse la prima volta, AH! se imparerò. e anche stavolta malgrado voi.
e questo era una questione. seconda faccenda. sto ascoltando tanta bella musica in questo periodo, roba mai ascoltata prima e che mai mi sarebbe passato per la testa e cose sentite e risentite invece, mille diecimila centomila volte, ma è come se le scoprissi adesso. e questo secondo punto è più o meno tutto qui, ma volevo condividere, ecco. ah, tanta musica popolare anche, ecco che volevo dirvi, roba della guerra, roba di due secoli fa, letteralmente, che qualcuno intorno agli anni settanta e poi oltre ha ripreso e cantato ancora. e adesso ci sono io che l’ascolto, sola nell’universo immagino, ma a chi gliene frega? che sono forse di questi tempi io?
punto numero tre. oggi, finalmente dopo ere geologiche passate invano, siamo tornati a pranzo da salvatore. ma tornati come si deve, col tavolino fuori, il vassoietto di pizza e il sole. e ritmi lenti finalmente, lenti, non la macchina, le corse, le cose… calma, un momento, è la pausa pranzo diosanto, rilassatevi un po’.

mercoledì, 27 gennaio 2010

l’arte del saper fare conversazione

di cosa parlereste voi a pranzo seduti a tavola con uno che è nella giunta comunale del pdl? adesso scherzi a parte, non è che voglia fare la snob, ma io ci ho pensato tutto il viaggio d’andata in macchina, tutto il giro intorno al buffet e metà pranzo. niente, non mi usciva una parola neanche di cortesia.
poi grazieaddio siamo finiti a parlare delle tante declinazioni regionali del termine ‘zoccola’ e tutto è andato per il meglio.

martedì, 26 gennaio 2010

giorni bui

la giornata ha inizio con una fanta-riunione plenaria che parte alle 10.00 e termina, ma controvoglia, alla veneranda ora delle 13.40. andiamo a pranzo con le palle che girano a elica, si alza la polvere da terra tanta corrente c’è. quando usciamo piove anche un po’, così l’atmosfera fa pendant con l’umore della truppa. il pomeriggio se ne va in digestione e… basta, più o meno è tutto. il che dà la misura di quanto possa essere inutile a volte persino fare lo sforzo di togliersi il pigiama la mattina.

ah, per completezza dell’informazione, la giornata si conclude con l’ipod che si scarica nel bel mezzo di un mega-maxi-ingorgo. tempo di percorrenza tragitto ufficio-casa: un’ora e mezza. emergenza pipì: codice rosso.

a domani per nuove fantastiche avventure.

lunedì, 18 gennaio 2010

quelle cose che ti lascian senza parole

previously on escluso il cane. eravamo rimasti a me triste e sola che trangugiavo tristi e solitari pasti seduta davanti allo mio triste e solitario pc, in attesa che arrivassero tempi migliori a salvarmi, giusto? poi il papero grasso ha compiuto un anno ed eccoci qui a fare di nuovo gli straordinari non pagati perdendo tempo dientro a cose niente affatto importanti. tutto come prima, again and again. fin qui tutto chiaro? oh, ottimo.
the following take place between wed and fri. allora, mercoledì ero lì che mi rovinavo il primo pranzo decente in compagnia dopo mesi di pianto greco pensando che sì, va bene, sono contenta eh, ma è il suo primo compleanno, cazzo, dovremmo stare al mare a giocare con la sabbia, non io qui e lei lì, ma che modo è? e altre menate di questo genere. poi è arrivato giovedì ed è andata anche peggio, che la giornata è stata un po’ di quelle da cancellare dallo spazio-tempo, ma poi le giornate passano che grazieaddio sono solo di ventiquatt’ore, ed eccoci finalmente a venerdì. venerdì, è andata bene. non la segnerei sulla moleskine, ecco, ma insomma è andata. fino a un certo punto, fino a quando non ho fatto in modo di uscire un’ora dopo l’orario e avevo giurato giurato giurato che adesso che c’è lei non succederà mai più mi cadesse un fulmine in testa in questo momento. invece poi è successo, a tre giorni dall’inizio del full time e non commentate, fatemi questo favore, che ho già commentato io e ce n’è d’avanzo. e insomma, quando sono uscita avevo un po’ quell’umore lì mentre facevo la solita strada fino al parcheggio, poi in fondo ho visto l’omino del parcheggio che mi aspettava.
ora, questo omino qui, che non non è proprio vecchissimo ma ha comunque i capelli bianchi, è uno di quelli che ti dicono ogni mattina una frase gentile e sorridono sempre, sempre, non l’ho mai visto una volta darmi il biglietto senza sorridere, mai, neanche quando si gela e piove che dio la manda, lui ti da il biglietto, sorride e ti augura buona giornata. allora venerdì arrivo lì e mi dice, testuale:
- ma così mi fai preoccupare! non ti ho visto arrivare, ho detto… che sarà successo?
- ma perché, è rimasta solo la mia macchina qui?
- no no, ma di ragazze siete rimaste solo tu e xy… lei oggi lo so che finisce il turno alle 21, ma tu esci sempre presto… comunque buona serata eh, buon fine settimana.
è stata una buona serata.

giovedì, 7 gennaio 2010

l’arte del rientro soft

non ho niente da dire, volevo solo stare un po’ qua a fare due chiacchiere, ve lo dico subito così vi mettete tranquilli o andate a farvi un giro (ma questo sarebbe poco gentile nei miei confronti, comunque fate come vi pare, ma non siete per niente carini, ve lo dico perché lo sappiate). allora ecco, potrei dirvi questa cosa qui.
il rientro in ufficio. il rientro in ufficio dovrebbe svolgersi così, ditemi voi se sbaglio. si arriva, rilassati però, non di corsa, che avete ancora tutte le ferie appiccate addosso, non fate quelli che dio quante cose avrò da fare oggi, su. si arriva e si saluta tutti, uno a uno, e si fanno quelle chiacchiere banali da rientro che aiutano a creare un clima rilassato. poi si accende il pc, ma con calma, un momento… e si leggiucchia la posta e fondamentalmente basta, si lascia che il tempo passi nel modo più piacevole possibile. volete ascoltare un po’ di musica su youtube? ok. volete chiacchierare con il compagno di banco su com’è andato il capodanno? bene. volete mangiare pizzette in compagnia? meglio ancora. potete fare quello che volete, è il giorno del rientro.
ora, cosa di questo idilliaco quadretto non è chiaro? nulla. allora perché nostra signora dell’ansia immotivata (e no, in questo caso non sono io), perché ha iniziato a blaterare appena varcata la soglia? per rompere le palle a me, sono giunta a questa conclusione.

giovedì, 7 gennaio 2010

amo l’umanità – take two

a me quelli che arrivano in ufficio dopo le feste con l’idea di lavorare…

martedì, 24 novembre 2009

perdita di tempo tua sorella

potrei dimostrare in mille e un modi come la pausa pranzo sia il fulcro dell’attività lavorativa del proletariato italiano tutto. intanto perché rinfranca lo spirito tra una rogna di lavoro e l’altra, svolgendo in questo l’identica funziona del paginone centrale della settimana enigmistica. poi perché permette di entrare a conoscenza di tutti quei pettegolezzi e quelle leggende metropolitane che donano al luogo di lavoro una parvenza di appetibilità. non da ultimo perché permette di mangiare allegramente schifezze in compagnia nascondendosi dietro il sempreverde alibi: ehhhh, purtroppo stando sempre fuori casa non si riesce mica a mangiar bene! seguono altre 998 dimostrazioni inoppugnabili, che non scrivo qui solo per motivi di spazio.
ora, come voi certo ricorderete, mancano meno di due mesi al grande giorno, quando anch’io tornerò a usufruire di questo meraviglioso strumento di socializzazione et approfondimento gastronomico et deliziosa perdita di tempo. sicché ministro rotondi, sia gentile, si faccia i cazzi suoi.