leggevo questo post di luca sofri oggi e mi sono tornate in mente quelle due righe scritte sul libretto delle giustificazioni a scuola, firma del genitore o di chi ne fa le veci.
posto che mai, neanche per un momento all’epoca avevo pensato potessero riferirsi ai nuovi compagni di genitori separati o divorziati, che per me cresciuta nel mulino bianco quell’eventualità era come dire la luna, a me questo signore che faceva le veci faceva venire un magone… pensavo a qualche mio compagno di scuola che magari io non lo sapevo e lui se ne andava in giro orfano di mamma o di padre.
allora pensavo, questo poveretto già sta così combinato, c’è proprio bisogno di mettergli il bollino addoso con quel ‘chi ne fa le veci’? tanto si sa che se manca uno dei due genitori la firma di un nonno, uno zio o un vicino di casa andrà bene lo stesso, che cavolo…
sotto il fascismo si erano portati avanti col lavoro e, per paura che gli orfani potessero mescolarsi con gli altri bambini, avevano pensato di togliere il pon-pon dai calzettoni della loro divisa da figli della lupa. d’altra parte, se hai perso la mamma e il papà un pon-pon può risultare fuori luogo, vi pare?
questo per dire che trovo la proposta inglese di non dare per scontato nelle scuole che i bambini abbiano una mamma e un papà meno banale di come sia stata fatta passare dalla stampa italiana. ché la famiglia oggi è una roba strana, fatta di tanta gente o di una persona sola. si sta insieme come si può e come si sa e il punto non è se cresca meglio un bambino che vive nel mulino bianco, quello che ha un genitore solo, quello che ne ha quattro o ne ha due omosessuali.
il punto è che i bambini non vogliono sentirsi animali strani, ma vorrebbero mischiarsi quanto più è possibile in mezzo al branco, che ne avranno di tempo poi per inventarsi modi improbabili per apparire diversi.
allora diamoglieli sti due pon-pon, e se evitare di far scrivere un tema su com’è bello giocare con papà può servire, evitiamo, che non muore mica nessuno.
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