pensa che volevo quasi andarci. ho pensato, se è una bella giornata porto i bimbi e gli faccio fare la loro prima manifestazione. poi invece no, per mille motivi, allora me la son vista in tv.
ora vorrei dire poche cose e una volta finito tornerò a parlare di aria fritta, con la competenza sul tema che voi tutti mi riconoscete.
io lo trovo allucinante, tutto quanto. a partire dal nome, proprio. ma come sarebbe indignati? ma lo sapete che vuol dire “indignato”? lo sapete? o prendiamo il vocabolario? lo prendo. dal sabatini coletti, indignarsi: verbo intransitivo. provare sdegno, risentimento. o anche sdegnarsi, irritarsi. e l’attuale situazione politica, economica e sociale vi indigna? provate sdegno, irritazione? o vi ribolle il sangue e vomitate fuoco? che bisogno c’è di fare le pecore anche dietro alle parole, diosanto, ma perché bisogna sempre correre a trincerarsi dietro alle bandiere? in tutto il mondo il 15 ottobre nasce con l’idea di manifestazione libera, la gente che scende in strada e invade le città, tutte, ovunque. da noi no, da noi si fa il tragitto quello delle manifestazioni, si parte da repubblica e si finisce a san giovanni, si tirano fuori le bandiere arcobaleno e quelle dei sindacati e quelle falce e martello che non vogliono dire più niente da anni ma danno colore e fanno tanto primo maggio. ci si vede tutti a roma, perché manifestare in tutta italia, che poi la gente partecipa davvero? no, tutti a roma, col corteo stabilito, le bandierine, scendi giù scendi giù manifesta pure tu, berlusconi pezzo di merda e lo stupore, lo sconcerto che fa spalancare le bocche quando i black bloc compaiono all’orizzonte. si parlava di azioni violente da quando si è iniziato a parlare di 15 ottobre, ci si stupisce il 15 ottobre? alla stazione termini, cioè all’inizio del corteo, c’è gente che gira con i caschi e va bene così? li facciamo iniziare a sfilare per guardarli stupiti una volta che il casco lo hanno indosso?
e trovo veramente assurda, ASSURDA, anche la posizione del collettivo wu ming, che letterariamente amo con tutta me stessa e che stimo non solo letterariamente per la coerenza con cui da anni portano avanti il loro progetto. però la giustificazione alla violenza no. la rabbia che esplode perché non si dà ascolto al disagio no, perché allora poi vale tutto. in una giornata come quella di ieri non puoi dire che non si deve demonizzare chiunque abbia un casco, che un casco non vuol dire niente, che “visto come si comporta la polizia italiana, non pare cosa irrazionale portarsi una protezione a portata di mano”, non puoi. sei wu ming e non puoi. ed è poco onesto anche farsi scudo dietro i fatti di bolzaneto e della diaz, perché allora legittimi qualunque cosa, anche l’autoblindo dato alle fiamme e se quello dentro non riusciva ad uscire pazienza. questa dei wu ming è la cosa che mi ha fatto incazzare più di tutte, perché mi è sembrata una sconfitta pesante in una giornata in cui di vittorie non se n’era vista neanche l’ombra.
e poi il teatrino davvero disgustoso dei commenti dei politici. quelli del pdl che danno la colpa ai toni troppo accesi in parlamento contro berlusconi. ma davvero, dove siamo? un po’ di decoro mai? bruciano le auto in strada fomentati dal pd che tira le orecchie in aula a berlusconi? ma magari avesse questa presa sul popolo in pd, ma quando mai. e i radicali che voi non sapete noi che battaglie abbiamo combattuto e il pd che la gente non ne può più e vendola che oggi in piazza ho visto due film. ma zitti mai? mai mai? ci siete voi al governo, ma che volete dire più?
la conclusione è sempre la stessa piccineria. 81 paesi scesi in piazza a manifestare, 81 paesi ad aver portato un progetto, ad aver avanzato delle pretese e solo noi ridotti così, a litigare nel nostro cortile.
ho finito, addio. ci si rivede per i soliti frizzi e lazzi.
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