Archivio categoria: ‘roma val bene una messa’

venerdì, 3 febbraio 2012

che tempi quelli

così alla fine è caduta, bianca e spessa e bella com’è lei. solo che io non la volevo, quest’anno no.

di mattina c’è sempre quel silenzio per le strade, con metà della gente che se n’è rimasta a letto e l’altra metà che dice vado che tanto piove e secondo me non attacca. poi si lavora, con un occhio fermo sul vetro, si studia quello che vien giù dal cielo, ma secondo me vedrai che non è niente, ma no guarda che dicono anche meno sette, ma se scende andiamo in cortile a fare a pallate?
proprio tutto come due anni fa, solo che io quest’anno avrei preferito di no.

la signora che dimenticava sempre i panni stesi fuori quando pioveva li ha dimenticati anche stavolta comunque, sì. ho controllato mentre ero in bagno a lavarmi i denti.

lunedì, 2 gennaio 2012

pasqua chiamala che è arrivata

l’ho sentita! la prima signora che alle dieci di mattina del due gennaio ha detto: meno male che so’ passate ste feste… ma nun te crede eh, che ce manca poco a pasqua.
non abbassate la guardia amici, e buon anno anche a voi.

domenica, 16 ottobre 2011

e bomba su bomba siamo arrivati a roma

pensa che volevo quasi andarci. ho pensato, se è una bella giornata porto i bimbi e gli faccio fare la loro prima manifestazione. poi invece no, per mille motivi, allora me la son vista in tv.

ora vorrei dire poche cose e una volta finito tornerò a parlare di aria fritta, con la competenza sul tema che voi tutti mi riconoscete.

io lo trovo allucinante, tutto quanto. a partire dal nome, proprio. ma come sarebbe indignati? ma lo sapete che vuol dire “indignato”? lo sapete? o prendiamo il vocabolario? lo prendo. dal sabatini coletti, indignarsi: verbo intransitivo. provare sdegno, risentimento. o anche sdegnarsi, irritarsi. e l’attuale situazione politica, economica e sociale vi indigna? provate sdegno, irritazione? o vi ribolle il sangue e vomitate fuoco? che bisogno c’è di fare le pecore anche dietro alle parole, diosanto, ma perché bisogna sempre correre a trincerarsi dietro alle bandiere? in tutto il mondo il 15 ottobre nasce con l’idea di manifestazione libera, la gente che scende in strada e invade le città, tutte, ovunque. da noi no, da noi si fa il tragitto quello delle manifestazioni, si parte da repubblica e si finisce a san giovanni, si tirano fuori le bandiere arcobaleno e quelle dei sindacati e quelle falce e martello che non vogliono dire più niente da anni ma danno colore e fanno tanto primo maggio. ci si vede tutti a roma, perché manifestare in tutta italia, che poi la gente partecipa davvero? no, tutti a roma, col corteo stabilito, le bandierine, scendi giù scendi giù manifesta pure tu, berlusconi pezzo di merda e  lo stupore, lo sconcerto che fa spalancare le bocche quando i black bloc compaiono all’orizzonte. si parlava di azioni violente da quando si è iniziato a parlare di 15 ottobre, ci si stupisce il 15 ottobre? alla stazione termini, cioè all’inizio del corteo, c’è gente che gira con i caschi e va bene così? li facciamo iniziare a sfilare per guardarli stupiti una volta che il casco lo hanno indosso?

e trovo veramente assurda, ASSURDA, anche la posizione del collettivo wu ming, che letterariamente amo con tutta me stessa e che stimo non solo letterariamente per la coerenza con cui da anni portano avanti il loro progetto. però la giustificazione alla violenza no. la rabbia che esplode perché non si dà ascolto al disagio no, perché allora poi vale tutto. in una giornata come quella di ieri non puoi dire che non si deve demonizzare chiunque abbia un casco, che un casco non vuol dire niente, che “visto come si comporta la polizia italiana, non pare cosa irrazionale portarsi una protezione a portata di mano”, non puoi. sei wu ming e non puoi. ed è poco onesto anche farsi scudo dietro i fatti di bolzaneto e della diaz, perché allora legittimi qualunque cosa, anche l’autoblindo dato alle fiamme e se quello dentro non riusciva ad uscire pazienza. questa dei wu ming è la cosa che mi ha fatto incazzare più di tutte, perché mi è sembrata una sconfitta pesante in una giornata in cui di vittorie non se n’era vista neanche l’ombra.

e poi il teatrino davvero disgustoso dei commenti dei politici. quelli del pdl che danno la colpa ai toni troppo accesi in parlamento contro berlusconi. ma davvero, dove siamo? un po’ di decoro mai? bruciano le auto in strada fomentati dal pd che tira le orecchie in aula a berlusconi? ma magari avesse questa presa sul popolo in pd, ma quando mai. e i radicali che voi non sapete noi che battaglie abbiamo combattuto e il pd che la gente non ne può più e vendola che oggi in piazza ho visto due film. ma zitti mai? mai mai? ci siete voi al governo, ma che volete dire più?

la conclusione è sempre la stessa piccineria. 81 paesi scesi in piazza a manifestare, 81 paesi ad aver portato un progetto, ad aver avanzato delle pretese e solo noi ridotti così, a litigare nel nostro cortile.

ho finito, addio. ci si rivede per i soliti frizzi e lazzi.

peacereporter: uno sguardo lucido su quanto è successo
mirko carletti su peacereporter: riflessioni di un poliziotto
wu ming foundation: il profilo twitter, se scorrete un po’ all’indietro c’è la diretta della giornata
il post: le prime pagine dei giornali in italia
cnn: cronache dal terzo mondo

lunedì, 21 febbraio 2011

se la voce è un po’ velata, lascia piangere il mio cuore

e il favoloso mondo dei viaggi in metro. ero lì che provavo l’ormai dimenticata ebbrezza del viaggiare leggendo, che ormai il mio culo e il sedile del pandino a metano sono una cosa sola per due ore al giorno cinque giorni su sette, varie ed eventuali escluse, quando sento trafficare alla mia sinistra e vedo un donnino con un carrelletto porta-buste della spesa che però era diventato un carrelletto porta-altoparlante.
questo donnina qui era di quelle con i capelli belli, lucidi lucidi e pettinati all’indietro, con gli occhioni grandi, senza bambini addormentati al seguito, che fanno tanti punti a favore, milioni di punti a favore, e ha ringraziato e chiesto scusa e poi ha iniziato a cantare nel microfono una canzone che mi sembrava quella ma non poteva essere. invece era proprio quella lì e mi si è stretto il cuore.

mercoledì, 5 gennaio 2011

vista!

la prima mimosa in fiore. la primavera chiamatela che sta arrivando, amici miei…

venerdì, 10 dicembre 2010

partenza lenta

avvio di giornata strano oggi. sveglia dopo la prima notte di sonno pesante, esco di casa con il papero che dorme ancora, senza neanche il tempo di vedergli fare una risatina con gli occhi o la prima cosa scema della giornata. roma pare deserta per motivi a me ignoti e in macchina, causa nonsobenechesciopero rai, la radio mi passa canzoni direttamente dai miei 14 anni.
in compenso il cielo è turchino e le dita delle mani cadono giù dal freddo. che è bello, vuol dire che è natale.

lunedì, 15 novembre 2010

quei posti che ci sono anche quando va via la luce

dopo l’estate, non so come, ho iniziato a cambiar strada, l’ultimo tratto dall’ufficio a casa mia. a un certo punto ho abbandonato i semafori e ho scelto un pezzetto di strada in mezzo al niente, con campi a perdita d’occhio che a quell’ora lì bruciavano di tramonto. non è come il mio pezzetto preferito dell’andata, è più difficile da fermarsi a guardare questo qui, ma è tanto bello lo stesso così perso nel nulla e con tanto spazio tutto intorno e inondato di colori com’è.
poi le settimane sono passate e il buio è arrivato prima fino a che i campi non si riusciva a vederli più, ma io sapevo che erano lì quindi ho continuato a fare la stessa strada, che ci ho messo quattro anni a cambiare quest’abitudine qui, vorrete mica che la butti via adesso che è ancora quasi nuova. e poi prima o dopo torna primavera e allora si riaccende la luce e si rivede quella meraviglia lì, che ora non si vede ma sta sempre lì, c’è solo da aspettare che passi il tempo, quello che serve.

lunedì, 26 luglio 2010

per quest’anno non cambiare

e siamo di nuovo al periodo dell’anno in cui in ufficio si gioca a briscola. tornei di racchettoni nei corridoi, asfalto fumante fuori e niente niente niente all’orizzonte. i bar di desolation road cadono come mosche, chiudono per ferie uno dopo l’altro e da lunedì saremo a pane e acqua calda fino a che morte non ci separi.
però… però. il mio pezzetto di strada è bello da piangere, che lui è bello sempre, con la pioggia e con il vento, lo so da me, ma d’estate… con le balle di fieno lasciate a dormire sotto il sole e i muri che si cuociono ancora un po’ e ogni giorno un particolare nuovo che ancora non avevi scoperto e poi niente tutt’intorno… l’estate è il suo vestito più bello e gli calza a pennello e viene voglia di portarlo a ballare.

mercoledì, 14 aprile 2010

le piccole cose della vita

stamattina il mio pezzetto di strada preferito si era perduto fra i papaveri, bello come solo quel mio pezzetto di strada sa essere.

domenica, 14 febbraio 2010

disinnescato anche il gatto

ho visto le prime foglie nuove sugli alberi… ci siamo gente, ci siamo! (fine dell’entusiasmo di chi attende la primavera per uscire dal letargo, inizio del post).
argomento numero uno: nel mio pezzettino di strada preferito, venerdì ho scoperto una casa che mi piace tanto, è proprio bella bella solo che è diroccata. e lo so, che volete da me? pare che tutte le case che mi piacciono siano mezzo pericolanti e stiano andando in rovina, il che dà da pensare. così su due piedi non so dirvi a cosa di preciso, ma a qualcosa sono quaaasi certa che ci sia da pensare (solo che io adesso sono intenta ad aspettare la primavera, fate voi poi mi dite).
argomento numero due: anche il gatto mario, come da previsioni, è stato disinnescato. al secondo incontro fra lui e il papero grasso ha vinto il papero per uno a zero, la prossima volta lo farà roteare per la coda e poi lo mangerà, ve lo dico io. forse, se sarà di buon umore, sputerà fuori i baffi, ma non ci giurerei. io ve lo dissi in tempi non sospetti, quella non è una bambina, quella è il demonio. a voi vi frega perché è carina, ma io che l’ho fatta so resistere al fascino e infatti non mi fido. io sto col gatto.
argomento numero tre: domani c’è una di quelle riunioni per cui ti svegli la mattina e ti fai passare il termometro dal signore e padrone della casa e del telecomando sperando di avere quaranta e mezzo, poi scopri invece di avere trentasei e uno e preghi che le nevi perenni abbiano bloccato nottetempo la porta di casa impedendoti di uscire. non è che non voglio, capo, è che non posso.
argomento numero quattro, e con questo vi saluto per sempre che se no poi domani mattina quando suona la sveglia vi odio e non sarebbe per niente bello da parte mia: tra due giorni inizia sanremo (vi lascio il tempo di metabolizzare) (fate pure con calma) (…) (fatto?). niente e nessuno potrà salvarvi dalla trash-cronaca, niente e nessuno.
e adesso definitivamente addio.