Archivio categoria: ‘ma il cielo è sempre più blu’

mercoledì, 24 febbraio 2010

leggende metropolitane, anacronismi e ritorni alle origini

tutte quelle cose che “è come andare in bicicletta, imparato una volta non lo scordi più”. perché dite cazzate, perché? che lo sapete che non è vero, perché dovete illudete la gente? ma guarda che siete bastardi… comunque non mi importa, con la volontà granitica che voi tutti mi riconoscete, imparerò ancora, come fosse la prima volta, AH! se imparerò. e anche stavolta malgrado voi.
e questo era una questione. seconda faccenda. sto ascoltando tanta bella musica in questo periodo, roba mai ascoltata prima e che mai mi sarebbe passato per la testa e cose sentite e risentite invece, mille diecimila centomila volte, ma è come se le scoprissi adesso. e questo secondo punto è più o meno tutto qui, ma volevo condividere, ecco. ah, tanta musica popolare anche, ecco che volevo dirvi, roba della guerra, roba di due secoli fa, letteralmente, che qualcuno intorno agli anni settanta e poi oltre ha ripreso e cantato ancora. e adesso ci sono io che l’ascolto, sola nell’universo immagino, ma a chi gliene frega? che sono forse di questi tempi io?
punto numero tre. oggi, finalmente dopo ere geologiche passate invano, siamo tornati a pranzo da salvatore. ma tornati come si deve, col tavolino fuori, il vassoietto di pizza e il sole. e ritmi lenti finalmente, lenti, non la macchina, le corse, le cose… calma, un momento, è la pausa pranzo diosanto, rilassatevi un po’.

martedì, 23 febbraio 2010

un po’ di questo, un po’ di quello

qui ci sarebbe da parlare per giorni, ma come si fa? possiamo mica perdere tempo in blog, voi e io…
ve la faccio breve allora, tanto che volete che mi sia successo nel frattempo? allora, il festival è andato come tutti ormai sappiamo, avrei voluto scriverne ma ormai… passata la festa gabbato lo santo, quindi per stavolta vi siete salvati. però concludo dicendo quanto segue: il popolo italiano ha dato l’ultimo, inequivocabile, segno di demenza senile, non c’è da meravigliarsi del destino che lo attende, ha il governo e il festival della canzone che merita e non ho altro da aggiungere sull’argomento.
poi. sabato sono andata a sentire bollani (again and again, mbè? fatevi i fatti vostri), che stavolta suonava le musiche di gershwin con l’orchestra di santa cecilia, una cosa che lasciava senza fiato. ora, io era la prima volta che ascoltavo un’orchestra dal vivo quindi per lo più non capivo una mazza, che ora che individuavo chi è che stava suonando quello aveva smesso e iniziava un altro. perché capire chi suona non è mica facile eh, non è facile per niente. le percussioni vanno bene, quelle si capiscono, e infatti sono quasi le mie preferite perché stanno in fondo, da una parte, non stanno lì a fare tanto le splendide e fanno il loro lavoro, che sarà anche umile però è onesto, vivaddio, non come i violini che mamma mia… fanaaatici… anche i contrabbassi si riconoscono, sono anche belli, alti e fieri messi lì da una parte. e poi ci sono i miei preferiti. io non l’avrei mai detto, mai nella vita, ma i miei preferiti sono i legni. l’oboe, ma guardate che l’oboe ha una voce che incanta, io mica lo sapevo. e non vi fate fregare dal nome che anch’io pensavo fosse grande e grosso come il corno, invece è tutto bello sinuoso che uno proprio non lo direbbe mai. poi il bassotuba, il fagotto, l’ottavino… roba che quando mai prima? insomma bello, proprio bello bello.
e a questo punto, dopo aver ampiamente dimostrato di essere padrona della materia, mi sento di dare dei suggerimenti alle orchestre future. meno violini e viole, ragazzi, sono troppi. coi violoncelli andiamo bene, ma viole e violini fanno un casino, sono scomposti, con quegli archetti sempre per aria. poi fanatici… l’ho già detto fanatici? io non li sopporto. e per finire, due parole sul direttore d’orchestra, questo sconosciuto. non starò qui a dire che non serve a niente, perché è bello, è elegante, muove la bacchetta con garbo, per me se resta va bene. però la pedana… gliela vogliamo fare un po’ più grande quella pedana? guardate che prima o poi qualcuno cade e si fa male, io ve lo dico. quello è tutto preso dalla musica, dalla bacchetta, dai capelli che gli vanno davanti agli occhi… fa un passo un po’ più in là e frana sui violini, che stanno sempre in mezzo. stiamoci attenti, questo dico io.
e per oggi basta dai, il resto alla prossima puntata.

martedì, 16 febbraio 2010

sanremo bignami

facciamo una cosa veloce eh, che dite? tanto di musica non dobbiamo parlare, di super ospiti perlamordiddio… resta giusto un po’ d’aria fritta e su quella noi andiamo fortissimo.
dunque dunque. l’inizio me lo sono perso, e lo so, voi avete ragione ma io avevo da fare. peeeerò, vi dico subito che l’antonellina nazionale, essendo oggi come voi tutti certo saprete martedì grasso, si è vestita da caramella rossana. e io le rossana le adoro, veramente eh, da sempre, quindi brava bionda. poi c’è tutta la filippica di bonolis che passa il testimone e questa ve la risparmio che due palle così. solite battute a mitraglia, soliti giochetti di parole penosi con luca laurenti e tante simpaticissime allusioni alla taglia comoda della clerici. ma vai a fare il senso della vita, vai, e non rompere le palle a noi che non se ne può più di sentirti dire qualunque cosa come se stessi parlando del caffè.
poi come dio vuole si arriva a metà della scaletta e a questo punto si raggiungono due vette che so già rimarranno insuperate (ed è per questo che ve le dico e poi me ne vado a letto, non perché mi sia già rotta di sanremo, no no no, rimarrei a parlarne con voi tutta la notte).
vetta numero uno. sale sul palco la seguente formazione: pupo (!), emanuele filiberto (?!) e un non meglio precisato tenore (…). la canzone di cosa mai potrà parlare se non dell’amore immenso e incondizionato per la nostra bella italia? da vomito. avete presente il vomito? io ce l’ho ben presente che da queste parti sono due giorni che va parecchio di moda. ecco, quello che gira qui non è niente a confronto. domani ve lo andate a vedere su youtube poi mi dite. e lo so che avevo detto che non avremmo parlato di musica, appunto.
vetta numero due, il corno grande della prima puntata del festivàl. antonellina saluta il pòro morgan come fosse un tossico all’ultimo stadio che si sta lentamente spegnendo in un triste e solitario letto d’ospedale. precisa che lei non ha alcun tipo di frequentazione con la droga eh, non scherziamo, “la mia unica droga è la mia famiglia”, ma malgrado i vertici rai abbiano deciso diversamente lei vuole osare, vuole leggerci comunque un breve estratto di quella che doveva essere la canzone del nostro. e lo fa, AH! se lo fa, con un accompagnamento al piano che se davvero morgan non sta morendo con una siringa infetta piantata nel braccio, si toglie la cintura e corre ad impiccarsi al lampadario del bagno.
ecco, io a questo punto andrei, voi magari restate… poi se c’è qualcosa di urgente mi fate un fischio.

giovedì, 21 gennaio 2010

un po’ di fattacci miei

di bufalo bill avevo la cassetta. originale, non registrata. e di cassette originali ne avrò avute dieci in tutto, quindi il dettaglio merita la sua considerazione. era un grande album, lui aveva quella voce… e in copertina c’era una pin up di un calendario degli anni quaranta. l’avrò ascoltato, non so, trecento volte. e per anni poi, non per un periodo, per anni. la cassetta ce l’ho ancora ma ormai dove la sento più, allora ho scaricato l’album e adesso ce l’ho su itunes, ma non è lo stesso. manca la pin up e il suono e il fatto di avere le canzoni messe tutte in fila in quell’ordine lì, che quando arriva atlantide bisogna cambiare lato, giri e parte ipercarmela.
questo era bufalo bill, che però col post non c’entra niente. bufalo bill è del ’76, tre anni dopo esce banana republic ed eccoci al punto. ho anche questa cassetta qui ma non è originale, ce l’ho scritta a mano non so da chi e se non l’ho ascoltata trecento volte duecento sono sicure. banana republic era stupendo, tra una canzone e l’altra si sentivano dalla e de gregori che parlavano e il pubblico sotto che cantava e applaudiva e alla fine, sulle ultime note di ma come fanno i marinai, c’erano i ringraziamenti ai musicisti che ormai ve li potrei dire a memoria. se penso a un album dal vivo, a un tour, per me è banana republic. ne ho ascoltati e amati tanti altri prima e dopo ma per me è quello, che se avessi potuto esserci… e adesso, pare, pare… ma non lo voglio dire, perché lo so che se fosse vero il biglietto lo comprerei in questo momento qui, ora, ma so anche che come si fa trent’anni dopo a rifare quella cosa lì, che viene fuori ormai? quindi niente, facciamo come se niente fosse, mi riascolto due pezzi tanto per non mandar sprecato l’effetto nostalgia e buonanotte a tutti.

mercoledì, 20 gennaio 2010

un tranquillo mercoledì pomeriggio

“ognuno è un cantastoria, tante facce nella memoria, tanto di tutto tanto di niente, le parole di tanta gente. tanto buio tanto colore, tanta noia tanto amore, tante sciocchezze tante passioni, tanto silenzio tante canzoni”.

domenica, 3 gennaio 2010

adesso ditemi voi se non è insopportabile

- sepdcedt: che stai sentendo?
- lp: sai akille? il blogger… l’amico di caruso, andavano all’università insieme e ha questo blog e si occupa di musica anche, ogni tanto lavora in radio, cose così. eh, allora ogni anno scrive un post con i 12 singoli più rappresentativi dell’anno appena passato e ce n’è uno di questo tizio che canta benissimo, ma proprio bene, mi piace un sacco!
- sepdcedt: ah, e come si chiama?
- lp: brunori sas.
- sepdcedt: ecco, questa era la risposta.

venerdì, 18 dicembre 2009

cose a caso

stasera il sepdcedt è di pokerino. la classica serata tra uomini con una ragazza che gira fra i tavoli tette all’aria a versare rum. il solito insomma, niente di che.
qui invece viene letti flavia, agguerritissima e carica delle migliori intenzioni per sviscerare a fondo l’argomento del mese, che un mese ci basta sì e no per metterci comode sul divano, vedete un po’ voi a che punto siamo. poi questo è un argomentone, non ce ne capitavano per le mani da un paio d’anni almeno. insomma, stasera abbiamo da fare: do not disturb.
e questa era la prima cosa. poi. ho da poco scoperto che la scorsa primavera è uscito un cd doppio con inediti e registrazioni live di rino gaetano. questo succede a fare figli, che finisci per rimanere indietro sulle uscite discografiche anche di uno morto ventotto anni fa (e ho dovuto fare il conto sulle dita, certo che sì).
poi che altro? ah sì, se digitate su google ‘è’, cosa che se avete una figlia che dà manate sulla tastiera succede con buone probabilità, il primo suggerimento che viene fuori è: è morto ping ping, l’uomo più basso del mondo. però quando poi apri dicono che non è vero.
ultima, ho un problema con la musica salentina cantata in griko, perché non capisco una mazza e questo non può essere. che è tanto bella e sarà anche strappacuore, io ne sono certa, e mi sto perdendo tutto questo bendiddio, tormento gratis piovuto dal cielo.
più o meno mi sa che basta. voi che fate, tutto bene? meno male, ero in pensiero. fatela una telefonata ogni tanto per dire che è tutto a posto, vi cascano mica le mani eh.

mercoledì, 16 dicembre 2009

perché non sghignazzare con la guerra di piero allora

sicché l’altro giorno eravamo a un concerto la presidentessa dello snodo del cazzeggio, letti flavia, il signore e padrone e io, concerto che nello specifico era de andré (cristiano) canta de andré (fabrizio) e noi eravamo tutti emozionati che nessuno era riuscito a sentire faber dal vivo quand’era ora e, insomma, un po’ i brividi ti vengono, o no? a me sì.
comunque, ero lì che mi preparavo da una settimana al momento e pensavo chissà che canterà, chissà se ci sarà gente… che l’idea che rimanesse qualche posto vuoto mi metteva un po’ il magone perché io c’ho quest’empatia per cristiano de andré che secondo me deve avere avuto una vita mica tanto facile, e su questo ci sono tesi discordanti ma siamo nel mio blog quindi sentirete solo la mia campana, questo blog è decisamente empatico con cristiano de andré (che poi è anche un discreto fico, per l’età che ha voglio dire, che ormai sono quarantasette signore e signori mica bruscolini, ma questo adesso non c’entra per niente). oh. invece poi no, era tutto pieno che infatti faceva un caldo che levati e io mi sentivo già meglio, potevo chiacchierare in pace con letti flavia tranquilla che tanto cristiano era contento del pienone. che poi non è che proprio chiacchierassimo, ci davamo di gomito e ci guardavamo che a noi basta, non è che serve stare sempre lì a dire.
allora comincia il concerto e viene fuori una canzone più bella dell’altra, anche qualcuna che non sentivo da anni ma che all’epoca mi piaceva tanto ed è la sorpresa più bella che ti possa capitare. insomma, siamo lì che cantiamo e soffriamo, ché il repertorio del faber ce l’avete tutti ben presente, quando a un tratto arriva il momento del bis e alla fine del bis arriva il momento del pescatore. a questo punto (adesso state a sentire che arriva il vero argomento del post), a questo punto se ne vène ‘o teatro. e fin qui uno dice… ok, è un classico, lo conosce pure il papero grasso, che ti aspettavi? ma c’è gente cha balla! gente che si sbraccia e canta e balla e ride come se sul palco avessero attaccato brigitte bardot bardot.
adesso io non vorrei star qui a fare il precisetti di turno… ma… il pescatore. il pescatore di mestiere fa questo. si sveglia a un’ora che voi non ve la immaginate, poi esce in mare e il mare è umido eh, se non è umido il mare di notte non lo so io… poi come dio vuole riesce a pescare qualcosa, e non è mica detto ma facciamo di sì, torna dalla moglie che figurati, non lo vede mai deve mandare avanti la casa da sola sarà incazzata nera, ma lui è scaltro, riesce a smarcarsi e si va a sedere un po’ al sole ad asciugarsi le ossa che tra poco si ricomincia da capo, ha anche un solco lungo il viso, te pensa, come una specie di sorriso. ecco, io questa faccenda qui vorrei chiarirla subito. UNA SPECIE di sorriso non vuol dire un sorriso, non vuol dire per niente, se no avrebbero detto un sorriso, vi sembra? magari è uno sfregio come l’uomo che ride di hugo, magari una ruga profonda dovuta alla salsedine, magari un ghigno di uno che è morto di stanchezza perché fa una vita veramente di merda scusate, c’avrà il diritto o no?
comunque adesso sta lì al sole quindi ha cinque minuti di pace dai. e passa un assassino. ora, vogliamo fare quelli che stanno dalla parte degli umiliati e offesi? figuratevi, mi invitate a nozze. ma se uno è assassino, quantomeno da qualche parte ci sarà uno un po’ morto, sbaglio? però facciamo che è stato costretto dalle circostanze, adesso non voglio stare qui a gettargli la croce addosso che la vita è complicata. passa l’assassino, il pescatore gli dà pane e vino che c’ha solo quello (tristeeezaaaaa, per favore va’ viaaaaaaa), l’altro ringrazia e se ne va. e non arrivano i gendarmi a cercare l’assassino? certo, è evidente. solo che nel frattempo il pescatore, che non ve l’ho detto prima ma è vecchio, pescatore e vecchio, all’ombra dell’ultimo sole si è assopito. a questo punto il pubblico in sala è impegnato in un’allegra tarantella, ma io vorrei snocciolare ugualmente l’ultima questione. perché lo snodo narrativo a questo punto è giunto a conclusione, ma una questione resta aperta. l’assassino è andato via un secondo fa, vuoi che i gendarmi non l’abbiano trovato per strada?! e il pescatore, io non la vorrei mettere giù dura, ma dorme? siamo sicuri??

giovedì, 3 dicembre 2009

x factor: la finale

gruppo d’ascolto agguerritissimo stasera. cena thailandese e orecchie pulite per ascoltare tuuuutto quello che c’è da ascoltare. allora, stasera parliamo un po’ di fuffa che del resto abbiamo già detto tutto: facchinetti ripete ormai da tre anni le solite frasi fatte, ogni puntata che dio manda in terra. spero che prima o poi qualcuno ce ne liberi. morgan ha cambiato quindici tagli di capelli per tornare a quello di partenza, claudia mori si è presentata ogni volta con delle parrucche improbabili, direi che vince a mani basse mara maionchi con i suoi orecchini.

si comincia alla grandisssima con la coreografia di all i want for christmas is you. che meraviglia, tutti vestiti di bianco che cantano sotto la neve! vale tutte e tre le edizioni di x factor, mancava solo il natale, adesso lo so.

poi si parte con le esibizioni, perché ne sono rimasti tre in gara, ma quei tre ce li faranno sentire in tutte le salse. nella prima manche duettano con degli ospiti, che più improbabili non li potevano scegliere. io capisco che sono tutti in promozione e questo passa il convento, ma insomma, c’è un limite a tutto… giuliano canta caruso insieme a dalla, marco oggi sono io con alex britti e le yavanna… le yavanna cantano come mai insieme a max pezzali. e yavanna. che faccio, vado avanti? vado avanti.
l’ospite attesissimo di questa puntata è 50 cent. dopo tre minuti di canzone ancora dobbiamo capire chi sia, fra i tre con il bomber presenti sul palco. ma rimaniamo saldamente attaccati a questo dubbio e procediamo.
nella seconda manche cantano soli, ed è una buona notizia, poi ci tocca risentire gli inediti ma passano presto dai. arrivano in finalissima, com’era ovvio, marco e giuliano: due voci diametralmente opposte ma davvero stupende.

aaaand the winner isssssss… marco! non se l’aspettava affatto, per questo ha messo su la prima giacca dorata che ha trovato in camerino.
amici, è stato bellissimo, giuro. ringrazio il pubblico, la mia famiglia, il mio produttore e tutti quelli che mi conoscono.

giovedì, 26 novembre 2009

x factor: puntata 12

ero un po’ in ritardo, ma per fortuna hanno aperto con gigi d’alessio quindi ho potuto tranquillamente andare avanti veloce. stasera facciamo notte, ve lo dico così che possiate dotarvi di generi di conforto. ci saranno tre manche, la prima con la base musicale, la seconda piano e voce e la terza in cui verranno cantati gli inediti.

- silver: sunday morning dei velvet underground. basta, è definitivo. lui è tanto carino, tanto semplice e pulito, ma non ha voce. non ha neanche il controllo della voce.
- yavanna: meravigliosa creatura della nannini. che canzone questa qua… la prima strofa così soffiata era fantastica, la seconda più rock mi è piaciuta meno, era meno adatta a loro, ma nel complesso era davvero bella.
- giuliano: stand by me di ben e. king. meravigliosa. lui ha una voce davvero pazzesca, non è un animale da palcoscenico, ma in questo pezzo qua faceva tremare.
- marco: back in black, ac/dc. fantastico, ha cantato sui pattini! mi ha emozionato di più altre volte, ma dipendeva dal pezzo. lui bravo come sempre, gran voce.

- marco: senza fine, gino paoli. mah, potevano scegliere di meglio eh… però lui su queste sonorità riesce ad essere sempre molto convincente.
- giuliano: quando, pino daniele. che bella voce che ha… io l’ho trovato perfetto per questo pezzo, mi ha fatto veramente venire i brividi.
- yavanna: orinoco flow di enya. questa era proprio cucita su di loro, eppure io le preferisco su altre cose.
- silver: un piccolo aiuto, zucchero. non mi dà mai la sensazione che abbiano imbroccato la canzone per lui, che ci si trovi comodo. vabbè tesoro dai, ciao.

e finalmente arriva un bel momento: gli elii vestiti da village people promuovono l’ultimo album. solo che dura poco, poi purtroppo arrivano gli inediti. e a me gli inediti fanno sempre taaanta paura.
e infatti. a parte i fiumi in piena di polemichine e polemicucce, i brani erano tutti evitabilissssimi, ma proprio issimi, fidatevi di me. poi non lo so cos’è, forse che stavolta mancava il gruppo di visione, ma la noia mi ha stritolato poco per volta. e siccome stévemo scars’ ‘e sciem’, allo scoccare della mezzanotte arrivano i finley ad allungare ancora un po’ il brodo.

finiscono in ballottaggio silver e le yavanna, com’era prevedibile. niente di nuovo sul fronte occidentale: silver si è dimenticato di nuovo le parole, ma a parte questo cantano entrambi come hanno sempre cantato. vocalmente non c’è davvero paragone, le yavanna se lo mangiano a colazione peter ghiaccio. claudia mori per una volta non fa la pazza ed elimina silver. ci si vede in finale gente, sperando che finisca prima dell’alba, cosa di cui dubito fortemente…