Archivio categoria: ‘ma il cielo è sempre più blu’

mercoledì, 13 ottobre 2010

x factor: 6a puntata

serata dedicata alla musica dance, cari miei. sarà per questo che facchinetti si presenta con la canotta bianca di soleluna del fu jovanotti, per questo o perché è cretino. ma procediamo pure spediti verso l’infinito e oltre.

- davide, i’m outta love di anastasia: braverrimo. finiamola qui.
- dorina, hott stuff di donna summer: io con questa canzone qui aspetto sempre che si spoglino quelli di full monty, cooomunque… lei è brava, a me da un po’ fastidio questo urlare continuo per far sentire la voce che ha, però è brava.
- nevruz, mi vendo di renato zero: una canzone perfetta. uno dei suoi pezzi migliora finora, azzeccatissimo. poi bisogna sempre vedere quanto ci mette a stancare, ma per ora…
- ruggero, you’re my first, my last, my everything di barry white: lui è sempre gradevole, pora stella, è che sembra uno dei concorrenti di bravo bravissimo.
- cassandra, what a feeling di irene cara: ha una voce che a me piace tantissimo, ma stavolta era infinitamente meno sicura di sé. una spanna sopra la metà degli altri in ogni caso, ma grazie al cavolo.

nota a margine: gli interventi di facchinetti raggiungono ogni volta una banalità che non si credeva possibile invece poi sì, e rossana casale è sempre bellabellabella e mi spiace solo per questo il non seguire anche le prove e tutti gli extra factor della terra.
momento nostalgia con marco mengoni venuto a presentare il nuovo album. ora io voglio dire… da quant’è che canti, due mesi? e già fai uscire un doppio live?? doppio?! ma andiamo avanti che se no facciamo notte.

- stefano, i will survive di gloria gaynor: allora, seri. meglio di lui ce ne sono diecimila, è brutto da dire ma tant’è. perde il tempo, si mangia le parole perché non le sa e non ha sta gran voce. non lo so, che vogliamo fare? (la tatangelo che fa la parafrasi al testo per trovare lacrimevoli similitudini è una cosa che mi porta a rivedere la mia posizione nei confronti della pena di morte).
- nathalie, ray of light di madonna: ahhh, il piacere di sentir cantare come dio comanda… che neanche mi piace sto pezzo, per dire.
- kymera, let’s dance di bowie: per onestà dirò quanto segue… qui non si tratta più di sentire se cantano bene o male, c’è il fatto che non solo non comprerei mai nella vita nemmeno un loro singolo, neanche se lo trovassi nel cestone dell’autogrill, ma non sprecherei tempo neanche a scaricarlo dal mulo. quindi da oggi semplicemente non ne parliamo più, ok?
- dami, you make me feel di sylvester: la new entry della maionchi, evitabile quanto una vacanza a riccione. anche bravo eh, ma non se ne sentiva la necessità, non so come dire. detto questo, lui è insopportabile.

salto a piè pari l’ospitata meravigliosa di bob sinclair di cui mi frega meno di zero e andiamo al ballottaggio, dove sono finiti dorina e i kymera. c’è ancora chi si stupisce dell’imperscrutabilità del voto da casa… non si vota chi ha cantato peggio, l’avete capito questo? quanto costa votare, un euro? io un euro per salvare nathalie non lo spenderei neanche se me ne dessero due in cambio. stasera a cantare peggio sono stati ruggero e stefano, ma ruggero e stefano a casa hanno un’orda di ragazzine urlanti e di mamme coi luccioni agli occhi che spenderebbero schede da 50 euro pur di vederli passare, facciamocene una ragione.

il ballottaggio finisce in parità e decide il pubblico, perché in effetti non sono ancora le tre di notte e possiamo prendercela comoda. e a dimostrazione di quanto detto sopra e della sfiga che mi accompagna ormai da tre edizioni, a essere eliminata è dorina. niente, ci toccano ancora i kymera, e che dobbiamo fare… facciamoci forza, orsù.

mercoledì, 6 ottobre 2010

x factor: 5a puntata

stasera inizio rutilante con una squinzia in lamè e stivali neri di cui fino a questo momento ignoravo serenamente l’esistenza. perpetro la mia ignoranza e apro tosto la parentesi trucco e parrucco: elio è vestito da giuseppone verdi e annina nostra è la solita splendida quarantenne che noi tutti ormai conosciamo. ma veniamo a noi…

- cassandra, come ti vorrei della zanicchi: ha un timbro che mi piace molto, anche se l’ho trovata meno perfetta di quanto lei non voglia vendersi.
- ruggero, crazy little thing called love dei queen: ma perché dovete mettere un ragazzino di 17 anni di fronte a freddy mercury? dai, ma quanto siete carogne. che poi lui ne è uscito anche in maniera dignitosa eh, più che decorosa direi, però non si fa essù.
- kymera, maria di blondie. una scelta completamente priva di senso. lo capite da voi che non basta l’acuto di blondie per giustificare il falsetto del chimero, no? ecco. l’inutilità fatta esibizione.
- nathalie, cornflake girl di tory amos: il brano era proprio il suo ma non era facile per niente, per niente. un grande pezzo che la conferma mia preferita di questa edizione. amen (magari se la prossima volta la vestiamo in maniera decente io sono più felice).
- stefano, dillo alla luna di vasco: una mezza caporetto… e non è neanche per la stecca, che quella capita una volta e la volta dopo no, ma le note basse sono toste, o le prendi o vuol dire che non ci arrivi.

pausa di riflessione tra una manche e l’altra. la maionchi tra poco verrà impalata dal moige e vabbè, ma ruggeri davvero non si sopporta più. non è che ci devi ricordare ogni venti minuti che tu nasci punk eh, che ce ne frega anche niente volendo! e poi è un rosicone e un punk che rosica non s’è mai visto al mondo.

- manuela, no more i love you’s di annie lennox: pezzo adattissimo a lei, ma continua a dirmi verameeente poco. coinvolgente e sensuale come un citofono.
- dorina, donne di mia martini: brava, se sopravvive alla sua coach forse si salva. lei si sta centrando comunque, e la trovo in gamba.
- nevruz, charlie fa surf dei baustelle: mah… un’occasione sprecata. e questo è quanto.
- davide, amore di plastica di carmen consoli: vabbè, tanto questo canta tutto. mi piace molto la voce che ha, poi lui è tanto bellino… speriamo solo che quando uscirà di qui non lo facciano diventare nek, che a rovinare uno così è un attimo.

e siamo al ballottaggio. stavolta due donnine della nostra squadra del cuore, cassandra e manuela. cassandra ha fatto un’esibizione strumentale stu-pen-da, poi ha voluto farci sapere che ha una gran voce e ha cantato un pezzo a cappella che era solo da prenderla a botte. manuela un po’ il contrario, ma alla fine della fiera resta il fatto che la voce ce l’ha ma comunica sempre quanto il citofono di cui sopra. per tre voti a uno viene eliminata manuela, che saluta dicendo cose senza senso e già non mi ricordo più chi sia. addio.

e per la gioia di tutti noi stasera ci toccano le new entry, oh yesss. non avrete mica pensato che ci avrebbero mandato a letto preso tutte le sere, no? certo che no, sciocchini. taglio corto che ho sonno: è passato il tizio della maionchi, dami, bella voce e già lo odio. lo odio tantissimo, giuro.
a bientot mes amis.

martedì, 28 settembre 2010

x factor: 4a puntata

ATTENTI TUTTI! Facchinetti mi ha giurato, testimoni tutti, che alle undici e mezza ci manda a letto. e questo dimostra quanto io sia infinitamente potente, uahaha. avete altre richieste da fare? dite pure, ci penso io.
nota iconica: elio vestito da maraja, annina nostra con i capelli leccati da una mucca che passava di là, deliziosa davvero.

- davide, novembre di giusy ferreri: uhhh, sembra una canzone bella senza il nano parruccone che urla, ma te pensa… è bravo, quel che è giusto è giusto. non ancora il mio preferito, perché cosa sarebbe una donna senza i suoi pregiudizi? ma ci sono buoni margini di manovra…
- manuela, bring me to life degli evanescence: io questa canzone la odio e lei mi pare abbia fatto anche parecchio schifo, quindi la boccio in toto e passo avanti. da stasera forse la metto nella colonna dei cattivi. l’ho detto.
- effetto doppler, è la pioggia che va dei rokes: a me le canzoni culto degli anni sessanta non le dovete toccare, neanche per scherzo. pugni chiusi della settimana scorsa era un’altra cosa e se non lo capite da voi non so che farci. a un certo punto ho messo muto, dico solo questo.
- dorina, the best di tina turner: come diavolo l’hanno vestita… veniamo a noi, la voce ce l’ha, nessuno lo nega, ma non è una che mi tiene incollata allo schermo, ecco. però bene eh… col cast di quest’anno figuriamoci se ci mettiamo a fare gli schizzinosi.
- stefano, lady marmalade: ok, è chiaro che si è creato un meccanismo perverso ormai. lo scopo non è quello che assegnarli canzoni che sottolineino la tenerezza che suscita o che al contrario mettano alla prova la sua balbuzie. dovrebbe cantare canzoni adatte a lui, credibili, centrate. mo voi mi dovete dire che c’entra stefanino con lady marmalade… è una ruffianata, e io le ruffianate non le sopporto.
- nathalie, pazza idea: che bella voce che ha sta ragazza, sporca sporca come piace a me. io ho deciso che appena la intervistano tolgo l’audio e sono certa che così l’amerò fino alla fine.
- kymera, breath di midge ure: al limite dell’inquietante. un loro concerto non me lo vedrei mai nella vita e questo è quanto. poi c’è anche che odio abbastanza le voci in falsetto, lo dico per completezza dell’informazione.
- cassandra, you can’t hurry love delle supremes: beh, lei è brava, ha voce e personalità, potrebbe stancare forse alla lunga, ma per adesso per me funziona e tanto.
- ruggero, per te di jovanotti: buon dio… ma cosa avete nella testa? ci sono canzoni che non dovrebbero essere assegnate, e basta. ma ci sarà una legge da qualche parte a riguardo o no? o è possibile questo scempio? dai veramente, basta.
- nevruz, noi ragazzi di oggi di luis miguel: l’intro di elio dissipa ogni dubbio sulla scelta, è il trionfo del trash e io semplicemente l’adddoro. il divertimento in prima serata non ha prezzo! solo quella demente della tatangelo può parlare dell’intonazione in un pezzo così, ma poverina, lei ha già i suoi bei problemi.

parentesi vip con anna oxa, che dispensa perle di saggezza e pillole di filosofia prêt-à-porter. manderei avanti veloce se non vi dispiace e procederei spedita verso la sfida finale, così ce ne andiamo a ninna e siamo tutti felici. poi è vero che stasera si chiude a un orario decente, ma nonostante l’ora in meno di programma settantacinque pause pubblicitarie le hanno fatte lo stesso eh… perfide carogne.

comunque, come dio vuole finiscono in ballottaggio la regina delle nevi e la piccola bottega degli orrori. io non li avrei fatti neanche cantare e avrei posto subito fine alle sofferenze degli effetto doppler, ma dice che è il regolamento… e infatti, dopo altre due prove imbarazzanti, gli ultimi sopravvissuti di ruggeri passano a miglior vita con buona pace della musica italiana.
a martedì, anche stavolta è stato bellissimo.

martedì, 21 settembre 2010

x factor: 3a puntata

occheeei, rientriamo immediatamente nel tunnel dal quale ero uscita per cinque minuti e perdonate l’alzata di testa, non succederà mai più.
intanto diamo subito una dritta a facchinetti che lo so che è lì che ascolta. facciamo cantare tutti nella prima mezz’ora, che tanto i pezzi durano un minuto e mezzo, e poi dooopo si parla di tutti gli intrighi di palazzo? dai, che così alle dieci sono a letto e sono tanto più felice, dai. poi per me potete anche tirare le cinque di mattina, ma poi però.
chiarito questo punto di cruciale importanza per la nazione tutta, veniamo ai nostri baldi giovani. dal fronte giudici niente di nuovo, annina la odio come il primo giorno il che mi tranquillizza, elio invece si è vestito con il primo abito da reale che ha trovato nell’armadio epperciò lui lo amo.

- ruggero, tu vuo’ fa’ l’americano: amore mio, tu sei carino, davvero, ma quello era bravo bravissimo con pòro mike bongiorno, qui è un’altra roba. non è che non ti vogliamo, se vuoi puoi restare, ma porta due coca cole almeno. ciò detto, io odio con tutte le mie forze i remix, quindi che peste vi colga tutti.
- effetto doppler, don’t stop me now dei queen: giovani, io con questa ci ho addomentato per un anno di fila il papero grasso. come voi, altri centomila. andate, dai, pedalare (e non dirò che un cantante che fa finta di suonare la chitarra per me andrebbe messo al muro, non lo dirò).
- manuela, i never fall in love again: le fanno cantare burt bacharach per puntualizzare che è una vera diva con una classe così. e canta vestita da uomo con un fiore all’occhiello ed è bella da far spavento, però allora poi non ti puoi mettere le sopracciglia alla peo pericoli per ammiccare al tuo caposquadra, devi essere diva per davvero se no sembra che mi stai fregando, ti pare?
- dorina, un’emozione da poco: l’highlander di annina nostra, malgrado annina nostra. la scelta del pezzo era facile, che se hai il vocione prima o poi anna oxa ti tocca. io le sono vicina, questo lo voglio dire, che stare in squadra con la nostra è una pena da ultimo girone dell’inferno, ma detto questo vivo anche senza, ecco.
- kymera, polvere di ruggeri: ormai è tappa obbligata, arriva sempre il momento in cui il giudice dona a uno dei suoi un suo pezzo. nelle ultime tre puntate però, non alla terza dai. a parte questo… bravi eh, ma qualcuno mi convinca che sti due venderebbero più di dieci copie, che è all’incirca il numero medio di parenti pro capite.

parentesi salottiera. a me va bene il siparietto dei giudici eh, che un reality senza giudici è davvero da poveracci, ma toglietemi da davanti agli occhi carlo pastore, fatelo per me. poi perché più sono giovani e più vanno in giro conciati come dei vecchi, ma che è un virus? ma sarete scemi?

- nathalie, piccolo uomo: per la categoria ‘finché non parli va tutto bene e ti sopporto’, arriva la seconda donna di elio. mia martini è tosta da affrontare, la puoi sbagliare in mille e due modi diversi, ma lei è stata brava, ha una voce sporca, senza essere finta, che mi piace molto.
- davide, i feel the earth move di carol king. io continuo a guardarmi intorno per vedere dov’è maria de filippi, ma visto il panorama al limite del disastro di quest’anno facciamo pochi gli schizzinosi che questo almeno canta va.
- nevruz, lithium dei nirvana: qui siamo al limite del tso, che se lo incontri di sera per strada muori d’infarto prima che possa dirti ciao. però che gli vuoi dire? per me canta e convince, poi voi non lo so.
- borghi bros, piazza grande: nota a piè di pagina, ma un nome decente mai eh? e vale per tutti, imbecilli uno in fila all’altro. detto questo… sì, ok, anche bravucci, ma la necessità di avervi su un cd dov’è?
- stefano, buonanotte fiorellino: diiiio che paura… ma come vi viene in mente un pezzo così, ma perché? vi odio per avermi fatto ascoltare sta cosa, giuro. non è per te, io ti adoro e tu lo sai, ma buonanotte fiorellino no.

e adesso parentesi chiacchiericcio. è una giacca da sera a quadri quella che vedo indosso a facchinetti? non bastavano le scarpe con i lacci rossi? cos’è, c’è un’epidemia di cecità tra i costumisti? io domani vado in ufficio vestita da heidi allora, che il rosso e il rosa, si sa, si sposano alla perfezione.

poi c’è la piaga ospite straniero che si somma all’estenuante manfrina della new entry. ragazzi, stasera non se ne esce, che qualcuno vada a prendere due cornetti almeno.
il ballottaggio è tra gli effetto doppler e i borghi bros e il motivo è che la squadra di ruggeri è composta da aspiranti elettrotecnici. anche stavolta, come fu per annina nostra, il paese se ne farà una ragione, ma dovrebbe essere proibito far scontrare due della stessa squadra, ché poi sono costretti a dire che si vogliono bene e ad asciugarsi in fretta una lacrima furtiva ed è una cosa che a quest’ora tarda della sera non posso sopportare. comunque, la bella notizia è che siamo liberi dai fratelli di sassuolo, la cattiva è che gli effetto doppler ce li abbiamo ancora sul groppone (e vi faccio notare che sono quelli che hanno portato in ballottaggio un pezzo di raf, a questo punto tutto è possibile).

new entry e poi vi abbandono per sempre al vostro destino. hanno imparato bene dai fratelli, devo dire, perché anche qui i casi umani e i disadattati vanno per la maggiore. ma da quando le macchie sui vestiti arricchiscono con i colori? ma perché dovete sempre fare gli artisti che non badano all’immanente? prima lavatevi, bene, col sapone, e poi sceglietevi il ponte che più vi piace per andarci a dormire, anche quello di baracca.
vince, ça va sans dire, cassandra, pupilla di elio. perché ha cantato da dio, e basta.

lunedì, 16 agosto 2010

notte di ferragosto

calda la spiaggiaaa e caldo il ma-aaareee… che bello gianni morandi che cantava in quella cassettina lì, nostalgia ’66. ce l’avevano data insieme al walkman, il perché non lo so, fatto sta che mio padre era tornato a casa con walkman + cassetta e io dalla terza elementare in poi per secoli ho ascoltato mina patty pravo i ribelli i rokes adamo tenco caterina caselli e via andando, una canzone ciascuno, sempre la stessa. tutta roba che ascoltava un qualunque ragazzino di otto anni nel 1986, insomma, ma questo evidentemente adesso non c’entra.
la notte di ferragosto per noi era quasi fine estate, che si arrivava al mare a luglio e si stava buoni buoni ad aspettare il primo di agosto, perché il primo di agosto cominciava tutto, arrivavano gli amici con la casa in affitto e c’era il cambio di comitiva e ci si metteva in pari con i racconti dei lunghi inverni bui e si facevano i piani d’attacco per il mese, si decidevano le sagre da passare in rassegna e speriamo che lui torni anche quest’anno e roba così.
il dieci agosto era la meta, che la notte di san lorenzo può succedere qualunque cosa, hai visto mai, io ho preparato una lista di desideri che mi bastano fino all’anno prossimo, ma dilli bene che se no non vale. ferragosto era il giro di boa, da lì in poi era una lenta inesorabile corsa fino al primo settembre, la prova inconfutabile dell’inesistenza di dio. ma doveva passare prima, e fino a che non passava l’estate era ancora nostra e c’era ancora tutto davanti, tutto il bello da venire e tutto ciò che si può desiderare da un’estate così.
il primo pensiero quando ti svegliavi era ricordarsi di prendere il secchiello, che un uomo senza secchiello la mattina di ferragosto è un uomo che sfida la sorte e grida al mondo: fate scempio del mio corpo, sono ottuso e merito di morire. poi il pranzo, che quello della vigilia di natale faceva venir da ridere, e un’altra volta in spiaggia ma solo per fare la conta dei caduti. e si arrivava alla sera, e la sera era solo una tappa obbligata per arrivare a far notte e poi mattina. si perdeva tempo bevendo e parlando e si aspettavano i primi fuochi e i fuochi di solito annoiavano quasi tutti, ma io ancora adesso quando sento lo sparo che ti risuona nella pancia e il cielo che si illumina e si riflette nel mare… sì, però adesso andiamo che si fa tardi e poi stiamo due ore bloccati in macchina e son sempre gli stessi tutti gli anni, dai su. e si trovava un posto per ballare, ma non subito, che all’inizio nei posti per ballare c’è musica che fa pregare di diventare sordi, allora si beve per dimenticare e per tirare l’ora giusta, quando finalmente mettono la musica scacciagente, che noi ballavamo solo quella e in pista c’eravamo solo noi, chi vuoi che ci sia a quell’ora e con quella musica lì. fino a che non ci cacciavano, che a una cert’ora dovevano pur chiudere, ma poco male tanto tra mezz’ora apre il forno, ci passiamo al forno no? io ero sempre per la mozione forno, che sì, buono buonissimo cornetto e cappuccino al bar appena aperto, ma come il forno di prima mattina non ce n’è. e mangiavamo, con la voce che non c’era più e con la faccia di chi ha fatto nottata, e ci toglievamo le scarpe e camminavamo sulla sabbia fredda e ancora umida. e poi – e a quel punto lì si fermava il mondo – vedevamo il sole arancione e tiepido che saliva dal mare, ci guardavamo e bevevamo, un sorso alla volta, la nostra alba.

giovedì, 22 luglio 2010

quando la banda passò

che mi piacciono le bande ve l’avevo detto? certo che mi piacciono, che discorsi, con tutti quegli strumenti lucidi lucidi e i ragazzi che sudano chiusi nell’uniforme e il tamburo. ma com’è che uno la mattina si sveglia e dice sai cosa? entro nella banda. sì ma che suoni? mah, pensavo al tamburo. che poi io credevo si suonasse così, un po’ a caso, battendo un colpo ogni tanto giusto per far sentire che si partecipa, invece quello lì aveva proprio lo spartito con le note e tutto, roba seria insomma. ma comunque…
è successo che me ne stavo in spiaggia sdraiata al sole e tutt’a un tratto sento la banda. che la banda quando passa la senti, non puoi non sentirla con quel codazzo di gente che si porta dietro e ce n’è altrettanta affaciata alle finestre, è come il pifferaio magico, lei passa tu ti alzi e la segui, non puoi mica fare altrimenti. e com’è come non è ti ritrovi in prima fila dietro all’ultimo musicista, prima ancora delle beghine del paese, che si saranno alzate la mattina alle cinque per prendere posto, poverette, ma non volevo mica passare avanti, è stato l’istinto del fotoreporter che quando me ne sono accorta ho scartato per i vicoli laterali e me ne sono tornata in fondo. poche certezze ci sono nella vita e la prima è che io sono una da ultimi posti.
che processione fosse non l’ho ben capito, portavano in giro un tizio vestito di nero, o poteva anche essere una madonna, non lo so… ma niente banda a lutto, era festa piena. e questa era la storia di quando la banda passò.

giovedì, 6 maggio 2010

giorni in pillole

riunioni, a pioggia. voi pensate a un numero medio giornaliero e io l’ho sicuramente doppiato. ma per sta settimana pare abbiamo finito, non ci pensiamo più. siamo reduci da un po’ di pause pranzo sbagliate, questa è la verità, e una pausa pranzo sbagliata manda a puttane la giornata intera così com’è, voi m’insegnate, grandi speranze, buoni propositi e tutto. è un fatto, non lo dico io. poi certo, si può sempre tentare un colpo di coda ma non riesce quasi mai, che le giornate sono infide… quando capiscono che stanno andando male si mettono d’impegno per andare peggio.
ma comunque. ray brown era il marito di ella fitzgerald e suonava jazz, pure lui. io non lo sapevo, ma ho chiesto a wiki e le due informazioni sembrano rispondere al vero. ora io torno a dire, posso mai venirvi a rincorrere ogni volta per farmi dire quale musica è che mi piace? vi pare che abbia il tempo per corrervi dietro? datemi una mano anche voi, ma sarete bastardi? comunque adesso lo so e l’ho messo da una parte, ben conservato. e ginevra di marco (che non c’entra niente, lo so benissimo da me) è una di quelle che ogni volta che la vedo penso che donna! ho trovato altri due canti popolari interpretati da lei e… niente, a me si piegano le gambe quando la sento, a voi non so, ma è anche un problema vostro a un certo punto.
poi. oggi ho scoperto questa cosa qua: si chiama finisterrae’s cronotopo e non ve la spiego che son mica capace, ma c’ha il suo bel linkettino e siete tutti tipetti volenterosi, ve lo leggete da soli. però vorrei capire come fa a venire in mente una cosa così, che è geniale, come la vuoi chiamare se no? come ti viene in mente una cosa così? io questo lo vorrei tanto sapere, ecco, poi magari qualcuno me lo dirà.
e niente, mi pare basta, che se perdo tempo in futili riunioni non è che abbia chissà che storie per voi, ma i bignè ce li siamo mangiati comunque. dopo la riunione lunga dico, erano le sei ma 30 bignè si rimandano mica all’indomani così, meritano giustizia. e giustizia è stata fatta, AH! se è stata fatta… che siamo gente di sani principi noi, di valori incrollabili, di spada in pugno e sguardo fiero.
addio, orsù, statemi bene.

domenica, 4 aprile 2010

mio fratello, questo sconosciuto

mio fratello c’è sempre stato. non è mica nato oggi voglio dire, è da quando ho tre anni che c’è, quindi poi uno dopo un po’ ci fa l’abitudine, se capite cosa voglio dire. e voi non lo sapete, ma io e mio fratello ci siamo dati botte da orbi che come ne siamo usciti vivi diosololosa, ma siamo ancora vivi e questo è un fatto. botte da orbi e mazzate a più non posso, tante prese e tante date che veniamo da una famiglia in cui il senso del giusto prima di tutto. io gli ho fregato parecchi vestiti anche, appena è diventato alto abbastanza da poterglieli fregare. fregati poi… presi in prestito, che poi glieli ridavo i jeans, mica me li tenevo. e comunque parlavamo un sacco, voi ci davate una traccia e noi andavamo avanti per ore, che poi l’argomento vale quel che vale e a noi ce ne fregava poco, e io una volta gli ho anche raccontato un libro per filo e per segno che secondo me a lui piaceva ma lui non aveva voglia di leggerselo, allora io mano a mano che andavo avanti glielo raccontavo, che a leggerlo alla fine mi sa che ci metteva meno. parlavamo anche la sera prima di dormire, ogni tanto, prima che ognuno avesse la sua cameretta, e anche dopo lasciavamo la porta aperta e parlavamo al buio, da stanza a stanza, ognuno sotto la sua coperta fino a che uno dei due non diceva vabbè dai a domani, buonanotte.
oggi eravamo seduti nella stessa poltrona, in pausa lui da un mese di lavoro fuori sede e io da una figlia meteoropatica, e viene fuori che anche lui ascolta musica salentina. allora chiedo: com’è? e lui risponde: e tu com’è? ha sempre questa logica stringente che ti spiazza, mio fratello. poi fa: è che, più in generale, mi piace la musica popolare. e questa non me l’aspettavo mica, che io pensavo di essere la sola e invece c’era lui, ma chi lo sapeva? allora gli ho raccontato delle ricerche degli ultimi mesi, dei canti popolari, di quelli della guerra e della resistenza, dei collettivi di recupero e salvaguardia della musica popolare e lui stava lì e ascoltava, niente di più e niente di meno. e penso sia l’unico, a conti fatti. è l’unico con cui posso chiacchierare a ruota libera di cose che annoiano quasi anche me, senza che metta su una faccia spazientita o che mi interrompa per parlare dei fatti suoi. per dire che fratello che ho io.

venerdì, 26 marzo 2010

se devo fare tutto io allora

non è ch’io non scriva perché abbia da fare eh, dai su, anche voi. è che lo sapete come vanno queste cose, uno si alza la mattina, ha l’ipod felice ed ecco lì che gli è già passato di mente. d’altra parte posso mica pensare a tutto io, se volete un post me lo dite e io ve lo scrivo. ma fatevi vivi solo in caso di estrema necessità, che sono seriamente impegnata a pensare ai fatti miei nell’attuale contesto storico. ciò non toglie ch’io vi ami tutti come fosse il primo giorno, neanche a parlarne. allora dicevamo… eric clapton. eric clapton che mi dicono essere inglese, te pensa, che io lo facevo americano invece. adesso io non voglio star qui a far polemica, ma eric clapton saran quarant’anni che suona o sbaglio? me lo volete dire che è uno che mi piace o aspettate che lo scopra da sola, eh? che se fossi morta la settimana scorsa non l’avrei saputo. vi pare bello, lasciarmi annegare nell’inconsapevolezza? non so… io a volte proprio non vi capisco.
poi. la lega, meravigliosa creatura. la lega era un po’ che non faceva una cosa che uno dice ah, quei vecchi mattacchioni dei leghisti. così sono corsi ai ripari e ne hanno fatta una, settimana scorsa. sapete quella delle salviettine igienizzanti per pulirsi le mani dopo aver toccato un immigrato, no? ecco, siccome la barzelletta di borghezio che saliva sul treno con lo spray disinfettante gli era rimasta scompagnata, allora si son fatti venire in mente questa. marione, pensavi me la fossi dimentica eh? col cazzo. io vivo per il giorno in cui un nigeriano alto due metri e tre deciderà di donarti tutto il suo amore per ringraziarti di aver reso trenitalia un posto più pulito.
poi che altro? martedì c’è stata la presentazione del tarlo e l’avevo aspettata tanto ma poi alla fine non sono andata, che all’improvviso mi sembrava una cosa tanto piccina e io non ero dell’umore che ci voleva per essere lì e allora ho detto vabbè dai, però magari sarebbe stato bello invece.
poi niente, più o meno tutto qui. delle pause pranzo vi racconto la settimana prossima, che quella è tutta un’altra storia.

mercoledì, 24 febbraio 2010

leggende metropolitane, anacronismi e ritorni alle origini

tutte quelle cose che “è come andare in bicicletta, imparato una volta non lo scordi più”. perché dite cazzate, perché? che lo sapete che non è vero, perché dovete illudete la gente? ma guarda che siete bastardi… comunque non mi importa, con la volontà granitica che voi tutti mi riconoscete, imparerò ancora, come fosse la prima volta, AH! se imparerò. e anche stavolta malgrado voi.
e questo era una questione. seconda faccenda. sto ascoltando tanta bella musica in questo periodo, roba mai ascoltata prima e che mai mi sarebbe passato per la testa e cose sentite e risentite invece, mille diecimila centomila volte, ma è come se le scoprissi adesso. e questo secondo punto è più o meno tutto qui, ma volevo condividere, ecco. ah, tanta musica popolare anche, ecco che volevo dirvi, roba della guerra, roba di due secoli fa, letteralmente, che qualcuno intorno agli anni settanta e poi oltre ha ripreso e cantato ancora. e adesso ci sono io che l’ascolto, sola nell’universo immagino, ma a chi gliene frega? che sono forse di questi tempi io?
punto numero tre. oggi, finalmente dopo ere geologiche passate invano, siamo tornati a pranzo da salvatore. ma tornati come si deve, col tavolino fuori, il vassoietto di pizza e il sole. e ritmi lenti finalmente, lenti, non la macchina, le corse, le cose… calma, un momento, è la pausa pranzo diosanto, rilassatevi un po’.