Archivio categoria: ‘lady pantofola’

mercoledì, 10 agosto 2011

post cumulativo di mezza estate

il gallo del paese canta sbagliato. o forse non è un gallo, è un altro animale che fa finta. fatto sta che ogni giorno che dio manda in terra alle tre e mezza lui canta, e siccome l’alba è alle cinque, per quanto uno voglia portarsi avanti con il lavoro, se canti un’ora e mezzo prima vuol dire che hai il fuso di un altro paese. che poi a me va anche bene, che tanto son sveglia per conto mio, però un po’ di precisione, non facciamo sempre le cose alla come viene viene.

secondo capitolo sull’argomento gallo. io capisco la dedizione al lavoro, davvero, ma una volta che hai cantato, basta, abbiamo capito. ti concedo una seconda chiamata dopo cinque minuti, che alle tre e mezza del mattino i riflessi sono quelli che sono, e una terza e ultima chiamata dopo altri dieci minuti. poi basta, chi c’è c’è, non è che possiamo stare ad aspettare tutti, il quarto d’ora accademico è scaduto, les jeux sont fait. chi si è alzato bene e chi no amen, ci si vede in giro per il paese a un orario comodo. se invece canti ogni tre minuti e viene improvvisa a tutti una gran voglia di gallina in brodo, non te ne venire poi con quegli occhietti stupiti, che tu sai perché. finiti i capitoli sui galli.

capitolo sulle campane. le campane invece sono utili parecchio, io le ripristinerei che fanno sempre comodo. Tu sei lì che fai quello che devi fare e a un certo punto pensi chissà che ore saranno (io penso sempre chissà che ore saranno e indovino quasi sempre con un’approssimazione di un’ora, un’ora e mezza. di qui la necessità delle campane). sei lì blablabla, arriva la campana e suona un tocco per ogni quarto d’ora, poi quando arriva a quattro tocchi ti dice anche l’ora, con un don un po’ più basso che così non ti confondi. comodissimo, veramente. c’è un sacco di rumore inutile dappertutto e andiamo a risparmiare proprio sulle campane, una follia.

ultimo capitolo sulla vita di paese. i paesi sono sempre piccoli e la gente mormora, e quando il paese non è il tuo mormora il doppio ma a te non te ne frega niente che tanto non conosci nessuno. se riesci a sgattaiolare via inosservata, trovi dei posti bellissimi che sicuramente conosceranno già tutti, per forza, ma per motivi a te ignoti non li frequenta nessuno, così puoi far finta di averli scoperti tu e puoi starci tutto il tempo che ti pare. poi nei paesi c’è sempre un mare di bambini. se anche ci sono solo tre case, stai sicuro che alla fontana troverai almeno dieci bambini. forse vengono fuori da sotto i sassi, boh, comunque fanno comodo per giocare (sempre che tu riesca a metterti in salvo dalle mamme). in ogni caso, se tutto va bene e se adoperi bene le tue carte, puoi riuscire a giocare con le bacchette magiche.
l’unico problema sono gli animali. prima o dopo viene sempre fuori qualche bambino che vuole farti vedere un animale. tu allora devi andare a vederlo, che se no non ti fanno più giocare e ti mandano a parlare con le altre mamme. poi ti dicono accarezzalo dai, e qui già non va più tanto bene, che se ci sono loro tu non puoi dire all’animale in questione va bene senti, io adesso ti accarezzo però tu non mi lecchi o annusi o fai qualsiasi altra cosa che mi faccia pensare che stai per staccarmi un dito, ok? ma quando poi ti diranno prendilo in braccio daiii, dai dai dai daiii (perché te lo diranno), dovrai, sta’ a sentire, indietreggiare mooolto lentamente fino a metterti al sicuro, annuire e sorridere con il sorriso più carino che riuscirai a trovare, quindi pregare molto forte, molto molto forte. perché in nessuno, in nessunissimo caso riuscirai a convincere quei maledetti infanti che malgrado una deliziosa coda a batuffolo i conigli MORDONO!
però per il resto tutto bene, i giochi alla fine li fanno quasi sempre decidere a te e la tua bacchetta magica è sempre un po’ più magica e funziona meglio. ci si diverte insomma, ecco.

venerdì, 15 luglio 2011

può sempre tornarvi utile

la ciliegia, in qualunque altra forma che non sia frutto rosso colto dall’albero e col nocciolo dentro, anche se ci metti il cioccolato intorno mi fa schifo.
le amarene mi fanno schifissimo.

nb: ma mangiata così, nuda e cruda, è il mio frutto preferito di sempre e per sempre (la ciliegia, non l’amarena, che invece continua a farmi schifissimo).

venerdì, 1 luglio 2011

cartolina per l’estate

sicché domani si parte. come dio vuole, incarto la casa così com’è, tutta intera, e me ne vado al mare. la formazione è la seguente: me medesima, il papero grasso, il principe ranocchio, mio papà, che è fresco di pensione e che ho subito precettato. i miei nonni sono già lì, il che vuol dire che giocherò a carte, guarderò di nuovo la tele e mangerò di nuovo, davvero e non per finta come faccio ora, tre pasti al giorno più varie ed eventuali. forse avrò anche qualche storia nuova da raccontare, dipenderà dal fresco che tirerà sul balcone la sera.

poi vedrò il mare deserto della mattina presto, il porticciolo quando il sole è già di là dalle montagne, andrò tutto il giorno in bicicletta come rosalina, insegnerò qualche nuova canzone al papero e scriverò tanto, spero.

intanto, per sentirmi al sicuro, ho già pronti i libri per le vacanze. quando la pila arriva alla maniglia della porta ho deciso che smetto di aggiungere roba, accada quel che deve accadere. ma la mole mi conforta, che vuol dire che starò bene e saprò come passare le notti insonni e avrò poco tempo per pensare ma tanto per far andare lontano i pensieri. ché più belle saranno le storie più lontano andranno.

voi statemi tanto bene, passate di qui ogni tanto a vedere che aria tira e godetevi questa estate. che sia bella più che si può.

lunedì, 20 giugno 2011

ci vogliono punti fermi nella vita

la doccia, anche se è estate, è calda. è proprio la natura stessa della doccia che richiede che sia calda, non lo dico io. tiepida toh, ma dev’essere un tiepido quasi caldo. d’inverno no, quando uscite non si deve vedere più niente, solo nebbia, d’estate va bene anche tiepida, ma un tiepido tendente al caldo comunque, se no non vale. a meno che non siate in spiaggia. ecco, se siete al mare e dovete fare la doccia dopo il bagno allora quella doccia lì è fredda. fredda gelata che devi saltellare sotto il getto per mantenerti vivo, perché se fai la doccia calda al mare sei una vergogna per il genere umano e tutti i bambini del circondario possono accorrere e prenderti per il culo.
oh, e questo era un punto. un altro punto è il gelato. io il gelato d’inverno non lo mangio che mi fa freddo (oltre al fatto che d’inverno si mangiano le caldarroste e si beve la cioccolata calda, è fatto apposta l’inverno, se no si sarebbe chiamato estate tiepida. quindi il gelato invernale è intrinsecamente sbagliato). letti flavia no, lei lo mangia sempre e odia tutti quelli che il gelato solo d’estate. me però non mi odia, ma solo perché sono sua sorella, allora mi guarda con l’aria di chi vabbè ma lei è piccola e non capisce lasciatela stare, se no odierebbe anche me (però allora il gelato me lo mangerei lo stesso anche se è inverno e poi mi si gelano i denti e mi cadono).

venerdì, 17 giugno 2011

sfacciatamente giovane

io quando gioco con la bacchetta magica non dico mica bidibi bodibi bù, come certa gente di mia conoscenza. io dico pampulu pimpulu parimpampù. ed è questo che fa di me una mamma sfacciatamente giovane.

nota: le winx, ho controllato, non usano formula magica alcuna poiché non dispongono di bacchette. quindi non fanno media.

dubbio: voi giocate con le bacchette magiche, no?

giovedì, 21 aprile 2011

considerazioni circa il connubio perfetto

ieri sera ero lì che guardavo un pezzo di un film bello, non mi chiedete quale che non lo so. comunque dovrebbe essere una cosa di polanski su un ghost writer e c’è di mezzo una specie di hotel che fa tanto shining e infatti sono morta di paura. ma poi l’hotel mi sa che non c’entra più niente perché ho visto arrivare gente e può darsi che dopo non se ne parli più. comunque.

in questo pezzo di film bello di polanski c’è ewan mcgregor. ora, come voi tutti immaginerete, ewan mcgregor io lo confondo con jude law. dice, e come fai? ne abbiamo già parlato, faccio. con un piccolo sforzo di memoria riuscirei a dirvi che ewan è quello si star wars e jude non lo so, che i suoi film non mi vengono in mente mai, ma è quello più bello, ecco. mi devo concentrare però, che se no li confondo. e ieri finalmente ho capito perché. allora.

ewan mcgregor è bellino, sì, ha i capelli carini e la faccetta carina, è carino più o meno tutto, possiamo sbilanciarci. però… ha un sorriso che non mi quadra, non saprei dirvi perché, qualcosa che non va nei denti forse.

jude law, dal canto suo, è un uomo di figaggine ormai conclamata che però a) sta spostando pericolosamente l’attaccatura dei capelli in direzione della nuca (se continua così dell’osso sacro) e b) ha delle mani che non vanno bene. fidatevi, le ho viste una volta e non mi sbaglio, ha quelle mani che poi dici ecchecavolono, e invece sì, purtroppo è la triste realtà.

io li confondo, ho scoperto finalmente, perché nella mia testa ewan mcgregor ha il sorriso scogligambe e l’aria da simpatica canaglia di jude law mentre jude law ha i capelli ancora a posto e le mani belle di ewan mcgregor. e così, nel mio mondo fatato fatto di casette di pizza margherita, tutto funziona per il meglio e vivono tutti felici e contenti.

nota a margine: in ogni caso la simpatica canaglia batte sempre e comunque i bei capelli, e questo è un fatto.

mercoledì, 13 aprile 2011

il momento della cova

con la prima gravidanza vuoi fare tutto per bene, allora sei lì che leggi cosa far ascoltare al bambino per farlo venir su sano e forte, ottimista e sicuro di sé e felice e ricco e bello e tanto, tanto simpatico. ti metti a studiare, da brava, e viene fuori che ci vuole la classica. e vabbè, sentiamo la classica, ascolteremo chopin. solo che con chopin poi ti viene su depresso e allora ci vuole mozart. va beeeene, ascoltiamo mozart. che per andare può anche andare eh, però come vivaldi… niente è meglio di vivaldi per un fagiolo che nuota nella sua pipì, niente. come ti viene al mondo un figlio con vivaldi non hai idea. tu fagli ascoltare vivaldi e vedi che figlio che ti vien su. e vada per vivaldi, che vogliamo fare, negare un fututo a nostro figlio perché non abbiamo ascoltato un po’ di vivaldi quando era a mollo nella pancia? non sia mai detto. ascoltiamo vivaldi.

allora ti metti comoda comoda con la tua bella musichina e ascolti. ma si dà il caso che vivaldi sia proprio quello che ti fa più schifo al mondo, allora con improvvisa saggezza zen decidi che tuo figlio si rifiuterebbe categoricamente di avere una mamma in crisi depressiva, se solo potesse dire la sua, lo saprai bene tu che sei la mamma, allora lasci perdere vivaldi e ritorni al tuo ipod che quello che c’è dentro gli piace sicuro.

questo con il primo figlio. con il secondo arrivi alla fine che a stento ti sei ricordata di comprargli due tutine. poi però ti pare proprio brutto e allora dici recuperiamo dai, che siamo ancora in tempo. e ricominci a cercare la musica giusta, hai visto mai che questo ti venga su un po’ meno dissociato dell’altra. E scopri, con simpatico tempismo, che ascoltare musica rock e jazz (cioè tutto quello che hai ascoltato da nove mesi in qua) rende i piccoli ansiosi e irritabili. classica ci vuole, la musica ci vuole classica. ma oramai sei arrivata alla fine e va bene anche chopin. così sarà ansioso e irritabile, sì, ma anche romanticamente depresso, e che diamine.

venerdì, 8 aprile 2011

toccatemi tutto ma non l’ordine dei gusti

se io ti chiedo, amico gelataio, un cono cioccolato e nocciola perché mai tu, amico gelataio, me ne fai uno nocciola e cioccolato? che così il gusto che mi rimane in fondo al cono è la nocciola e tutto è perduto? perché? perché scegli a caso dalla vaschetta più vicina e metti per primo quel gusto lì?
io allora la prossima volta ti pago con la prima moneta che trovo, che nove su dieci sarà un due centesimi. rimaniamo così? perfetto.

un’altra cosa. la stracciatella fa schifo a tutti, a me no. fa schifo anche al gelataio che la fa, è un gusto a detta di tutti insulso e perlopiù inutile, epperò continuano a farla epperò si dà il caso che a me piaccia. tanto. perché c’è il fior di latte ma anche i pezzettini di cioccolata ed è buona e fatevi i fatti vostri. ora, bisogna che anche su questo ci si metta d’accordo io e te, amico gelataio. se tu mi fai un gusto e me lo metti lì nella vaschetta, spererai bene che qualcuno lo compri e lo consumi, o no? o lo prepari nella speranza che finisca nel secchio? quindi io ti sto facendo un favore, giusto? visto che la stracciatella non piace a nessuno, ma proprio nessuno nessuno. allora non è possibile che ogni volta mi guardi con gli occhi che urlano che schifo! se ti chiedo la stracciatella, ti stampi un diochebuona sulla faccia e mi fai il più bel cono che riesci a fare, e grande anche. allora poi siamo amici per sempre e tu stai sicuro che quel gusto lì non lo butti.

giovedì, 7 aprile 2011

a titolo informativo

quando sto aspettando e ho mille numeri davanti e allora mi metto comoda e leggo e poi arriva il mio turno e mi chiamano, io mi scoccio parecchio.

quando vedo un film che non volevo vedere perché credevo fosse una scemenza e poi invece no e riesco a rimanere anche sveglia, mi viene voglia di vederne subito un altro.

quando giochiamo col didò e lei mischia i colori in modo che non siano più divisibili nemmeno tramite scissione nucleare, dubito che sia realmente mia figlia.

però poi quando le dico una filastrocca e alla fine mi dice ancora e il giorno dopo me la fa ripetere e scopro che l’ha imparata già, allora lì è figlia mia e va tutto bene.

quando faccio per la prima volta una cosa che si fa a primavera penso, possibile? è già passato un anno. ma poi sono contenta che sia tornata di nuovo.

quando faccio un bel programma che poi faccio morire d’inedia perché la pigrizia è più forte, penso al tizio di seven morto con gli arbre magique appesi tutt’intorno.

quando ordino la pizza la sera, non quando me la portano né quando la mangio, quando sono ancora lì al telefono che la sto ordinando sono felice e soddisfatta oltre ogni logica misura.

mercoledì, 6 aprile 2011

la direzione si riserva il diritto di selezione all’ingresso

l’umanità si divide in due categorie (o in unmilioneseicentoventinovemiladuecentottantatré, ma oggi ce ne interessano due soltanto): gli amiconi e i sociopatici.
per mia estrema onestà intellettuale vi informo che, sebbene potreste essere portati a pensare ch’io sia un’appartenente alla prima specie, no, ciò non risponde al vero. sociopatica anch’io. non propriamente sociopatica pura, ve lo concedo, ma con ottime probabilità di miglioramento.
se c’è un gruppo io voglio entrare nel gruppo (e questi sono punti in meno, ok, parecchi), ma una volta che sono dentro per me le liste sono chiuse, la formazione è definitiva. i cambiamenti sono possibili solo in casi di forza maggiore quali morte, scomparsa, rapimento e/o moltiplicazione causa accoppiamento, ma in questo caso la dolce metà deve passare al vaglio della giuria e non è affatto detto che l’esito sia positivo, perché la giuria è maldisposta.
ora, quasi sempre bisogna combattere con gente poco motivata che cede a un sentimento che per semplificazione chiameremo pena. e quasi sempre quell’elemento disturbatore della pace del gruppo sono io. quasi sempre, ma ora no. ora sono per il mantenimento dello status quo e trovo fortemente destabilizzante anche un cambio d’abito non previsto.
indipercui, che non vi venga in mente di far entrare cani e porci perché no, dovrete passare sul mio cadavere.