post cumulativo di mezza estate
il gallo del paese canta sbagliato. o forse non è un gallo, è un altro animale che fa finta. fatto sta che ogni giorno che dio manda in terra alle tre e mezza lui canta, e siccome l’alba è alle cinque, per quanto uno voglia portarsi avanti con il lavoro, se canti un’ora e mezzo prima vuol dire che hai il fuso di un altro paese. che poi a me va anche bene, che tanto son sveglia per conto mio, però un po’ di precisione, non facciamo sempre le cose alla come viene viene.
secondo capitolo sull’argomento gallo. io capisco la dedizione al lavoro, davvero, ma una volta che hai cantato, basta, abbiamo capito. ti concedo una seconda chiamata dopo cinque minuti, che alle tre e mezza del mattino i riflessi sono quelli che sono, e una terza e ultima chiamata dopo altri dieci minuti. poi basta, chi c’è c’è, non è che possiamo stare ad aspettare tutti, il quarto d’ora accademico è scaduto, les jeux sont fait. chi si è alzato bene e chi no amen, ci si vede in giro per il paese a un orario comodo. se invece canti ogni tre minuti e viene improvvisa a tutti una gran voglia di gallina in brodo, non te ne venire poi con quegli occhietti stupiti, che tu sai perché. finiti i capitoli sui galli.
capitolo sulle campane. le campane invece sono utili parecchio, io le ripristinerei che fanno sempre comodo. Tu sei lì che fai quello che devi fare e a un certo punto pensi chissà che ore saranno (io penso sempre chissà che ore saranno e indovino quasi sempre con un’approssimazione di un’ora, un’ora e mezza. di qui la necessità delle campane). sei lì blablabla, arriva la campana e suona un tocco per ogni quarto d’ora, poi quando arriva a quattro tocchi ti dice anche l’ora, con un don un po’ più basso che così non ti confondi. comodissimo, veramente. c’è un sacco di rumore inutile dappertutto e andiamo a risparmiare proprio sulle campane, una follia.
ultimo capitolo sulla vita di paese. i paesi sono sempre piccoli e la gente mormora, e quando il paese non è il tuo mormora il doppio ma a te non te ne frega niente che tanto non conosci nessuno. se riesci a sgattaiolare via inosservata, trovi dei posti bellissimi che sicuramente conosceranno già tutti, per forza, ma per motivi a te ignoti non li frequenta nessuno, così puoi far finta di averli scoperti tu e puoi starci tutto il tempo che ti pare. poi nei paesi c’è sempre un mare di bambini. se anche ci sono solo tre case, stai sicuro che alla fontana troverai almeno dieci bambini. forse vengono fuori da sotto i sassi, boh, comunque fanno comodo per giocare (sempre che tu riesca a metterti in salvo dalle mamme). in ogni caso, se tutto va bene e se adoperi bene le tue carte, puoi riuscire a giocare con le bacchette magiche.
l’unico problema sono gli animali. prima o dopo viene sempre fuori qualche bambino che vuole farti vedere un animale. tu allora devi andare a vederlo, che se no non ti fanno più giocare e ti mandano a parlare con le altre mamme. poi ti dicono accarezzalo dai, e qui già non va più tanto bene, che se ci sono loro tu non puoi dire all’animale in questione va bene senti, io adesso ti accarezzo però tu non mi lecchi o annusi o fai qualsiasi altra cosa che mi faccia pensare che stai per staccarmi un dito, ok? ma quando poi ti diranno prendilo in braccio daiii, dai dai dai daiii (perché te lo diranno), dovrai, sta’ a sentire, indietreggiare mooolto lentamente fino a metterti al sicuro, annuire e sorridere con il sorriso più carino che riuscirai a trovare, quindi pregare molto forte, molto molto forte. perché in nessuno, in nessunissimo caso riuscirai a convincere quei maledetti infanti che malgrado una deliziosa coda a batuffolo i conigli MORDONO!
però per il resto tutto bene, i giochi alla fine li fanno quasi sempre decidere a te e la tua bacchetta magica è sempre un po’ più magica e funziona meglio. ci si diverte insomma, ecco.