Archivio categoria: ‘lady pantofola’

lunedì, 20 giugno 2011

ci vogliono punti fermi nella vita

la doccia, anche se è estate, è calda. è proprio la natura stessa della doccia che richiede che sia calda, non lo dico io. tiepida toh, ma dev’essere un tiepido quasi caldo. d’inverno no, quando uscite non si deve vedere più niente, solo nebbia, d’estate va bene anche tiepida, ma un tiepido tendente al caldo comunque, se no non vale. a meno che non siate in spiaggia. ecco, se siete al mare e dovete fare la doccia dopo il bagno allora quella doccia lì è fredda. fredda gelata che devi saltellare sotto il getto per mantenerti vivo, perché se fai la doccia calda al mare sei una vergogna per il genere umano e tutti i bambini del circondario possono accorrere e prenderti per il culo.
oh, e questo era un punto. un altro punto è il gelato. io il gelato d’inverno non lo mangio che mi fa freddo (oltre al fatto che d’inverno si mangiano le caldarroste e si beve la cioccolata calda, è fatto apposta l’inverno, se no si sarebbe chiamato estate tiepida. quindi il gelato invernale è intrinsecamente sbagliato). letti flavia no, lei lo mangia sempre e odia tutti quelli che il gelato solo d’estate. me però non mi odia, ma solo perché sono sua sorella, allora mi guarda con l’aria di chi vabbè ma lei è piccola e non capisce lasciatela stare, se no odierebbe anche me (però allora il gelato me lo mangerei lo stesso anche se è inverno e poi mi si gelano i denti e mi cadono).

venerdì, 17 giugno 2011

sfacciatamente giovane

io quando gioco con la bacchetta magica non dico mica bidibi bodibi bù, come certa gente di mia conoscenza. io dico pampulu pimpulu parimpampù. ed è questo che fa di me una mamma sfacciatamente giovane.

nota: le winx, ho controllato, non usano formula magica alcuna poiché non dispongono di bacchette. quindi non fanno media.

dubbio: voi giocate con le bacchette magiche, no?

giovedì, 21 aprile 2011

considerazioni circa il connubio perfetto

ieri sera ero lì che guardavo un pezzo di un film bello, non mi chiedete quale che non lo so. comunque dovrebbe essere una cosa di polanski su un ghost writer e c’è di mezzo una specie di hotel che fa tanto shining e infatti sono morta di paura. ma poi l’hotel mi sa che non c’entra più niente perché ho visto arrivare gente e può darsi che dopo non se ne parli più. comunque.

in questo pezzo di film bello di polanski c’è ewan mcgregor. ora, come voi tutti immaginerete, ewan mcgregor io lo confondo con jude law. dice, e come fai? ne abbiamo già parlato, faccio. con un piccolo sforzo di memoria riuscirei a dirvi che ewan è quello si star wars e jude non lo so, che i suoi film non mi vengono in mente mai, ma è quello più bello, ecco. mi devo concentrare però, che se no li confondo. e ieri finalmente ho capito perché. allora.

ewan mcgregor è bellino, sì, ha i capelli carini e la faccetta carina, è carino più o meno tutto, possiamo sbilanciarci. però… ha un sorriso che non mi quadra, non saprei dirvi perché, qualcosa che non va nei denti forse.

jude law, dal canto suo, è un uomo di figaggine ormai conclamata che però a) sta spostando pericolosamente l’attaccatura dei capelli in direzione della nuca (se continua così dell’osso sacro) e b) ha delle mani che non vanno bene. fidatevi, le ho viste una volta e non mi sbaglio, ha quelle mani che poi dici ecchecavolono, e invece sì, purtroppo è la triste realtà.

io li confondo, ho scoperto finalmente, perché nella mia testa ewan mcgregor ha il sorriso scogligambe e l’aria da simpatica canaglia di jude law mentre jude law ha i capelli ancora a posto e le mani belle di ewan mcgregor. e così, nel mio mondo fatato fatto di casette di pizza margherita, tutto funziona per il meglio e vivono tutti felici e contenti.

nota a margine: in ogni caso la simpatica canaglia batte sempre e comunque i bei capelli, e questo è un fatto.

mercoledì, 13 aprile 2011

il momento della cova

con la prima gravidanza vuoi fare tutto per bene, allora sei lì che leggi cosa far ascoltare al bambino per farlo venir su sano e forte, ottimista e sicuro di sé e felice e ricco e bello e tanto, tanto simpatico. ti metti a studiare, da brava, e viene fuori che ci vuole la classica. e vabbè, sentiamo la classica, ascolteremo chopin. solo che con chopin poi ti viene su depresso e allora ci vuole mozart. va beeeene, ascoltiamo mozart. che per andare può anche andare eh, però come vivaldi… niente è meglio di vivaldi per un fagiolo che nuota nella sua pipì, niente. come ti viene al mondo un figlio con vivaldi non hai idea. tu fagli ascoltare vivaldi e vedi che figlio che ti vien su. e vada per vivaldi, che vogliamo fare, negare un fututo a nostro figlio perché non abbiamo ascoltato un po’ di vivaldi quando era a mollo nella pancia? non sia mai detto. ascoltiamo vivaldi.

allora ti metti comoda comoda con la tua bella musichina e ascolti. ma si dà il caso che vivaldi sia proprio quello che ti fa più schifo al mondo, allora con improvvisa saggezza zen decidi che tuo figlio si rifiuterebbe categoricamente di avere una mamma in crisi depressiva, se solo potesse dire la sua, lo saprai bene tu che sei la mamma, allora lasci perdere vivaldi e ritorni al tuo ipod che quello che c’è dentro gli piace sicuro.

questo con il primo figlio. con il secondo arrivi alla fine che a stento ti sei ricordata di comprargli due tutine. poi però ti pare proprio brutto e allora dici recuperiamo dai, che siamo ancora in tempo. e ricominci a cercare la musica giusta, hai visto mai che questo ti venga su un po’ meno dissociato dell’altra. E scopri, con simpatico tempismo, che ascoltare musica rock e jazz (cioè tutto quello che hai ascoltato da nove mesi in qua) rende i piccoli ansiosi e irritabili. classica ci vuole, la musica ci vuole classica. ma oramai sei arrivata alla fine e va bene anche chopin. così sarà ansioso e irritabile, sì, ma anche romanticamente depresso, e che diamine.

venerdì, 8 aprile 2011

toccatemi tutto ma non l’ordine dei gusti

se io ti chiedo, amico gelataio, un cono cioccolato e nocciola perché mai tu, amico gelataio, me ne fai uno nocciola e cioccolato? che così il gusto che mi rimane in fondo al cono è la nocciola e tutto è perduto? perché? perché scegli a caso dalla vaschetta più vicina e metti per primo quel gusto lì?
io allora la prossima volta ti pago con la prima moneta che trovo, che nove su dieci sarà un due centesimi. rimaniamo così? perfetto.

un’altra cosa. la stracciatella fa schifo a tutti, a me no. fa schifo anche al gelataio che la fa, è un gusto a detta di tutti insulso e perlopiù inutile, epperò continuano a farla epperò si dà il caso che a me piaccia. tanto. perché c’è il fior di latte ma anche i pezzettini di cioccolata ed è buona e fatevi i fatti vostri. ora, bisogna che anche su questo ci si metta d’accordo io e te, amico gelataio. se tu mi fai un gusto e me lo metti lì nella vaschetta, spererai bene che qualcuno lo compri e lo consumi, o no? o lo prepari nella speranza che finisca nel secchio? quindi io ti sto facendo un favore, giusto? visto che la stracciatella non piace a nessuno, ma proprio nessuno nessuno. allora non è possibile che ogni volta mi guardi con gli occhi che urlano che schifo! se ti chiedo la stracciatella, ti stampi un diochebuona sulla faccia e mi fai il più bel cono che riesci a fare, e grande anche. allora poi siamo amici per sempre e tu stai sicuro che quel gusto lì non lo butti.

giovedì, 7 aprile 2011

a titolo informativo

quando sto aspettando e ho mille numeri davanti e allora mi metto comoda e leggo e poi arriva il mio turno e mi chiamano, io mi scoccio parecchio.

quando vedo un film che non volevo vedere perché credevo fosse una scemenza e poi invece no e riesco a rimanere anche sveglia, mi viene voglia di vederne subito un altro.

quando giochiamo col didò e lei mischia i colori in modo che non siano più divisibili nemmeno tramite scissione nucleare, dubito che sia realmente mia figlia.

però poi quando le dico una filastrocca e alla fine mi dice ancora e il giorno dopo me la fa ripetere e scopro che l’ha imparata già, allora lì è figlia mia e va tutto bene.

quando faccio per la prima volta una cosa che si fa a primavera penso, possibile? è già passato un anno. ma poi sono contenta che sia tornata di nuovo.

quando faccio un bel programma che poi faccio morire d’inedia perché la pigrizia è più forte, penso al tizio di seven morto con gli arbre magique appesi tutt’intorno.

quando ordino la pizza la sera, non quando me la portano né quando la mangio, quando sono ancora lì al telefono che la sto ordinando sono felice e soddisfatta oltre ogni logica misura.

mercoledì, 6 aprile 2011

la direzione si riserva il diritto di selezione all’ingresso

l’umanità si divide in due categorie (o in unmilioneseicentoventinovemiladuecentottantatré, ma oggi ce ne interessano due soltanto): gli amiconi e i sociopatici.
per mia estrema onestà intellettuale vi informo che, sebbene potreste essere portati a pensare ch’io sia un’appartenente alla prima specie, no, ciò non risponde al vero. sociopatica anch’io. non propriamente sociopatica pura, ve lo concedo, ma con ottime probabilità di miglioramento.
se c’è un gruppo io voglio entrare nel gruppo (e questi sono punti in meno, ok, parecchi), ma una volta che sono dentro per me le liste sono chiuse, la formazione è definitiva. i cambiamenti sono possibili solo in casi di forza maggiore quali morte, scomparsa, rapimento e/o moltiplicazione causa accoppiamento, ma in questo caso la dolce metà deve passare al vaglio della giuria e non è affatto detto che l’esito sia positivo, perché la giuria è maldisposta.
ora, quasi sempre bisogna combattere con gente poco motivata che cede a un sentimento che per semplificazione chiameremo pena. e quasi sempre quell’elemento disturbatore della pace del gruppo sono io. quasi sempre, ma ora no. ora sono per il mantenimento dello status quo e trovo fortemente destabilizzante anche un cambio d’abito non previsto.
indipercui, che non vi venga in mente di far entrare cani e porci perché no, dovrete passare sul mio cadavere.

domenica, 3 aprile 2011

domenica di sole

oggi il tempo chiamava fuori. io sarei rimasta volentieri dentro veramente che sì, bello il sole, bella la primavera, ma quando l’alba arriva e tu sei in piedi già da due ore vuoi solo buio, letto, sonno e silenzio. epperò non essendoci qui in giro traccia di silenzio, nemmeno una sottomarca, nemmeno quello da discount con la confezione triste e brutta, nemmeno un po’ in scadenza o già scaduto ho detto e sia.
e poi dopo è stato bello, ma lo sapevo già. solo io non ho capito com’è che un giorno le margherite non esistono e il giorno dopo sono un mare. non dopo un mese, dopo un giorno, niente-mare, non l’ho capito. allora ero lì con una più bella delle altre che mi guardava e ho detto dai, faccio m’ama non m’ama. poi si vede che la coscienza zen è stata più forte perché alla fine l’ho lasciata lì dov’era, che stava meglio di sicuro.
quindi se da ora in poi vi capita di vedere una margheritina che dite ma com’è bella, bella così non l’ho vista mai, è quella che ho lasciato io. lasciatela stare anche voi che lei vive felice e il prossimo che arriva se la gode. tanto esce sempre m’ama, ci dev’essere il trucco sotto.

e adesso vado che se no faccio tardi per il momento insonnia delle quattro, e questo proprio non lo vorrei mai.

venerdì, 1 aprile 2011

… e il meraviglioso mondo dell’insonnia

che poi non è insonnia, è jet lag. alle dieci di sera mi si chiudono gli occhi e alle quattro del mattino dico buongiorno al mondo con giovanile entusiasmo. oggi alle tre, che avevo da fare e mi volevo portare avanti.

allora prima ti rigiri nel letto e dici no no, vedrai che mi riaddormento, poi ti metti a pensare, poi dici per carità alziamoci, poi leggi un po’, alla fine accendi la tele che è l’unico vero modo per farsi venir sonno. e la tv a quell’ora è il massimo che uno possa volere dalla vita, veramente. rai nettuno, belli, rai nettuno. che uno pensa sia una roba dei tempi delle pubblicità del mulino bianco col piccolo mugnaio, di fantastico con heather paris e lorella cuccarini, del monoscopio fino alle sei di mattina. col cavolo. rai nettuno non muore mai.

stanotte, lo dico a beneficio di voi perdigiorno, c’è una scanzonata e frizzantina lezione di economia industriale e applicata. che uno dice, uhhh, invece guardate che… il prof sembra un po’ luciano onder ma con più vento nei capelli e ha quella caratteristica deliziosa che io adoro dell’italianizzazione dei nomi. la adoro, veramente. adamo smith, guglielmo turner, tommaso moro. quanta soddisfazione, ogni volta è un’emozione nuova.

adesso vado se no resto indietro con gli appunti. voi dormite sonni sereni che poi ve li passo io, nessuno lo saprà mai.

sabato, 26 marzo 2011

sono per la completezza dell’informazione

io ho un rapporto difficile con quelli che mi chiedono soldi. perché il fatto che me li chiedano mi mette in imbarazzo, perché io ce li ho e loro no, e poi perché certe volte sto pensando ai fatti miei e mi interrompono e devo ricominciare tutto il ragionamento daccapo. e poi c’è questo fatto che se ne accorgono sempre che mi sento in colpa e si accaniscono. mi scelgono fra mille, li vedo arrivare da lontano, saltano tutti gli altri e puntano diritti a me.

allora mi sono imposta questa cosa qui. quelli che ti lavano il vetro ad esempio. se io dico di no, loro insistono e alla fine dico di sì, va bene; se io dico di no, loro insistono, dico ancora di no, insistono, ancora ancora no, insistono e me lo lavano uguale, allora a questi qui non do niente. poi però il vetro ormai me l’hanno lavato e allora penso che hanno lavorato e poi che cazzo, io ai semafori ancora non ci sto, e quindi niente, gli do i soldi lo stesso e siamo da capo a dodici.

ma adesso il tema non è quello dei lavavetri, il tema è: i suonatori in metro. per i suonatori in metro la mia regola è più semplice. se non ci sono bambini di mezzo e la musica è bella per me va bene. noi siamo lì che ci facciamo i fatti nostri, loro ci regalano la colonna sonora, va bene. allora l’altro giorno ero lì che me ne andavo in metro da letti flavia e salgono due ragazzi che iniziano a suonare quizas quizas quizas. ora voi capite no? ecco. poi finiscono quella e ne cominciano un’altra, che ora non ricordo ma bella uguale. e quando finiscono di passare infilano la porta e vanno via, spengono tutto e vanno via, con la canzone ancora a metà, scendono e lasciano la canzone a metà.

io adesso non è che voglia far polemica, ma rivoglio indietro i soldi, echeccazzo. che si lascia la gente con mezza bella canzone?