Archivio categoria: ‘lady pantofola’

lunedì, 8 marzo 2010

8 marzo a casa pantofola

sepdcedt al papero grasso: allora capito amore? quando siamo al parco tu devi dire ‘papà, quando torna la mamma?’ e io dico ‘la mamma non torna più amore, è andata via di casa e ci ha lasciati soli, adesso siamo soli tu e io’. capito?
lady p.: devi dire che sono morta, non che sono scappata. se sono morta rimorchi di più, fa più pena.
sepdcedt: sì beh, ma mi dispiace. ti voglio bene io, in fondo.

domenica, 7 marzo 2010

il nuovo sport nazionale

inventare mille modi divertenti per irridere il semplice dato di fatto ch’io non riesca a fare un fottuto barrè. si stanno organizzando dei campionati divisi per gironi, aderite in numerosi.

sabato, 6 marzo 2010

narcotici nell’aria

ve la racconto così com’è andata e lungi da me voler romanzare.
si era qui, sul far della sera, io a sfamare il papero grasso e il sepdcedt a languire sul divano che la giornata gli era cominciata presto. trafficavo su youtube per cercare la colonna sonora adatta che la ragazza mi è di gusti difficili (è una gran rompicoglioni a dirla tutta, ma tiriamo avanti) quando a un tratto… metti una canzone, mettine due, mettine tre, non sento più quella vocetta da papero che fino a un minuto prima faceva da controcanto agli stornelli. mi giro al rallentatore, che certe scene bisogna godersele fotogramma per fotogramma, e non me la trovo addormentata a braccia conserte sul seggiolone? corro a portare la lieta novella al sepdcedt e quello giace nella stessa posizione. no, ho già controllato e lo specchietto si appanna, sicché parrebbe ancora vivo.
ora la situazione è questa: ho un frigo pieno, un barrè da imparare, un libro da finire e la serata libera. io non rispondo di me, poi non venite a dirmi niente ché vi ho dato il giusto preavviso.

update: e comunque ridere da sola in una casa travolta da improvvisa narcolessia leggendo chinaski e bevendo camomilla non è sano.

domenica, 28 febbraio 2010

se ho scritto questo post vi è un’unica cagione

letti flavia ha deciso di imparare a suonare la fisarmonica, e questo fa di lei la gran figa che è. dal canto loro i suoi amici, che ben sanno quanto sia pericoloso contraddirla quando è in una delle sue fasi ossessivo-compulsive, le hanno prontamente regalato una fisarmonica. ora però, pare che questa fisarmonica potrebbe anche essere un organetto in realtà e questo, capite bene, cambierebbe in maniera radicale tutta la prospettiva.
perché se è una fisarmonica, allora lei è quella meraviglia di licia maglietta in pane e tulipani, ma se, dio non voglia, quello è invece un organetto com’io credo, allora inizia a stagliarsi all’orizzonte la triste figura di remì, e niente e nessuno potrà salvarci dall’ondata di disperante malinconia che quel ragazzino si porterà inevitabilmente dietro, maledetto lui la scimmietta e anche il cane.
resta inteso che se invece stabiliamo che quella è una fisarmonica – e perché poi non dovrebbe esserlo? – allora io metterò il primo doppiopetto azzurro che riuscirò a trovare, mi appunterò una rosa al petto e canteremo e suoneremo insieme finché morte non ci separi. e voi ballerete con noi.

venerdì, 26 febbraio 2010

rosa rosae

amico indiano che ogni sera m’incontri lì, ferma a quel semaforo che non scatterà mai, questo lo sai tu come lo so io. amico mio, che mi offri ogni volta una di quelle rose che non mi vorrei sbilanciare ma sono quasi certa siano le stesse da tre anni in qua, onestamente… cosa speri, che le rose me le regali da sola? perché non penserai, vero, che io tiri giù il finestrino e faccia entrare il freddo e usi gli spiccetti che servono per la macchinetta del caffè o in alternativa per comprare i fazzoletti dall’amico tuo, lì, per regalare una rosa a quello là, il sepdcedt?! sarai mica matto, con tutta quella saggezza indiana che hai… su.

mercoledì, 24 febbraio 2010

leggende metropolitane, anacronismi e ritorni alle origini

tutte quelle cose che “è come andare in bicicletta, imparato una volta non lo scordi più”. perché dite cazzate, perché? che lo sapete che non è vero, perché dovete illudete la gente? ma guarda che siete bastardi… comunque non mi importa, con la volontà granitica che voi tutti mi riconoscete, imparerò ancora, come fosse la prima volta, AH! se imparerò. e anche stavolta malgrado voi.
e questo era una questione. seconda faccenda. sto ascoltando tanta bella musica in questo periodo, roba mai ascoltata prima e che mai mi sarebbe passato per la testa e cose sentite e risentite invece, mille diecimila centomila volte, ma è come se le scoprissi adesso. e questo secondo punto è più o meno tutto qui, ma volevo condividere, ecco. ah, tanta musica popolare anche, ecco che volevo dirvi, roba della guerra, roba di due secoli fa, letteralmente, che qualcuno intorno agli anni settanta e poi oltre ha ripreso e cantato ancora. e adesso ci sono io che l’ascolto, sola nell’universo immagino, ma a chi gliene frega? che sono forse di questi tempi io?
punto numero tre. oggi, finalmente dopo ere geologiche passate invano, siamo tornati a pranzo da salvatore. ma tornati come si deve, col tavolino fuori, il vassoietto di pizza e il sole. e ritmi lenti finalmente, lenti, non la macchina, le corse, le cose… calma, un momento, è la pausa pranzo diosanto, rilassatevi un po’.

martedì, 16 febbraio 2010

cosa ci fa la gente in piedi a quest’ora vorrei proprio saperlo

che poi alla fine, sapete cosa? svegliarsi alle 3.40 senza più riprendere sonno ha i suoi bei vantaggi. puoi rimuginare, guardarti le unghie per vedere se si vedono anche al buio, leggere le stesse dieci pagine del libro perché ogni volta ti scordi un pezzo, decidere se iniziare a prepararti a un’ora che mette tristezza o continuare a non far niente per poi arrivare di nuovo tardi in ufficio e altre mille simpatiche cose come queste.
io andrei anche a guardarmi innamorati pazzi acciambellata sul divano, ma al momento è occupato dai due appestati con cui divido l’appartamento, sicché non mi restate che voi.

ps: presente la riunione di ieri? no, certo che non c’è stata poi. era stata rimandata no? perché, non vi avevano avvertito? se c’è una cosa per cui potrei uccidere è quando mi fanno andare sprecata l’ansia che avevo coltivato con tanto amore.

domenica, 14 febbraio 2010

disinnescato anche il gatto

ho visto le prime foglie nuove sugli alberi… ci siamo gente, ci siamo! (fine dell’entusiasmo di chi attende la primavera per uscire dal letargo, inizio del post).
argomento numero uno: nel mio pezzettino di strada preferito, venerdì ho scoperto una casa che mi piace tanto, è proprio bella bella solo che è diroccata. e lo so, che volete da me? pare che tutte le case che mi piacciono siano mezzo pericolanti e stiano andando in rovina, il che dà da pensare. così su due piedi non so dirvi a cosa di preciso, ma a qualcosa sono quaaasi certa che ci sia da pensare (solo che io adesso sono intenta ad aspettare la primavera, fate voi poi mi dite).
argomento numero due: anche il gatto mario, come da previsioni, è stato disinnescato. al secondo incontro fra lui e il papero grasso ha vinto il papero per uno a zero, la prossima volta lo farà roteare per la coda e poi lo mangerà, ve lo dico io. forse, se sarà di buon umore, sputerà fuori i baffi, ma non ci giurerei. io ve lo dissi in tempi non sospetti, quella non è una bambina, quella è il demonio. a voi vi frega perché è carina, ma io che l’ho fatta so resistere al fascino e infatti non mi fido. io sto col gatto.
argomento numero tre: domani c’è una di quelle riunioni per cui ti svegli la mattina e ti fai passare il termometro dal signore e padrone della casa e del telecomando sperando di avere quaranta e mezzo, poi scopri invece di avere trentasei e uno e preghi che le nevi perenni abbiano bloccato nottetempo la porta di casa impedendoti di uscire. non è che non voglio, capo, è che non posso.
argomento numero quattro, e con questo vi saluto per sempre che se no poi domani mattina quando suona la sveglia vi odio e non sarebbe per niente bello da parte mia: tra due giorni inizia sanremo (vi lascio il tempo di metabolizzare) (fate pure con calma) (…) (fatto?). niente e nessuno potrà salvarvi dalla trash-cronaca, niente e nessuno.
e adesso definitivamente addio.

lunedì, 8 febbraio 2010

del signor malaussène e di altre piccole, piccolissime cose

vi ricordate quando ho visto dal vivo nick hornby e l’ho ascoltato leggere un brano del suo ultimo libro (che era questo) e poi ho comprato il libro e lui me l’ha autografato e mi ha guardata e mi ha detto grazie? e che poi non ho dormito per due giorni e camminavo a tanto così da terra e ero felice felice felice? ecco, ieri e prima ancora giovedì (quindi per due volte nella stessa settimana, sì) ho visto pennac. daniel pennac al teatro argentina che leggeva bartleby lo scrivano di melville. e la prima volta era accompagnato da stefano benni, che chiacchierava amabilmente con lui e si raccontavano di come si erano conosciuti e di quando avevano letto per la prima volta bartleby e cose così. e lui è proprio tanto tanto carino e gentile e appassionato, e voi nominatemi pennac e io penso subito al giovane holden: “quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.
e questo era l’argomento serio del post, l’unico e il solo, che sono così contenta per pennac che voi non lo sapete. è il mio preferito, non ce n’è eguali. passiamo ora alle consuete amenità. dunque. oggi in pausa pranzo sono stati snocciolati i seguenti argomenti: sarebbe più comodo per la donna mettere al mondo i suoi cuccioli come fa il panda, che viene fuori questo pandino piccolo piccolo che poi cresce una volta che è fuori, oppure come fa il canguro che poi se lo porta in giro nel marsupio che tra l’altro la chicco ne fa di comodissimi, oppure (e io voto per questa) potrebbe deporre l’uovo. ma comunque per ora è solo un’idea, stiamo mettendo a punto i dettagli. poi è stato stabilito che l’uomo cancro (del segno del) è senza dubbio il più ambito dalle donne perché è tanto dolce e tanto sensibile ma è anche una discreta rottura di coglioni. e poi avatar è bello ma a chi piace. e comunque non quanto senti chi parla, per dire. è stata una pausa pranzo strana, lo so.
poi. mi è stato fatto presente (c’è chi mi vuol bene…) che la donna smette di essere giovane a 22 anni, poi è solo un lento declino. 22, io pensavo 29 almeno, quindi di essere fuori corso solo da due anni, invece da nove cazzo, praticamente sono nata già vecchia. comunque mi sono consolata guardando le foto di un tizio per cui dovrei scrivere e che sostiene di avere sette anni più di me. io, lo giuro sulla pizza al taglio che potessi mangiarla mai più nella vita, credevo andasse a scuola con mio padre. per dire alle volte la prospettiva…
poi. prima mi sono asciugata i capelli al buio e con la finestra aperta (alle dieci di sera, a febbraio) cercando di far uscire un moscone che era in bagno. e che è ancora lì. spero gli venga la polmonite, curabile, ma che gli venga.
poi. le uova al tegamino, è giunto il momento che le conosciate più da vicino amici miei. le uova al tegamino sono tendenzialmente delle stronze e vado ad argomentare. le suddette uova si fanno così: rompi le uova in una padellina piccola che tanto basta (e che per convenzione chiameremo tegamino), se si rompono bene, tutte belle tonde tonde procedi, altrimenti cominci a girare un po’ con la paletta di legno e dici: sai cosa? stasera ho proprio voglia di due uova strapazzate. e in questo caso tutto procede per il meglio, perché le uova strapazzate sono ragazze facili, non stanno lì a tirarsela, le sfrugugli due minuti con la palettina e sono bell’e fatte. ma se dio non voglia quelle maledette non ti si rompono subito, se il rosso rimane tutto intero, ti tocca proprio farle al tegamino, e le uova al tegamino (l’ho già detto, state attenti per favore) sono delle vere stronze. metti il sale, aggiungi il pepe, le fai cuocere come piace a te che il rosso è ancora non tanto cotto che puoi farci la scarpetta e il bianco è bello bianco che se invece è crudo e trasparente fa schifo schifissimo, e a quel punto lì le devi togliere dalla padella, non c’è cristo che tenga. puoi inventarti quello che vuoi, ma arriva un momento in cui bisogna farsi forza, spegnere il fuoco e mettere ste maledette dentro al piatto. ed è a quel punto che le uova al tegamino, quelle stronze, si rompono. perché si rompono eh, sicuro come la morte. e no, è inutile che prendiate il pane per fare la scarpetta, la scarpetta vale solo se il rosso l’avete rotto di proposito, se si rompe da solo è finita, è tutto perduto, la cena rovinata. siete contente adesso eh? ma che stronze.

giovedì, 4 febbraio 2010

quando ci vorrebbe per davvero la fata carabina

è buio e fa freddo, è ora di cena e siamo imbottigliati in una coda che durerà ancora per taaanto tempo. per completezza dell’informazione la coda è per riuscire ad entrare al teatro argentina, dove stefano benni (!) e daniel pennac (!!) si incontreranno e parleranno amabilmente del più e del meno. la fila, a mezz’ora dall’apertura delle porte e a più di un’ora dall’inizio dello spettacolo, corre tutto attorno all’isolato, vi e chiara la situazione? Bene. Adesso, sinceramente, come vi aspettereste che fosse composta voi una fila così? da gente impazzita e pervasa da spropositato entusiasmo disposta all’estremo sacrificio pur di riuscire a entrare, un lungo serpentone composto da tanti me, non è vero?
allora che cazzo ci fanno sti tre qua davanti, che blaterano da interminabili minuti sulla presunta incapacità di benni di saper raccontare una storia? perché dio ha voluto metterli propri davanti agli occhi miei? e come è possibile, alfin mi chiedo, che sia stata davvero pronunciata la frase “dignità calpestata” riferita – lo giuro sulla fata carabina – ai lunghi tempi di attesa?! Respondez si vous plait.