Archivio categoria: ‘lady pantofola’

lunedì, 30 agosto 2010

il primo lunedì d’autunno

è facile. ti svegli come tutte le mattine, tutte le mattine tranne le ultime due settimane che in realtà non sono mai esistite, fai quello che fai sempre cioè far finta di non sentire la sveglia far finta un’altra volta poi pipì caffè sacri lavacri e vestizione trucco e parrucco saluti e baci chiavi della macchina e ipod e neanche te ne accorgi che sei già sulla strada, sempre la stessa, curva dopo curva. ma oggi quando ti avvicini al tuo pezzetto preferito ti batte un po’ il cuore che è tanto che non lo vedi e chissà come sarà, sempre bello da togliere il fiato, riuscissi a fermarti almeno una volta per guardartelo bene con calma in pace, ma vogliamo mica far tardi proprio il primo giorno e poi stamattina l’ipod è felice e chi si azzarda a fermarlo, via fino alla meta, ci si ferma un’altra volta.
e arrivi lì che pensi ma la tristezza di sto posto non va in vacanza mai? nemmeno dopo le ferie? nemmeno se sei sovrappensiero e lo guardi all’improvviso? no, mai, grigiore e tristezza tutt’intorno, sali le scale che è meglio. e fai il corridoio e pensi speriamo di non essere la prima, che voglio i saluti e gli abbracci stretti e ciao come stai e gli occhietti felici, e giri l’angolo e ne trovi due su quattro e hai i tuoi begli abbracci e i saluti e gli occhietti e adesso sì che puoi apparecchiare la scrivania di tutte le tue carabattole nel cassetto che tanto le cose importanti le abbiamo sbrigate.
ma è il primo lunedì d’autunno, bando alle ciance, c’è una missione da compiere, c’è un desktop da cambiare. la faccenda è delicata ché il prossimo si tira fuori a natale, la storia è meno facile di quel che sembra ma siamo freschi e riposati, ce la possiamo fare. poi, come l’annunciazione dell’arcangelo gabriele a massimo troisi, il desktop perfetto ti appare e adesso sai che tutto andrà per il meglio, non hai che da far finta di lavorare e bloccare il computer quante più volte puoi, che un desktop bello così nessuno lo ha visto mai.

domenica, 8 agosto 2010

ora vi voglio dire, c’è chi uccide per molto meno

ah, le meraviglie dei viaggi in treno… io appena salgo metto su la mia divisa da perfetta misantropa, cuffiette in testa e libro in mano che a cambiare idea si fa sempre in tempo e a pentirsi invece no, quindi non mi rompete le palle e ci si risaluta quando si scende, ciao.
iniziamo con una precisazione preliminare: su un treno regionale, ad agosto, gli scout non possono salire. niente di personale, davvero, che siete tanto carini e chissà quante storie di amori amorazzi e tradimenti avrete da raccontare dopo una settimana di campo e figurarsi se non vorrei star qui a sentire tutto. è che cento chilometri trattenendo il fiato sono lunghi da passare, lo capite da voi questo, no? quindi niente di personale, appena entrerete nella fase ‘il sapone è mio amico’ sarò felice di partecipare a tutti i vostri pettegolezzi estivi, ma fino ad allora… teniamoci in contatto, ok?
e passiamo al momento dell’entrata in scena di marylin manson e signora. ma il marylin manson dei suoi giorni più bui però, quello che quando lo guardi ti fa pregare che la terra ti inghiotta prima che tu possa guardarlo ancora. e niente dita von teese, so che vi piacerebbe ma no, è un altro marylin manson solo con il caschetto platino quello che abbiamo qui. e secondo voi, su settantotto vagoni e diecimila posti disponibili, dove finiscono loro? davanti al prete, certo che sì.
ed è stato nel momento esatto in cui quel sorrisetto sardonico mi ha fatto strizzare gli occhi che ho visto comparire all’orizzonte la mia nemesi. lunghe extention bionde raccolte con quella noncurante affettazione un po’ così, unghie con gel alto una spanna, rolex al polso, occhiali gucci e bauletto laccato rosso louis vuitton stretto in grembo come il bambino gesù. arriva trascinando una valigia rosa alta quanto lei e chiede: è libero questo? che lei starebbe tre posti più in giù ma le fa fatica, stella. e si siede, che una con un bauletto così volete mica che attenda una risposta, la vita è breve e lei ha tutte le foto nuove da postare su facebook e la sua amica da chiamare e lui è proprio tanto carino, siamo stati bene questi due giorni insieme (e che minchia c’è dentro quella valigia allora, un cadavere fatto a pezzi?!), però c’è questa tizia di perugia con cui sta… non se la porta neanche dietro per le vacanze comunque, mi ha chiesto se lo raggiungo in sardegna, che ti devo dire, vediamo.
ora voi capite che io non ho altra scelta se non augurarmi che il treno deragli, vero? riuscite a capirlo anche voi questo, no?

venerdì, 6 agosto 2010

dell’organetto, della figliolanza e di altre povere cose

dunque dunque, vi aggiorno sugli ultimi accadimenti. ho conosciuto dal vivo l’organetto di letti flavia. quello vero, l’altro è ornamentale e ce lo guardiamo ogni tanto ma suonare non suona proprio. questo invece… lei lo abbraccia e lui canta e sono belli che se li guardi troppo ti manca il fiato e non puoi più.
nel giardino dei copertoni di teleridicolo i gatti crescono che è una bellezza, noi controlliamo ogni giorno e siamo molto, molto fieri. galatina beszta borowski sembra sempre un po’ meno uno scheletro di gatto, juve si infila nei croccantini con tutte le zampe e… più o meno fa solo casino, sì, direi di sì. flic, quando non sta appollaiato sulla coda della mamma, prova il passo del giaguaro sotto ai rami e poi salta fuori e fa bu! e le gemelle non si trovano mai. l’ipotesi più accreditata è che si coprano a vicenda e se ne vadano in giro coi gatti del quartiere, che sono sveglie quelle, mica no. io ormai faccio cat watching tutto il giorno, che ho bisogno di endorfine e il mio papero non c’è e… lasciatemi un po’ stare, ma che volete voi?
per il resto… più o meno aspetto. e dormo, che così il tempo passa prima. ma il mare è dietro l’angolo e non potrà portare che cose buone.

mercoledì, 7 luglio 2010

se a voi sembra normale

amica finta bionda che alberghi nel mio specchietto retrovisore, non starò a questionare su quanti e quali danni possa provocare una tintura sbagliata su una giovane e spensierata testolina come la tua, sono problemi tuoi che al più risolverai con un buon terapeuta o con un parrucchiere, in mancanza di meglio.
ma i coprisedile in pelliccia leopardata mi fanno caldo, capisci? ho caldo da qui, sto sudando, e con il caldo si commettono tanti gesti inconsulti di cui poi, solo in taluni casi a dire il vero, ci si pente. quindi che vogliamo fare, li togliamo? non lo so, dimmi tu…

giovedì, 24 giugno 2010

slovacchia – italia: 3-2

peccato eh? sì lo so, epperò io la partita non l’ho vista, neanche un minuto, neanche un gol, l’inno non ne parliamo nemmeno. un po’ lavoravo e un po’ prendevo il caffè seduta al sole. capite bene che non potevo proprio.

martedì, 22 giugno 2010

lucine colorate, pan di zenzero e tutta quella roba lì

e finalmente è arrivato natale. la rinascente ha rimesso fuori la renna, la pioggia cade ma solo perché non è capace di diventare neve, la gente parla di che fare a capodanno e altre mille inutili amenità. ahhh, il fascino senza tempo di dicembre…

(ieri solstizio d’estate, oggi tisana e copertina davanti alla tivù. io dico solo questo, solo questo…)

domenica, 20 giugno 2010

italia-nuova zelanda: 1-1

inno perso anche stavolta eh, potete stare tranquilli. arrivo in tempo per vedere il primo gol subito comunque, poi un altro po’ di cose di scarsa importanza, tipo il rigore del pareggio e disquisizioni varie sullo stato del calcio italiano e finalmente inquadrano de rossi in primo piano. confermo quanto già detto, la pubblicità dell’antirughe tesoro non la possiamo proprio fare, vediamo se per caso viene fuori qualcos’altro ma quella proprio no. in compenso ho scoperto chi è iaquinta e mi sento infinitamente più tranquilla. pepe no, quello ancora niente, ma sono abbastanza fiduciosa che la prossima volta…
per dovere di cronaca mi duole dire che stavolta il confronto è stato decisamente più pesante, che i neozelandesi saranno anche brutti sporchi e cattivi quando ballano la haka, ma per il resto lasciali stare. è vero che noi abbiamo camoranesi che ci abbassa la media eh, però…

lunedì, 14 giugno 2010

italia-paraguay: 1-1

io sono l’italiano medio, questo è chiaro ormai no? quindi niente calcio, che schifo il calcio, ma ai mondiali… lasciatemi stare ai mondiali che io devo cantare l’inno. e infatti ogni partita che dio manda in terra arrivo tardi. sempre, sempre sempre sempre porca miseria! e sto a casa eh, quindi bisogna proprio essere bravi. ma comunque.
il primo commento di questo mondiale è stato: e questi chi sono? ne conosco quattro in tutto, ma chi è sta gente? comunque vedo la maglia azzurra… saranno dei nostri. allora, de rossi si è fatto crescere la barba, mooolto carino, sembra cesare cremonini però bello. cannavaro è bellino come gli altri anni, ha sempre quel filo di tamarritudine che ben conosciamo ma è il capitano e se lo può permettere. diciamo che nel complesso, se togliamo camoranesi e i capelli improbabili di gilardino, i nostri sono più caruccetti, sono abbastanza fiera. certo, mi direte che col paraguay era facile, ci fosse stata la danimarca… ma diamo tempo al tempo.
poi… boh, mi pare basta, che altro è successo? a un certo punto mi sono persa buffon, non ho capito bene che fine abbia fatto, ma forse stavo mangiando. vabbè, a domenica amiciui!

ps: ah, finita pari eh. che è sempre meglio che perdere, ma se vincevamo era meglio. almeno così dicono.
pps: de rossi è bellino se inquadrato in campo lungo, se poi lo vedete intervistato sembra il nonno stanco e sconfitto di quello che giocava in nazionale quattro anni fa. che finaccia tesoro mio, che finaccia…

giovedì, 10 giugno 2010

domande eterne

perché nei film, dopo una scena che per convenzione chiameremo “d’amore” ma in cui, riassumendo, c’è lui che si sbatte lei in lungo e in largo, perché quando hanno finito e lei si alza per andare in bagno, si tira dietro tutto il lenzuolo per coprirsi che fino a un minuto prima era nuda e le si vedeva anche l’anima? perché?
sono cose che danno da riflettere…

lunedì, 7 giugno 2010

aggiornamenti di vita varia

la matta del quartiere giorni fa si è rotta una gamba, non si sa come non si sa dove non si sa soprattutto chi si salverà. i primi giorni non poteva camminare, quindi girava su una sedia a rotelle spinta da un tizio non meglio identificato. oggi era già in piedi e urlava di nuovo contro il governo contro il tempo e contro dio.
brava amica matta, io sono con te. ti temo molto epperciò sono con te, ora e sempre.