a teleridicolo non c’è la mensa aziendale, anche perché se ci fosse cucinerebbero carpaccio di schiavo, carne estremamente nervosa e di difficile digeribilità, quindi ci siamo fermamente opposti al concetto stesso di mensa aziendale.
così, ogni giorno che dio manda in terra, con la pioggia e con il vento, scendiamo per desolation road e andiamo da salvatore. salvatore, o re della pizza che dir si voglia, è un tipo spiccio: se ti sta bene come cucino bene, se no mangia a casa tua che mi risparmi una tovaglietta.
oltre ai settantadue tipi diversi di pizza (tra cui non possiamo non ricordare quella con la porchetta e la più esotica pizza con fagioli all’uccelletto) lo chef propone ogni volta un piatto del giorno speciale: cicoria ripassata, peperoni ripieni, gnocchi al pesto… tutte cosette dalle tre alle sette ore di digestione. poi si dice ci sia anche un banco per l’insalata, da qualche parte, dicono. io non l’ho mai visto…
capite da voi che cercare di mangiar sano in un posto così è come sperare di fotografare un giorno il big foot. ma la speranza è sempre l’ultima a morire, allora è tutto un “poco sugo su quegli gnocchi!” e “scola bene quella cicoria affogata nell’olio!” o anche “non quel pezzo, sei matto? la parte MAGRA della porchetta!”.
così oggi eravamo lì, io la bionda e l’austroungarica, tutte e tre con i nostri piatti light davanti a chiacchierare del meno e del zottozero, quando a un tratto:
- ma oggi è san giuseppe!
- san giuseppe quello dei bignè?
- e sì eh. vola, comprane tre.
con aria disinvolta siamo lì che compiamo a cuor leggero il misfatto, quando vediamo alle nostre spalle l’ombra di salvatore.
- voi non stavate a dieta?
- ma oggi è san…
- ma dimme te… e mettice poco olio, e a me me fai mezza porzione… siete ‘na vergogna.
- ma…
- ‘na vergogna.
non so come sia successo, ma la mia vita ha preso una piega decisamente grottesca.
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