Archivio categoria: ‘i me mine’

martedì, 4 ottobre 2011

dayswimming

ok dai, pronti via.
adesso c’è questa cosa qui che la mattina, ogni mattina, io esco di casa e me ne vado a nuoto. c’è stato un tempo in cui sarei durata tre giorni e invece adesso va così (sindrome ossessivo-compulsiva, sì, anche secondo me. comunque.). si sta bene, si mettono i pensieri a mollo e si fa avanti e indietro, a tappe di 25 metri, sempre lo stesso pezzo di soffitto da guardare ancora e ancora, sempre lo stesso fondo vasca. soffitto e fondo vasca. il fondo mi piace di più comunque, è più azzurro, si sentono meno i rumori, mi piace di più. se sono fortunata prendo la corsia dove batte la luce del sole invece che quella del neon, quella che non vuole mai nessuno perché dà fastidio, che si nuota male con la luce negli occhi. dicono loro, ah ah. insomma si sta bene, io sto bene. poi non è che in acqua non si senta lo stesso il peso, è solo meglio distribuito. un po’ lo porto io un po’ lo porta l’acqua e quando è ora ripiglio tutto il peso così com’è e me lo riporto a casa. per questo vado ogni giorno, perché alla fine, per quanto uno faccia finta di no, alla fine prima o dopo bisogna mollare e far portare un po’ di peso anche a qualcun altro. io lo do al cloro.

lunedì, 4 luglio 2011

la verità, quella vera

è che mi manca galatina beszta-borowski. il cat-watching aiutava parecchio e qui intorno di gatti non ce n’è.

domenica, 26 giugno 2011

fotografie

un ragazzo di ventitré anni in sella a una graziella mezza rotta ferma sul lungomare. zaino invicta su una spalla, costume, maglietta di albertone e sguardo serissimo. sopra a un naso da pagliaccio.
ciao.

venerdì, 17 giugno 2011

partire da una parte per finire da tutt’altra

io credo quasi a tutto. credo che l’estate sia la stagione più bella dell’anno perché è la stagione del mare e perché ci sono le vacanze, che in fondo però la primavera è meglio perché sbocciano i fiori e l’aria profuma, che però anche l’autunno ha le foglie rosse e le caldarroste, e che in fondo poi d’inverno arriva natale e se sei fortunato vedi la neve e ogni tanto piove forte e quando piove forte è bello. poi credo ai desideri che si esprimono quando cadono le stelle e ogni volta che c’è la luna piena, che se desideri forte forte con gli occhi stretti e ti concentri e lo dici per bene senza fare confusione poi si avvera. poi credo a babbo natale che ti porta i regali, quasi mai quelli che volevi tu ma quelli che volevi senza sapere di volerli, che sono più belli ancora. poi credo che i regali se non hanno la carta intorno non valgono. poi credo che il giorno del proprio compleanno nessuno dovrebbe ricordarlo a nessuno, che è una cosa che non si fa, e che quando non c’erano i socialini che davano l’allarme era meglio così gli auguri che arrivavano pesavano di più. poi credo che se qualcuno ti racconta una storia e tu la fai morire lì c’è anansi che s’incazza parecchio e se non stai attento di storie non te ne manda più. poi credo che i bambini quando canti per loro sono felici, ma che se inventi le parole sono felici di più. poi credo che a volte basti niente. e credo che quando hai poco tempo a disposizione, quando proprio sta per finire, riesci a fare le cose migliori. a volte invece no e va tutto in vacca, ma in quel caso puoi sempre dare la colpa al tempo.

domenica, 12 giugno 2011

quelle belle elezioni di una volta

presente zio gabriele? il fratello della mia bisnonna che metteva il ceppo nel camino la notte di natale. oh, questo zio era socialista, lo sapete già, ma sua mamma no. sua mamma votava per la croce.
lui era un buon figlio, però, e riportava gli sciagurati sulla retta via.

- zio gabriele: mamma, quando ti danno la scheda tu la croce la devi mettere su questo simbolo qua.
- nonna mariuccia: ma c’è la falce e il martello.
- zio gabriele: appunto. tu ci metti la croce sopra così dici: io questo qui non lo voglio. capito? mi raccomando.

per me il discorso fila, non so per voi.

lunedì, 6 giugno 2011

ultime notizie dalla famiglia

il più piccolo di casa pantofola alla fine è arrivato. un mese e mezzo fa, un chilo e mezzo fa, nel giorno della liberazione nazionale e del santo patrono delle pasquette.
così adesso passiamo il tempo insieme, lungo giornate divise in capitoli di tre ore. ascoltiamo vecchie canzoni e qualcuna nuova, leggiamo tutto quello che troviamo in giro, guardiamo i fiori fuori dalla finestra e i bambini che tornano da scuola e contiamo i giorni che mancano al mare. poi torna il papero grasso (che ormai in realtà è più una giovane paperina bionda) e allora ci mettiamo in posizione di difesa, che lei l’affetto lo tira, non lo dà. di tanto in tanto ci guardiamo e ci riconosciamo e ci diciamo cose che voi non sapete e noi sì.
queste sono le nostre giornate. ci si potrebbe annoiare fino ad addormentarsi o emozionarsi fino a piangere. noi siamo ometti allegri e per lo più sorridiamo guardando il mondo e aspettiamo di capire che succede e stiamo bene così.

sabato, 12 marzo 2011

trattato sulla sorellanza

quando hai n ore davanti da passare insieme e n capitoli arretrati da trattare le possibilità di approccio sono due.

1) la si prende alla larga, se l’argomento è frivolo, si inizia da dettagli marginali, scioccherelli, di poco conto, che però servono a creare atmosfera. e sempre, sempre, si lascia per ultima la ciliegina sulla torta.

2) la faccenda è seria e si arriva subito al dunque. il dunque lo si dice in due parole, senza colpi di scena e senza effetti speciali. poi, ma solo poi, si può partire a raccontare della notte dei tempi, dell’origine dell’universo, di quando tutto ebbe inizio, fermandosi ogni minuto a ricordare un particolare che sì, potrebbe sembrare superfluo in effetti, ma hai visto mai. quando poi si è finito, quando si pensa che non sia possibile aggiungere una parola di più, si prende l’argomento e lo si fa a brandelli, che quando è a brandelli fa meno paura e si ragiona meglio.

intanto avrete tutto il tempo di cucinare, mangiare, controllare lo stato delle piantine di menta e prezzemolo sul balcone, ascoltare canzoni tristi ridendo, truccarvi un po’ per farvi appena meno schifo o per giocare alle bambine sole in case quando la mamma non c’è.

e poi c’è sempre il vantaggio che se avevate messo degli album su una chiavetta, con tanta cura e tanto amore, potete sempre darli a lei che così non vanno sprecati. se vi pare poco.

mercoledì, 23 febbraio 2011

la primavera quando arriva arriva

il mistero mai svelato degli alberi in inverno. un giorno sono lì, spogli e nudi come i poverelli la notte di natale, buoni sono per dare ai merli qualche legnetto per farsi il nido, e tu lo sai che sono così che li vedi tutti i giorni e ci fai caso, li aspetti al varco, e il giorno dopo sono tutto un fiorire di profumo e colore e buonumore. ora, da dove escono fuori quei fiori lì? li hanno appiccicati la notte come i sei per tre del cinema, questa è la mia risposta.
e sì, lo so che in giro per il mondo è tutto un fiorire di guerre e che la primavera non dovrebbe essere all’ordine del giorno e che ohpoveromondo, ma io ho un bambino che mi balla dentro tutto il giorno e mi fa muovere il vestito e mi fa venire fame tossica di dolcidolcidolci, io che dolci non ne ho mangiati mai, quindi no, niente guerre, perché la guerra fa venire gli incubi. la primavera invece va bene, che con i fiori nuovi sugli alberi poi fa bei sogni.

mercoledì, 16 febbraio 2011

di mani, capelli e di nonne vecchie

io non sono una che sta tanto lì a far caso, è letti flavia la gemella attenta, io a stento sono in grado di dire se uno ha i baffi o gli occhiali (non che uno con i baffi non possa avere anche gli occhiali, ma la concomitanza di particolarità genera ancora più confusione in un’eventuale descrizione a terzi, quindi al momento questo è un caso che preferirei non esaminare). non mi chiedete com’è fatto questo o quell’altro che non so dirvelo. però le mani le noto, le noto che poi sto male. se uno mi piace, è carino, intelligente, fa quelle battute sceme che mi fanno ridere più del dovuto e vedo che ha delle brutte mani, poi sto male, perché è un peccato. se invece sei una carogna con delle mani belle penso che non te le meriti e sto male uguale, ma di un male diverso. ma non è questo che volevo dire.
mia mamma quando io ero piccola aveva delle mani meravigliose, più o meno le stesse che ha ora, ma quando ero piccola mi parevano più belle. adesso gli vedo addosso i segni che lasciano le giornate, e l’età, sono belle mani di chi però le usa, mani di mamma ormai nonna che ha da fare e non sta lì a perder tempo coi bastoncini di legno d’arancio. ma le mani più belle che io abbia mai visto al mondo sono quelle di mia nonna. nonna vecchia, che quella giovane no, ma mia nonna vecchia, che tra dieci giorni sono novanta, ha delle mani di una bellezza che commuove. e non è che non le abbia usate, che su in montagna erano inverni di neve alta un metro e mezzo da spalare, terra da lavorare, legna senza padrone da raccogliere per la stufa, che lei era sola e ai suoi figli non doveva mancare niente e fratelli ne aveva a pacchi ma voleva fare da sé, che non dicessero che se la prendeva comoda perché era donna. e poi c’era da fare il pane, da fare la pasta, e tirare la sfoglia per ottant’anni almeno le mani te le spezza, e invece eccole lì. la forma delle dita, la posizione delle ossa sotto la pelle sottile, la curva che seguono le unghie e quel suo tenerle sempre composte, anche quando ce le ha poggiate in grembo o se le massaggia perché fanno male. una volta, non tanto tempo fa, riusciva a pettinarci anche i suoi capelli, lunghi bianchi e stretti nello chignon come la nonnina di petar, ma ormai solo ad alzare le braccia un po’ più di così fa fatica che a raccogliere castagne per una vita poi è così che finisci, venti uova di fettuccine non le puoi ammassare più. allora niente, i capelli glieli pettina mia zia e lei ogni tanto prende con un braccio l’altro braccio, lo solleva un po’ e sistema le pettinesse. perché ha anche dei gran capelli la mia nonna vecchia, è una gran fica a dirla tutta.

martedì, 1 febbraio 2011

cose che sembrano facili, ma a conti fatti invece no

ho voglia di zuppa, di vecchi film guardati sotto la copertina, di una mattina al mare, di andare in bicicletta con il walkman, di castagne arrosto, cioccolata calda densa, dei primi fiori sugli alberi, della gatta che viene a cercare da mangiare, di dormire dodici ore e sognarne sei, solo sogni felici, di una festa bella dove ci si diverte per davvero, di andare a teatro seduta in piccionaia, di un giro in libreria, di carta e penna, di stare seduta al sole ad occhi chiusi, di piedi scalzi, di maglioni pesanti. anche di stelle cadenti, se possibile, ma forse non è stagione.