Archivio categoria: ‘i me mine’

venerdì, 5 marzo 2010

del risalire la china il venerdì

la settimana finora aveva fatto abbastanza cagare, possiamo dirlo tranquillamente che tra di noi non ci formalizziamo più. senonché stamattina il sole splendeva alto nel cielo e io avevo l’ipod felice, il che ha fatto sì che la giornata iniziasse con un certo qual entusiasmo. poi no, poi è arrivato novembre, ma è quello il bello della luce al neon che ci puntano contro, a noi polli in batteria, no? e infatti.
poi c’è stata la pausa pranzo soli uomini, io dick e il cherubino, che prima mi hanno preso amabilmente per il culo perché non mi viene il barrè (no, non mi viene, non vi ci mettete anche voi), con quella faccia di chi dice giusto a una femmina può non venire il barrè, però poi mi hanno trattata abbastanza da maschio e non succedeva dai tempi di caruso fiore e l’imbecille voglio dire, è quasi l’alba di una nuova era amici, c’è di che festeggiare.
poi ci sono state un po’ di chiacchiere sceme e musica bella e cioccolatini, che se vai a vedere son le uniche cose che ci si ricorderà, che il resto è rumore di fondo.
poi c’è stato il mio colpo di genio. ho trovato le foto nascoste che cercavo e mi sono sentita veramente, veramente, veramente la regina del web. ma non mi hanno dato soddisfazione che io purtroppo frequento la gente sbagliata, questa è la verità, mi circondo di perfide carogne che minano la mia autostima, ma i fatti parlano e fino a nuovo ordine resto la regina del web. così è deciso, l’udienza è tolta.

venerdì, 12 febbraio 2010

e zitta e zitta, poi…

e fu la neve. all’inizio era un po’ finta eh, che per terra era bagnato quindi non attaccava, ma adesso nevica proprio, fiocchi grandi come kleenex, mica nevischio da discount. in giro è tutto bianco, dicono che succede così quando scende quella cosa lì ma boh, a noi sembra tanto strano e usciamo a toccare per vedere com’è. stamattina, che facevano due gocce di pioggia e di neve neanche l’ombra, non c’era un’anima in giro, perché a roma se dici neve si sta a casa che è vacanza. tempo di percorrenza casa-ufficio: 2 minuti e 37 secondi.
poi arrivo qui e inizia a fioccare, ma per davvero, non come succede di solito che cade un po’ di pioggia con qualcosa dentro e non se ne accorge nessuno, fiocca proprio, che io adesso non lo so bene come funziona la neve, ma secondo me è quella. e fiocca fiocca, dopo un po’ è tutto bianco e allora scendiamo alla macchinetta del caffè (che qui da noi bisogna uscire per andare alla macchinetta, perché secondo lui, il capo, questo dovrebbe scoraggiare alla pausa caffè, ah ah), ci prendiamo una cioccolata calda, perché neve chiama cioccolata, tiriamo due palle di neve, facciamo un po’ di foto e guardiamo intorno e diciamo ti ricordi quella volta? e dove giri giri vedi solo visi che sorridono, tranne quelli del nord che dicono capirai che sarà mai. ma noi con quelli oggi non ci parliamo.

giovedì, 11 febbraio 2010

roma era tutta candida, tutta pulita e lucida

per noi che siamo di roma la neve è marte, è il primo uomo sulla luna, è il giorno della pensione, una roba che sai che esiste, forse, non è detto, ma certo non da queste parti, una cosa che a noi non è dato sapere. adesso, paaaare che stanotte sia prevista una nevicata.
ora io lo so che a voi non ve ne frega niente perché siete delle maledette carogne, che di neve ce ne avete fin sopra i capelli e bla bla bla, ma noi… e chi l’ha vista mai la neve? è caduta una volta da che sono nata, una, la notte della befana dell’85 e il giorno dopo si tornava a scuola e invece no perché ci siamo svegliati che era tutto bianco. ancora me la ricordo mia madre che entrava in camera a svegliarci e a farci guardare fuori dalla finestra, me la ricordo sì, è successo allora e poi non è successo più, per forza me la ricordo. capite poi perché la protezione civile lancia lo stato di pre-allerta per due fiocchi di neve che forse cadranno forse no? lo stato di pre-allerta? perché non sia mai domani ci svegliamo e fuori c’è un po’ di bianco sulle macchine, dio non voglia, scendiamo in strada tutti e tre milioni quanti siamo e allora lo voglio vedere bertolaso a tenerci buoni tutti, altro che festini e ricattucci poi, voglio vedere come la mette.
quindi adesso io me ne vado a letto, che ho anche un po’ di sonno che oggi ho fatto un sacco di cose, poi domani mi alzo, guardo fuori e se è bianco ci vediamo per strada, che a scuola non ci si va. sarò lì, guardate bene che mi trovate.

mercoledì, 10 febbraio 2010

while my guitar gently weeps

niente, abbiamo tentato il possibile ma non c’è stato niente da fare. la mia chitarrina è morta, in via definitiva. quanto mi dispiace lo sa solo lei, ché l’ho fregata a mio cugino nel tempo che fu e poi ho imparato a cantarci sopra suonando qualcosa che il più delle volte poteva andare ma che in nessuno dei mondi possibili poteva considerarsi un accordo proprio vero vero, ma lei era contenta e io ero contenta.
l’ho lasciata mille volte e ogni volta che l’ho ripresa in mano è stato perché avevo incontrato un grande amico che mi aveva detto perché non suoni ancora? ogni volta un amico e ogni volta ho imparato un pezzettino in più. stavolta era proprio sicura che avrei fatto anche il barrè, che ormai quasi mi veniva, e che sarei riuscita a fare una canzone che mi piaceva tanto, quella canzone lì che lei lo sa e io pure. ma ne ha passate troppe, proprio troppe, sono arrivata tardi. e va bene così.

venerdì, 29 gennaio 2010

come non detto

ho saputo che è morto salinger, quindi la felicità mattutina se n’è andata a farsi benedire. appena potrò mettere due pensieri in fila magari scriverò qualcosa, intanto mi rincantuccio e mi intristisco per conto mio, poi facciamo una tristezza più partecipata, ma adesso va bene così.

venerdì, 29 gennaio 2010

buone giornate

stamattina il mio pezzo di strada preferito era bello come non mai, con il sole e la nebbia che saliva pian piano. e avevo l’ipod felice anche.
quindi ecco, vedete di non rovinarmi la giornata.

giovedì, 21 gennaio 2010

un po’ di fattacci miei

di bufalo bill avevo la cassetta. originale, non registrata. e di cassette originali ne avrò avute dieci in tutto, quindi il dettaglio merita la sua considerazione. era un grande album, lui aveva quella voce… e in copertina c’era una pin up di un calendario degli anni quaranta. l’avrò ascoltato, non so, trecento volte. e per anni poi, non per un periodo, per anni. la cassetta ce l’ho ancora ma ormai dove la sento più, allora ho scaricato l’album e adesso ce l’ho su itunes, ma non è lo stesso. manca la pin up e il suono e il fatto di avere le canzoni messe tutte in fila in quell’ordine lì, che quando arriva atlantide bisogna cambiare lato, giri e parte ipercarmela.
questo era bufalo bill, che però col post non c’entra niente. bufalo bill è del ‘76, tre anni dopo esce banana republic ed eccoci al punto. ho anche questa cassetta qui ma non è originale, ce l’ho scritta a mano non so da chi e se non l’ho ascoltata trecento volte duecento sono sicure. banana republic era stupendo, tra una canzone e l’altra si sentivano dalla e de gregori che parlavano e il pubblico sotto che cantava e applaudiva e alla fine, sulle ultime note di ma come fanno i marinai, c’erano i ringraziamenti ai musicisti che ormai ve li potrei dire a memoria. se penso a un album dal vivo, a un tour, per me è banana republic. ne ho ascoltati e amati tanti altri prima e dopo ma per me è quello, che se avessi potuto esserci… e adesso, pare, pare… ma non lo voglio dire, perché lo so che se fosse vero il biglietto lo comprerei in questo momento qui, ora, ma so anche che come si fa trent’anni dopo a rifare quella cosa lì, che viene fuori ormai? quindi niente, facciamo come se niente fosse, mi riascolto due pezzi tanto per non mandar sprecato l’effetto nostalgia e buonanotte a tutti.

mercoledì, 20 gennaio 2010

un tranquillo mercoledì pomeriggio

“ognuno è un cantastoria, tante facce nella memoria, tanto di tutto tanto di niente, le parole di tanta gente. tanto buio tanto colore, tanta noia tanto amore, tante sciocchezze tante passioni, tanto silenzio tante canzoni”.

lunedì, 28 dicembre 2009

ma invece sono io

poi un giorno il giovane esploratore tobia trova una scatola. la scatola in questione appartiene a me, ce l’ho davanti agli occhi tutti i giorni ma non la apro mai perché so cosa c’è dentro e sono cose che non mi servono, cose che voglio conservare e basta. il giovane esploratore tobia però incontra la scatola con lo sguardo per la prima volta e vuole vedere cos’è che contiene, apre il coperchio e tira fuori tutto, tutto tutto, infila anche la testa dentro per controllare se per caso sul fondo non sia rimasto ancora qualcosa. poi soddisfatto se ne va. e io metto a posto, è un tacito accordo.
a questo punto succedono due cose. la prima, mi rendo conto di quanto cazzo fosse piena quella scatola lì. la seconda, prendo coscienza del fatto che del suo contenuto non ricordo una beneamata mazza. vado ad elencare:
- una decina di foto scattate dalla finestra della mia camera, a casa dei miei, con nebbia sole albe varie.
- un registratorino di quando pensavo sarei diventata una giornalista, come nuovo.
- delle mini-cassette, una su cui ho registrato dalla tv bob dylan che canta in concerto i shall be released, l’altra con su la voce di mia nonna che recita un’antica preghiera popolare.
- delle buste da lettera che avevo fatto con carte che mi piacevano e che non ho più utilizzato perché ho smesso di scrivere lettere ai miei amici. peccato.
- un’agendina dell’anno in cui sono nata io e che era di mio padre.
- una decina di floppy disk (i floppy disk, che pur volendo che me ne faccio adesso, che non esisterà più neanche il lettore?) con dentro la mia tesi su eduardo e l’altra sul pasticciaccio e tutte le sceneggiature che avevo scritto e altra roba ancora.
- un quadernetto che ancora me lo ricordo quant’era brutto, così un giorno che mi faceva tristezza vederlo lì inutilizzato perché troppo brutto presi una bella foto da una rivista e lo foderai con quel vestito nuovo. dentro ci sono pagine scritte fitte fitte, di dieci anni fa, forse più, e queste credevo proprio di ricordarmele, ci avrei giurato. invece leggo le ultime due facciate e non saprei dire chi le abbia scritte. e vorrei sapere anche come va a finire quella storia, che adesso mi incuriosisce, e penso che se solo non fossi così tanto io magari potrei anche riprenderla e vedere di darle un epilogo.
ma invece no, sono proprio io, fino in fondo.

domenica, 27 dicembre 2009

come la voglia che ti prende improvvisa di tornare a casa

sapete quando chiudete un libro e avete ancora la bocca piena di quel sapore, ma già sentite il profumo di certe pagine chiuse lassù sulla libreria, un profumo che conoscete e che avete aspettato ad annusare di nuovo, ché ancora non era il momento, e adesso pensate proprio che, sì, sarebbe bello tornarsene in quel posto, da quella gente, a farsi raccontare quelle storie da quella persona lì, con quel tono nella voce e quelle parole per spiegare il tutto? ecco.