la storia di mio nonno me l’ha raccontata lui una sera in cui eravamo rimasti soli perché io avevo il papero grasso che era papero grasso da poco e dormiva e non mi potevo muovere e lui aveva da prendere il fresco sul balcone che era luglio e faceva caldo (mia nonna, sia detto per completezza dell’informazione, se n’era andata a giocare a canasta con le sorelle. e sì, parliamo di nonna giovane).
degli altri nonni che conosco io c’è quello che è stato fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in germania, quello che fu pittore, quello che scrisse pagine della treccani, quello che andava a donne e si giocò la casa a teresina. gente con quelle storie lì, per capirci, che quando te le raccontano vuoi sentire come va a finire.
mio nonno invece è del ’25, il che vuol dire che era dell’ultima classe che venne richiamata per andare in guerra. ma era anche di novembre, il che vuol dire che la sfangò per pochi mesi, perché richiamarono prima quelli nati nei primi sei mesi, poi ci fu l’armistizio e lo sapete come va, passata la festa gabbato lo santo. il fatto che sia nato a novembre comporta anche che sia dello scorpione però, c’è un rovescio della medaglia in ogni cosa. poi in quegli anni lì tanti se ne andavano in america, o in canadà. allora a un certo punto, quando si era rotto a sufficienza di star sotto padrone, di arricchire gli altri e di morir di fame, decise che se ne andava anche lui, ma perse il treno per il canadà e non partì più. gli andò meglio che agli altri, che suo fratello una volta partito rimase lì e riuscì a comprare una casa per sé e per i figli e li fece studiare e li sposò entrambi. le stesse cose che fece anche mio nonno da qui, ma senza la tristezza dell’emigrante e la discriminazione e la nostalgia e la rabbia. e a parte il fatto che la casa non la comprò ma se la fece da sé. comunque.
questa però è tutta roba venuta dopo, scoperta una po’ alla volta con gli anni e riassunta quella sera lì sul balcone. la storia che esisteva prima per me era quella di mio nonno che non ci faceva giocare a pallone giù nel cortile perché gli rovinavamo le piante di limoni e l’insalata e altra roba di cui non ci importava una beneamata mazza, che te ne frega assai delle piante quando sei un ragazzino con un pallone e un cortile e nessuna possibilità di usarli insieme. questo e altri capitoli simili, riassumendo, ruotavano tutti intorno a quel carattere ameno che mio padre riassume efficacemente con un “da gran rompicoglioni qual è”.
ora si dà il caso che una volta divenuto bis, come ogni vecchio che si rispetti, anche mio nonno sia debitamente impazzito. e paperina, dal canto suo, si è innamorata a sua volta. così adesso ogni volta che andiamo dai nonni, lei all’ora di cena scappa di nascosto al piano di sotto e va a mangiare la minestrina insieme al nonno (bis) e gli frega il suo spicchio di mela, e il formaggio se c’è e il prosciutto se c’è. e lui è tutto contento e ogni volta che vede la nostra macchina fuori dal portone sale a controllare che ci sia anche lei. gira per casa con le mani in tasca e fa l’indifferente, ma intanto fa la conta dei presenti e se lei non c’è se ne ritorna giù e ci saluta appena.
quando arriva sera ed è ora della storia, allora, delle volte me la cavo con un libro, ma delle altre mi tocca andare a braccio, che sua signoria vuole così. e non valgono le storie prese a caso, ci vogliono quelle che raccontino di cose che lei sa e di persone che conosce. pensa che ti ripensa, un giorno ho ritrovato la storia di mio nonno che mi insegnava a fare i lacci alle scarpe. per me era già vecchio vecchissimo, perché era nonno, ed eravamo su in paese d’estate e mi disse ma ancora non sai fare il nodo alle scarpe? e io non lo sapevo fare che ero piccola. allora mi mise il piede dritto dritto e prese i lacci e con uno ci fai il cerchietto, poi quell’altro lo giri intorno poi lo fai passare dentro e fai un altro cerchietto e poi tiri e il nodo è fatto. e da quel giorno io so fare i lacci alle scarpe.
io non ero tanto più grande di lei e lui non era tanto meno nonno di così. quindi per me la storia vale, è onesta.