Archivio categoria: ‘chiamatemi ismaele’

lunedì, 8 febbraio 2010

del signor malaussène e di altre piccole, piccolissime cose

vi ricordate quando ho visto dal vivo nick hornby e l’ho ascoltato leggere un brano del suo ultimo libro (che era questo) e poi ho comprato il libro e lui me l’ha autografato e mi ha guardata e mi ha detto grazie? e che poi non ho dormito per due giorni e camminavo a tanto così da terra e ero felice felice felice? ecco, ieri e prima ancora giovedì (quindi per due volte nella stessa settimana, sì) ho visto pennac. daniel pennac al teatro argentina che leggeva bartleby lo scrivano di melville. e la prima volta era accompagnato da stefano benni, che chiacchierava amabilmente con lui e si raccontavano di come si erano conosciuti e di quando avevano letto per la prima volta bartleby e cose così. e lui è proprio tanto tanto carino e gentile e appassionato, e voi nominatemi pennac e io penso subito al giovane holden: “quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.
e questo era l’argomento serio del post, l’unico e il solo, che sono così contenta per pennac che voi non lo sapete. è il mio preferito, non ce n’è eguali. passiamo ora alle consuete amenità. dunque. oggi in pausa pranzo sono stati snocciolati i seguenti argomenti: sarebbe più comodo per la donna mettere al mondo i suoi cuccioli come fa il panda, che viene fuori questo pandino piccolo piccolo che poi cresce una volta che è fuori, oppure come fa il canguro che poi se lo porta in giro nel marsupio che tra l’altro la chicco ne fa di comodissimi, oppure (e io voto per questa) potrebbe deporre l’uovo. ma comunque per ora è solo un’idea, stiamo mettendo a punto i dettagli. poi è stato stabilito che l’uomo cancro (del segno del) è senza dubbio il più ambito dalle donne perché è tanto dolce e tanto sensibile ma è anche una discreta rottura di coglioni. e poi avatar è bello ma a chi piace. e comunque non quanto senti chi parla, per dire. è stata una pausa pranzo strana, lo so.
poi. mi è stato fatto presente (c’è chi mi vuol bene…) che la donna smette di essere giovane a 22 anni, poi è solo un lento declino. 22, io pensavo 29 almeno, quindi di essere fuori corso solo da due anni, invece da nove cazzo, praticamente sono nata già vecchia. comunque mi sono consolata guardando le foto di un tizio per cui dovrei scrivere e che sostiene di avere sette anni più di me. io, lo giuro sulla pizza al taglio che potessi mangiarla mai più nella vita, credevo andasse a scuola con mio padre. per dire alle volte la prospettiva…
poi. prima mi sono asciugata i capelli al buio e con la finestra aperta (alle dieci di sera, a febbraio) cercando di far uscire un moscone che era in bagno. e che è ancora lì. spero gli venga la polmonite, curabile, ma che gli venga.
poi. le uova al tegamino, è giunto il momento che le conosciate più da vicino amici miei. le uova al tegamino sono tendenzialmente delle stronze e vado ad argomentare. le suddette uova si fanno così: rompi le uova in una padellina piccola che tanto basta (e che per convenzione chiameremo tegamino), se si rompono bene, tutte belle tonde tonde procedi, altrimenti cominci a girare un po’ con la paletta di legno e dici: sai cosa? stasera ho proprio voglia di due uova strapazzate. e in questo caso tutto procede per il meglio, perché le uova strapazzate sono ragazze facili, non stanno lì a tirarsela, le sfrugugli due minuti con la palettina e sono bell’e fatte. ma se dio non voglia quelle maledette non ti si rompono subito, se il rosso rimane tutto intero, ti tocca proprio farle al tegamino, e le uova al tegamino (l’ho già detto, state attenti per favore) sono delle vere stronze. metti il sale, aggiungi il pepe, le fai cuocere come piace a te che il rosso è ancora non tanto cotto che puoi farci la scarpetta e il bianco è bello bianco che se invece è crudo e trasparente fa schifo schifissimo, e a quel punto lì le devi togliere dalla padella, non c’è cristo che tenga. puoi inventarti quello che vuoi, ma arriva un momento in cui bisogna farsi forza, spegnere il fuoco e mettere ste maledette dentro al piatto. ed è a quel punto che le uova al tegamino, quelle stronze, si rompono. perché si rompono eh, sicuro come la morte. e no, è inutile che prendiate il pane per fare la scarpetta, la scarpetta vale solo se il rosso l’avete rotto di proposito, se si rompe da solo è finita, è tutto perduto, la cena rovinata. siete contente adesso eh? ma che stronze.

giovedì, 4 febbraio 2010

quando ci vorrebbe per davvero la fata carabina

è buio e fa freddo, è ora di cena e siamo imbottigliati in una coda che durerà ancora per taaanto tempo. per completezza dell’informazione la coda è per riuscire ad entrare al teatro argentina, dove stefano benni (!) e daniel pennac (!!) si incontreranno e parleranno amabilmente del più e del meno. la fila, a mezz’ora dall’apertura delle porte e a più di un’ora dall’inizio dello spettacolo, corre tutto attorno all’isolato, vi e chiara la situazione? Bene. Adesso, sinceramente, come vi aspettereste che fosse composta voi una fila così? da gente impazzita e pervasa da spropositato entusiasmo disposta all’estremo sacrificio pur di riuscire a entrare, un lungo serpentone composto da tanti me, non è vero?
allora che cazzo ci fanno sti tre qua davanti, che blaterano da interminabili minuti sulla presunta incapacità di benni di saper raccontare una storia? perché dio ha voluto metterli propri davanti agli occhi miei? e come è possibile, alfin mi chiedo, che sia stata davvero pronunciata la frase “dignità calpestata” riferita – lo giuro sulla fata carabina – ai lunghi tempi di attesa?! Respondez si vous plait.

venerdì, 29 gennaio 2010

come non detto

ho saputo che è morto salinger, quindi la felicità mattutina se n’è andata a farsi benedire. appena potrò mettere due pensieri in fila magari scriverò qualcosa, intanto mi rincantuccio e mi intristisco per conto mio, poi facciamo una tristezza più partecipata, ma adesso va bene così.

sabato, 2 gennaio 2010

come il sole all’improvviso

e all’improvviso capisci due cose. quando apri quel pacchetto rosso e dentro scopri un libro che mai in tutto l’universo mondo avresti pensato qualcuno potesse regalarti, in quel momento lì all’improvviso capisci due cose. la prima, che sei una maledetta snob del cazzo che guarda certi libri dall’alto in basso quando invece ogni libro, ogni libro è un donodiddio e vergognati di te stessa che potevano regalarti un profumo santiddio non ti accontenti proprio mai tu vero, devi sempre star lì a rompere le palle, non ce la fai proprio. la seconda è che finalmente ora sai il perché di quella doppia fila di libri sulla tua libreria, doppia fila che non finisce mai di suscitare critiche e discussioni. doppia fila che oggi ti sembra fatta apposta per nasconderci dentro quel libro lì.

domenica, 27 dicembre 2009

come la voglia che ti prende improvvisa di tornare a casa

sapete quando chiudete un libro e avete ancora la bocca piena di quel sapore, ma già sentite il profumo di certe pagine chiuse lassù sulla libreria, un profumo che conoscete e che avete aspettato ad annusare di nuovo, ché ancora non era il momento, e adesso pensate proprio che, sì, sarebbe bello tornarsene in quel posto, da quella gente, a farsi raccontare quelle storie da quella persona lì, con quel tono nella voce e quelle parole per spiegare il tutto? ecco.

sabato, 28 novembre 2009

a ciascuno il suo

così finalmente è uscito. e dà soddisfazione eh, non dico di no. a me dà soddisfazione anche la vecchina di milano che mi chiama per ringraziarmi di aver risposto a una sua mail, figuratevi se non me la dà un libro con due mie righe scritte dentro. poi magari io non avrei scelto quelle o le avrei messe giù in un altro modo se lo avessi saputo, ma insomma… ci siamo capiti. adesso non volevo dire questo.
volevo dire… il libro è carino, con una bella grafica e un buon odore e con le ultime pagine che si scollano appena le giri. tutte, ti restano in mano. il che, e lo dico senza ombra alcuna di ironia, è esattamente quello che lo rende il MIO libro.

mercoledì, 11 novembre 2009

reminder

devo smetterla di commentare i libri un secondo dopo aver finito di leggerli. devo smetterla smetterla smetterla.

mercoledì, 11 novembre 2009

emergenza libreria

il problema è anche vostro, risolvetemelo. lo spazio nella mia libreria sta finendo, come vogliamo fare? li metto a casa vostra? non mi tirate fuori la storia dello scaffale occupato dalle penne, dalle cazzabubbole e dalle moleskine che può benissimo essere liberato perché non è una strada percorribile e non mi risolve comunque il problema. fatevi venire in mente qualcos’altro, forza su.
sto in questa casa da tre anni e mezzo e ho già finito lo spazio, ora ditemi voi com’è possibile… e non è che parliamo di billy del’ikea eh? è una signora libreria di 3.20 mt per 2.70. no, ditemi voi… se mi tengo a freno e mi lego le mani posso farmi bastare quello c’è per… un anno, toh, un anno e mezzo se mi faccio murare viva dentro casa, poi finito.
e dove li metto io tutti i libri che ho nella wish list di anobii, dove? dove??

martedì, 10 novembre 2009

love is… amarsi anche nelle difficoltà

oggi volevo parlare di aria fritta, che la giornata è cominciata bene, con le nocciole a sorpresa. le nocciole. dimmi tu se uno si aspetta una cosa del genere quando si mette in macchina la mattina. e sì che io che spero sempre di arrivare lì davanti e trovare tutto chiuso perché c’è autogestione.

poi però mi è venuta in mente quest’altra cosa qui e allora ve la dico così la chiariamo una volta per tutte. basta abbandonare la gente per strada, basta. veramente, non se ne può più. benni non è più lui, è invecchiato, non è mica più quello di una volta. ehhhh guccini, ormai non è più lui. bob dylan anche, una volta forse, ma oramai. de niro poi, quando faceva i film con scorsese forse, ma oggi come oggi…
sai chi è ancora lui? rino gaetano. sentilo oggi, tale e quale non è cambiato di una virgola. sai anche chi? freddy mercury, bravino anche lui. salinger insomma, è vero che ha pubblicato poco, ma è ancora vivo, non so se possiamo farlo valere… non è che la gente può morire a trent’anni per far piacere a voi eh?
allora! basta un po’! coerenza ci vuole, cieca coerenza e stima incondizionata. scegli che ti piace benni e poi a sessant’anni ti sbaglia un romanzo? amen, te lo tieni così com’è, perché tu sei uno di quelli che amo benni e l’amerò sempre, te ne fai una ragione e vai avanti (ma poi, stefano benni ha 62 anni?! ma starete scherzando! quand’è che è invecchiato tutto in una volta? perché nessuno mi dice mai niente?). non è che la gente non abbia altro da fare che far uscire romanzi e dischi perfetti che vi piacciano tanto così poi potete dire eh però, comincia un po’ a tirarsela ultimamente. la gente ha anche una vita. sbaglia una volta, vorrà dire che avrà dovuto aiutare il cugino a fare un trasloco, non lo so, gli si sarà allagata casa, una roba così. fateli respirare… siete pesanti alle volte, sapete?

nota a piè di pagina: il post non ha valenza alcuna per i sostenitori di antonello venditti. se siete di quelli che io antonello venditti allora dovete aver abbandonato la nave che affondava già da buoni venticinque anni. a meno che non siate dei missionari e allora mi domando cosa ci facciate qui su escluso il cane.
pregasi non rispondere.

domenica, 4 ottobre 2009

alta fedeltà

io sono della scuola di nick hornby, secondo la quale che mondo sarebbe senza classifiche. ormai questa mia follia è nota al mondo, tant’è che quest’anno ho ricevuto 1001 libri da leggere prima di morire e 101 cose da fare a roma almeno una volta nella vita.

ora, voi capite che non ho avuto pace finché non ho saputo il numero esatto di libri che avevo letto e cose da fare che avevo fatto, non c’è bisogno che stia qui a dirvelo. ecco il responso: 73 e 31.

settantatré e trentuno! su milleuno e centouno!! la vedete anche voi la gocciolina nel mare, la vedete?
che poi a me è l’idea di aver fatto solo un terzo delle cose imprescindibili che ci sono da fare nella mia città a disturbarmi di più. ma come si fa? che ho fatto io fino a oggi, dove sono andata a perdere tempo? e tra parentesi, giusto perché non mi si dica che taccio le verità scomode, di quel 31 un buon quaranta per cento riguarda cose mangerecce. se si può andare avanti così… no, ditemi voi. se si può…