Archivio categoria: ‘chiamatemi ismaele’

martedì, 25 maggio 2010

e siamo di nuovo al punto

è successo la prima volta, poi è successo la seconda. stavolta non mi lascerò trascinare, cercherò di essere calma. cercherò di essere calma e di mantenermi lucida.
ma perché cazzo dovete fare un film sulla versione di barney adesso, eh?! perché, dite, forza. se ne sentiva forse il bisogno? forse che un libro perfetto, p-e-r-f-e-t-t-o, non vi bastava? lo dobbiamo per forza rovinare con la rincorsa stupida all’attore giusto per un ruolo impossibile? paul giamatti, diosanto, paul giamatti! che bravo eh, ho capito, ma barney panofsky? miriam… no, miriam non ve lo dico, lo faccio per voi credete.
ma… io proprio… fate come vi pare, sentite, ma vi odio, vi odio tutti. e tanto.

martedì, 18 maggio 2010

i book you

dunque dunque, le cose stanno così, ve lo dico io che sull’argomento ho studiato anni perciò lo so. i libri servono, perché quando proprio tutto manca puoi sempre guardarti intorno e vedere che qualche buona storia messa da parte ancora ce l’hai, e finché c’è una buona storia in giro è tutto a posto.
fanno bene se li compri, perché siete tu e loro, loro sono mille e tu sei uno solo, ma ti metti lì, in piedi di fronte a quella distesa infinita, cominci piano da una parte e prima o dopo il tuo lo trovi. tu magari neanche lo sai che è il tuo, ma poi ti capita in mano e eccolo lì, è quello.
fanno bene se li trovi per caso, che allora sono loro che ti sono venuti a cercare e commuove sempre un libro che viene a cercare proprio te, che per ogni libro che salvi dal cassonetto o dall’incuria o dalla cecità della gente c’è un anno di felicità garantita, che col cazzo che il karma si dimentica una cosa così.
fanno bene se ti vengono regalati che allora vuol dire che hai intorno persone che ti conoscono, e potranno anche sbagliare ma sai che ci hanno provato.
ma se li regali, se li regali sei quasi vicino a dio, che se trovi la storia giusta e il profumo delle pagine e la forma e il momento, ogni volta che quella persona lì sentirà quel profumo e ascolterà quella storia e ripenserà a quel momento, tu sarai lì con lui ed è una cosa che non cambierà mai. è il finché morti non vi separi.
quindi, riassumendo, domenica andate e regalatene tutti, è una bella cosa secondo me.

lunedì, 8 febbraio 2010

del signor malaussène e di altre piccole, piccolissime cose

vi ricordate quando ho visto dal vivo nick hornby e l’ho ascoltato leggere un brano del suo ultimo libro (che era questo) e poi ho comprato il libro e lui me l’ha autografato e mi ha guardata e mi ha detto grazie? e che poi non ho dormito per due giorni e camminavo a tanto così da terra e ero felice felice felice? ecco, ieri e prima ancora giovedì (quindi per due volte nella stessa settimana, sì) ho visto pennac. daniel pennac al teatro argentina che leggeva bartleby lo scrivano di melville. e la prima volta era accompagnato da stefano benni, che chiacchierava amabilmente con lui e si raccontavano di come si erano conosciuti e di quando avevano letto per la prima volta bartleby e cose così. e lui è proprio tanto tanto carino e gentile e appassionato, e voi nominatemi pennac e io penso subito al giovane holden: “quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.
e questo era l’argomento serio del post, l’unico e il solo, che sono così contenta per pennac che voi non lo sapete. è il mio preferito, non ce n’è eguali. passiamo ora alle consuete amenità. dunque. oggi in pausa pranzo sono stati snocciolati i seguenti argomenti: sarebbe più comodo per la donna mettere al mondo i suoi cuccioli come fa il panda, che viene fuori questo pandino piccolo piccolo che poi cresce una volta che è fuori, oppure come fa il canguro che poi se lo porta in giro nel marsupio che tra l’altro la chicco ne fa di comodissimi, oppure (e io voto per questa) potrebbe deporre l’uovo. ma comunque per ora è solo un’idea, stiamo mettendo a punto i dettagli. poi è stato stabilito che l’uomo cancro (del segno del) è senza dubbio il più ambito dalle donne perché è tanto dolce e tanto sensibile ma è anche una discreta rottura di coglioni. e poi avatar è bello ma a chi piace. e comunque non quanto senti chi parla, per dire. è stata una pausa pranzo strana, lo so.
poi. mi è stato fatto presente (c’è chi mi vuol bene…) che la donna smette di essere giovane a 22 anni, poi è solo un lento declino. 22, io pensavo 29 almeno, quindi di essere fuori corso solo da due anni, invece da nove cazzo, praticamente sono nata già vecchia. comunque mi sono consolata guardando le foto di un tizio per cui dovrei scrivere e che sostiene di avere sette anni più di me. io, lo giuro sulla pizza al taglio che potessi mangiarla mai più nella vita, credevo andasse a scuola con mio padre. per dire alle volte la prospettiva…
poi. prima mi sono asciugata i capelli al buio e con la finestra aperta (alle dieci di sera, a febbraio) cercando di far uscire un moscone che era in bagno. e che è ancora lì. spero gli venga la polmonite, curabile, ma che gli venga.
poi. le uova al tegamino, è giunto il momento che le conosciate più da vicino amici miei. le uova al tegamino sono tendenzialmente delle stronze e vado ad argomentare. le suddette uova si fanno così: rompi le uova in una padellina piccola che tanto basta (e che per convenzione chiameremo tegamino), se si rompono bene, tutte belle tonde tonde procedi, altrimenti cominci a girare un po’ con la paletta di legno e dici: sai cosa? stasera ho proprio voglia di due uova strapazzate. e in questo caso tutto procede per il meglio, perché le uova strapazzate sono ragazze facili, non stanno lì a tirarsela, le sfrugugli due minuti con la palettina e sono bell’e fatte. ma se dio non voglia quelle maledette non ti si rompono subito, se il rosso rimane tutto intero, ti tocca proprio farle al tegamino, e le uova al tegamino (l’ho già detto, state attenti per favore) sono delle vere stronze. metti il sale, aggiungi il pepe, le fai cuocere come piace a te che il rosso è ancora non tanto cotto che puoi farci la scarpetta e il bianco è bello bianco che se invece è crudo e trasparente fa schifo schifissimo, e a quel punto lì le devi togliere dalla padella, non c’è cristo che tenga. puoi inventarti quello che vuoi, ma arriva un momento in cui bisogna farsi forza, spegnere il fuoco e mettere ste maledette dentro al piatto. ed è a quel punto che le uova al tegamino, quelle stronze, si rompono. perché si rompono eh, sicuro come la morte. e no, è inutile che prendiate il pane per fare la scarpetta, la scarpetta vale solo se il rosso l’avete rotto di proposito, se si rompe da solo è finita, è tutto perduto, la cena rovinata. siete contente adesso eh? ma che stronze.

giovedì, 4 febbraio 2010

quando ci vorrebbe per davvero la fata carabina

è buio e fa freddo, è ora di cena e siamo imbottigliati in una coda che durerà ancora per taaanto tempo. per completezza dell’informazione la coda è per riuscire ad entrare al teatro argentina, dove stefano benni (!) e daniel pennac (!!) si incontreranno e parleranno amabilmente del più e del meno. la fila, a mezz’ora dall’apertura delle porte e a più di un’ora dall’inizio dello spettacolo, corre tutto attorno all’isolato, vi e chiara la situazione? Bene. Adesso, sinceramente, come vi aspettereste che fosse composta voi una fila così? da gente impazzita e pervasa da spropositato entusiasmo disposta all’estremo sacrificio pur di riuscire a entrare, un lungo serpentone composto da tanti me, non è vero?
allora che cazzo ci fanno sti tre qua davanti, che blaterano da interminabili minuti sulla presunta incapacità di benni di saper raccontare una storia? perché dio ha voluto metterli propri davanti agli occhi miei? e come è possibile, alfin mi chiedo, che sia stata davvero pronunciata la frase “dignità calpestata” riferita – lo giuro sulla fata carabina – ai lunghi tempi di attesa?! Respondez si vous plait.

venerdì, 29 gennaio 2010

come non detto

ho saputo che è morto salinger, quindi la felicità mattutina se n’è andata a farsi benedire. appena potrò mettere due pensieri in fila magari scriverò qualcosa, intanto mi rincantuccio e mi intristisco per conto mio, poi facciamo una tristezza più partecipata, ma adesso va bene così.

sabato, 2 gennaio 2010

come il sole all’improvviso

e all’improvviso capisci due cose. quando apri quel pacchetto rosso e dentro scopri un libro che mai in tutto l’universo mondo avresti pensato qualcuno potesse regalarti, in quel momento lì all’improvviso capisci due cose. la prima, che sei una maledetta snob del cazzo che guarda certi libri dall’alto in basso quando invece ogni libro, ogni libro è un donodiddio e vergognati di te stessa che potevano regalarti un profumo santiddio non ti accontenti proprio mai tu vero, devi sempre star lì a rompere le palle, non ce la fai proprio. la seconda è che finalmente ora sai il perché di quella doppia fila di libri sulla tua libreria, doppia fila che non finisce mai di suscitare critiche e discussioni. doppia fila che oggi ti sembra fatta apposta per nasconderci dentro quel libro lì.

domenica, 27 dicembre 2009

come la voglia che ti prende improvvisa di tornare a casa

sapete quando chiudete un libro e avete ancora la bocca piena di quel sapore, ma già sentite il profumo di certe pagine chiuse lassù sulla libreria, un profumo che conoscete e che avete aspettato ad annusare di nuovo, ché ancora non era il momento, e adesso pensate proprio che, sì, sarebbe bello tornarsene in quel posto, da quella gente, a farsi raccontare quelle storie da quella persona lì, con quel tono nella voce e quelle parole per spiegare il tutto? ecco.

sabato, 28 novembre 2009

a ciascuno il suo

così finalmente è uscito. e dà soddisfazione eh, non dico di no. a me dà soddisfazione anche la vecchina di milano che mi chiama per ringraziarmi di aver risposto a una sua mail, figuratevi se non me la dà un libro con due mie righe scritte dentro. poi magari io non avrei scelto quelle o le avrei messe giù in un altro modo se lo avessi saputo, ma insomma… ci siamo capiti. adesso non volevo dire questo.
volevo dire… il libro è carino, con una bella grafica e un buon odore e con le ultime pagine che si scollano appena le giri. tutte, ti restano in mano. il che, e lo dico senza ombra alcuna di ironia, è esattamente quello che lo rende il MIO libro.

mercoledì, 11 novembre 2009

reminder

devo smetterla di commentare i libri un secondo dopo aver finito di leggerli. devo smetterla smetterla smetterla.

mercoledì, 11 novembre 2009

emergenza libreria

il problema è anche vostro, risolvetemelo. lo spazio nella mia libreria sta finendo, come vogliamo fare? li metto a casa vostra? non mi tirate fuori la storia dello scaffale occupato dalle penne, dalle cazzabubbole e dalle moleskine che può benissimo essere liberato perché non è una strada percorribile e non mi risolve comunque il problema. fatevi venire in mente qualcos’altro, forza su.
sto in questa casa da tre anni e mezzo e ho già finito lo spazio, ora ditemi voi com’è possibile… e non è che parliamo di billy del’ikea eh? è una signora libreria di 3.20 mt per 2.70. no, ditemi voi… se mi tengo a freno e mi lego le mani posso farmi bastare quello c’è per… un anno, toh, un anno e mezzo se mi faccio murare viva dentro casa, poi finito.
e dove li metto io tutti i libri che ho nella wish list di anobii, dove? dove??