Archivio del mese di febbraio 2012

venerdì, 10 febbraio 2012

pronto? qui manicomio comunale

dov’eravamo rimasti? alla cassa integrazione, vero?

ok, però la cassa non si fa più. adesso ci licenzia perché non abbiamo detto grazie. e si dice sempre grazie, lo sanno anche i bambini.

la scena, che vado ora brevemente a riassumere, è stata bella, bellissima. davvero. un momento di grande teatro.

- padrone: ué, popolino, volete 12 mesi di cassa integrazione?
- lavoratori: no, grazie. e lei?
- p: che discorsi. non ve lo stavo mica chiedendo sul serio, ero retorico. vi rifaccio la domanda. volete voi, o lavoratori, 12 mesi di cassa integrazione?
- l: alternative?
- p: vi mando a casa.
- l: ah ok. be’, dopotutto la cassa integrazione… ci ha convinti, sa?
- p: benissimo, allora fanno 10 giorni a testa.
- l: che poi in una anno, tutto sommato, te ne accorgi e non te ne accorgi.
- p: al mese. 10 giorni al mese.
- l: scusi, 10 giorni al mese tipo due settimane?
- p: non ve ne accorgerete nemmeno, date retta.
- l: a-ah. ma con i soldi come funziona?
- p: non so bene, ho sentito parlare di una quota di rimborso… poi credo ci siano da calcolare delle trattenute… ma è così volgare parlare di danaro, francamente. poi non è questo il punto, cosa c’entrano adesso i soldi, non fate che pensare ai soldi voi delle classi bassi. ne guadagnate in tempo libero, santiddio, io vi sto dando la possibilità di coltivare finalmente i vostri interessi, di avere tempo per voi stessi, quel tempo che vi è sempre mancato finora e che segna la differenza tra un poveraccio qualsiasi e un nobile annoiato. ma non dovete ringraziarmi, lo faccio con tutto il cuore, credetemi, in nome dell’antica amicizia che ci lega.
- l: non la stiamo ringraziando.
- p: non mi state ringraziando?
- l: vede qualcuno sorridere e battere le mani?
- p: credevo fosse timidezza. vabbè, ma la cassa quindi la accettate.
- l: si possono fare 8 giorni?
- p: no.
- l: ci garantisce almeno che non darà il lavoro in esterna?
- p: ma siete matti? con quello che mi costa qui dentro!
- l: ok, ci può prestare almeno i soldi per le sigarette però? glieli ridiamo, magari un po’ alla volta…
- p: il fumo invecchia la pelle.
- l: giusto. bene, allora ci pensiamo, le facciamo sapere.
- p: pensate a cosa?
- l: a firmare l’accordo di cassa integrazione. magari riusciamo a venirci incontro, magari a metà strada…

- p: …
- l: ma più vicino a lei che a noi, ovvio. è un modo di dire…
- p: …
- l: “a metà strada”, dicevamo. è solo un modo di dire.
- p: ma la parte in cui mi ringraziate quando arriva?
- l: quella veramente pensavamo di saltarla.
- p: ah, quindi non mi ringraziate?
- l: sì, ma per non metterla in imbarazzo, mica…
- p: ahhh ok. be’, ma allora vi licenzio.
- l: in che senso, scusi?
- p: così.
- l: …
- p: sapete quando ti prende all’improvviso la voglia di fare qualcosa di nuovo? mi è presa adesso, così.
- l: …
- p: avrei potuto provare con l’uncinetto, dite. sì, ma fatto un centrino, fatti tutti. non so, questo mi diverte di più. vi licenzio.
- l: ma in che senso?
- p: pazza idea di far l’amore con luiii, sognando di stare ancora insieme a teee…

(saluta tutti senza inchino e va via sfumando)

venerdì, 3 febbraio 2012

che tempi quelli

così alla fine è caduta, bianca e spessa e bella com’è lei. solo che io non la volevo, quest’anno no.

di mattina c’è sempre quel silenzio per le strade, con metà della gente che se n’è rimasta a letto e l’altra metà che dice vado che tanto piove e secondo me non attacca. poi si lavora, con un occhio fermo sul vetro, si studia quello che vien giù dal cielo, ma secondo me vedrai che non è niente, ma no guarda che dicono anche meno sette, ma se scende andiamo in cortile a fare a pallate?
proprio tutto come due anni fa, solo che io quest’anno avrei preferito di no.

la signora che dimenticava sempre i panni stesi fuori quando pioveva li ha dimenticati anche stavolta comunque, sì. ho controllato mentre ero in bagno a lavarmi i denti.

giovedì, 2 febbraio 2012

pomi d’ottone e manici di scopa

Muji - quaderno A6 antracitecapita sempre così, ti assenti dal mondo per quattro giorni e succede la qualunque. vecchi blog che chiudono da una parte, nuovi blog che aprono dall’altra, gente che inizia a scrivere nuove storie, altra gente che smette di scriverne di vecchie. splinder se ne va in pensione e nessuno mi dice niente. come smetto di guardare il mio igoogle, la pagina del meteo tira fuori una stellina. dico, ma che è? non l’avevo proprio mai vista, mai nella vita. uh guarda, un fiocco di neve, chissà che vorrà dire… ha nevicato due anni fa a roma, non è che adesso può nevicare ogni minuto. ci basta così, non ci siamo ancora ripresi da quell’emozione, un momento. io poi quest’anno non sono proprio pronta, davvero, non la mandate mai la neve qui, proprio adesso la dovete far arrivare? fra altri vent’anni su, cos’è sta fretta?

intanto, preparandoci a questa fantomatica giornata bianca (a cui peraltro io continuo a non credere. sono per la rimozione dei pensieri scomodi, sì), io e letti flavia ci siamo regalate una mezza giornata per metterci in pari con le puntate precedenti. non sapeva nemmeno del ritorno della scopa secca, vedete un po’ voi di quanto eravamo rimaste indietro. non sapeva del destino cinico e baro, che ha fatto materializzare la mia nemesi al posto di colui che per mesi è stato il nostro tramite con awali malappo. lo so, già già, ma purtroppo è così che va il mondo.

appurato il fatto che il karma, se ci si mette, possa essere alle volte un maledetto bastardo, abbiamo guidato sotto la pioggia e siamo andate a farci correggere i miei compitini delle ultime settimane. lei è rimasta lì ad aspettare fino alla fine e io sono stata più tranquilla. andavano bene, pare. non proprio benissimo ma bene, forse benino. comunque è andata e ci hanno anche preso per sorelle, il che è sempre cosa buona e giusta.
poi c’è stato un problema su un certo quaderno che ho consegnato e che quindi non ho più e su un nuovo quaderno che dovrei trovare per scrivere ancora, ma che per forza di cose sarà diverso dall’altro… niente, una storia lunga, che non vi spiego perché siete aridi e niente affatto comprensivi sulle vitali questioni di cancelleria, che invece regolano il mio mondo. sappiate comunque che l’armonia dell’universo è ormai irrimediabilmente compromessa.

per consolarmi, letti flavia (che invece mi comprende benissimo, essendo affetta dalla mia stessa sindrome ossessivo-compulsiva) mi ha preparato un tè con la cannella e i semi di cardamomo. epperò io li ho confusi con i chiodi di garofano e quindi mi ha mangiata viva. non fate mai questo errore con letti flavia, è buona e cara ma se confondete le spezie potreste non uscire da quella casa sulle vostre gambe. io ve l’ho detto, tenetelo a mente.