io non sono una che sta tanto lì a far caso, è letti flavia la gemella attenta, io a stento sono in grado di dire se uno ha i baffi o gli occhiali (non che uno con i baffi non possa avere anche gli occhiali, ma la concomitanza di particolarità genera ancora più confusione in un’eventuale descrizione a terzi, quindi al momento questo è un caso che preferirei non esaminare). non mi chiedete com’è fatto questo o quell’altro che non so dirvelo. però le mani le noto, le noto che poi sto male. se uno mi piace, è carino, intelligente, fa quelle battute sceme che mi fanno ridere più del dovuto e vedo che ha delle brutte mani, poi sto male, perché è un peccato. se invece sei una carogna con delle mani belle penso che non te le meriti e sto male uguale, ma di un male diverso. ma non è questo che volevo dire.
mia mamma quando io ero piccola aveva delle mani meravigliose, più o meno le stesse che ha ora, ma quando ero piccola mi parevano più belle. adesso gli vedo addosso i segni che lasciano le giornate, e l’età, sono belle mani di chi però le usa, mani di mamma ormai nonna che ha da fare e non sta lì a perder tempo coi bastoncini di legno d’arancio. ma le mani più belle che io abbia mai visto al mondo sono quelle di mia nonna. nonna vecchia, che quella giovane no, ma mia nonna vecchia, che tra dieci giorni sono novanta, ha delle mani di una bellezza che commuove. e non è che non le abbia usate, che su in montagna erano inverni di neve alta un metro e mezzo da spalare, terra da lavorare, legna senza padrone da raccogliere per la stufa, che lei era sola e ai suoi figli non doveva mancare niente e fratelli ne aveva a pacchi ma voleva fare da sé, che non dicessero che se la prendeva comoda perché era donna. e poi c’era da fare il pane, da fare la pasta, e tirare la sfoglia per ottant’anni almeno le mani te le spezza, e invece eccole lì. la forma delle dita, la posizione delle ossa sotto la pelle sottile, la curva che seguono le unghie e quel suo tenerle sempre composte, anche quando ce le ha poggiate in grembo o se le massaggia perché fanno male. una volta, non tanto tempo fa, riusciva a pettinarci anche i suoi capelli, lunghi bianchi e stretti nello chignon come la nonnina di petar, ma ormai solo ad alzare le braccia un po’ più di così fa fatica che a raccogliere castagne per una vita poi è così che finisci, venti uova di fettuccine non le puoi ammassare più. allora niente, i capelli glieli pettina mia zia e lei ogni tanto prende con un braccio l’altro braccio, lo solleva un po’ e sistema le pettinesse. perché ha anche dei gran capelli la mia nonna vecchia, è una gran fica a dirla tutta.