Archivio del mese di febbraio 2011

mercoledì, 23 febbraio 2011

la primavera quando arriva arriva

il mistero mai svelato degli alberi in inverno. un giorno sono lì, spogli e nudi come i poverelli la notte di natale, buoni sono per dare ai merli qualche legnetto per farsi il nido, e tu lo sai che sono così che li vedi tutti i giorni e ci fai caso, li aspetti al varco, e il giorno dopo sono tutto un fiorire di profumo e colore e buonumore. ora, da dove escono fuori quei fiori lì? li hanno appiccicati la notte come i sei per tre del cinema, questa è la mia risposta.
e sì, lo so che in giro per il mondo è tutto un fiorire di guerre e che la primavera non dovrebbe essere all’ordine del giorno e che ohpoveromondo, ma io ho un bambino che mi balla dentro tutto il giorno e mi fa muovere il vestito e mi fa venire fame tossica di dolcidolcidolci, io che dolci non ne ho mangiati mai, quindi no, niente guerre, perché la guerra fa venire gli incubi. la primavera invece va bene, che con i fiori nuovi sugli alberi poi fa bei sogni.

lunedì, 21 febbraio 2011

se la voce è un po’ velata, lascia piangere il mio cuore

e il favoloso mondo dei viaggi in metro. ero lì che provavo l’ormai dimenticata ebbrezza del viaggiare leggendo, che ormai il mio culo e il sedile del pandino a metano sono una cosa sola per due ore al giorno cinque giorni su sette, varie ed eventuali escluse, quando sento trafficare alla mia sinistra e vedo un donnino con un carrelletto porta-buste della spesa che però era diventato un carrelletto porta-altoparlante.
questo donnina qui era di quelle con i capelli belli, lucidi lucidi e pettinati all’indietro, con gli occhioni grandi, senza bambini addormentati al seguito, che fanno tanti punti a favore, milioni di punti a favore, e ha ringraziato e chiesto scusa e poi ha iniziato a cantare nel microfono una canzone che mi sembrava quella ma non poteva essere. invece era proprio quella lì e mi si è stretto il cuore.

mercoledì, 16 febbraio 2011

di mani, capelli e di nonne vecchie

io non sono una che sta tanto lì a far caso, è letti flavia la gemella attenta, io a stento sono in grado di dire se uno ha i baffi o gli occhiali (non che uno con i baffi non possa avere anche gli occhiali, ma la concomitanza di particolarità genera ancora più confusione in un’eventuale descrizione a terzi, quindi al momento questo è un caso che preferirei non esaminare). non mi chiedete com’è fatto questo o quell’altro che non so dirvelo. però le mani le noto, le noto che poi sto male. se uno mi piace, è carino, intelligente, fa quelle battute sceme che mi fanno ridere più del dovuto e vedo che ha delle brutte mani, poi sto male, perché è un peccato. se invece sei una carogna con delle mani belle penso che non te le meriti e sto male uguale, ma di un male diverso. ma non è questo che volevo dire.
mia mamma quando io ero piccola aveva delle mani meravigliose, più o meno le stesse che ha ora, ma quando ero piccola mi parevano più belle. adesso gli vedo addosso i segni che lasciano le giornate, e l’età, sono belle mani di chi però le usa, mani di mamma ormai nonna che ha da fare e non sta lì a perder tempo coi bastoncini di legno d’arancio. ma le mani più belle che io abbia mai visto al mondo sono quelle di mia nonna. nonna vecchia, che quella giovane no, ma mia nonna vecchia, che tra dieci giorni sono novanta, ha delle mani di una bellezza che commuove. e non è che non le abbia usate, che su in montagna erano inverni di neve alta un metro e mezzo da spalare, terra da lavorare, legna senza padrone da raccogliere per la stufa, che lei era sola e ai suoi figli non doveva mancare niente e fratelli ne aveva a pacchi ma voleva fare da sé, che non dicessero che se la prendeva comoda perché era donna. e poi c’era da fare il pane, da fare la pasta, e tirare la sfoglia per ottant’anni almeno le mani te le spezza, e invece eccole lì. la forma delle dita, la posizione delle ossa sotto la pelle sottile, la curva che seguono le unghie e quel suo tenerle sempre composte, anche quando ce le ha poggiate in grembo o se le massaggia perché fanno male. una volta, non tanto tempo fa, riusciva a pettinarci anche i suoi capelli, lunghi bianchi e stretti nello chignon come la nonnina di petar, ma ormai solo ad alzare le braccia un po’ più di così fa fatica che a raccogliere castagne per una vita poi è così che finisci, venti uova di fettuccine non le puoi ammassare più. allora niente, i capelli glieli pettina mia zia e lei ogni tanto prende con un braccio l’altro braccio, lo solleva un po’ e sistema le pettinesse. perché ha anche dei gran capelli la mia nonna vecchia, è una gran fica a dirla tutta.

martedì, 8 febbraio 2011

di nuovo sulla cresta dell’onda

e puntuale come le mie gravidanze, torna anche quest’anno il mio spammer di fiducia.
non ho capito bene perché, comunque vuole ancora che cancelli non so che commento a non so che post perché blabla se no blabla. ecco. adesso vorrei dirti, amico ryuga85, che stavolta ti dice veramente malemalemale, perché se anche tu avessi davvero la pazienza, la costanza e la voglia di inondarmi il blog di spam come dici (già tremo tutta) io sto giusto per dare inizio a una serie di lunghi, lunghissimi mesi in cui non avrò di meglio da fare che montare carrozzine, lavare tutine, sterilizzare biberon, preparare valigie, cullare, allattare, vestire, svestire. se davvero, davvero tu volessi darmi un po’ di buona spam da leggere e cestinare le mie giornate future ne guadagnerebbero in brio. sicché capiti proprio a fagiolo, fai pure.

lunedì, 7 febbraio 2011

noblesse oblige

caruso, che il diavolo se lo porti, ha deciso di comprare un motorello nuovo. il modello vincitore della tenzone era disponibile in tre fantastici colori moda: uno scialbo e insulso bianco, un proletario e terronissimo nero, e un delizioso, frizzantino, très chic color champagne. ma parliamo dell’uomo che possiede distese di mandorleti a perdita d’occhio…
come ce l’avete voi il motorello, color crodino, ve? eh lo so.

lunedì, 7 febbraio 2011

being a scraggy broom

se quando dici una cazzata io cerco di glissare e di lasciar cadere l’argomento con quell’eleganza che voi tutti mi riconoscete, se ti faccio questo regalo e tu non lo apprezzi, se insisti inspiegabilmente a volermi tirar di nuovo dentro all’argomento e a cercare la mia approvazione, io poi te lo devo dire che hai detto una gran cazzata e che questo fa di te quell’esserino piccino che sei e che per questo non ti sopporto, per niente, nientenienteniente. te lo devo dire, capisci? mi hai costretta tu.

sabato, 5 febbraio 2011

prolungamenti fallici, e basta

se compri una macchina tre volte più grande del limite della decenza, con quei fari che quando ti guardano hanno gli occhi arrabbiati e cattivi, per me vuol dire che:
a) ce l’hai molto piccolo e quel poco che hai non sai usarlo bene.
b) sei infinitamente tamarro.
c) sei una combinazione letale di ambedue le cose e questo fa di te un uomo senza speranza. se speravi di guadagnarne in figaggine, hai buttato via i soldi amico mio.

mercoledì, 2 febbraio 2011

il mattino ha l’oro in bocca, in mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca

buongiorno anche a voi, sì. è un piacere ritrovarsi qui a quest’ora del mattino. per non mandare sprecato un momento così proficuo della giornata direi di organizzare dei tornei online, che dite? scala quaranta? va bene a tutti? o anche gara di galletti inzuppati nel tè, scegliete voi, per me fa lo stesso.
state tutti dormendo, vero? vi odio quanto non so dirvi.

martedì, 1 febbraio 2011

cose che sembrano facili, ma a conti fatti invece no

ho voglia di zuppa, di vecchi film guardati sotto la copertina, di una mattina al mare, di andare in bicicletta con il walkman, di castagne arrosto, cioccolata calda densa, dei primi fiori sugli alberi, della gatta che viene a cercare da mangiare, di dormire dodici ore e sognarne sei, solo sogni felici, di una festa bella dove ci si diverte per davvero, di andare a teatro seduta in piccionaia, di un giro in libreria, di carta e penna, di stare seduta al sole ad occhi chiusi, di piedi scalzi, di maglioni pesanti. anche di stelle cadenti, se possibile, ma forse non è stagione.