nonna giovane

mia nonna giovane ha fatto due volte la quarta. la quinta no ché nel paese dove andava lei non c’era, allora la maestra per tenerli un’altro anno a scuola, quelli un po’ più bravini e che non servivano a dare una mano in campagna, diceva ai genitori di fargli fare un altro anno, che almeno d’inverno stavano un po’ al caldo. non sono poi tanto sicura che dalla prima alla quarta le altre classi ci fossero tutte, quindi erano proprio piccini quei bambini lì.
mia nonna giovane viveva in una famiglia con la mamma e due sorelle, lei era quella di mezzo, il papà se n’era andato a mettere su casa con un’altra, ma per convenzione diremo che fu disperso in guerra, perché questa fu la versione ufficiale per cinquant’anni almeno e a mia nonna poveretta a momenti non viene un infarto a scoprire così per caso che suo papà era ancora vivo e abitava a neanche 150 km di distanza (e comunque al mio di papà, che non c’entra niente che lui è dell’altra metà famiglia, quando questa storia venne fuori e mia nonna momenti ci resta secca e le sue sorelle anche e un fiume di domande e di dire se avessi avuto un padre e altre cose che poi vi racconto in un altro post, mio papà gli avrebbe dato una badilata in testa a quel mio bisnonno lì e quando se ne parlava faceva gli occhietti suoi di disapprovazione e non diceva niente ma si capiva che non gli piaceva nemmeno un po’).
poi oltre alla mamma di mia nonna giovane, cioè la mia bisnonnina che mi ha cresciuta e mi ha raccontato tutte le favole che so e mi ha fatto le frittelle a merenda e pane e olio tutte le volte che lo volevo, c’era sua mamma (e siamo alla trisavola). una famiglia di piccole donne che si arrangiava come poteva e tirava avanti meglio di altri. di uomini ce n’erano due, zio ernesto e zio gabriele, i fratelli della mia bisnonna. il primo – fascista – morì in guerra, giovane poveretto e tanto bello. il secondo – socialista – restò a casa perché poliomelitico e meno male che almeno campò un sacco di anni tanto che me lo ricordo anch’io, bellino con quei baffetti e gli occhi piccolini che brillavano quando sorrideva. e questo zio gabriele qua era quello che metteva il ceppo nel camino a natale, che a nonna loreta ogni anno veniva tristezza a non avere più il marito che pensasse a quelle cose lì, ma c’era zio gabriele e allora andava male lo stesso, sì, ma solo un po’.
ora, io lui l’ho conosciuto che era già vecchiarello e poi non era proprio della famiglia famiglia, si andava a trovare una volta ogni tanto, però tutte le volte che qualcuno raccontava una storia finiva che prima o dopo usciva fuori lui. era uno di quelli che quando manca si sente, la gente sta un po’ meno bene e sembra che non sappia come fare a divertirsi. gli amici da ragazzi se lo caricavano sulle spalle e se lo portavano dietro ogni volta che andavano a far casino in giro per la montagna. loro camminavano e lui da lì sopra gli raccontava le storie dei libri che leggeva, così passavano il tempo. io non ho idea di dove li andasse a prendere quei libri, che mi viene difficile immaginarli in giro per casa, per quella casa, devo capirla meglio questa cosa qui, comunque fatto sta che da qualche parte li prendeva e raccontava dei reali di francia, dei miserabili, dei moschettieri. poi in inverno, quando fa buio presto e in campagna non c’è niente da fare e ci si annoia, si trovavano tutti insieme per passare il tempo, lui sceglieva una delle storie tra quelle che aveva letto e distribuiva le parti. per sé teneva sempre quelle dei vecchi o degli storpi, così non doveva camminare, e tutti si divertivano e ridevano in un modo difficile da immaginare considerando il freddo e la guerra e la miseria nera, ma non lo so, magari si riesce a star bene solo quando non si ha niente e ci sarebbe solo da disperarsi e piangere finché non viene notte, non lo so davvero.
tuuutta questa lunghissima e interessantissima storia per dire che mentre ero lì che prendevo amabilmente il tè con mia nonna giovane, lei se ne viene fuori con quanto gli era piaciuto orgoglio e pregiudizio a quindici anni. quindici anni, orfana di padre, in un paesino con tre case in croce e con appena la legna per scaldarsi in inverno e lei leggeva orgoglio e pregiudizio. ma dove l’hai trovato orgoglio e pregiudizio tu? a casa di zia maria (sua sorella più grande di un anno, che era andata a lavorare a roma a casa di una coppia che non aveva figli. altro post, tutta un’altra storia), ah, di libri lì ce n’erano tanti… ma poi mi ricordo ancora tutto, com’erano i vestiti, la casa, tutto. anche il conte di montecristo ho letto, ma quello mi è piaciuto meno. bello eh, però… un po’ meno.

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2 Risposte a “nonna giovane”

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    [...] zio gabriele? il fratello della mia bisnonna che metteva il ceppo nel camino la notte di natale. oh, questo zio [...]

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