Archivio del mese di settembre 2010

sabato, 11 settembre 2010

cose che ora so

le medicine che non sanno di niente sanno sempre di qualcosa. di medicina che non sa di niente, appunto, e il sapore fa schifo.
ci saranno sempre più libri al mondo di quanto uno potrà mai leggerne, a meno che tu non sia dio ma allora sai già come vanno a finire e non c’è gusto.
i caffè delle macchinette fanno schifo apposta perché così i lavoratori tornano prima a lavorare. ma si sottovaluta sempre la caparbietà del lavoratore.
quando un’amica ha gli occhi tristi capisci che la tua missione nel mondo è di farla sentire la donna più meravigliosa che dio abbia creato.
una nocciola, a volte, può fare primavera.

giovedì, 9 settembre 2010

piaccio alla gente che piace

ieri pomeriggio ero lì che prendevo un tè con patrizia pellegrino e si parlava del più e del meno. la mostra di venezia, il suo nuovo taglio di capelli, quanto sia incomparabilmente bella e stronza catherine deneuve… le solite amenità. poi viene fuori che lei non ha mai ricevuto commenti che fossero un po’ meno che carini, perché la gente la considera una di famiglia e blablabla. una di famiglia è una cosa bella no? voglio dire, dipende da che famiglia ma… sì, ci sono anche le stragi in famiglia, siamo d’accordo, e tutta la storia dei parenti serpenti, sì. però.
se qualche carogna volesse cercare su youtube (e perché mai dovrebbe farlo, sono d’accordo con voi) scoprirebbe che il primo video suggerito millanta un’assenza di biancheria a cui io non credo affatto e i commenti… dovremmo metterci d’accordo sul concetto di ‘carino’, ma risolto questo…
quindi, riassumendo, il racconto ci insegna che: la vita è come uno se la racconta. prendete appunti, questa è gratis.

martedì, 7 settembre 2010

wake me up when september ends

non sono io che ho un caratteraccio, è lui che è uno stronzo. che uno dice novembre… macché novembre poveretto, quello c’ha già una sfiga per i fatti suoi, lasciamolo stare dove sta. settembre invece è infido, che fa finta di essere ancora estate e poi ti fa venire un mal di gola che sembri ray charles quando è giù di voce (avrei potuto dire nina simone, ma nina simone è incomparabilmente figa, ray charles è incomparabilmente cieco, sicché…).
poi non è possibile che la mattina per andare in ufficio non ci sia un’anima per la strada e al ritorno si formi la processione del venerdì santo. da dove esce sta gente, perché la mattina non c’è, come la materializzano?
e come sarebbe che la pasticceria non fa più il gelato? è estate? sì. e allora io voglio il gelato. tu sei pasticceria, me lo devi fare. te lo pago, mica lo voglio gratis, ma me lo devi fare. se no potevi rimanere aperta ad agosto e te ne andavi in ferie adesso, che non è che io dopo pranzo mi possa comperare la sacher torte, ti pare? eh.
e per concludere, signori della corte, ogni anno che dio manda in terra la pagina del calendario di settembre è sempre, sempre, sempre più bella di quella di ottobre.
lo odio, e non voglio sentire una parola di più.

domenica, 5 settembre 2010

nelle puntate precedenti…

- sepdcedt: peccato che sia morto silente.
- lp: è morto silente?!
- sepdcedt: non silente, l’attore che faceva silente.
- lp: è morto l’attore che faceva silente?!
- sepdcedt: sì, tipo quattro episodi fa.
- lp: mmm.
- sepdcedt: te lo ricordi che cos’era successo prima?
- lp: …
- sepdcedt: quello prima finiva con la zia di draco malfoy, che è la moglie di tim burton, che uccide lo zio di harry potter, sirius black.
- lp: mmm… ma qual era sto sirius black, quello famoso?
- sepdcedt: come sarebbe famoso.
- lp: l’attore famoso. william holden.
- sepdcedt: william holden?!
- lp: come si chiama… dracula.
- sepdcedt: ah sì, dracula.
- lp: ok, quindi finiva che la moglie di tim burton ammazzava dracula?
- sepdcedt: eh.
- lp: bello. ammazza che stronza però.

mercoledì, 1 settembre 2010

parlar del nulla per sentirsi in forma

sono giorni da rientro lento questi, tanto lento che un altro po’ e mi fermo. forse mi fermo davvero, che magari quando riparto poi riparto più convinta e va meglio.
passo ore su wiki a leggere storie di uomini che sono vissuti e poi morti, che hanno sofferto parecchio, amato parecchio, scritto parecchio. il sogno di ogni lettore. io continuo a credere che, potendo scegliere, avrebbero preferito una monotona vita felice e serena, quelle da cui non si riesce a tirar fuori nemmeno una cartolina per natale. ma i lettori sono degli sciacalli, si sa, ché ad ogni sofferenza c’è un capolavoro da leggere e loro lo sanno, e di fronte a una sola pagina scritta non guardano in faccia a nessuno, sono come il dottor mabuse solo peggio.
intanto guardo le mie piantine sopravvissute all’estate malgrado me e sono molto fiera, le ho educate proprio bene, non si arrendono neanche di fronte all’evidenza. brave, così vi voglio, caparbie e tenaci.