Archivio del mese di luglio 2010

sabato, 31 luglio 2010

ultime dall’ansa

la fine del mondo è vicina e questo è un fatto. nel giro di un’ora siamo passati dai sessanta gradi all’ombra al giorno del giudizio. io tifavo pioggia, che quando metti il naso fuori e senti il profumo dell’acqua che arriva, l’estate sembra ancora più bella.
poi c’è che ho ricominciato a studiare. roba di nessun interesse per i più mai voi dormite pure sonni tranquilli che a temperare le matite ci penso io.
e poi ci sarebbe la storia della fisarmonica da suonare sotto i ponti. per farla breve, il fatto è questo. a teleridicolo si piange miseria. è un marchio di fabbrica, non so se capite, come l’abbronzatura per valentino, come le diciottenni per berlusconi, da noi va di moda la crisi dietro l’angolo. noi ci alziamo la mattina, timbriamo il cartellino, poi portiamo fiori freschi all’altarino di jabba the hutt che ci fa la grazia di farci lavorare. è così, non c’è un motivo, sarà qualche sostanza che dissolvono nell’aria, non lo so. fatto sta che come inizi a lavorare lì, tempo due giorni e cominci a considerare il fatto che meno male mi stanno facendo sto favore di farmi lavorare.
- il contratto integrativo è scaduto da un anno e mezzo. abbiamo chiesto un incontro ma l’azienda ce lo rifiuta
- eh, ma c’è la crisi, anzi anzi che ci fanno lavorare
- ma le richieste non sono mica di natura economica…
- dici bene te, ma già è tanto se ci tengono il posto, guarda
- hanno sostituito la società di vigilanza per problemi con i pagamenti
- hai capito com’è la situazione? e ci dà ancora i buoni pasto, pensa te
- sì, ma adesso hanno cambiato pure la società di pulizie…
- e non ci fanno portare nemmeno la carta igienica da casa, ce la danno loro!
- mmm. ma lo stipendio di luglio adesso ce lo pagano a metà
- hai capito? e l’altra metà a settembre… mica se la tengono loro, ce la pagano!
- e ce lo dicono di venerdì 30 luglio, non lo sapevano prima?
- ma per non farci preoccupare no? così partiamo per le ferie sereni. vai tranquilla vai, e cambia l’acqua ai fiori che se no appassiscono.

giovedì, 29 luglio 2010

galatina beszta-borowski

c’è stato un nuovo arrivo in scuderia in mia assenza. non succede un cavolo per mesi e mesi e come ti allontani una settimana la regina di tutte le gatte fa la sua entrata in scena. è sorta dal mare di copertoni che si stende all’orizzonte davanti alla mia finestra e aveva al seguito quattro micini appena nati. ora che fai, puoi mai lasciare quattro micini e una mamma micia scarrozzare da soli per il mondo? con tutta la brutta gente che c’è in giro?
allora abbiamo fatto scorta di acqua e croccantini e ogni tanto ci affacciamo al vetro della nursery per controllare che crescano bene e che la mamma abbia il latte e che sia tutto a posto.
e tutto è a posto, potete stare sereni, che i piccoletti se la cavano alla grande e fanno già gli agguati alle foglie. sono tipetti in gamba loro, mica come voi.

lunedì, 26 luglio 2010

per quest’anno non cambiare

e siamo di nuovo al periodo dell’anno in cui in ufficio si gioca a briscola. tornei di racchettoni nei corridoi, asfalto fumante fuori e niente niente niente all’orizzonte. i bar di desolation road cadono come mosche, chiudono per ferie uno dopo l’altro e da lunedì saremo a pane e acqua calda fino a che morte non ci separi.
però… però. il mio pezzetto di strada è bello da piangere, che lui è bello sempre, con la pioggia e con il vento, lo so da me, ma d’estate… con le balle di fieno lasciate a dormire sotto il sole e i muri che si cuociono ancora un po’ e ogni giorno un particolare nuovo che ancora non avevi scoperto e poi niente tutt’intorno… l’estate è il suo vestito più bello e gli calza a pennello e viene voglia di portarlo a ballare.

sabato, 24 luglio 2010

è come andare in bicicletta

se hai imparato una volta, quell’informazione da qualche parte c’è già, basta un momento e saprai farlo ancora. se prima sapevi respirare sai farlo di sicuro anche ora, hai solo perso un po’ la mano. se prima sapevi mangiare, inizia a prendere la forchetta in mano, qualcosa prima o poi succederà.
disimparare, disimparare è tutto un altro paio di maniche.

venerdì, 23 luglio 2010

la cura dei gesti

e i pescatori. quando ho finito con le porte e le finestre, io fotografo i pescatori. ora voi pensate che sia per la pena infinita della dura vita dell’uomo in mare e ok, siamo d’accordo, e dici pescatore e in testa senti la voce di de andré. voi, io e letti flavia sentiamo bertoli perché c’è tutto quel risvolto sentimentale lì e chissà la moglie poverina e via discorrendo. ma resta pur sempre il fatto che gli anni cinquanta sono abbastanza finiti, grazieadio, e comunque non è quello che stavo dicendo… eravamo ai pescatori.
cuciono le reti, ma ci si può credere? un uomo non si cuce un calzino neanche se nel buco ci passa un braccio, e loro prendono il loro bell’ago e cuciono le reti. stanno lì seduti e cuciono, parlano un po’ se sono più d’uno, e cuciono. e stanno attenti eh, non fanno mica a tirar via, ci mettono quell’attenzione che impiega una donna a riattaccare un bottone. lo fa parlando d’altro, ché il gesto ormai le appartiene e può farlo come si fa qualcosa di acquisito, arrotolare gli spaghetti o allacciarsi le scarpe o che ne so, parlando d’altro. però con quella cura di chi sa che quel bottone lì non verrà trattato mica tanto bene, fammi passare un altro giro di filo che se no domani siamo daccapo. e il bottone non si stacca più.

venerdì, 23 luglio 2010

con gli scuri chiusi se possibile

poi c’è anche quest’altra cosa qui. io lo so che alla fine sembro pazza e voi però mi volete bene uguale e mi tenete così come sono, che tanto se no non è mica che cambio, ma io come prendo in mano la reflex trovo una porta o una finestra da fotografare. e se fossi una un po’ meglio di così lo farei perché mentre guardo nel mirino penso chissà che vite si nascondono lì dietro, chissà che storie.
sì, senza dubbio, ma poi in fondo… magari no, magari dentro non c’è nessuno, sono usciti tutti. che poi il più delle volte riprendo pezzi di case abbandonate da anni, chi vuoi che ci sia più lì dentro? è che sono proprio belle, le porte e le finestre, ma com’è che non se ne accorge nessuno? guardate un po’ meglio invece di andare in giro a pensare a chissà che, che quella roba lì qualcuno l’avrà fatta eh, non si son mica fatte da sole, ci sarà stato un omino che ha preso il legno l’ha lavorato e tutto. varrà la pena di guardarle dire dio che belle e fargli una foto o no?
e questo era il motivo per cui nei miei album le porte e le finestre vanno via come il pane.

giovedì, 22 luglio 2010

quando la banda passò

che mi piacciono le bande ve l’avevo detto? certo che mi piacciono, che discorsi, con tutti quegli strumenti lucidi lucidi e i ragazzi che sudano chiusi nell’uniforme e il tamburo. ma com’è che uno la mattina si sveglia e dice sai cosa? entro nella banda. sì ma che suoni? mah, pensavo al tamburo. che poi io credevo si suonasse così, un po’ a caso, battendo un colpo ogni tanto giusto per far sentire che si partecipa, invece quello lì aveva proprio lo spartito con le note e tutto, roba seria insomma. ma comunque…
è successo che me ne stavo in spiaggia sdraiata al sole e tutt’a un tratto sento la banda. che la banda quando passa la senti, non puoi non sentirla con quel codazzo di gente che si porta dietro e ce n’è altrettanta affaciata alle finestre, è come il pifferaio magico, lei passa tu ti alzi e la segui, non puoi mica fare altrimenti. e com’è come non è ti ritrovi in prima fila dietro all’ultimo musicista, prima ancora delle beghine del paese, che si saranno alzate la mattina alle cinque per prendere posto, poverette, ma non volevo mica passare avanti, è stato l’istinto del fotoreporter che quando me ne sono accorta ho scartato per i vicoli laterali e me ne sono tornata in fondo. poche certezze ci sono nella vita e la prima è che io sono una da ultimi posti.
che processione fosse non l’ho ben capito, portavano in giro un tizio vestito di nero, o poteva anche essere una madonna, non lo so… ma niente banda a lutto, era festa piena. e questa era la storia di quando la banda passò.

martedì, 20 luglio 2010

è già qualcosa, siamo d’accordo, però…

trovare conforto nel chiacchierare monotono delle cicale, dite quello che vi pare, ma a me dà da pensare.

mercoledì, 7 luglio 2010

se a voi sembra normale

amica finta bionda che alberghi nel mio specchietto retrovisore, non starò a questionare su quanti e quali danni possa provocare una tintura sbagliata su una giovane e spensierata testolina come la tua, sono problemi tuoi che al più risolverai con un buon terapeuta o con un parrucchiere, in mancanza di meglio.
ma i coprisedile in pelliccia leopardata mi fanno caldo, capisci? ho caldo da qui, sto sudando, e con il caldo si commettono tanti gesti inconsulti di cui poi, solo in taluni casi a dire il vero, ci si pente. quindi che vogliamo fare, li togliamo? non lo so, dimmi tu…

lunedì, 5 luglio 2010

gli uomini vengono da marte, le donne da venere

quelle riflessioni che sembrano la scoperta dell’acqua calda, e poi lo sono.
la prima è questa. le ragazza se ne vanno in giro mano nella mano e a nessuno che venga in mente che c’è qualcosa che non va. non viene in mente perché non c’è. semplicemente si prendono per mano come vanno a fare pipì insieme, come parlano basso basso e fitto fitto anche se non c’è nessuno intorno, come comprano borse e scarpe anche se ce le hanno già e quelle di prima andavano benissimo, vanno benissimo, andranno benissimo per un bel pezzo ancora. sono cose da femmine, è così, la vita è bella. bon.
la seconda è quest’altra. gli uomini non si prendono la mano mai, se proprio devono si prendono a pugni, se no niente. una pacca sulla spalla e stiamo bene così. che va bene eh, contenti voi. e non fanno mai neanche apprezzamenti sugli altri uomini, mai mai mai. ma su questo punto qui un motivo io l’ho trovato. non fanno apprezzamenti perché uomini da apprezzare ce n’è pochi, è un’amara verità amici miei ma guardatevi intorno. quante donne belle vedete in giro? migliaia. quante donne bellissime vedete in giro ora che è estate? milioni. quanti uomini belli? … quanti accettabili? mah… cinque? vogliamo fare sei? ma non ci si arriva a sei, non ci illudiamo, fa solo male. ed ecco spiegato perché gli uomini non fanno mai commenti su altri uomini. sono cose da maschi, è così, la vita è una merda.