Archivio del mese di maggio 2010

venerdì, 7 maggio 2010

la dura vita dei carbonari

stamattina il mio pezzetto di strada era avvolto fra le brume della brughiera, se guardavi lontano lontano potevi vedere distintamente heathcliff che aspettava la sua cathy, sì sì. poi c’erano anche i papaveri perché è pur sempre maggio, ma c’erano delle cime tempestose che vattene… avrei dovuto capirlo da lì come sarebbe stato l’andazzo della giornata.
e infatti arrivo in ufficio e sono tutti sul piede di guerra per quel mezzo sciopero che stiamo facendo. mezzo, perché lo sciopero funzionerebbe così, riporto da wiki: per sciopero si intende l’astensione collettiva dal lavoro di lavoratori dipendenti allo scopo di rivendicare diritti, per motivi salariali, per protesta o per solidarietà. ora noi però non è che possiamo fare proprio sciopero sciopero, che se no jabba the hutt ci fucila tutti su pubblica piazza, ci limitiamo a un mesto blocco degli straordinari, che fa ridere per sua natura se ci pensate. tu mi sfrutti e mi tratti maluccio anzichennò, io per il momento evito di incrociare le braccia che se no tu mi mandi a casa, e lo so perché sei un gran bastardo, ma almeno evito di lavorare più di quanto mi spetta, ti pare? pensi sia scortese? e lo so, noi gente del popolo siamo fatti così, ingrati per natura e privi di buone maniere.
però fin qui non ci sarebbe niente di strano, noi protestiamo, lui s’incazza e ci minaccia di licenziamento, tutto a posto. un po’ meno a posto è quando chi non è neanche iscritto al sindacato, e quindi figurarsi se aderisce allo sciopero, ci tiene a mettere nero su bianco che io non c’entro niente eh? quelli? e chi li conosce, ma per carità. se proprio vuoi licenziare voltati da quella parte, grazie.
ecco, io questo dissociarsi lo trovo così tanto triste, avvilente e… piccino, che mi verrebbe voglia di augurargli di continuare a lavorare lì finché pensione non sopraggiunga. ma no dai, sarebbe veramente da carogne e noi, voi lo sapete, bolscevichi sì ma dal cuore tenero.

giovedì, 6 maggio 2010

giorni in pillole

riunioni, a pioggia. voi pensate a un numero medio giornaliero e io l’ho sicuramente doppiato. ma per sta settimana pare abbiamo finito, non ci pensiamo più. siamo reduci da un po’ di pause pranzo sbagliate, questa è la verità, e una pausa pranzo sbagliata manda a puttane la giornata intera così com’è, voi m’insegnate, grandi speranze, buoni propositi e tutto. è un fatto, non lo dico io. poi certo, si può sempre tentare un colpo di coda ma non riesce quasi mai, che le giornate sono infide… quando capiscono che stanno andando male si mettono d’impegno per andare peggio.
ma comunque. ray brown era il marito di ella fitzgerald e suonava jazz, pure lui. io non lo sapevo, ma ho chiesto a wiki e le due informazioni sembrano rispondere al vero. ora io torno a dire, posso mai venirvi a rincorrere ogni volta per farmi dire quale musica è che mi piace? vi pare che abbia il tempo per corrervi dietro? datemi una mano anche voi, ma sarete bastardi? comunque adesso lo so e l’ho messo da una parte, ben conservato. e ginevra di marco (che non c’entra niente, lo so benissimo da me) è una di quelle che ogni volta che la vedo penso che donna! ho trovato altri due canti popolari interpretati da lei e… niente, a me si piegano le gambe quando la sento, a voi non so, ma è anche un problema vostro a un certo punto.
poi. oggi ho scoperto questa cosa qua: si chiama finisterrae’s cronotopo e non ve la spiego che son mica capace, ma c’ha il suo bel linkettino e siete tutti tipetti volenterosi, ve lo leggete da soli. però vorrei capire come fa a venire in mente una cosa così, che è geniale, come la vuoi chiamare se no? come ti viene in mente una cosa così? io questo lo vorrei tanto sapere, ecco, poi magari qualcuno me lo dirà.
e niente, mi pare basta, che se perdo tempo in futili riunioni non è che abbia chissà che storie per voi, ma i bignè ce li siamo mangiati comunque. dopo la riunione lunga dico, erano le sei ma 30 bignè si rimandano mica all’indomani così, meritano giustizia. e giustizia è stata fatta, AH! se è stata fatta… che siamo gente di sani principi noi, di valori incrollabili, di spada in pugno e sguardo fiero.
addio, orsù, statemi bene.