l’arrivo della bella stagione è infido, perché sei felice e fuori c’è il sole e fa caldo e stai bene, e allora ti rilassi, e abbassi la guardia. e succede che rilassandoti abbassi anche il finestrino della macchina, così, senza pensarci, per far entrare l’aria. solo che insieme all’aria entra anche la musica di quelli intorno e all’improvviso ti accorgi che eros ramazzotti non è più quel concetto astratto che ti eri convinta che fosse, è vivo e lotta in mezzo a noi.
eros ramazzotti è una piaga sociale, amici miei, che continua ad essere purtroppo tristemente sottovalutata.
durante l’università, quando dovevo dare un esame di quelli che pensi solo diotipregofachefinisca, una volta uscita dall’aula quando ormai era passato e tutto era andato bene, mi veniva un dolore alla gambe che quasi non riuscivo a camminare, e più era stato duro l’esame più in alto s’arrampicava il dolore – caviglie, ginocchia, anche. allora arrivavo a casa, mi sdraiavo sul letto e rimanevo lì distesa a guardare il soffitto, aspettando che passasse. ma stavo già bene, che in fondo ormai l’esame era alle spalle e non mi importava più, male o non male. oggi sono stata di nuovo così, solo che faceva male e basta.
ma domani sarò al mare e vento tuoni o tempesta metterò i piedi sulla sabbia, accada quel che accada, e allora starò di nuovo bene e mi volterò e vedrò che ormai è lì dietro, passato.
è successo la prima volta, poi è successo la seconda. stavolta non mi lascerò trascinare, cercherò di essere calma. cercherò di essere calma e di mantenermi lucida.
ma perché cazzo dovete fare un film sulla versione di barney adesso, eh?! perché, dite, forza. se ne sentiva forse il bisogno? forse che un libro perfetto, p-e-r-f-e-t-t-o, non vi bastava? lo dobbiamo per forza rovinare con la rincorsa stupida all’attore giusto per un ruolo impossibile? paul giamatti, diosanto, paul giamatti! che bravo eh, ho capito, ma barney panofsky? miriam… no, miriam non ve lo dico, lo faccio per voi credete.
ma… io proprio… fate come vi pare, sentite, ma vi odio, vi odio tutti. e tanto.
1) una donna che d’improvviso si volta e sorride è la cosa più bella del mondo, e sono sicura ché ne ho vista una proprio oggi e ci sono rimasta secca. di più bello c’è forse solo vedere una stella cadente, ma forse però, non ci metto la mano sul fuoco.
2) se vedete un bambino che se ne sta lì beato a giocare con niente, felice come voi non vi ricordate neanche più, fermatevi a guardare un po’ meglio che magari vi insegna qualcosa quel bambino lì.
3) se voi non c’eravate epperò quelli che c’erano vi hanno pensato, è come se ci foste stati anche voi, vale uguale.
4) se hai scoperto una bella canzone ma non hai nessuno a cui farla ascoltare, tanto vale che fai finta di niente e te la conservi per la prossima volta, che se no ti si sciupa tutta.
5) il profumo della pioggia quando un minuto prima c’era il sole e all’improvviso scoppia un temporale è secondo solo al profumo di pane caldo, a quello del mare quando è mosso e all’erba appena tagliata. e sull’erba non sono neanche sicura, che mi sa che vince il temporale.
capita a volte di dare per scontate cose che si hanno sempre sotto gli occhi. persone che credi ci saranno per sempre, il mare che non se ne andrà mai da lì, una chiesa che vedi in fondo a una strada e dici: è una chiesa, che altro può essere.
poi un giorno ti sorprende la pioggia e entri in quel portone e ti si apre davanti uno spettacolo che non immaginavi neppure, regali un libro a un amico e ne ricevi un altro in cambio senza aspettartelo, oppure sei lì che cammini per la tua strada e all’improvviso, dietro a una curva, trovi ad aspettarti il mare.
mi sono presa un po’ di tempo, ma sento di potermi finalmente sbilanciare sull’argomento e decretare la nostra formazione definitiva, che è la seguente: io, dick, il cherubino, monty, barbie e ken. e a vederci tutti insieme così adesso, belli come il sole, sembra facile, ma fate presto voi… ci sono voluti mesi di debutti e prove generali per arrivare a siffatta perfezione, che per le cose belle ci vuole cura, non vengono mica fuori così da sole, c’è sempre dietro qualcuno che le accudisce e le incoraggia e poi fa un passo indietro per guardarle alla giusta distanza, pieno di soddisfazione, e constatare che, sì, sono venute proprio bene.
per dire quanto ci vuole a mettere in piedi una formazione perfetta, che oggi va bene in ufficio ma domani te la ritrovi bell’e pronta in giro per il mondo, e fermala tu allora se sei capace.
dunque dunque, le cose stanno così, ve lo dico io che sull’argomento ho studiato anni perciò lo so. i libri servono, perché quando proprio tutto manca puoi sempre guardarti intorno e vedere che qualche buona storia messa da parte ancora ce l’hai, e finché c’è una buona storia in giro è tutto a posto.
fanno bene se li compri, perché siete tu e loro, loro sono mille e tu sei uno solo, ma ti metti lì, in piedi di fronte a quella distesa infinita, cominci piano da una parte e prima o dopo il tuo lo trovi. tu magari neanche lo sai che è il tuo, ma poi ti capita in mano e eccolo lì, è quello.
fanno bene se li trovi per caso, che allora sono loro che ti sono venuti a cercare e commuove sempre un libro che viene a cercare proprio te, che per ogni libro che salvi dal cassonetto o dall’incuria o dalla cecità della gente c’è un anno di felicità garantita, che col cazzo che il karma si dimentica una cosa così.
fanno bene se ti vengono regalati che allora vuol dire che hai intorno persone che ti conoscono, e potranno anche sbagliare ma sai che ci hanno provato.
ma se li regali, se li regali sei quasi vicino a dio, che se trovi la storia giusta e il profumo delle pagine e la forma e il momento, ogni volta che quella persona lì sentirà quel profumo e ascolterà quella storia e ripenserà a quel momento, tu sarai lì con lui ed è una cosa che non cambierà mai. è il finché morti non vi separi.
quindi, riassumendo, domenica andate e regalatene tutti, è una bella cosa secondo me.
allora lunedì ero lì a milano per la mia bella trasfertina di lavoro, vestita di tutto punto per la riunione. poi la riunione è durata un quarto d’ora e vabbè, la tizia che dovevo incontrare non c’era e vabbè, si poteva fare tutto direttamente da roma usando un cazzo di telefono e vabbè, ma almeno ho visto milano, questo dico io.
quindi ero lì a milano, con due ore libere e tutto da vedere e inizio a girare. ora però, per quanti di voi non siano donne o siano, in alternativa, donne sì ma un po’ tarde (sia detto con affetto, che voi sapete essere smisurato nei vostri confronti, sìsìsì), dovete sapere che essere vestite di tutto punto comporta immancabilmente un tacco che, più completo è il punto e più è alto, questa è una regola scritta nella pietra, così è e non c’è niente che si possa fare. e girare a piedi in città sui tacchi, voi mi insegnate, bello sì ma fa desiderare che morte sopraggiunga e che sia fulminea. comunque. gira che ti rigira non finisco davanti al piccolo di milano? eh, proprio. non ci credevo neanch’io, che l’avevo tanto cercato ma non potevo mica chiedere, che poi sembravo totò che arriva a milano col colbacco, su. è come se io incontrassi un milanese in centro a roma che mi chiede dov’è il valle, o l’argentina. io ti mando al bagaglino, mi dispiace. no davvero credimi, non è per te, che magari avrai i tuoi problemi e sei stanco e hai perso per attimo il senso dell’orientamento, ma se vieni a roma e non sei dov’è l’argentina io ti mando al bagaglino, che quello ti meriti, il salone margherita con pippo franco e martufello. e quindi non ho chiesto, come facevo? tra l’altro al piccolo adesso c’è paolo rossi con il mistero buffo di fo, se siete di milàn andate e godetene tutti.
insomma arrivo in stazione, confusa e felice, e mi dirigo tosto verso il profumo di pizza che sentivo distintamente, che dovevo pur fare provviste per il viaggio, no? solo che poi, com’è come non è, il treno stava partendo e io allora sono saltata sui piedi del capotreno con aria molto contrita e mi sono fatta 11 vagoni correndo e sudando e sorridendo per chiedere scusa e maledicendo ma non se n’è accorto nessuno. e 11 vagoni, qualora non aveste un’idea del numero, vuol dire mettere il culo su quel cazzo di sedile quando sei già a firenze santa maria novella!
io dovrei dare una sistemata qui al blog. sarebbe ora dico, togliere un po’ di polvere da sotto il tappeto, creare un disordine ordinato, una roba così insomma… che ci sono cose che ho messo al volo quando sono passata di qua su wordpress che tanto poi le sistemo per bene e ovviamente sono ancora lì.
solo che… uffff, fate presto voi. mi tocca respirare una settimana dentro al sacchetto di carta che vi credete, che uno cambia così, senza conseguenze dirette sul corpo e sullo spirito? oh, poveri stolti.