del farsi beffe di poveri cristi
ieri era novembre, forse anche dicembre, solo senza la parte bella del natale. c’era un clima da piccola fiammiferaia, fuori al freddo e al gelo senza più fiammiferi, non so se mi spiego. la notte me la sono fatta bianca che più bianca non si può, la mattina è stata lenta che sono sembrate tre, uno si aspetta non dico comprensione ma un segno di speranza almeno. e, come dio vuole, arriva la pausa pranzo. quando usciamo miracolosamente è aprile, un unico scopo ci muove tutti lungo la via, malgrado i bastian contrari, malgrado i pessimisti, un pensiero e uno solo: il gelato della signora che ci aspetta a braccia aperte in fondo al tunnel.
e il gelato non c’è. e questo, amici miei, questo vuol dire essere immotivatamente, perversamente dei gran bastardi.
postilla da vecchia pazza: l’avete visto anche voi che dove ti giri c’è un glicine in fiore, vero? ed è per questo e per nessun altro motivo che il mondo adesso è un posto migliore in cui vivere, dico bene?
lo so, fa lo stesso effetto anche a me. ah… giovani cuoricini miei, andate e innamoratevi tutti.
postilla da vecchia pazza inacidita: prima o dopo mi toccherà di ucciderla, ché ogni sua parola vuota e vana dà una mazzata in testa a qualunque tipo di emancipazione femminile, oltre a riempire l’aria di inutile rumore.
buone cose.
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il 14 aprile 2010 alle 12:44 p ha detto:
Un mondo senza gelato è quanto di più piatto posso immaginare.
Ad aprile lo respiri per le vie del porto che senti ancora troppo freddo nella bocca quando lo mangi. Una piccola tortura di piacere.
il 14 aprile 2010 alle 8:01 p ha detto:
vorrei poterti dire che è così, vorrei… è che non me lo ricordo più quand’è stato che ne ho mangiato uno torturandomi per l’ultima volta. ci toccherà riaggiornarci a tempi migliori, temo.