mio fratello, questo sconosciuto
mio fratello c’è sempre stato. non è mica nato oggi voglio dire, è da quando ho tre anni che c’è, quindi poi uno dopo un po’ ci fa l’abitudine, se capite cosa voglio dire. e voi non lo sapete, ma io e mio fratello ci siamo dati botte da orbi che come ne siamo usciti vivi diosololosa, ma siamo ancora vivi e questo è un fatto. botte da orbi e mazzate a più non posso, tante prese e tante date che veniamo da una famiglia in cui il senso del giusto prima di tutto. io gli ho fregato parecchi vestiti anche, appena è diventato alto abbastanza da poterglieli fregare. fregati poi… presi in prestito, che poi glieli ridavo i jeans, mica me li tenevo. e comunque parlavamo un sacco, voi ci davate una traccia e noi andavamo avanti per ore, che poi l’argomento vale quel che vale e a noi ce ne fregava poco, e io una volta gli ho anche raccontato un libro per filo e per segno che secondo me a lui piaceva ma lui non aveva voglia di leggerselo, allora io mano a mano che andavo avanti glielo raccontavo, che a leggerlo alla fine mi sa che ci metteva meno. parlavamo anche la sera prima di dormire, ogni tanto, prima che ognuno avesse la sua cameretta, e anche dopo lasciavamo la porta aperta e parlavamo al buio, da stanza a stanza, ognuno sotto la sua coperta fino a che uno dei due non diceva vabbè dai a domani, buonanotte.
oggi eravamo seduti nella stessa poltrona, in pausa lui da un mese di lavoro fuori sede e io da una figlia meteoropatica, e viene fuori che anche lui ascolta musica salentina. allora chiedo: com’è? e lui risponde: e tu com’è? ha sempre questa logica stringente che ti spiazza, mio fratello. poi fa: è che, più in generale, mi piace la musica popolare. e questa non me l’aspettavo mica, che io pensavo di essere la sola e invece c’era lui, ma chi lo sapeva? allora gli ho raccontato delle ricerche degli ultimi mesi, dei canti popolari, di quelli della guerra e della resistenza, dei collettivi di recupero e salvaguardia della musica popolare e lui stava lì e ascoltava, niente di più e niente di meno. e penso sia l’unico, a conti fatti. è l’unico con cui posso chiacchierare a ruota libera di cose che annoiano quasi anche me, senza che metta su una faccia spazientita o che mi interrompa per parlare dei fatti suoi. per dire che fratello che ho io.
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il 5 aprile 2010 alle 9:46 p ha detto:
Ciao,mi fa piacere che hai un fratello del genere,io invece ho un fratello che ha un carattere pessimo,bisogna sempre stare attenti a non dire una parola più del necessario e non si deve mai dargli torto (tutto il contrario di me insomma) …al massimo gli si riesce a raccontare una barzelletta (ma anche questa deve essere breve),figurati se potrei raccontargli un libro che mi è piaciuto,minimo minimo mi manda a quel paese
…(ora che ci penso,questo non è un problema visto che è almeno un anno che non leggo un libro,al massimo gli potrei raccontare qualche fumetto di Topolino ma non credo che ne sarebbe contento
)
ps. scusa per il mio pessimo commento,ultimamente non ci sto con la testa ma volevo lo stesso commentare ,ciao ciao
il 5 aprile 2010 alle 8:07 p ha detto:
recita l’adagio: scrivere è lecito, commentare è cortesia. sentitamente ringrazio per il pensiero cortese.
il 6 aprile 2010 alle 9:04 p ha detto:
a-ha!
il 6 aprile 2010 alle 2:26 p ha detto:
fefè, io vengo da tre giorni tre di incontri ravvicinati col fratello americano e la sua prole.
e datosiche questo fratello è andato via di casa quando avevo 18 anni, devo dire che ogni piccolo secondo condiviso con lui è una scoperta. bella e soddisfacente.
saluti
il 6 aprile 2010 alle 10:42 p ha detto:
Io ne ho due. Si, insomma, di fratelli. Si parla di questo, no? Quelli nati da almeno uno dei tuoi genitori, no?
Io sono cresciuto un po’ come un piccolo re francese, tutti i sudditi intorno, ad ammirare ogni mio verso, ad osannare ogni mio peto, a sbellicarsi per ogni mia innocente manifestazione della mia essenza animale. Infatti sono un viziato, capriccioso, arrogante, presuntuoso, antipatico quasi-quarantenne.
Una volta, qualcuno dalla mia corte mi disse che avevo un “fratellastro”.
Fratellastro??? Che sarà mai un fratellastro?
Fratellastro sarà mica la forma greca di Fratallthustra??? (Mi chiedevo, dall’alto della mia erudizione, avendo, già a otto anni, mandato a memoria tutto l’antico testamento, il nuovo nell’edizione Paoline, il Necronomicon in edizione limitata per i lettori di famiglia cristiana, tutte le opere di Platone su 45 giri, e la Divina commedia a fumetti commentata da Enzo Biagi.)
Per quanto cercassi informazioni a riguardo, queste erano rare e contraddittorie.
Fu a quel punto che mi recai in pellegrinaggio a conoscere questo nuovo essere, nato dallo stesso padre, e perciò divino anche lui, nel luogo in cui egli riceveva.
Notai da subito una certa rassomiglianza, nei colori… e negli odori, sopratutto!
E mi accorsi anche che le dita della piccola mano potevano essere piegate all’indietro di oltre 90 gradi senza rompersi.
Era un segno!
Sapevo, sentivo che era anche in grado di volare, ma già mi fidavo ciecamente di lui. Non era necessario metterlo alla prova.
E poi, ero pur sempre io il primogenito, con tutta la carica mistica, l’inossidabilità, la professionale magnanimità che questo titolo si porta dietro.
Pur avendo passato solo frattaglie di tempo insieme, vivendo in punti lontani del firmamento, sento di avere con lui più affinità di quanto due divinità figlie dello stesso dio possano auspicare di avere.
(e adesso, l’ultimo sorso e poi a ninna… hic!)