Archivio del mese di aprile 2010

domenica, 25 aprile 2010

e poi amsterdam

io di amsterdam non so che dire. sarà che si sta dimostrando troppo al di sopra delle aspettative, che pure erano alte, ma mi vengono in mente solo cliché. tipo che è una città calda, dove la gente sorride ed è ospitale. tipo che ci sono i canali che rendono tutto bellissimo. e tipo che ci vivrei. ma per davvero, ci verrei e vivrei da domani, lascerei tutto e tutti, mi porterei solo i miei libri e me li verrei a leggere qui, nella mia casetta galleggiante sul canale, con le tendine alle finestre e i fiori fuori, che mettono allegria. neanche la musica mi servirebbe, che ho già il rumore dell’acqua e va bene così.

sabato, 24 aprile 2010

destinazione: paesi diversamente alti

come vulcano vuole, si parte. la formazione è la stessa dei paesi baschi due anni fa, compreso il papero che già c’era e non lo sapevamo, stavolta però abbiano una fiducia pressoché illimitata nei nostri mezzi. quattro giorni per quattro città e un numero infinito di pause rifocillazione: cominciamo subito in aeroporto perché noi facciamo le cose per bene e non sia mai detto che partiamo a stomaco vuoto.
partiamo con la pioggia e arriviamo che è primavera, con i fiori anche in autostrada e il fiume che brilla e il sole che non tramonta mai.
prima tappa utrecht, un posto che più bello non si può. ci sono i bar lungo i canali e la gente se ne sta seduta al sole a bere birra e allora che birra sia. poi haarlem, con le costruzioni medievali e un cazzo di lunapark proprio nel mezzo con le luci e i rumori sparati dappertutto, epperò è bella lo stesso, che se volti le spalle al casino trovi viuzze e ciottoli e il fiume e un mulino. e mangiamo suriname, che pare fosse colonia e quindi è in tema e quindi può andare.
e poi amsterdam, ma a questa ci pensiamo domani.

sabato, 17 aprile 2010

ahhh, l’amour…

avete presente quel camion di pizza che è piovuto dal cielo a casa mia, no? e avete presente anche quel gran rompicoglioni del signore e padrone della casa e del telecomando, vero? oh bene, siamo già un pezzo avanti.
dunque. da che mondo è mondo sulla pizza troneggia la mozzarella, e da che sfiga è sfiga il sepdcedt non mangia formaggio.
lo sapete quanto ci vuole a togliere tuuuutti i cubetti di mozzarella da una pizza congelata? si ha il tempo di pensare alle pratiche per il divorzio con gran dovizia di particolari.

e no, i cinque cornetti che mi hai comprato per la colazione di domani non ti mettono in pari, no! (con sei magari sarebbe stato diverso, ma cinque…)

giovedì, 15 aprile 2010

babbo natale c’è

torni a casa da una giornata come le ultime, prendetene una a caso tanto andrà bene comunque, torni a casa che hai la forza solo di svenire in maniera composta, ma prima di chiudere l’ultimo occhio vedi una pila di scatoloni sul tavolo alta più di te. pensi, e sta roba che è, ma parlare costa fatica e prima o poi vedrai che qualcuno te lo dirà. qualcuno poi infatti te lo dice.
- ci sono delle pizze lì, un po’ di gusti vari… stavano per scadere e dovevano darle via, quelle che non mangi le puoi sempre congelare.
questo me l’hanno raccontato in un secondo momento. io ricordo solo “ci sono delle pizze lì” e mille campane che suonavano qualcosa che doveva essere la musica degli angeli.

mercoledì, 14 aprile 2010

le piccole cose della vita

stamattina il mio pezzetto di strada preferito si era perduto fra i papaveri, bello come solo quel mio pezzetto di strada sa essere.

martedì, 13 aprile 2010

del farsi beffe di poveri cristi

ieri era novembre, forse anche dicembre, solo senza la parte bella del natale. c’era un clima da piccola fiammiferaia, fuori al freddo e al gelo senza più fiammiferi, non so se mi spiego. la notte me la sono fatta bianca che più bianca non si può, la mattina è stata lenta che sono sembrate tre, uno si aspetta non dico comprensione ma un segno di speranza almeno. e, come dio vuole, arriva la pausa pranzo. quando usciamo miracolosamente è aprile, un unico scopo ci muove tutti lungo la via, malgrado i bastian contrari, malgrado i pessimisti, un pensiero e uno solo: il gelato della signora che ci aspetta a braccia aperte in fondo al tunnel.
e il gelato non c’è. e questo, amici miei, questo vuol dire essere immotivatamente, perversamente dei gran bastardi.

postilla da vecchia pazza: l’avete visto anche voi che dove ti giri c’è un glicine in fiore, vero? ed è per questo e per nessun altro motivo che il mondo adesso è un posto migliore in cui vivere, dico bene?
lo so, fa lo stesso effetto anche a me. ah… giovani cuoricini miei, andate e innamoratevi tutti.
postilla da vecchia pazza inacidita: prima o dopo mi toccherà di ucciderla, ché ogni sua parola vuota e vana dà una mazzata in testa a qualunque tipo di emancipazione femminile, oltre a riempire l’aria di inutile rumore.
buone cose.

domenica, 11 aprile 2010

mangiar bene per sentirsi in forma

stamattina a rimini era novembre, torno a roma e dal rubinetto esce acqua calda. quando esce acqua calda a casa mia vuol dire che fuori si brucia per autocombustione, e poi abbiamo i tubi che passano al sole e blablabla. ora io non lo so, ma a occhio e croce credo che tutti i tubi del mondo più o meno passino al sole. allora perché la gente normale apre il rubinetto e beve un bicchier d’acqua e io apro il rubinetto e mi faccio una tazza di the? perché?
ma questa era una domanda retorica, veniamo invece ai quesiti reali. tu hai una macchina uguale alla mia, mi dà fastidio perché sei un coatto come non ce n’è eguali, però va bene, io sono di sinistra e la tolleranza è nelle mie corde. ma che tu approfitti del fatto che siamo fermi in coda per abbassare il finestrino e attaccare bottone sul fatto di possedere entrambi la stessa macchina… sei forse pazzo? rispondi a questa facile domanda, orsù. sei forse pazzo?! ti sembro una che ama fare conversazione? in macchina poi?? allontanati per sempre dalla mia vista, sparisci.
oh. e chiudiamo dicendo che mangiare il ciambellone amaretto e cioccolato sorseggiando una squisita tisana depurativa annulla totalmente e insindacabilmente l’effetto del cioccolato. non lo dico io, lo dice il buonsenso.

venerdì, 9 aprile 2010

il mare arriva quando hai bisogno di lui

non so perché, non so percome, ma questa settimana corta è durata un mese. per ogni cosa da fare ce n’erano tre a cui pensare e tempo per pensare ne ho avuto sempre troppo poco. ma è andata bene eh, che a conti fatti ne siamo usciti vivi ed è già tanto.
cose importanti ne abbiamo fatte e cose belle anche, ho chiacchierato fitto fitto con letti flavia e siamo finalmente venute a capo di una verità: non è un organetto e non è una fisarmonica la sua, è un oggetto ornamentale di non meglio definita funzione. ma deve servire a tre cose: suonare la pizzica, suonare de andré e suonare la sigla di coda di lupin, io sento che possiamo farcela.
la pausa pranzo, noi dello zoccolo duro, ormai la passiamo stesi al sole come i gatti, aspettando che la signora decida che è arrivata la stagione giusta per fare i gelati. ascoltiamo cose belle e pensiamo già all’estate. io intanto, per non sapere né leggere né scrivere, mi sono portata avanti con il lavoro e me ne sono andata al mare, voi passate un bel week end e statemi bene. poi quando torno, se torno, ci si vede da qualche parte e ce lo raccontiamo.

domenica, 4 aprile 2010

mio fratello, questo sconosciuto

mio fratello c’è sempre stato. non è mica nato oggi voglio dire, è da quando ho tre anni che c’è, quindi poi uno dopo un po’ ci fa l’abitudine, se capite cosa voglio dire. e voi non lo sapete, ma io e mio fratello ci siamo dati botte da orbi che come ne siamo usciti vivi diosololosa, ma siamo ancora vivi e questo è un fatto. botte da orbi e mazzate a più non posso, tante prese e tante date che veniamo da una famiglia in cui il senso del giusto prima di tutto. io gli ho fregato parecchi vestiti anche, appena è diventato alto abbastanza da poterglieli fregare. fregati poi… presi in prestito, che poi glieli ridavo i jeans, mica me li tenevo. e comunque parlavamo un sacco, voi ci davate una traccia e noi andavamo avanti per ore, che poi l’argomento vale quel che vale e a noi ce ne fregava poco, e io una volta gli ho anche raccontato un libro per filo e per segno che secondo me a lui piaceva ma lui non aveva voglia di leggerselo, allora io mano a mano che andavo avanti glielo raccontavo, che a leggerlo alla fine mi sa che ci metteva meno. parlavamo anche la sera prima di dormire, ogni tanto, prima che ognuno avesse la sua cameretta, e anche dopo lasciavamo la porta aperta e parlavamo al buio, da stanza a stanza, ognuno sotto la sua coperta fino a che uno dei due non diceva vabbè dai a domani, buonanotte.
oggi eravamo seduti nella stessa poltrona, in pausa lui da un mese di lavoro fuori sede e io da una figlia meteoropatica, e viene fuori che anche lui ascolta musica salentina. allora chiedo: com’è? e lui risponde: e tu com’è? ha sempre questa logica stringente che ti spiazza, mio fratello. poi fa: è che, più in generale, mi piace la musica popolare. e questa non me l’aspettavo mica, che io pensavo di essere la sola e invece c’era lui, ma chi lo sapeva? allora gli ho raccontato delle ricerche degli ultimi mesi, dei canti popolari, di quelli della guerra e della resistenza, dei collettivi di recupero e salvaguardia della musica popolare e lui stava lì e ascoltava, niente di più e niente di meno. e penso sia l’unico, a conti fatti. è l’unico con cui posso chiacchierare a ruota libera di cose che annoiano quasi anche me, senza che metta su una faccia spazientita o che mi interrompa per parlare dei fatti suoi. per dire che fratello che ho io.

sabato, 3 aprile 2010

vaste e varie

stavolta non mi hanno fregato, io la mia pasquetta me la sono fatta prima che non è possibile organizzare ogni volta cose fichissime da fare e poi ogni anno piove. anche stavolta, ve lo comunico in anteprima che me l’ha detto google, anche stavolta a pasquetta piove. ma oggi no, oggi c’era un sole da benvenuta primavera e io me ne sono andata a sdraiarmi sull’erba come da programma e quindi ah ah, adesso piovi pure quanto ti pare.
tra l’altro… ve l’avevo detto che ho scoperto un’altra casa bellissima abbandonatissima proprio a due passi da dove abito io? non ve l’avevo detto? me ne sono accorta l’altro giorno, e a occhio e croce quella casa deve essere lì più o meno da sempre, ma io non sono certo famosa per saper cogliere al volo i particolari…
poi volevo dire un’altra cosa di quelle proprio da vecchia rompicoglioni e voi non fate la solita faccia che la vedo già da qui. siete di un’antipatia rara, guardate. allora, la cosa è questa. sto sviluppando una sempre più preoccupante intolleranza per gli errorucci stupidi, quelli da scrittura sciatta. un’intolleranza che va sconfinando nella psicopatia per intenderci, potrei uccidere da un momento all’altro. sì senza accento, sto con l’accento, perché con l’accento grave anziché acuto, punteggiatura messa alla cazzo di cane… ma perché, che vi costa? fatelo per me eh, vi dispiace? su, che le persone anziane vanno accontentate, fatemi sto favore prima che io faccia come michael douglas in un giorno di ordinaria follia. ecco, bene, grazie.
e adesso che qualcuno mi spieghi perché mi è sparito qualsiasi tipo di notifica dei commenti in arrivo. qualcuno me lo dica prima che io impazzisca per sì futili motivi.