Archivio del mese di gennaio 2010

venerdì, 29 gennaio 2010

come non detto

ho saputo che è morto salinger, quindi la felicità mattutina se n’è andata a farsi benedire. appena potrò mettere due pensieri in fila magari scriverò qualcosa, intanto mi rincantuccio e mi intristisco per conto mio, poi facciamo una tristezza più partecipata, ma adesso va bene così.

venerdì, 29 gennaio 2010

buone giornate

stamattina il mio pezzo di strada preferito era bello come non mai, con il sole e la nebbia che saliva pian piano. e avevo l’ipod felice anche.
quindi ecco, vedete di non rovinarmi la giornata.

mercoledì, 27 gennaio 2010

l’arte del saper fare conversazione

di cosa parlereste voi a pranzo seduti a tavola con uno che è nella giunta comunale del pdl? adesso scherzi a parte, non è che voglia fare la snob, ma io ci ho pensato tutto il viaggio d’andata in macchina, tutto il giro intorno al buffet e metà pranzo. niente, non mi usciva una parola neanche di cortesia.
poi grazieaddio siamo finiti a parlare delle tante declinazioni regionali del termine ‘zoccola’ e tutto è andato per il meglio.

martedì, 26 gennaio 2010

giorni bui

la giornata ha inizio con una fanta-riunione plenaria che parte alle 10.00 e termina, ma controvoglia, alla veneranda ora delle 13.40. andiamo a pranzo con le palle che girano a elica, si alza la polvere da terra tanta corrente c’è. quando usciamo piove anche un po’, così l’atmosfera fa pendant con l’umore della truppa. il pomeriggio se ne va in digestione e… basta, più o meno è tutto. il che dà la misura di quanto possa essere inutile a volte persino fare lo sforzo di togliersi il pigiama la mattina.

ah, per completezza dell’informazione, la giornata si conclude con l’ipod che si scarica nel bel mezzo di un mega-maxi-ingorgo. tempo di percorrenza tragitto ufficio-casa: un’ora e mezza. emergenza pipì: codice rosso.

a domani per nuove fantastiche avventure.

sabato, 23 gennaio 2010

armi spuntate

finora due cose facevano paura al papero grasso (per dire quanto siano più evolute le nuove generazioni… a me milleecento, a lei due): l’aspirapolvere e il gatto mario. finora. oggi resta solo il gatto mario, fino alla prossima volta almeno.

venerdì, 22 gennaio 2010

reminder

ricordarsi di fare pipì prima di uscire dall’ufficio per andare a casa. anche se non scappa, anche se oggi ho bevuto poco, anche se tanto ci metto un attimo ad arrivare a casa, anche se ma l’ho fatta cinque minuti fa, anche se, fermati in bagno e falla! perché la prima volta che salti il rituale ti ritrovi ferma in coda per un tamponamento di nove macchine nove, e allora non avrai altra possibilità che maledirti e lanciare uno sguardo furtivo alla bottiglietta d’acqua mezza vuota e, no, non ce la fai a farla lì dentro, idiota.

giovedì, 21 gennaio 2010

un po’ di fattacci miei

di bufalo bill avevo la cassetta. originale, non registrata. e di cassette originali ne avrò avute dieci in tutto, quindi il dettaglio merita la sua considerazione. era un grande album, lui aveva quella voce… e in copertina c’era una pin up di un calendario degli anni quaranta. l’avrò ascoltato, non so, trecento volte. e per anni poi, non per un periodo, per anni. la cassetta ce l’ho ancora ma ormai dove la sento più, allora ho scaricato l’album e adesso ce l’ho su itunes, ma non è lo stesso. manca la pin up e il suono e il fatto di avere le canzoni messe tutte in fila in quell’ordine lì, che quando arriva atlantide bisogna cambiare lato, giri e parte ipercarmela.
questo era bufalo bill, che però col post non c’entra niente. bufalo bill è del ‘76, tre anni dopo esce banana republic ed eccoci al punto. ho anche questa cassetta qui ma non è originale, ce l’ho scritta a mano non so da chi e se non l’ho ascoltata trecento volte duecento sono sicure. banana republic era stupendo, tra una canzone e l’altra si sentivano dalla e de gregori che parlavano e il pubblico sotto che cantava e applaudiva e alla fine, sulle ultime note di ma come fanno i marinai, c’erano i ringraziamenti ai musicisti che ormai ve li potrei dire a memoria. se penso a un album dal vivo, a un tour, per me è banana republic. ne ho ascoltati e amati tanti altri prima e dopo ma per me è quello, che se avessi potuto esserci… e adesso, pare, pare… ma non lo voglio dire, perché lo so che se fosse vero il biglietto lo comprerei in questo momento qui, ora, ma so anche che come si fa trent’anni dopo a rifare quella cosa lì, che viene fuori ormai? quindi niente, facciamo come se niente fosse, mi riascolto due pezzi tanto per non mandar sprecato l’effetto nostalgia e buonanotte a tutti.

mercoledì, 20 gennaio 2010

un tranquillo mercoledì pomeriggio

“ognuno è un cantastoria, tante facce nella memoria, tanto di tutto tanto di niente, le parole di tanta gente. tanto buio tanto colore, tanta noia tanto amore, tante sciocchezze tante passioni, tanto silenzio tante canzoni”.

mercoledì, 20 gennaio 2010

cose sparse

1) questo lo mettiamo per primo così ci leviamo subito il dente. io non posso credere che all’alba del 2010, con il mondo che sta per finire perché ci siamo mangiati e bevuti tutto quello che ci avevano dato da mangiare e da bere, si discuta ancora se riabilitare o meno la figura di bettino craxi. veramente. arriva un momento in cui il senso del decoro dovrebbe avere la meglio.
e torniamo tosto a parlare di aria fritta, perdonate la spiacevole digressione.
2) malgrado durante la pausa pranzo ci sia sempre qualcuno che tenti di parlare di lavoro, noto ogni volta con piacere come ci sia sempre qualcun’altro che riesca abilmente a buttarla in vacca.
3) ieri ho avuto quattro cambi di umore in dieci ore, ma mi ha detto culo e la sequenza è stata male-bene-male-bene.
4) passando in macchina nel mio pezzo di tragitto casa-lavoro preferito (che è quanto di più lontano si possa immaginare da un bel quartiere, lo dico per completezza dell’informazione, e pensandoci se mi si dovesse fermare la macchina lì tornerei a casa senza un rene, nella migliore delle ipotesi. ma resta comunque il mio preferito, perché se guardi a sinistra c’è lo squallore, ma se giri la testa a destra… e comunque) in quel pezzo di strada ci sono dei cespugli di lavanda e guardando mooolto attentamente ho visto il primo fiorellino già bello viola e sbocciato. quindi la primavera chiamatela che arriva.
5) stamattina c’era un sole che sembrava maggio, ma il mio ipod non se n’era accorto e mi passava canzoni da pioggia, quindi è stato tutto uno skip di canzoni bellissime ma piovose, finché non si è convinto del sole che c’era fuori e mi ha passato la colonna sonora adatta. a volte basta parlarci con le cose, che mica sono sceme.

lunedì, 18 gennaio 2010

quelle cose che ti lascian senza parole

previously on escluso il cane. eravamo rimasti a me triste e sola che trangugiavo tristi e solitari pasti seduta davanti allo mio triste e solitario pc, in attesa che arrivassero tempi migliori a salvarmi, giusto? poi il papero grasso ha compiuto un anno ed eccoci qui a fare di nuovo gli straordinari non pagati perdendo tempo dientro a cose niente affatto importanti. tutto come prima, again and again. fin qui tutto chiaro? oh, ottimo.
the following take place between wed and fri. allora, mercoledì ero lì che mi rovinavo il primo pranzo decente in compagnia dopo mesi di pianto greco pensando che sì, va bene, sono contenta eh, ma è il suo primo compleanno, cazzo, dovremmo stare al mare a giocare con la sabbia, non io qui e lei lì, ma che modo è? e altre menate di questo genere. poi è arrivato giovedì ed è andata anche peggio, che la giornata è stata un po’ di quelle da cancellare dallo spazio-tempo, ma poi le giornate passano che grazieaddio sono solo di ventiquatt’ore, ed eccoci finalmente a venerdì. venerdì, è andata bene. non la segnerei sulla moleskine, ecco, ma insomma è andata. fino a un certo punto, fino a quando non ho fatto in modo di uscire un’ora dopo l’orario e avevo giurato giurato giurato che adesso che c’è lei non succederà mai più mi cadesse un fulmine in testa in questo momento. invece poi è successo, a tre giorni dall’inizio del full time e non commentate, fatemi questo favore, che ho già commentato io e ce n’è d’avanzo. e insomma, quando sono uscita avevo un po’ quell’umore lì mentre facevo la solita strada fino al parcheggio, poi in fondo ho visto l’omino del parcheggio che mi aspettava.
ora, questo omino qui, che non non è proprio vecchissimo ma ha comunque i capelli bianchi, è uno di quelli che ti dicono ogni mattina una frase gentile e sorridono sempre, sempre, non l’ho mai visto una volta darmi il biglietto senza sorridere, mai, neanche quando si gela e piove che dio la manda, lui ti da il biglietto, sorride e ti augura buona giornata. allora venerdì arrivo lì e mi dice, testuale:
- ma così mi fai preoccupare! non ti ho visto arrivare, ho detto… che sarà successo?
- ma perché, è rimasta solo la mia macchina qui?
- no no, ma di ragazze siete rimaste solo tu e xy… lei oggi lo so che finisce il turno alle 21, ma tu esci sempre presto… comunque buona serata eh, buon fine settimana.
è stata una buona serata.