perché non sghignazzare con la guerra di piero allora

sicché l’altro giorno eravamo a un concerto la presidentessa dello snodo del cazzeggio, letti flavia, il signore e padrone e io, concerto che nello specifico era de andré (cristiano) canta de andré (fabrizio) e noi eravamo tutti emozionati che nessuno era riuscito a sentire faber dal vivo quand’era ora e, insomma, un po’ i brividi ti vengono, o no? a me sì.
comunque, ero lì che mi preparavo da una settimana al momento e pensavo chissà che canterà, chissà se ci sarà gente… che l’idea che rimanesse qualche posto vuoto mi metteva un po’ il magone perché io c’ho quest’empatia per cristiano de andré che secondo me deve avere avuto una vita mica tanto facile, e su questo ci sono tesi discordanti ma siamo nel mio blog quindi sentirete solo la mia campana, questo blog è decisamente empatico con cristiano de andré (che poi è anche un discreto fico, per l’età che ha voglio dire, che ormai sono quarantasette signore e signori mica bruscolini, ma questo adesso non c’entra per niente). oh. invece poi no, era tutto pieno che infatti faceva un caldo che levati e io mi sentivo già meglio, potevo chiacchierare in pace con letti flavia tranquilla che tanto cristiano era contento del pienone. che poi non è che proprio chiacchierassimo, ci davamo di gomito e ci guardavamo che a noi basta, non è che serve stare sempre lì a dire.
allora comincia il concerto e viene fuori una canzone più bella dell’altra, anche qualcuna che non sentivo da anni ma che all’epoca mi piaceva tanto ed è la sorpresa più bella che ti possa capitare. insomma, siamo lì che cantiamo e soffriamo, ché il repertorio del faber ce l’avete tutti ben presente, quando a un tratto arriva il momento del bis e alla fine del bis arriva il momento del pescatore. a questo punto (adesso state a sentire che arriva il vero argomento del post), a questo punto se ne vène ‘o teatro. e fin qui uno dice… ok, è un classico, lo conosce pure il papero grasso, che ti aspettavi? ma c’è gente cha balla! gente che si sbraccia e canta e balla e ride come se sul palco avessero attaccato brigitte bardot bardot.
adesso io non vorrei star qui a fare il precisetti di turno… ma… il pescatore. il pescatore di mestiere fa questo. si sveglia a un’ora che voi non ve la immaginate, poi esce in mare e il mare è umido eh, se non è umido il mare di notte non lo so io… poi come dio vuole riesce a pescare qualcosa, e non è mica detto ma facciamo di sì, torna dalla moglie che figurati, non lo vede mai deve mandare avanti la casa da sola sarà incazzata nera, ma lui è scaltro, riesce a smarcarsi e si va a sedere un po’ al sole ad asciugarsi le ossa che tra poco si ricomincia da capo, ha anche un solco lungo il viso, te pensa, come una specie di sorriso. ecco, io questa faccenda qui vorrei chiarirla subito. UNA SPECIE di sorriso non vuol dire un sorriso, non vuol dire per niente, se no avrebbero detto un sorriso, vi sembra? magari è uno sfregio come l’uomo che ride di hugo, magari una ruga profonda dovuta alla salsedine, magari un ghigno di uno che è morto di stanchezza perché fa una vita veramente di merda scusate, c’avrà il diritto o no?
comunque adesso sta lì al sole quindi ha cinque minuti di pace dai. e passa un assassino. ora, vogliamo fare quelli che stanno dalla parte degli umiliati e offesi? figuratevi, mi invitate a nozze. ma se uno è assassino, quantomeno da qualche parte ci sarà uno un po’ morto, sbaglio? però facciamo che è stato costretto dalle circostanze, adesso non voglio stare qui a gettargli la croce addosso che la vita è complicata. passa l’assassino, il pescatore gli dà pane e vino che c’ha solo quello (tristeeezaaaaa, per favore va’ viaaaaaaa), l’altro ringrazia e se ne va. e non arrivano i gendarmi a cercare l’assassino? certo, è evidente. solo che nel frattempo il pescatore, che non ve l’ho detto prima ma è vecchio, pescatore e vecchio, all’ombra dell’ultimo sole si è assopito. a questo punto il pubblico in sala è impegnato in un’allegra tarantella, ma io vorrei snocciolare ugualmente l’ultima questione. perché lo snodo narrativo a questo punto è giunto a conclusione, ma una questione resta aperta. l’assassino è andato via un secondo fa, vuoi che i gendarmi non l’abbiano trovato per strada?! e il pescatore, io non la vorrei mettere giù dura, ma dorme? siamo sicuri??

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  1. bollettino di guerra

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7 Risposte a “perché non sghignazzare con la guerra di piero allora”

  1. sepdcedt

    tanto per restare sulla stessa generazione (del padre), ma quando Guccini canta la locomotiva, che si sa, è un’allegra canzone che parla di donne e vino, succede lo stesso. anzi, peggio. che quando arriva “trionfi la giustizia proletaria” se ne viene il palazzetto per poi tornare tutti, fuori, pidiellini. che tempi, che tempi

  2. fede

    beh, hanno ragione però… tanto il tizio mica muore scaraventato su un binario morto. e la rivolta proletaria, come tutti sanno, ha trionfato tanto tempo fa e ancora ne godiamo i frutti.

  3. S&F

    :lol:
    magari prossimamente andiamo a sentire il requiem di mozart e ci mettiamo a ballare su un piede solo!
    inquietante poi la signora in viola che si sbracciava così tanto che ho pensato si buttasse giù dalla balaustra…
    gran serata comunque: ho visto “massimo tiraboschi” in libreria e il piroettante cinquantenne gaio sui pattini.
    cosa vuoi di più dalla vita

    p.s….il soprannome mi piace assai! ;-)

  4. Dick

    In questo caso, il miracolo musicale è duplice.
    Da una parte Fabrizio De Andrè ( e non De Andrp, come alcuni direbbero…), eccelso cantautore, il più grande paroliere dai tempi del sommo poeta, dall’altra parte la PFM, il più grande gruppo che il
    suolo italico abbia mai visto girare in un pulmino pieno di tamburi e strumenti.
    Da una parte il mondo dei cantautori, testi magnifici, musiche scarne, e spesso già sentite, a volte scontate e banali. Dall’altra il mondo del rock, e non il rock da bancarella, ma il rock impegnato, il rock progressivo, a volte un po’ cervellotico, quello che ha ripudiato il blues, la semplicità del punk, e che ha adottato le strutture
    della musica classica, calate in un contesto moderno, suonate con strumenti elettrici, dalle sonorità moderne, distorte, con armonie a volte popolari, ma spesso per niente orecchiabili, strizzanti l’occhio a stili complessi come il jazz o la fusion.
    Il cantautore per eccellenza incontra il gruppo rock per eccellenza.
    Le parole contro la musica. Non devono essere stati certo momenti facili, per nessuno!
    Fabrizio non era certo uno con cui era facile discutere, ancor più di musica, ancor più della sua musica e dell’importanza da dare, nella sua musica, ai testi rispetto alla musica.
    La PFM, dal canto suo, era già allora il miglior gruppo rock italiano. L’unico fino a quel momento, il primo da sempre, tra i gruppi italiani, ad aver sfondato l’impenetrabile muro degli stati uniti. Il primo ad aver avuto un contratto dalla Manticore, l’etichetta dei mitici Emerson, Lake & Palmer. Forse il gruppo più importante di tutta la musica italiana, da sempre. Ovviamente sottovalutato in patria, ma questo è un altro discorso.
    I due mondi che si uniscono. La poesia e la musica. Il cantautore e il gruppo rock.
    E quest’alchimia è tanto forte da dar luogo a un tour leggendario, immortalato da due dischi, De Andrè e PFM in concerto.
    Ricordo ancora l’emozione di quando ho comprato i due dischi, quando ancora il vinile imperava.
    Ora, io ho avuto una formazione scientifica e a volte mi vergogno io stesso di quanto possa essere dissacrante. Ma c’è un limite a tutto. Un limite che delinea dove finisce il cervello e comincia il cuore.
    Usando solo il cervello, anche io non posso negare perplessità sul testo del pezzo in questione, il pescatore. E se nella mia testa avesse posto la versione originale, probabilmente sarei estremamente spietato.
    Ma io ho conosciuto il pezzo nella versione PFM, con un Fabrizio in forma smagliante, il basso di Patrick ancora per me irraggiungibile (sono un bassista, e lo sono da tanti anni), il violino di Lucio Fabbri irresistibile e coinvolgente. Una versione che il mio cuore ha da subito riconosciuto come vitale, ispiratrice e irrinunciabile.
    Quello che voglio dire è che il testo è importante come la musica, ma davanti a una musica come quella di “Il pescatore” versione PFM, anche un incomprensibile gramlot sarebbe stato ugualmente efficace.
    A questo punto evito la polemica sul povero Cristiano, che già porta sulle sue spalle il diffice confronto con l’ingombrante figura del padre. (Della serie: non sparate sul pianista)
    Ma non credo affatto che sia il povero figlio incompreso del padre artista distratto e dal carattere impossibile.
    Sicuramente essere figli di Fabrizio deve essere stato tutt’altro che facile, ma oggi il percorso artistico di Cristiano ( per altro ottimo artista e musicista) è avvantaggiato da un’eredità preziosissima che lui è perfettamente in grado di mettere a
    frutto. Inoltre, è anche più bello del padre, e non ditemi che questo non conta, ai fini del proprio equilibrio psico-fisico e del proprio successo artistico!
    E non venite a parlarmi del bimbo prodigio dall’infanzia difficile! Una volta appurato che non lo sono io, ho grosse difficoltà a riconoscere questo stereotipo in altri.

  5. fede

    ma perché lei devi intristirmi alle prime ore di un soleggiato venerdì mattina?

  6. S&F

    tutta colpa del peperone e di alice che guarda i gatti…
    ;-)

  7. fede

    sì, la storia del peperone era un po’ inquietante in effetti e il perché alice guardasse i gatti e i gatti guardassero nel sole continua a sfuggirmi. ma… ché io poi ci ripenso come i cornuti, da tutto quel blablabla si evinceva che io avessi qualcosa da ridire sulla canzone? ma scherzerete vero?

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