l’antidepressivo dei poveri
passi la notte in bianco a vegliare la prole che, sia detto per inciso, recita perfettamente in endecasillabi sciolti ma non si sogna nemmeno di dire mamma. tu però sei magnanima e vegli senza stare a guardare tanto per il sottile. poi, giacché sei sveglia, pensi bene di rimuginare sul più e sul meno e arrivi all’ora di alzarti che quasi ringrazi che tanto peggio non può andare. invece poi sì, ovvio, può sempre andare peggio (potrebbe piovere).
la giornata a questo punto, voi capite, ha scarse probabilità di risollevarsi, quando arriva inaspettato il colpo di coda: un albero di natale non mio da mettere su, che è già tardi e lo spirito natalizio potrebbe passare e andare oltre e non sia mai detto che noi facciamo andar via lo spirito natalizio.
allora si fa così: mettete tutte le vostre musichine di natale in sottofondo, quelle belle con bing crosby che canta, ma anche gli wham vanno bene. poi tirate fuori le palline che avevate messo via l’anno passato e qui arriva la prima parte bella di tutta la faccenda, perché ce n’è sempre una che non vi ricordavate e allora farete ohhh, che bella questa! ecco. poi, bisogna metterle sull’albero e questo lo sapete fare persino voi, le metterete un po’ a caso e con i colori che fanno a cazzotti, io lo so, ma non importa. quando avrete finito e anche il puntale sarà al suo posto, accendete le lucine che avrete fatto mettere dal primo uomo inutile che passava di lì, regalatevi dieci minuti, sedetevi a guardarlo e godetevi il momento.
that’s all folks, buon natale a voi.
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