Archivio del mese di dicembre 2009

mercoledì, 30 dicembre 2009

andiamo avanti per la quaterna

e anche quest’anno è arrivato il momento della tombola kitsch, entrata ormai a pieno diritto nella top five delle situazioni mondane irrinunciabili. la parte che preferisco, oltre a quando caruso apre il suo pacchettino e trova qualcosa che ha intenzione di usare VERAMENTE, è il momento della preparazione. andare nel negozio a tutto 50 cent e scegliere i premi è un momento impagabile, davvero. quest’anno poi non ho badato a spese e ho preso anche una cosa che costava 1 euro, che non si potrebbe fare, lo so, ma su alcuni articoli è consigliabile non badare a spese e poi vorrà dire che ci farò un tombolino.
comunque, io ero lì che riempivo il cestino di orrori inenarrabili, con su la mia bella espressione di divertito disgusto stampata in faccia, quando mi accorgo che intorno a me altra gente riempiva cestini con un trasporto quasi pari al mio, ma priva della benché minima traccia di divertimento e/o raccappriccio.
ora, lasciando da parte per un momento l’inquietante sensazione di déjà vu… se io fossi in voi, amati compagni di spese trash, mi porrei delle domande…

lunedì, 28 dicembre 2009

ma invece sono io

poi un giorno il giovane esploratore tobia trova una scatola. la scatola in questione appartiene a me, ce l’ho davanti agli occhi tutti i giorni ma non la apro mai perché so cosa c’è dentro e sono cose che non mi servono, cose che voglio conservare e basta. il giovane esploratore tobia però incontra la scatola con lo sguardo per la prima volta e vuole vedere cos’è che contiene, apre il coperchio e tira fuori tutto, tutto tutto, infila anche la testa dentro per controllare se per caso sul fondo non sia rimasto ancora qualcosa. poi soddisfatto se ne va. e io metto a posto, è un tacito accordo.
a questo punto succedono due cose. la prima, mi rendo conto di quanto cazzo fosse piena quella scatola lì. la seconda, prendo coscienza del fatto che del suo contenuto non ricordo una beneamata mazza. vado ad elencare:
- una decina di foto scattate dalla finestra della mia camera, a casa dei miei, con nebbia sole albe varie.
- un registratorino di quando pensavo sarei diventata una giornalista, come nuovo.
- delle mini-cassette, una su cui ho registrato dalla tv bob dylan che canta in concerto i shall be released, l’altra con su la voce di mia nonna che recita un’antica preghiera popolare.
- delle buste da lettera che avevo fatto con carte che mi piacevano e che non ho più utilizzato perché ho smesso di scrivere lettere ai miei amici. peccato.
- un’agendina dell’anno in cui sono nata io e che era di mio padre.
- una decina di floppy disk (i floppy disk, che pur volendo che me ne faccio adesso, che non esisterà più neanche il lettore?) con dentro la mia tesi su eduardo e l’altra sul pasticciaccio e tutte le sceneggiature che avevo scritto e altra roba ancora.
- un quadernetto che ancora me lo ricordo quant’era brutto, così un giorno che mi faceva tristezza vederlo lì inutilizzato perché troppo brutto presi una bella foto da una rivista e lo foderai con quel vestito nuovo. dentro ci sono pagine scritte fitte fitte, di dieci anni fa, forse più, e queste credevo proprio di ricordarmele, ci avrei giurato. invece leggo le ultime due facciate e non saprei dire chi le abbia scritte. e vorrei sapere anche come va a finire quella storia, che adesso mi incuriosisce, e penso che se solo non fossi così tanto io magari potrei anche riprenderla e vedere di darle un epilogo.
ma invece no, sono proprio io, fino in fondo.

domenica, 27 dicembre 2009

come la voglia che ti prende improvvisa di tornare a casa

sapete quando chiudete un libro e avete ancora la bocca piena di quel sapore, ma già sentite il profumo di certe pagine chiuse lassù sulla libreria, un profumo che conoscete e che avete aspettato ad annusare di nuovo, ché ancora non era il momento, e adesso pensate proprio che, sì, sarebbe bello tornarsene in quel posto, da quella gente, a farsi raccontare quelle storie da quella persona lì, con quel tono nella voce e quelle parole per spiegare il tutto? ecco.

giovedì, 24 dicembre 2009

un tranquillo pomeriggio di spese natalizie

quante cose si possono imparare passando il pomeriggio in giro anziché stando a perdere tempo in ufficio, voi non ne avete idea.
innanzitutto puoi venire a scoprire che esistono pantofole da 69 euro (SESSANTANOVEEURO). giuro, ho guardato tre volte, mi sono anche toccata la fronte per sentire se per caso non mi fosse salita la febbre, che non ci potevo credere. sessantanove euro. che se le regalassi a mio nonno me le tirerebbe appresso senza pensarci un momento, per dire quanta tristezza mettono quelle ciabatte lì. quindi è solo per questo che non le ho comprate, giammai per i sessantanove euro, che avrei speso senz’altro volentieri per un prodotto di sì pregiata fattura. non che avessi in mente di comprare pantofole comunque.
poi. ho visto una giovane donna simpaticamente abbiggliata con giubbotto leopardato e colbacco (!!) coordinato. sarà parente di quest’altra qui, vedrai.
avete presente quelle bancarelle che stanno su un lato del marciapiede e che vendono tutto, dal bagnoschiuma alle padelle antiaderenti alle borse simil-louis vuitton? ecco. davanti a una di queste, a una sola, si era radunata una folla spropositata di gente, tanto che ho pensato regalassero soldi. che avreste pensato voi? appunto. allora mi sono fatta largo a gomitate nelle costole e calci negli stinchi (che quando mi scatta la curiosità quella vera perdo un po’ l’aplomb e viro più su anna magnani, mi viene così…) e vedo che la bancarella in questione vendeva cravatte. ora, voglio essere del tutto franca con voi, non erano cravatte quelle, proprio no. erano cose a forma di cravatta, realizzate in materiale… realizzate in un materiale, con colori molto sgargianti, abbinati un po’ a caso a dirla tutta, ma se mai doveste aver bisogno di una tavolozza a portata di mano, mettete una di quelle al collo e il gioco è fatto. una ressa che non avete idea per comprare ciò. se vi arrivasse un pacchetto a forma di cravatta quest’anno state attenti, fatelo magiare inavvertitamente al cane, date retta.
poi che altro? ah sì. la mondadori fa schifo. non entrate mai, mai più in una libreria mondadori, anche se è la più vicina e la prima feltrinelli utile si trova a vibo valentia. prendete la macchinetta, metteteci su un po’ di benzina che la strada è lunga e andate da feltrinelli. la mondadori è il male assoluto. come cazzo li ordinate quei libri, che non si riesce mai a trovare una mazza?? e perché non avete mai, mai, MAI le moleskine?! i libri esposti fanno tutti, senza eccezione alcuna, schifo pietà e raccapriccio e gli altri sugli scaffali sono ricoperti da uno strato centenario di polvere, segno che la gente che entra lì pesca solo dal cestone centrale, come in autogrill. e questo fa scendere la tristezza nel cuore, e ciò non è bene. quindi, date retta a me, mi volete stare a sentire una volta? non entrate più in una libreria mondadori neanche se vi scappa proprio di leggere e non avete niente per le mani e vi sta prendendo una crisi ipolettorica. alzate quella capoccetta vuota, di fronte a voi ci sarà un’edicola. è sicuramente meglio, sentite a me.

martedì, 22 dicembre 2009

la città di marzapane

la pioggia sta alle strade di roma come la tazza del latte a un biscotto già un po’ molliccio. puoi anche provare a salvare la situazione prendendo un cucchiaino, ma non ne verrà mai fuori niente di buono.

venerdì, 18 dicembre 2009

cose a caso

stasera il sepdcedt è di pokerino. la classica serata tra uomini con una ragazza che gira fra i tavoli tette all’aria a versare rum. il solito insomma, niente di che.
qui invece viene letti flavia, agguerritissima e carica delle migliori intenzioni per sviscerare a fondo l’argomento del mese, che un mese ci basta sì e no per metterci comode sul divano, vedete un po’ voi a che punto siamo. poi questo è un argomentone, non ce ne capitavano per le mani da un paio d’anni almeno. insomma, stasera abbiamo da fare: do not disturb.
e questa era la prima cosa. poi. ho da poco scoperto che la scorsa primavera è uscito un cd doppio con inediti e registrazioni live di rino gaetano. questo succede a fare figli, che finisci per rimanere indietro sulle uscite discografiche anche di uno morto ventotto anni fa (e ho dovuto fare il conto sulle dita, certo che sì).
poi che altro? ah sì, se digitate su google ‘è’, cosa che se avete una figlia che dà manate sulla tastiera succede con buone probabilità, il primo suggerimento che viene fuori è: è morto ping ping, l’uomo più basso del mondo. però quando poi apri dicono che non è vero.
ultima, ho un problema con la musica salentina cantata in griko, perché non capisco una mazza e questo non può essere. che è tanto bella e sarà anche strappacuore, io ne sono certa, e mi sto perdendo tutto questo bendiddio, tormento gratis piovuto dal cielo.
più o meno mi sa che basta. voi che fate, tutto bene? meno male, ero in pensiero. fatela una telefonata ogni tanto per dire che è tutto a posto, vi cascano mica le mani eh.

mercoledì, 16 dicembre 2009

perché non sghignazzare con la guerra di piero allora

sicché l’altro giorno eravamo a un concerto la presidentessa dello snodo del cazzeggio, letti flavia, il signore e padrone e io, concerto che nello specifico era de andré (cristiano) canta de andré (fabrizio) e noi eravamo tutti emozionati che nessuno era riuscito a sentire faber dal vivo quand’era ora e, insomma, un po’ i brividi ti vengono, o no? a me sì.
comunque, ero lì che mi preparavo da una settimana al momento e pensavo chissà che canterà, chissà se ci sarà gente… che l’idea che rimanesse qualche posto vuoto mi metteva un po’ il magone perché io c’ho quest’empatia per cristiano de andré che secondo me deve avere avuto una vita mica tanto facile, e su questo ci sono tesi discordanti ma siamo nel mio blog quindi sentirete solo la mia campana, questo blog è decisamente empatico con cristiano de andré (che poi è anche un discreto fico, per l’età che ha voglio dire, che ormai sono quarantasette signore e signori mica bruscolini, ma questo adesso non c’entra per niente). oh. invece poi no, era tutto pieno che infatti faceva un caldo che levati e io mi sentivo già meglio, potevo chiacchierare in pace con letti flavia tranquilla che tanto cristiano era contento del pienone. che poi non è che proprio chiacchierassimo, ci davamo di gomito e ci guardavamo che a noi basta, non è che serve stare sempre lì a dire.
allora comincia il concerto e viene fuori una canzone più bella dell’altra, anche qualcuna che non sentivo da anni ma che all’epoca mi piaceva tanto ed è la sorpresa più bella che ti possa capitare. insomma, siamo lì che cantiamo e soffriamo, ché il repertorio del faber ce l’avete tutti ben presente, quando a un tratto arriva il momento del bis e alla fine del bis arriva il momento del pescatore. a questo punto (adesso state a sentire che arriva il vero argomento del post), a questo punto se ne vène ‘o teatro. e fin qui uno dice… ok, è un classico, lo conosce pure il papero grasso, che ti aspettavi? ma c’è gente cha balla! gente che si sbraccia e canta e balla e ride come se sul palco avessero attaccato brigitte bardot bardot.
adesso io non vorrei star qui a fare il precisetti di turno… ma… il pescatore. il pescatore di mestiere fa questo. si sveglia a un’ora che voi non ve la immaginate, poi esce in mare e il mare è umido eh, se non è umido il mare di notte non lo so io… poi come dio vuole riesce a pescare qualcosa, e non è mica detto ma facciamo di sì, torna dalla moglie che figurati, non lo vede mai deve mandare avanti la casa da sola sarà incazzata nera, ma lui è scaltro, riesce a smarcarsi e si va a sedere un po’ al sole ad asciugarsi le ossa che tra poco si ricomincia da capo, ha anche un solco lungo il viso, te pensa, come una specie di sorriso. ecco, io questa faccenda qui vorrei chiarirla subito. UNA SPECIE di sorriso non vuol dire un sorriso, non vuol dire per niente, se no avrebbero detto un sorriso, vi sembra? magari è uno sfregio come l’uomo che ride di hugo, magari una ruga profonda dovuta alla salsedine, magari un ghigno di uno che è morto di stanchezza perché fa una vita veramente di merda scusate, c’avrà il diritto o no?
comunque adesso sta lì al sole quindi ha cinque minuti di pace dai. e passa un assassino. ora, vogliamo fare quelli che stanno dalla parte degli umiliati e offesi? figuratevi, mi invitate a nozze. ma se uno è assassino, quantomeno da qualche parte ci sarà uno un po’ morto, sbaglio? però facciamo che è stato costretto dalle circostanze, adesso non voglio stare qui a gettargli la croce addosso che la vita è complicata. passa l’assassino, il pescatore gli dà pane e vino che c’ha solo quello (tristeeezaaaaa, per favore va’ viaaaaaaa), l’altro ringrazia e se ne va. e non arrivano i gendarmi a cercare l’assassino? certo, è evidente. solo che nel frattempo il pescatore, che non ve l’ho detto prima ma è vecchio, pescatore e vecchio, all’ombra dell’ultimo sole si è assopito. a questo punto il pubblico in sala è impegnato in un’allegra tarantella, ma io vorrei snocciolare ugualmente l’ultima questione. perché lo snodo narrativo a questo punto è giunto a conclusione, ma una questione resta aperta. l’assassino è andato via un secondo fa, vuoi che i gendarmi non l’abbiano trovato per strada?! e il pescatore, io non la vorrei mettere giù dura, ma dorme? siamo sicuri??

sabato, 12 dicembre 2009

funziona come col sesso

che poi non è che mi sia proprio tornata la voglia di scrivere, ché troppi pensieri fanno da imbuto e in fondo non esce niente di buono. ma è come col sesso, più ne fai e più ti viene voglia, quindi eccoci.

sabato, 12 dicembre 2009

l’antidepressivo dei poveri

passi la notte in bianco a vegliare la prole che, sia detto per inciso, recita perfettamente in endecasillabi sciolti ma non si sogna nemmeno di dire mamma. tu però sei magnanima e vegli senza stare a guardare tanto per il sottile. poi, giacché sei sveglia, pensi bene di rimuginare sul più e sul meno e arrivi all’ora di alzarti che quasi ringrazi che tanto peggio non può andare. invece poi sì, ovvio, può sempre andare peggio (potrebbe piovere).
la giornata a questo punto, voi capite, ha scarse probabilità di risollevarsi, quando arriva inaspettato il colpo di coda: un albero di natale non mio da mettere su, che è già tardi e lo spirito natalizio potrebbe passare e andare oltre e non sia mai detto che noi facciamo andar via lo spirito natalizio.
allora si fa così: mettete tutte le vostre musichine di natale in sottofondo, quelle belle con bing crosby che canta, ma anche gli wham vanno bene. poi tirate fuori le palline che avevate messo via l’anno passato e qui arriva la prima parte bella di tutta la faccenda, perché ce n’è sempre una che non vi ricordavate e allora farete ohhh, che bella questa! ecco. poi, bisogna metterle sull’albero e questo lo sapete fare persino voi, le metterete un po’ a caso e con i colori che fanno a cazzotti, io lo so, ma non importa. quando avrete finito e anche il puntale sarà al suo posto, accendete le lucine che avrete fatto mettere dal primo uomo inutile che passava di lì, regalatevi dieci minuti, sedetevi a guardarlo e godetevi il momento.
that’s all folks, buon natale a voi.

venerdì, 11 dicembre 2009

le gioie della maternità # 9

aggiornamento dall’ultimo capitolo, che sono certa avrà lasciato un segno indelebile nelle menti di tutti voi. torno a casa e il papero grasso emette un nuovo suono, sospetto assai… qualcosa che non ha niente di riconducibile alla parola ‘mamma’, ma che si avvicina bensì in maniera preoccupante alla parola ‘tata’.
non dico niente, ci siamo capiti.