le gioie della maternità # 7

il sonnellino pomeridiano ovvero cinque minuti di pace.

lei è la luce dei tuoi occhi, lo sai tu, lo sa lei, lo sa il mondo intero. però al primo segno di stanchezza, appena vedi che con la manina si stropiccia l’occhietto ti metti subito in tenuta da ninna nanna e canti e culli finché l’occhio non è serrato ermeticamente. è un’impresa improba, ma il gioco vale la candela. il piccolo soldo di cacio subodora che c’è un secondo fine e oppone strenua resistenza, ma la voglia di berti una tazza di the in santa pace è più forte di tutto e ti guadagni la tua vittoria sul campo.

a un certo punto, ed è qui che capisci di essere un topo preso in trappola, senti che in casa non si muove una foglia, ma quando te ne accorgi è troppo tardi per creare quel minimo di rumore di sottofondo che ti consenta di muoverti. al primo alito di vento il papero grasso si sveglia ed è finita. quindi rimani dove sei, conti le mattonelle, ti giri i pollici e inizi a brinare, perché nel frattempo la temperatura è scesa a 5 gradi, ma non puoi accendere il condizionatore perché il dlin la sveglierebbe, e stai per fartela sotto dal freddo, ma niente, devi restare lì.

alla fine ti alzi, fai rumore, lei si sveglia e tu finalmente sei di nuovo libera. di pensare a tutto quello avresti potuto fare e che invece no, porca puttana!, ma comunque libera.

la morale è: è inutile cercare di essere furbi, per quanto ti ingegni quelle simpatiche canaglie saranno sempre più furbe di te.

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