quello a cui sto andando incontro
la vigilia di natale si festeggia da mia nonna. è un’antica tradizione che risale al 24 dicembre dell’anno zero, quando una giovanissima maria e un affamato giuseppe decisero di fare una breve sosta sulla strada per betlemme per assaggiare un filetto di baccalà in pastella. assaggiarono, constatarono che era cosa buona e giusta e proseguirono satolli verso la mangiatoia. da allora la vigilia di natale si festeggia da mia nonna, è così per volere dell’altissimo.
tutto ha inizio intorno alle 17.30 con l’arrivo di mia zia che, per due notti e quattro persone, trasferisce da una città all’altra un numero di borse e valigie non calcolabile neppure tramite quaternioni. al momento se ne sta occupando il cern di ginevra, se ho notizie fresche vi faccio sapere.
dopo un’ora abbondante di baci e abbracci e tu come stai e guarda quanto sei cresciuta, iniziamo a scartare i regali. i regali, vi anticipo, non si scartano né a mezzanotte (che c’è la messa) né tantomeno la mattina di natale (che c’è tutto il pranzo da preparare), i regali si scartano prima di cena. dice, perché? per i bambini, così poi mangiano tranquilli. ci si dispone lungo i lati della stanza, ognuno con le sue munizioni pronte e non appena si aprono le danze c’è un volare di carte e nastri e biglietti e coccarde che mio nonno ogni volta si deve sdraiare per un senso di vertigine improvvisa. regali che ricorrono: calze e mutande per le donne (mutande, non mutandine, non perizomi, figuriamoci tanga. mutande), calzini e dopobarba per gli uomini. i più attesi sono i fuori programma, che possono anche raggiungere gradi di orrore da far rimpiangere la mutanda della merceria, ma lasciano sempre un piacevole brivido di avventura.
aperti tutti i regali, le donne scompaiono misteriosamente in cucina, che tu pensi vai che si mangia! no, stanno elaborando il lutto. qualcuno ha notato uno sguardo sospetto negli occhi di quella mentre apriva il pacchetto e hai sentito poi l’altra come ha commentato, allora se dev’essere così l’anno prossimo niente regali, sai che mi importa a me, mi fanno un favore, li facciamo solo ai bambini e basta. vabbè dai su, adesso non ti stare a rovinare il natale, assaggia un po’ sti fritti come sono venuti… gli uomini non si sono accorti nemmeno che manca qualcuno in sala da pranzo, puntano la tavola e fanno il calcolo di quanto rischiano se iniziano a mangiare le olive senza che ci sia almeno una donna a dire dai su cominciamo. nell’attesa si schierano tutti davanti al televisore, schieramento inutile perché il telecomando è incorporato nella mano destra di mio nonno. la sera non c’è niente, non sai più che guardare, aspetta aspetta che forse c’è gerry, no quello comincia dopo però forse a uno c’è carlo conti.
poi finalmente si mangia, divisi in due tavoli se siamo tanti, uno dei grandi e uno dei piccoli. il tavolo dei piccoli è così composto: io (30), la mia metà (35 a giorni), mio fratello e giù giù a scendere fino ad arrivare al più piccolo di tutti, mio cugino di 21 anni e un metro e ottantasette di statura. quest’anno c’è l’abitante della pancia che abbassa un po’ la media, ma il tavolo tutto può comunque continuare tranquillamente a guidare, fumare e finire in galera.
il menù è fisso da prima che nascesse gesù: pasta al tonno, baccalà arrosto, baccalà in umido, baccalà alici e cavolfiori in pastella, olive ascolane, pescetto al forno, patate, caffè e ammazzacaffè. sai che potremmo fare l’anno prossimo? la pasta con… no, è tradizione. sai che pure il salmone di secondo non sarebbe male? ma lascia stare che poi i bambini non se lo mangiano. e poi è tradizione. tolta l’ultima lisca dal tavolo, vengono fuori noci nocciole torrone e panettone. al primo morso di torrone c’è sempre una donna che fa: pure il torrone?? dopo tutto quello che ti sei mangiato?! mio nonno nel mentre ha tirato fuori amaro e limoncello, assaggia, senti un po’ com’è venuto quest’anno, che tanto nessuno sente più niente perché le due botti di vino che erano in cantina sono sparite a cena come per magia.
a un certo punto, mentre si è in piena bisca clandestina, le donne ricompaiono vestite di tutto punto pronte per la messa. tu che fai, non vieni? ma fa freddo… ma che freddo e freddo! cammina e vedrai che ti riscaldi. ma poi non è presto, sono le dieci e mezza… presto?! ora che arrivi là (5 minuti) e ti siedi (8 secondi) si è fatta mezzanotte. guarda che se arrivi tardi non trovi più posto e devi stare in piedi. dai forza su che è natale. non lo so, magari ci vado domani mattina… domani mattina?! con tutto il pranzo da preparare! poi bisogna apparecchiare, magari la gente arriva prima… ma la gente chi, siamo noi. a proposito, tu verso che ora lo metti l’arrosto in forno? che dici, le nove sarà tardi?
è il giorno più bello dell’anno, non se ne trova uno uguale.