Archivio del mese di Luglio 2008

Mercoledì, 30 Luglio 2008

studia e un giorno diventerai presidente

caruso, che è uomo di mondo e sta sempre sul pezzo, è già andato a vedere il cavaliere oscuro sette volte. ovvio, non che nutrissi dei dubbi in proposito. insieme a lui pare sia andato anche tutto il resto del paese, anche quello che non entrava al cinema dai tempi di kramer contro kramer, il che rende sempre più lampante l’amara verità. il mio periodo aureo è tramontato, definitivamente.

c’è stato un tempo, al momento impossibile da immaginare, in cui andare al cinema tre volte a settimana per me era la norma, che andarci solo una era roba da barboni analfabeti. con ritmi così per forza di cose dovevi vedere tutto, dai cartoni per bambini under five ai film ucraini del ‘22 con trama introspettiva e poetica visiva espressionista. c’è stato un tempo.

poi no, poi sono entrata in una dimensione parallela. e, devo dire, qui si sta da dio.

Domenica, 27 Luglio 2008

caput mundi

casello autostradale di roma. 18 entrate più una per i trasporti eccezionali. diciotto, D-I-C-I-O-T-T-O entrate di cui DIECI chiuse.
il perché nessun lo sa.

Venerdì, 25 Luglio 2008

inspirare. espirare

arrivare in ufficio con tre ore di sonno e cinque di insonnia sulle spalle (cinque ore sveglia di notte. io.) e trovare un clima da gara di limbo sulla spiaggia. se non avessi il calendario sotto mano penserei che sia lunedì.

il mantra di oggi è: fra 13 ore sei al mare, respira a fondo nel tuo sacchetto di carta.

cambio di mantra: fra qualche ora sei al mare, non pensare a quante ore di preciso e respira a fondo nel tuo sacchetto di carta. respira. a fondo.

Mercoledì, 23 Luglio 2008

quante persone sfortunate ci sono in giro

io ho da fare. qualche mese fa nessuno l’avrebbe mai detto, ma ora ho da fare e non sto qui a dirvi in che misura che non mi dormite più la notte.
quindi valutate il fatto che io stia perdendo tempo a scrivere un post e fate il conto di quanto sia prossima all’omicidio.

sfortunata collega che da tempo immemore ti contorci per il mal di stomaco, fossi un’altra potrei dirti che la cura c’è ed è smettere di abbaiare alla vita anche quando ti sorride, ma dio ce ne scampi, ti do una pacca sulle spalle e annuisco col capino.
incidentalmente hai anche mal di denti. sarà una carie, una radice malata, mah… per me è perché digrigni i denti anche quando dormi, ma fossi matta se sollevo l’argomento.
come se non bastasse vinci saltuariamente discrete cifrette al lotto, ma tuo figlio è sempre immusonito e si scoccia se gli porti un altro cane in casa. capisco che tu non te li possa proprio godere questi soldi.
la vita poi, che è carogna e bastarda, continua a punirti facendoti vincere un buono viaggio da duemlia euro (DUEMILA EURO), donatoti - sia maledetto quel giorno - dalla nostra amata azienda. eh, parli bene te, e come fai a lasciare la casa per una settimana, sai come la ritrovi poi? sembra facile, tutti bravi a fare i viaggi con i buoni degli altri. ma puoi mica lasciare tuo figlio trentenne solo per una settimana? e le camicie chi gliele stira? e il cane con chi gioca? e i soprammobili chi li spolvera?
come vedi mi rendo conto, cara amica, che la tua vita sia un inferno, me ne rendo conto e ti compatisco, dio solo sa quanto.

ma se continui un’altra volta, una soltanto, a girarti verso di me con quella faccia da funerale per dirmi con la voce rotta dal pianto che da due giorni hai la casella di posta invasa dallo spam sul viagra e diomio non sai più come fare, prendo le bacchette del cinese che custodisco gelosamente nel portapenne e te le infilo negli occhi, che a quanto pare è l’unica cosa che ancora hai di sano, grandissima immensa spudorata rompicoglioni.

Mercoledì, 23 Luglio 2008

lo terrò presente

ogni volta che wordpress mi avvisa che c’è un commento a un mio post corro subito al baretto a comprare una cassa di fanta. poi 9 su 10 la riporto indietro perché trattasi di spam, ma questa è un’altra storia, che racconterò nel capitolo crudeltà immotivata degli spammer d’oggi.

quello che mi è arrivato stamattina invece è una segnalazione importante, che vado dunque a riportare a beneficio di tutti voi, ballerini con la febbre del sabato sera:
Io presento vestiti di ballo meravigliosi. È il migliore per flamenco, il ballo di sala da ballo, appropriatezza, la yoga, ed il bolero“.

ora quello che mi chiedo è, il buon uomo ha saputo dei miei trascorsi di ballerina di flamenco e bolero o ha fatto semplicemente una ricerca in rete sui blog che parlavano di scarpe da ballo e sono venute fuori le crocs rosa di mia zia? rispondere grazie.

Martedì, 22 Luglio 2008

il grillo sapientino e la rivoluzione

e con quest’ultimo capitolo si chiude la saga del grillo sapientino. spero vivamente di non doverla mai più riaprire. statemi bene. 

tempi difficili a teleridicolo. il perfido e molliccio jabba the hutt passeggiava nervoso per i lunghi corridoi del regno, fumando foglie di non so che pianta puzzolente, arrotolate e tenute insieme da un filo di bava di lumaca. dalle sue minuscole orecchie di orco sbuffava fuori fumo e grida, dando chiaro segno di non gradire che gli venissero frantumati i gioielli della corona.
vassalli, valvassini e valvassori, uniti da un comune e proletario istinto di sopravvivenza, giravano prudentemente al largo. quando nel regno tira quell’aria, la regola è una sola: sguardo basso e via andare.

il grillo sapientino, però, poco avvezzo a fiutare l’aria che tira, quella mattina aveva deciso che era sorta l’alba della rivoluzione.
- buongiorno compagni! che si dice qui nel basso proletariato? cos’è quell’aria sonnolenta che vedo dipinta sui vostri volti, non sarà mica la rivoluzione che russa? AH! AH! AH!

mentre tenevo a bada il gigante buono, che già alla b di ‘buongiorno’ si era trasformato nella strega dell’ovest e voleva mettere a tacere per sempre l’insopportabile vocina, annina bionda lucciola cercò di contenere i danni:
- grillo sapientino, vuoi farci spedire tutti al confino? l’imperatore oggi non vuole sentir volare una mosca, ha i gioielli che gli girano.
poi l’istinto da comare prese il sopravvento e chiese luccicando:
- cos’è adesso questa storia della rivoluzione, grillo sapientino?

il gigante buono stava per saltare al collo di tutte e due, facendone polpette. fui costretta a sedarlo lanciandogli al volo tarallini all’olio d’oliva. così, mentre il gigante placido banchettava, il grillo ci mise a parte del suo piano.
- è tempo di uscire dal torpore in cui siete caduti, compagni, di liberarvi dall’inedia che vi attanaglia. non vedete che l’imperatore ci sfrutta, che siamo schiavi del suo giogo?

per la miseria, pensai, mi ci sarei giocata le provviste per l’inverno che il grillo aveva un passato da picchiatore di piazza. va’ te a sapere che nutriva una coscienza operaia, invece.
il grillo continuò:
- avrete notato come negli ultimi tempi la situazione sia peggiorata. Pur nella vostra indifferenza, non avrete certo potuto ignorare gli ultimi fatti, gravissimi, di cui l’imperatore si è reso protagonista.

in effetti era da un po’ di tempo che a teleridicolo avvenivano delle sparizioni un tantino sospette. specie tra i valvassini (ma si ricordavano casi illustri anche di vassalli e valvassori), sembrava esserci un improvviso bisogno di vacanze, quasi tutte concentrate in certi campi estivi del nord della siberia, a quanto pare gettonatissimi. dal gabinetto imperiale ogni richiesta ferie era stata accolta con premurosa benevolenza. perché adesso, siamo onesti, sarà stato anche un’orrido, viscido, fetido, ripugnante ammasso di bava, ma quando si trattava della salute degli abitanti del feudo, jabba the hutt non si faceva guardar dietro da nessuno.

il grillo proseguì:
- non trovate che sia un vero e proprio sopruso il modo in cui l’imperatore ci costringe ad abbeverarci? non credete che sia in piena violazione di normativa cee la distribuzione di tutte quelle bottigliette di plastica, che poi altro non sono, mi ci gioco le antenne, che un oggetto del dimonio?

annina bionda lucciola, tramortita da quella nenia senza senso, dormiva beata con le alucce conserte sulla scrivania. io controllavo con la coda dell’occhio il livello dei tarallini nella ciotola del gigante buono. c’era tempo, ne aveva ancora per un po’. così chiesi:
- grillo, insettino mio adorato, le tue parole hanno improvvisamente risvegliato la mia coscienza, colpevolmente e troppo a lungo addormentata. orsù dunque, illustrami il tuo piano di riscossa per il proletariato oppresso.
- formichina mangiapizza - rispose deciso - il piano è semplice. bisogna dare un segnale chiaro all’imperatore, che non pensi di poterci sfruttare oltre. noi siamo tanti, lui uno solo, ci prenderemo quanto ci spetta. ho già scritto in bella copia una lettera ufficiale in cui, a nome di tutti gli abitanti del regno, chiedo formalmente che ci vengano assegnati due - e dico due - campane per la raccolta differenziata. una per la carta e una per la plastica! basta sprechi, riciclare bisogna! se il popolo fosse un po’ più attento all’ecologia, invece di pensare solo agli aumenti di stipendio e alle ferie in siberia, allora sì che in questo feudo le cose andrebbero come si deve, vacca d’un cane!

BAM! e con la ciotola ormai vuota - ciotola in PET 100%, materiale assolutamente non riciclabile - il gigante buono diede una gran zampata e spiaccicò il grillo sapientino sul pavimento, ancora sporco della bava di jabba the hutt.

si narra che da allora ogni anno, quello stesso giorno, i bambini del feudo si riuniscano nei giardini imperiali di tele ricolo e accendano un gran falò con tutte le bottigliette raccolte, in ricordo del grillo sapientino e della sua rivoluzione.
dall’ormai celebre località termale di siberia nord i villeggianti brindano con vodka alla nube tossica che, un anno dopo l’altro, avvolge il loro vecchio regno.

Lunedì, 21 Luglio 2008

sono comodissime, cara

ognuno di noi presto o tardi nella vita è costretto a scendere a patti con qualcosa con cui avrebbe preferito non avere mai niente a che fare. però, però… sarebbe troppo bello, sarebbe tutto troppo facile e invece la vita, si sa, è bastarda e traditora, dunque eccoci a noi.

sabato scorso, durante il mio primo week end al mare della stagione con il clan riunito al completo, scopro che mia zia, e con zia intendo la mia prozia, la sorella di mia nonna, quindi fate un rapido calcolo e inserite il personaggio nella corretta fascia d’età, lo stesso personaggio peraltro che alla fine di una partita a settemezzo con un piatto da due euro riesce a fare il viso serio e dire ai più piccoli ‘attenzione! i debiti di giuoco sono debiti d’onore’ (giuoco, sì, il personaggio sta tutto lì), la stessa prozia che ha visto a teatro la compagnia dei giovani quando erano giovani per davvero e a teatro a quei tempi ci si andava vestiti eleganti cara, che già a diciannove anni mi comprarono un tocchetto perché non stava mica bene che le signorine andassero col capo scoperto, l’unica zia, tirando le somme, che credo avesse un filo di perle già nella culla, se capite cosa voglio dire.
ecco, scopro dicevo che cotanta zia se ne va al mare per le spiagge dell’adriatico, petto in fuori e sguardo fiero, con delle aristocraticissime crocs rosa ai piedi.

Mercoledì, 16 Luglio 2008

ma la gente il pudore ce l’ha?

caro direttore,
ho una domanda per lei. capisco che abbia appena preso cornetto e cappuccino e si stia ancora trastullando con le prime pagine dei giornali avversari, ma cerchi di rimanere concentrato per un momento. esattamente, quando ha aperto la lettera di celentano e ha deciso di pubblicarla, perché a tutti va data voce che siamo una democrazia fino a prova contraria, in quel momento lì ha forse avuto la percezione che i megashow televisivi in prima serata in cui adrianone nostro - unico in italia, sta qui il genio - riesce a imporre restrizioni inimmaginabili sulla pubblicità e quant’altro e in cui molleggiando molleggiando ci dice cos’è lento e cos’è rock e che la terra sta morendo e che ci vuole più rispetto per la vita in ogni sua forma, quei megashow lì non dessero sufficiente spazio al nostro per esprimersi liberamente come democrazia vuole?

glielo chiedo perché mi dispiacerebbe potesse accaderle qualcosa di spiacevole, che con quei suoi occhioni blu e quell’aria così paciocca dona tanta serenità a tutti noi, e dio solo sa quanto ce ne sia bisogno di questi tempi.
ora, provi a seguire il mio ragionamento. capisco che i momenti siano diventati due e che per lei il tempo sia denaro, ma lo faccio per il suo bene, creda. dunque segua il ragionamento.

lei che è uomo di mondo e che, voglio ben sperare, ha studiato tanto nella sua vita, non ritiene che lo sproloquio di celentano oltre a non essere di nessuna utilità, non possa dare nemmeno quel conforto da lui tanto sbandierato a un padre che dopo sedici anni (SEDICI sant’iddio!), quando è quasi riuscito a dare a sua figlia un po’ di pace, si sente dire che magari lei invece è “in uno stato di grande serenità, in attesa del trionfale ingresso nella vita celeste”?
direttore, guardiamoci nelle palle degli occhi, lei davvero non pensa che quel poveretto stia cercando un’ascia per venire a dare un po’ di serenità anche a lei e a quell’altro mentecatto? no?
allora buona colazione.

Lunedì, 14 Luglio 2008

it’s the end of the world as we know it (and i feel fine)

da quello che scrivo ultimamente si direbbe che berlusconi non sia mai tornato al governo, che non si sia mai parlato seriamente di immunità per le alte cariche dello stato (anche perché come si potrebbe…) e che nessun demente con degli occhiali ridicoli abbia mai avuto il coraggio di proporre di schedare le impronte digitali dei bambini rom (le impronte dei bambini, santiddio! ma la folgore di zeus non si scaglia mai con un po’ di precisione sull’uccello di chi dice ste minchiate senza una maschera di crusty il clown sulla faccia?).
bene, dicevamo. si direbbe che niente di tutto questo sia mai successo o al limite che non me ne freghi niente.

ecco infatti, non me ne frega niente. non un po’ meno di una volta, niente. zero. perché non ci si può indignare all’infinito, viviamo in un paese che rispecchia esattamente ciò che siamo, sarà il caso che incominciamo a farcene una ragione. e non si tratta nemmeno di essere disillusi e di aver smesso di lottare, è che non c’è più tempo. fiumi di inchiostro sul pompino della carfagna al cavaliere e una fila di gente pronta a dissociarsi il più in fretta possibile dall’invettiva della guzzanti, quando l’unica cosa sensata da dire a mio avviso sarebbe stata:
fra trent’anni, quaranta se ci dice culo, sarà tutto finito e sarà finito perché ci saremo mangiati tutto, avremo tagliato tutto, bruciato tutto, consumato tutto, distrutto tutto. allora vi sembra il caso di sprecar tempo a parlare del pompino della carfagna?!
tra l’altro, come fate ad addormentarvi poi con quest’immagine orrorifica negli occhi? ma restiamo sul punto…

non ve ne accorgete che le stagioni sono andate a puttane, che mezza italia fa la conta dei vecchietti uccisi dal caldo e l’altra mezza dei bambini morti per lo straripamento improvviso di un fiume o per lo smottamento di un monte? che per farsi un’insalata mista bisogna vendere i bot, che in una cinquecento scassata come la mia ormai ci vanno sette barili di petrolio? ma quanto può durare secondo voi, eh? e pensate che la gente che fa la fila di notte davanti all’apple store per comprare una cosa di cui non ha bisogno e che certamente non sa usare sia disposta a rinunciare alle macchine e ai condizionatori per vivere dieci anni in più? ma neanche morta, che poi è esattamente quello finirà per essere, stecchita.

allora dai, non si può sprecare il tempo così. se avete tutta quest’urgenza di azione, fate qualcosa, ma non passate la vita a parlare all’infinito di cose che sono sempre le stesse da che abbiamo memoria. ingegnatevi per trovare un modo per far andare le macchine a letame, piuttosto, piantate un albero, costruite un mobile, qualcosa che resti, non lo so. o godetevi quello che vi resta se preferite, ma sprecare fiato per beppe grillo e la guzzanti che strillano in piazza o per berlusconi che a settan’anni e passa sgomita ancora per il potere come se ne avesse venti… dieci anni fa poteva andare ma adesso, detto francamente, non mi sembra che possiamo più permettercelo.

Domenica, 13 Luglio 2008

starete scherzando?!

via achille arrivo a questo post di luca sofri e rimango ammutolita.

dimentichiamo per un attimo che non fa il minimo accenno a escluso il cane di rino gaetano e che non c’è traccia di hallelujah, dimentichiamolo. ché se non è triste jeff buckley che canta hallelujah allora è inutile che stiamo qui a parlare. ma il mondo è bello perché è vario, non ammutolisco certo per questo.

The drugs don’t work è una deprimente canzone dei Verve di dieci anni fa“.

DIECI ANNI FA?!? io me lo ricordo come fosse ieri, la ascoltavo seduta sulle scale di casa mia, che lì o ci leggevo o ci stavo ad ascoltare cassette nel walkman, quindi non c’è tanta scelta. ma dieci anni… io ancora ce l’ho il walkman! saranno passati due anni, tre toh. dieci anni fa andavo alle medie, sbaglio?
scopro peraltro in questa occasione (perché io sono solita non capire una mazza delle canzoni che ascolto, straniere e non) che la canzone è “un lamento dell’autore Richard Ashcroft sull’inefficacia delle cure nei confronti del cancro di cui era morto suo padre“. e ringrazio dio con tutte le preghiere che conosco e con tutte quelle che posso inventare per non averlo scoperto due anni fa. l’ho sempre detto io che l’ignoranza è una benedizione divina.


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