il grillo sapientino e la meditazione da asporto

attraversavo un momento di sano misantropismo, nel quale speravo di crogiolarmi beatamente per tutta la pausa pranzo, quando mi si parò davanti il grillo sapientino facendo delle strane mosse di qualche balzana arte marziale.

- zarration! - mi disse
- ti venga il colpo della strega! - pensai
- come mai non vuoi uscire a pranzo? hai forse qualche problema, qualche trauma infantile non risolto, un conflitto interiore non sanato, temi forse la mia schietta dialettica o c’è qualche magagna ben più grave che ancora non riesco a mettere a fuoco?? parla, dunque!
- ok vengo, basta che stai zitto - capitolai

già sapevo che avrei pagato caro quel mio gesto vile. e così fu.
avevo studiato un piano, era perfetto. “se mi concetro molto e metto in pratica tutta quella roba tipo meditazione da asporto che sicuramente avrò letto su cioè nel mio periodo di formazione, sicuro, sicuro come la morte, il mio corpo sarà qui a mangiare pizza mentre mente e orecchie saranno a casa a guardare i simpson”. il che, peraltro, mi avrebbe donato anche un gioviale sorrisetto, perfetto per tranquillizzare l’animo degli astanti.
non funzionò, dannata meditazione da asporto…

vabbè, pensai, per cinque minuti posso anche ascoltare. stavolta non mi frega, sul bio sono preparata. e invece lo scaltro insettino quel giorno aveva preparato la sua ricerca su ben altri argomenti…

arrampicatosi su uno dei tanti funghi che crescono spontanei a desolation road, il grillo così pontificò:
- compagni insetti (compagni tua sorella, pensammo in coro), non siete soddisfati del vostro lavoro? avete la folle pretesa di venir pagati anziché lavorare per la gloria del perfido e molle jabba the hutt? vorreste mettervi un cappio al collo ogni qual volta passeggiate per desolation road? e non vi siete mai chieste - o sciocche creatute - come mai tanta insoddisfazione si annidi nelle vostre squallide carcasse?? eh?! anch’io un tempo, quand’ero giovane e verde, soffrivo di siffatte insoddisfazioni ed ero scosso da cotanti fremiti d’impazienza, ma trovai presto una soluzione… (pausa ad effetto per creare suspence. che non si creò.) decisi di rivolgermi allo stregone bioenergetico!

- oooooohhhh - rispondemmo tutti come un sol’uomo. sarà una roba tipo kenshiro, che toccando i punti chiave fa esplodere i nemici. potremmo iscriverci in massa e così porre fine all’inutile vita del verde insetto.

- devo dire - riprese la bestiola - che la bioenergia ha molto giovato alla mia salute nonché alla mia autostima. ad esempio tu, formichina - disse puntanto la sua zampetta minacciosa verso di me - che da più giorni storci il collo come una vecchia gallina da brodo (vecchia tua sorella, pensai, stavolta solo io), hai mai pensato che il male che senti è dovuto a un lavoro che non ti si confà?
la formichina mangiapizza si ricordò di essere ormai una signora e si astenne dall’ovvia risposta.
- non credi che anziché curare il collo sarebbe assai più saggio curare le cause che il male hanno provocato? possibile mai che voi sciocchi insetti, schiavi di un capitalismo che vi acceca, non vediate che i rimedi della medicina tradizionale altro non sono che inutili paliativi? non vi accorgete che vi vendono lucciole per lanterne?

- lanterna tua sorella!! - gridò a un tratto annina bionda lucciola, fino ad allora intenta nella meditazione da asporto ma improvvisamente sentitasi chiamata in causa. Con un rapido colpo di coda colpì il grillo sapientino e lo fulminò.

questa è la storia della guerra partigiana fra la meditazione da asporto e la fighettina bioenergia. gli eventi narrati sono ormai incisi a fuoco nella pietra e nessun revisionismo storico potrà mai confutarli.
così è deciso, l’udienza è tolta.

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