lunedì, 25 aprile 2016

viva l’italia, l’italia che resiste

devo avere un po’ esagerato con la storia del più bel giorno dell’anno, e che fortuna che hai avuto a nascere proprio oggi, e vuoi mettere con il 25 dicembre o con il primo maggio, ma anche con il 2 giugno guarda, senti che ti dico. di giorni belli come il 25 aprile proprio non ce n’è, è inutile che cerchi, è proprio il giorno più bellissimo di tutto l’anno.
e niente, presa dell’orgoglio partigiano, trascinata dall’entusiasmo, la situazione deve essermi sfuggita di mano, perché adesso pensa che bella ciao sia una specie di suo inno personale. cioè, uno gli chiede quand’è nato, lui risponde il 25 aprile e poi attacca con bella ciao, tipo sigla. poi dopo un po’ ci pensa e attacca anche viva l’italia, che effettivamente è in tema. come lupin, che prima c’era la sigla di testa, poi facevano il cartone e poi c’era la sigla di coda con quella fisarmonica bellissima. ecco, una specie di lupin, però partigiano.
non lo so, sento che qualcosa mi è sfuggito di mano.

domenica, 24 aprile 2016

progetti per il futuro

siccome domani ne facciamo 5 e l’età adulta è dietro l’angolo, abbiamo stabilito – in via definitiva fino a dopodomani – cosa vogliamo fare da grandi:
1) costruttore di navicelle spaziali
2) agente segreto
3) pilota di navicelle spaziali
4) maestro
5) supereroe
è perciò con immensa gioia e grande soddisfazione che sono qui a constatare che anche il secondo mi è venuto scombinato come la prima.

domenica, 24 gennaio 2016

partecipare da piccoli bisogna

IMG_5537.JPGstavolta ho detto, senti, qua bisogna che ci andiamo tutti. ma anche i bimbi? e sì. ma perché? perché è il caso. allora piglio quella di sette e le dico amore, prendi le stelle filanti che andiamo a manifestare.

- ma mamma, con le stelle filanti? ma io mi ricordo che si manifestava con la bandiera rossa, almeno con la maglietta di che guevara toh, le stelle filanti non me le ricordo, mamma.
- che ti vuoi ricordate tu che sei piccola. se ti dico le stelle filanti sono le stelle filanti, lo saprò, sono la mamma.
- va bene, allora porto pure i coriandoli, che a casa non si possono tirare.
- brava, pure i coriandoli. il motivo è chiaro, no? ti ricordi tutto.
- sì sì, tutti gli stessi diritti, me lo ricordo.
- non mi fido, ripassiamo.
- devono avere tutti gli stessi diritti, tutti quanti.
- tutti chi?
- tutti quelli che si vogliono bene. un maschio e una femmina, o due maschi, o due femmine.
- o una giraffa e un koala.
- giusto, o una giraffa e koala.
- ok sei pronta, possiamo andare.

arriviamo lì e c’era già un mare di gente, ma gente bella, un sacco di coppie, un sacco di bambini, poi ogni tanto facevano il conto alla rovescia e suonavano le sveglie. insomma, bello. poi quand’è finito siamo andati a trovare delle amichette e la nonna mi dice

- allora siete andati, tutto bene?
- sì benissimo, si sono divertiti, era pieno di gente.
- la sveglia ce l’avevate?
- …
- la sveglia, dico, ce l’avevate?
- no, la sveglia…
- e vabbè, ma allora!
- ma non lo sapevo che bisognasse portare la sveglia.
- ma si chiamava ‘svegliati italia’!
- sì, ma pensavo fosse più una cosa simbolica, un concetto, come per dire…
- foto ne avete fatte?
- sì sì, foto sì, eh mica mi potevo perdere una giornata come questa, sono ricordi che uno poi tra tanti anni, quando finalmente anche noi saremo un paese civile… no, questa è sfocata. qui mi è passato uno davanti proprio mentre… qui però, guardi, si vede un pezzo di bandiera… no, è una stella filante mi sa. comunque me lo ricordo, cioè magari le foto sono venute un po’… però no no, mi ricordo proprio tutto, poi magari faccio un post così resta.

[c'è anche un altro motivo per cui mai come ieri ho sentito l'urgenza di partecipare e di farli partecipare, una cosa che c'entra poco ma che c'entra anche più di tutto il resto. è che se per sbaglio un giorno dovessi sentire quello di quattro che chiama frocio un suo amico mentre gioca a pallone, ma per scherzo mica sul serio, una cosa tra amici, si fa per ridere, mamma mia quanto sei pesante, se uno non può più neanche dire frocio a un altro mentre gioca a pallone allora, se per sbaglio lo sento e gli rompo le gambe, voglio che lo sappia perché ha le gambe rotte. che non gli venga il dubbio insomma.]

venerdì, 22 gennaio 2016

non è che le devi dire tanto

Riccardo-Rotella__Non-chiamatelo-barbone_gil mio poeta di riferimento, che è un tizio toscano che gira qui per le vie di Trastevere e se gli dai qualche spicciolo ti bacia la mano e ti augura una buona giornata al lavoro e si mette a cantare, ieri diceva così: quando una donna è bella è bella, non è che le devi di’ tanto.
gli astanti hanno annuito convinti.

n.d.a. quando canta, canta questa qui.

domenica, 14 giugno 2015

la filosofia del bruscolino

foto peanuts the secret of lifeio di madeleine ne ho avute due nella vita. la prima, fortissima che quasi ci resto secca, fu a barcellona, una sera che ero lì con letti flavia, il sepdcedt e la mia migliore amica dei tempi del liceo. questa migliore amica dei tempi del liceo all’epoca studiava biologia marina all’università e quando andammo a visitare l’acquario aveva la felicità che le usciva dagli occhi e disse, che città meravigliosa, pensa che bello sarebbe vivere qui. poi qualche anno dopo vinse una borsa di studio e andò a vivere proprio lì, vicino vicino al suo acquario.

quella sera della madeleine avevamo tutti e quattro una fame che non ci si vedeva, così entrammo nel primo posto che incontrammo aperto sulla strada e ordinammo un po’ di roba da mangiare. tra le altre cose prendemmo anche una pizza da dividere in quattro e arrivò questa cosa che tutto sembrava fuorché una pizza. io misi in bocca il primo pezzo e fu come se qualcuno m’avesse dato un colpo in testa, ma forte, che ti fermi perché ti gira tutto e non capisci da dove è arrivata la botta ma per arrivare è arrivata sicuro, e resti fermo immobile e cerchi solo di capire da dov’è che è arrivata. e infatti stavo lì che continuavo a masticare piano e non parlavo più, cercavo di farmi tornare in mente il momento in cui avevo sentito quel sapore lì, che non era un sapore di pizza, perché se c’è una cosa che conosco al mondo è il sapore di pizza e quello che avevo in bocca ricordava la pizza come un bicchiere d’acqua e sale ricorda il mare. finalmente, un bel pezzo dopo ma proprio un bel pezzo, sono riuscita a riacchiappare il ricordo. era il sapore di non pizza che avevo assaggiato dieci anni prima a dublino, nella prima vacanza studio fatta d’estate che mi aveva portato lontano da casa per tre settimane e che mi aveva fatta tornare felice e affamata, ma affamata di una fame che non avevo conosciuto mai. simil-pizza surgelata, una roba assai diffusa nei paesi non civilizzati, che nessuno ha ancora mai pensato di rendere punibile per legge.

e questa è stata la prima madeleine.

la seconda è di qualche mese fa, quando vale ha portato i bruscolini in piccionaia.
vale arriva il pomeriggio dopo pranzo, quando noi abbiamo appena finito di mangiare, quindi quando teoricamente dovremmo essere a posto, ma noi non siamo a posto mai. arriviamo la mattina che abbiamo già fame e alle dieci contiamo già quanto manca per arrivare a pranzo e dopo pranzo iniziamo a contare quanto manca per arrivare a cena. e insomma, lei arriva e porta i viveri. una volta sono le caramelle buonissime al sesamo, una volta i biscotti buonissimi che fa una signora al forno, una volta schifezze buonissime al cioccolato piene di olio di palma che qualcuno molto saggio guarda con il sopracciglio molto molto alzato ma che io mangio uguale molto molto felice. questa volta qui erano i bruscolini.

ora io con i bruscolini ci sono cresciuta, che nonna loreta (che non era mia nonna era la mia bisnonna) li mangiava di continuo seduta vicino alla finestra, con la gamba sulla seggiolina di legno ché a quella gamba lì aveva la flebite e allora la doveva tenere un po’ alzata. io il pomeriggio salivo da lei e mi sedevo lì vicino e mi facevo raccontare le storie, e intanto mangiavamo i bruscolini.
quindi quando vale è arrivata con il sacchetto di bruscolini e io ne ho tirato uno fuori dal sacchetto e l’ho messo in bocca, dopo quasi trent’anni dall’ultimo che avevo mangiato, be’ insomma ecco. poi dici proust. sono buoni tutti a farsi venire una madeleine con la madeleine, te prova a fartela venire con un bruscolino.

ora però questo momento così forte e bello e poetico e carico di significati e ricordi mi è stato sciupato da uno stuolo di gente che non sapeva mangiare i bruscolini. dimmi te se è una cosa possibile, all’alba del terzo millennio, poi dici che il mondo va come va. può andare bene sto paese se la gente non sa manco più mangiare i bruscolini? che rivoluzione vuoi fare con gente così? chi non li aveva mangiati mai, chi li sbucciava prima di metterli in bocca, chi li buttava giù con tutta la buccia. uno spettacolo brutto, da portar via i bambini perché non debbano assistere a un tale scempio.

poi a un certo punto qualcuno dice, ma io i bruscolini… boh, troppo sbattimento, devi stare lì a sbucciarli, poi li mangi e non c’è quasi niente, ne vale la pena?

ne vale la pena.

che razza di discorso è ne vale la pena? certo che non ne vale la pena, santiddio, è proprio la filosofia del bruscolino n0n valerne la pena, se no era una panino al salame. se vuoi qualcosa per cui valga la pena mangi le noci a natale. la noce la schiacci la mangi e buonanotte, ma ti pare lo stesso? il bruscolino sta lì e te lo mangi, così, per perdere tempo mentre intorno succede altro. è l’inno al tempo perso, lo metti in bocca, succhi il sale, poi coi denti fai un po’ di pressione e si apre la buccia, tiri fuori il bruscolino e la buccia la butti via. avanti un altro. e intanto c’è la chiacchiera, o sei sei solo c’è il pensare ai fatti tuoi. ma se non capisci il bello di una busta di bruscolini in mano e tempo davanti e niente da fare vai, veramente, vai a occupare il tempo con cose più urgenti e utili ma lontano da qui. no, un po’ più lontano, ancora un po’, vai vai, ti dico io quando. grazie.

nda: in quella parte di mondo che non è la mia i bruscolini sono noti ai più come semi di zucca abbrustoliti e salati. ma non è la stessa cosa, c’è tutta un’altra filosofia dietro ai semi di zucca, non so se l’ozio felice vi viene bene uguale. potete provare, ma non garantisco.

nda 2: ci sarebbero anche le fusaie, che quelli che non sanno vivere chiamano lupini. potete provare anche con quelle se siete portati, ma anche lì… altra filosofia. fate voi.

martedì, 5 maggio 2015

i tempi della campanella alle otto di mattina

Foto manifestazione la buona scuola siamo noia me un po’ mancano certe otto di mattina, quando arrivavo da via adige e sentivo una cosa strana nell’aria, poi, dietro alla curva, compariva il giulio con la gente fuori e quelli che entravano e quelli che no dai, almeno stavolta no, resta fuori con noi, perché c’erano sì le volte cialtrone, ma ogni tanto capitavano anche quelle in cui sapevi che vicino a te, o forse tu vicino a loro, ci sarebbero stati insegnanti, metalmeccanici, cassintegrati, pensionati, tutti insieme a piazza dell repubblica, e canta e lotta lotta e canta, pensavi stavolta vedrai che andrà bene, e se non andrà bene adesso andrà meglio la prossima, che siamo giovani, abbiamo ancora tutto il tempo davanti per fare in modo che un po’ alla volta le cose inizino ad andare come dovrebbero.

giovedì, 2 aprile 2015

uno è una cosa brutta, due è tragedia

imageio stavo leggendo un libro, lo avevo appena iniziato ma era già era bello. poi un giorno torno a casa con i mezzi e non era previsto. compro al volo un altro libro perché mezzi pubblici sì ma con un libro, se no è da spararsi. inizio a leggere quest’altro ed è bello pure questo.

adesso io non lo so che è successo, ma sono spariti tutti e due. non trovo più il primo e non trovo il secondo. e sto per impazzire.

ho cercando nei posti ovvi e in quelli meno ovvi. ho cercato in cucina, in bagno, nella cesta delle principesse, in mezzo ai libri di favole, nella scatola delle costruzioni. mi mancano solo il frigo e il forno ma so già che non ci saranno, me lo sento. non ci saranno neanche lì e io impazzirò e mi porteranno via, in un posto tanto brutto dove curano con le medicine e le cinghie di contenimento.

aiutatemi, voi quei libri me li dovete ritrovate. vi pagherò, ho dei figli che posso vendere. voi trovatemi quei libri.

domenica, 29 marzo 2015

hai diciotto anni, e quell’aria da signora ti sta anche male

feste-18-anni-a-roma.jpgnell’indifferenza generale, senza che i media nazionali dedicassero all’epico evento un seppur minimo spazio, io e il sepdcedt siamo diventati maggiorenni.

da oggi possiamo bere, fumare, guidare, votare, andare nei locali zozzi, arruolarci nell’esercito, andare in galera insieme alla gente che conta, farci i tatuaggi e firmare le giustificazioni da soli, non necessariamente in quest’ordine.

così per festeggiare siamo andati a comprarci una stecca di lucky strike e una bottiglia di sambuca molinari, poi lui si è fatto tatuare brigitte bardot sul braccio e io una cravatta regimental sul petto, nodo windsor. poi basta, siamo tornati a casa che eravamo stanchi. ormai ci s’ha un’età.

sabato, 28 marzo 2015

che brutta infanzia che avete avuto, che vita bastarda

Foto Piccolo Uovo, La Pimpa Altanvoi siete malati di mente, io ve lo voglio dire perché magari in giro per il mondo c’è qualcuno tanto bravo da sapervi aiutare e allora vale la pena provare, non è mai troppo tardi. nel vostro caso magari sì, non c’è davvero più niente da fare, perché se leggete una storia della pimpa e ci trovate dentro la questione del gender vuol dire nove su dieci che siete malati all’ultimo stadio, ché la natura è stata così matrigna da dotarvi gli occhi di un esclusivissimo filtro color morbosità. però magari invece no, magari c’è speranza, magari esiste qualcuno che sa reprimere l’istinto di prendervi a calci in culo e di tenervi il più lontano possibile da qualunque bimbo sulla faccia della terra, perché siete pericolosi e tanto anche, e quel qualcuno magari sa trovare anche una buona ragione per spendere del tempo a cercare di aiutarvi, di farvi tornare persone normali, sane e col cuore pulito, col rilevatore di morbosità disattivato. io un tentativo lo farei. molto, molto lontano da qui, ma un tentativo lo farei.

venerdì, 13 febbraio 2015

addio al primo amore

addio al grande amorec’è gente che conserva e gente che butta via. quelli che riescono a buttar via io li invidio sempre un po’, ché fanno spazio a tutto il nuovo che deve ancora arrivare e non vivono piegati sotto il peso dei ricordi, che ricorda oggi ricorda domani finisci ingrigito e ingobbito e quando finalmente ti alzi e ti guardi allo specchio non ti riconosci neanche più.

qui chiaramente i ricordi li si conserva, pure quelli degli altri, che ok la linea teorica però non è che quando poi sei lì prendi e butti. e cosa siamo, persone risolte che guardano al futuro? dai.

così passate le feste, quando si torna alla vita di sempre e si fa il bilancio di tutto il torrone mangiato e tu che hai fatto e com’è andato il natale e quanti eravate a capodanno e adesso è tutta una tirata fino a pasqua e l’estate dio solo sa quando arriva, lei si gira e dice: io a natale ho trovato una cosa. e racconta di questa lettera saltata fuori da non si sa bene dove, conservata per quasi un secolo non si sa più da chi e tenuta da parte perché nessuno ha trovato mai il coraggio di dire io questo non lo conoscevo, è carta vecchia, buttiamola via che fa anche polvere. è che quando ti trovi per le mani una lettera del 1921, scritta da un ragazzo poco più che ventenne che di lì a poco si è tirato un colpo di fucile perché l’amore della sua vita l’ha salutato per un altro molto più ricco e parecchio più concreto di lui, non so come fai a strapparla in quattro e metterla nel secchio della carta da riciclo. c’è gente al mondo che lo fa e dorme sereno, ma siamo forse noi di questo mondo?

insomma c’erano questi due ragazzi, mario lui e rina lei, che un giorno di primavera s’incontrano e s’innamorano e per due anni vanno avanti a baci rubati e parole dette alla luna camminate mano nella mano e lettere d’amore. poi non sappiamo cosa sia successo. non sappiamo che mestiere facesse lui, di che estrazione fosse lei. fatto sta che dopo un po’ lei i baci li fece rubare a un’altro, che pare fosse più ricco e potesse prometterle qualcosa in più.

ora io non è che voglia dare addosso alla povera rina, perlamordiddìo, che magari poveretta aveva uno stuolo di fratellini da tirar su da sola e un padre che picchiava a ogni volar di mosca e mario sì, era un bravo ragazzo e gli voleva anche bene, ma a combinare combinava ben poco e lei invece aveva bisogno di andarsene via di casa più in fretta che fosse possibile. chi ce lo dice che non fosse una povera ragazza? che non passasse le notti a guardar fuori dai vetri sperando che prima o poi mario trovasse il modo di portarsela via in un altro pezzo di mondo, dove lei potesse far finta di essere una come tante, mica baciata dalla fortuna, questo no, solo mediamente felice come le altre? nessuno. però la lettera l’ha scritta mario e a noi quella è arrivata, e tra una ragazza che forse tanto bene non se la passava e un ragazzo che bene non se l’è passata di sicuro vista la fine che ha fatto, dobbiamo per forza stare con lui, non c’è cristo che tenga.

quindi mario, questo inutile post per dirti che c’è stato qualcuno quel giorno, un amico magari, forse un vicino, che ti ha trovato col petto bucato dal colpo di moschetto e t’ha chiuso gli occhi dicendo povero ragazzo, era così giovane, così bello. poi s’è voltato, ha trovato la lettera per la tua rina, l’ha letta e riletta e l’ha portata via. l’ha riposta con cura, chiusa ben bene da una parte, e l’ha conservata tanto a lungo finché a potuto. magari la tua storia l’ha raccontata a qualcuno altro, che ha imparato a volerti bene come aveva fatto lui e che ha conservato la tua lettera ancora un po’. e conserva oggi conserva domani, passano quasi cent’anni e la tua lettera è ancora lì a raccontare quello che avevi raccontato tu. e ci sei ancora tu e c’è ancora rina.