vi ricordate quando ho visto dal vivo nick hornby e l’ho ascoltato leggere un brano del suo ultimo libro (che era questo) e poi ho comprato il libro e lui me l’ha autografato e mi ha guardata e mi ha detto grazie? e che poi non ho dormito per due giorni e camminavo a tanto così da terra e ero felice felice felice? ecco, ieri e prima ancora giovedì (quindi per due volte nella stessa settimana, sì) ho visto pennac. daniel pennac al teatro argentina che leggeva bartleby lo scrivano di melville. e la prima volta era accompagnato da stefano benni, che chiacchierava amabilmente con lui e si raccontavano di come si erano conosciuti e di quando avevano letto per la prima volta bartleby e cose così. e lui è proprio tanto tanto carino e gentile e appassionato, e voi nominatemi pennac e io penso subito al giovane holden: “quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.
e questo era l’argomento serio del post, l’unico e il solo, che sono così contenta per pennac che voi non lo sapete. è il mio preferito, non ce n’è eguali. passiamo ora alle consuete amenità. dunque. oggi in pausa pranzo sono stati snocciolati i seguenti argomenti: sarebbe più comodo per la donna mettere al mondo i suoi cuccioli come fa il panda, che viene fuori questo pandino piccolo piccolo che poi cresce una volta che è fuori, oppure come fa il canguro che poi se lo porta in giro nel marsupio che tra l’altro la chicco ne fa di comodissimi, oppure (e io voto per questa) potrebbe deporre l’uovo. ma comunque per ora è solo un’idea, stiamo mettendo a punto i dettagli. poi è stato stabilito che l’uomo cancro (del segno del) è senza dubbio il più ambito dalle donne perché è tanto dolce e tanto sensibile ma è anche una discreta rottura di coglioni. e poi avatar è bello ma a chi piace. e comunque non quanto senti chi parla, per dire. è stata una pausa pranzo strana, lo so.
poi. mi è stato fatto presente (c’è chi mi vuol bene…) che la donna smette di essere giovane a 22 anni, poi è solo un lento declino. 22, io pensavo 29 almeno, quindi di essere fuori corso solo da due anni, invece da nove cazzo, praticamente sono nata già vecchia. comunque mi sono consolata guardando le foto di un tizio per cui dovrei scrivere e che sostiene di avere sette anni più di me. io, lo giuro sulla pizza al taglio che potessi mangiarla mai più nella vita, credevo andasse a scuola con mio padre. per dire alle volte la prospettiva…
poi. prima mi sono asciugata i capelli al buio e con la finestra aperta (alle dieci di sera, a febbraio) cercando di far uscire un moscone che era in bagno. e che è ancora lì. spero gli venga la polmonite, curabile, ma che gli venga.
poi. le uova al tegamino, è giunto il momento che le conosciate più a vicino amici miei. le uova al tegamino sono tendenzialmente delle stronze e vado ad argomentare. le suddette uova si fanno così: rompi le uova in una padellina piccola che tanto basta (e che per convenzione chiameremo tegamino), se si rompono bene, tutte belle tonde tonde procedi, altrimenti cominci a girare un po’ con la paletta di legno e dici: sai cosa? stasera ho proprio voglia di due uova strapazzate. e in questo caso tutto procede per il meglio, perché le uova strapazzate sono ragazze facili, non stanno lì a tirarsela, le sfrugugli due minuti con la palettina e sono bell’e fatte. ma se dio non voglia quelle maledette non ti si rompono subito, se il rosso rimane tutto intero, ti tocca proprio farle al tegamino, e le uova al tegamino (l’ho già detto, state attenti per favore) sono delle vere stronze. metti il sale, aggiungi il pepe, le fai cuocere come piace a te che il rosso è ancora non tanto cotto che puoi farci la scarpetta e il bianco è bello bianco che se invece è crudo e trasparente fa schifo schifissimo, e a quel punto lì le devi togliere dalla padella, non c’è cristo che tenga. puoi inventarti quello che vuoi, ma arriva un momento in cui bisogna farsi forza, spegnere il fuoco e mettere ste maledette dentro al piatto. ed è a quel punto che le uova al tegamino, quelle stronze, si rompono. perché si rompono eh, sicuro come la morte. e no, è inutile che prendiate il pane per fare la scarpetta, la scarpetta vale solo se il rosso l’avete rotto di proposito, se si rompe da solo è finita, è tutto perduto, la cena rovinata. siete contente adesso eh? ma che stronze.
del signor malaussène e di altre piccole, piccolissime cose
un pubblico di cinofili e di storditi
parliamo un po’ di aria fritta, vi va? a me non tanto, ma meno ancora mi va di lavorare perciò non mi restate che voi. dunque. ero qui che guardavo i miei begli analytics, giammai per capirci qualcosa ma solo per farmi un po’ di fatti vostri – dove siete con che browser navigate come mi trovate and so on – quando arrivo al meraviglioso capitolo: parola chiave.
ora voi dovete sapere che le chiavi di ricerca sono un argomento che non smetterà mai di affascinarmi, perché la gente da google non vuole solo risposte, vuole conforto e consigli, che là fuori è un brutto mondo amici miei. poi vero è che ognuno ha il pubblico che si merita e infatti voi siete il mio.
1) c’è chi cerca il nome del blog, ogni volta, ogni ogni volta, perché metti che poi non è quello? e lo cerca così: escluo il cane; escluso; escluso il cane blog; esclusoilcane, www.esclusoilcane.com (!), www.esclusoilcane.it (?), blog escluso il cane e via cantando… tutte le varie declinazioni che vi vengono in mente ce le ho, lasciate pure libera la fantasia. poi…
2) poi ci sono quelli che uh, c’è scritto cane nel titolo! vedrai che parlerà di cani… poi magari potremmo dire che l’interesse per il suddetto cane è vasto e vario, ma non stiamo tanto a fare i difficili, questo blog accoglie tutti a braccia aperte, cani e porci: aborto cane, antidepressivo cane, bella trans si fa toccare dal suo cane, cane baci perugina, cane de andré, cane giuliano palma, cane lucio dalla, cane marco mengoni, cane mary poppins, cane preparto, cane silvio, cane tobia mondadori, canzone per far rilassare il cane, il cane di barbie, il cane che morto che si chiama gaetano, il cane muore perché è giunta la sua ora.
ma voi siete il mio pubblico e io vi adoro, malgrado voi.
quando ci vorrebbe per davvero la fata carabina
è buio e fa freddo, è ora di cena e siamo imbottigliati in una coda che durerà ancora per taaanto tempo. per completezza dell’informazione la coda è per riuscire ad entrare al teatro argentina, dove stefano benni (!) e daniel pennac (!!) si incontreranno e parleranno amabilmente del più e del meno. la fila, a mezz’ora dall’apertura delle porte e a più di un’ora dall’inizio dello spettacolo, corre tutto attorno all’isolato, vi e chiara la situazione? Bene. Adesso, sinceramente, come vi aspettereste che fosse composta voi una fila così? da gente impazzita e pervasa da spropositato entusiasmo disposta all’estremo sacrificio pur di riuscire a entrare, un lungo serpentone composto da tanti me, non è vero?
allora che cazzo ci fanno sti tre qua davanti, che blaterano da interminabili minuti sulla presunta incapacità di benni di saper raccontare una storia? perché dio ha voluto metterli propri davanti agli occhi miei? e come è possibile, alfin mi chiedo, che sia stata davvero pronunciata la frase “dignità calpestata” riferita – lo giuro sulla fata carabina – ai lunghi tempi di attesa?! Respondez si vous plait.
capisci che è finita un’epoca quando…
… ti sveglia alle 3.40, non hai più sonno e non ci trovi niente di strano.
come non detto
ho saputo che è morto salinger, quindi la felicità mattutina se n’è andata a farsi benedire. appena potrò mettere due pensieri in fila magari scriverò qualcosa, intanto mi rincantuccio e mi intristisco per conto mio, poi facciamo una tristezza più partecipata, ma adesso va bene così.
buone giornate
stamattina il mio pezzo di strada preferito era bello come non mai, con il sole e la nebbia che saliva pian piano. e avevo l’ipod felice anche.
quindi ecco, vedete di non rovinarmi la giornata.
l’arte del saper fare conversazione
di cosa parlereste voi a pranzo seduti a tavola con uno che è nella giunta comunale del pdl? adesso scherzi a parte, non è che voglia fare la snob, ma io ci ho pensato tutto il viaggio d’andata in macchina, tutto il giro intorno al buffet e metà pranzo. niente, non mi usciva una parola neanche di cortesia.
poi grazieaddio siamo finiti a parlare delle tante declinazioni regionali del termine ‘zoccola’ e tutto è andato per il meglio.
giorni bui
la giornata ha inizio con una fanta-riunione plenaria che parte alle 10.00 e termina, ma controvoglia, alla veneranda ora delle 13.40. andiamo a pranzo con le palle che girano a elica, si alza la polvere da terra tanta corrente c’è. quando usciamo piove anche un po’, così l’atmosfera fa pendant con l’umore della truppa. il pomeriggio se ne va in digestione e… basta, più o meno è tutto. il che dà la misura di quanto possa essere inutile a volte persino fare lo sforzo di togliersi il pigiama la mattina.
ah, per completezza dell’informazione, la giornata si conclude con l’ipod che si scarica nel bel mezzo di un mega-maxi-ingorgo. tempo di percorrenza tragitto ufficio-casa: un’ora e mezza. emergenza pipì: codice rosso.
a domani per nuove fantastiche avventure.
armi spuntate
finora due cose facevano paura al papero grasso (per dire quanto siano più evolute le nuove generazioni… a me milleecento, a lei due): l’aspirapolvere e il gatto mario. finora. oggi resta solo il gatto mario, fino alla prossima volta almeno.
reminder
ricordarsi di fare pipì prima di uscire dall’ufficio per andare a casa. anche se non scappa, anche se oggi ho bevuto poco, anche se tanto ci metto un attimo ad arrivare a casa, anche se ma l’ho fatta cinque minuti fa, anche se, fermati in bagno e falla! perché la prima volta che salti il rituale ti ritrovi ferma in coda per un tamponamento di nove macchine nove, e allora non avrai altra possibilità che maledirti e lanciare uno sguardo furtivo alla bottiglietta d’acqua mezza vuota e, no, non ce la fai a farla lì dentro, idiota.