venerdì, 12 marzo 2010

cose buone

una giornata oggi che non passava mai, mai. abbiamo provato a spingerla, a prenderla a calci, a ubriacarla… niente. adesso, se dio vuole, pare sia giunta al tramonto, ma non lo so eh… che le giornate così sono infide, quando meno te l’aspetti ricominciano daccapo come niente fosse.
cooomunque, dopo una comunicazione sindacale ammantata di ridicolo di cui parleremo diffusamente nei prossimi giorni, dopo un po’ di musica bella ascoltata in solitaria, dopo qualche sguardo finalmente più disteso, me ne sono andata a trovare rifugio nei miei blogghetti, che quando devi passare il tempo non ti abbandonano mai. ho riso tanto, da sola che non è proprio lo stesso, ma ho riso. e mi sono preparata spiritualmente al viaggio che è ora, se ne sente la mancanza da queste parti.
quindi niente, statemi bene anche voi eh, che ci tengo.

martedì, 9 marzo 2010

almeno io se sto zitta sembro normale

giovane ometto che guidi la polo che mi è dinnanzi e che scruti i miei gesti sbirciando nello specchietto retrovisore, cosa ti fa pensare che il mio cantare a squarciagola in macchina sia più assurdo del tuo andartene in giro con i capelli da indiano cherokee? sentiamo, avanti.

lunedì, 8 marzo 2010

8 marzo a casa pantofola

sepdcedt al papero grasso: allora capito amore? quando siamo al parco tu devi dire ‘papà, quando torna la mamma?’ e io dico ‘la mamma non torna più amore, è andata via di casa e ci ha lasciati soli, adesso siamo soli tu e io’. capito?
lady p.: devi dire che sono morta, non che sono scappata. se sono morta rimorchi di più, fa più pena.
sepdcedt: sì beh, ma mi dispiace. ti voglio bene io, in fondo.

domenica, 7 marzo 2010

il nuovo sport nazionale

inventare mille modi divertenti per irridere il semplice dato di fatto ch’io non riesca a fare un fottuto barrè. si stanno organizzando dei campionati divisi per gironi, aderite in numerosi.

sabato, 6 marzo 2010

narcotici nell’aria

ve la racconto così com’è andata e lungi da me voler romanzare.
si era qui, sul far della sera, io a sfamare il papero grasso e il sepdcedt a languire sul divano che la giornata gli era cominciata presto. trafficavo su youtube per cercare la colonna sonora adatta che la ragazza mi è di gusti difficili (è una gran rompicoglioni a dirla tutta, ma tiriamo avanti) quando a un tratto… metti una canzone, mettine due, mettine tre, non sento più quella vocetta da papero che fino a un minuto prima faceva da controcanto agli stornelli. mi giro al rallentatore, che certe scene bisogna godersele fotogramma per fotogramma, e non me la trovo addormentata a braccia conserte sul seggiolone? corro a portare la lieta novella al sepdcedt e quello giace nella stessa posizione. no, ho già controllato e lo specchietto si appanna, sicché parrebbe ancora vivo.
ora la situazione è questa: ho un frigo pieno, un barrè da imparare, un libro da finire e la serata libera. io non rispondo di me, poi non venite a dirmi niente ché vi ho dato il giusto preavviso.

update: e comunque ridere da sola in una casa travolta da improvvisa narcolessia leggendo chinaski e bevendo camomilla non è sano.

venerdì, 5 marzo 2010

del risalire la china il venerdì

la settimana finora aveva fatto abbastanza cagare, possiamo dirlo tranquillamente che tra di noi non ci formalizziamo più. senonché stamattina il sole splendeva alto nel cielo e io avevo l’ipod felice, il che ha fatto sì che la giornata iniziasse con un certo qual entusiasmo. poi no, poi è arrivato novembre, ma è quello il bello della luce al neon che ci puntano contro, a noi polli in batteria, no? e infatti.
poi c’è stata la pausa pranzo soli uomini, io dick e il cherubino, che prima mi hanno preso amabilmente per il culo perché non mi viene il barrè (no, non mi viene, non vi ci mettete anche voi), con quella faccia di chi dice giusto a una femmina può non venire il barrè, però poi mi hanno trattata abbastanza da maschio e non succedeva dai tempi di caruso fiore e l’imbecille voglio dire, è quasi l’alba di una nuova era amici, c’è di che festeggiare.
poi ci sono state un po’ di chiacchiere sceme e musica bella e cioccolatini, che se vai a vedere son le uniche cose che ci si ricorderà, che il resto è rumore di fondo.
poi c’è stato il mio colpo di genio. ho trovato le foto nascoste che cercavo e mi sono sentita veramente, veramente, veramente la regina del web. ma non mi hanno dato soddisfazione che io purtroppo frequento la gente sbagliata, questa è la verità, mi circondo di perfide carogne che minano la mia autostima, ma i fatti parlano e fino a nuovo ordine resto la regina del web. così è deciso, l’udienza è tolta.

venerdì, 5 marzo 2010

strani giorni

giorni strani. si parla per dire cose di cui poi ci si pente e si resta in silenzio sprecando del tempo prezioso, che poi non ce ne sarà più. io passo il tempo mangiando cioccolata e rosicchiando unghie, poi mando giù tutto a sorsi di limoncello, la guest star dell’open space.
c’è una spiegazione a tutto, state calmi… è andata così. si era lì che si pranzava seduti attorno alla tavola rotonda, quando monty dice sai cos’è che mi piace un sacco? il liquore alla liquirizia, e il cherubino fa sai cos’è che mi fa vomitare? la liquirizia. a casa ho giustappunto una bottiglia di limoncello che però è alla liquirizia e quindi mi fa schifo. e allora io faccio, fa schifo a te mica a noi, portalo che ce lo beviamo. e quello non ti arriva il giorno dopo con la bottiglia nascosta nella busta come i barboni di new york, diavolo d’un cherubino? quindi ecco spiegato il limoncello in open space, c’è una spiegazione a tutto, ve l’avevo detto. un cicchetto per la ricreazione della mattina, uno per la merenda del pomeriggio e la giornata è passata quasi indolore, lo consiglio caldamente a tutti.
e basta, questa era l’unica nota di merito della settimana. sono giorni strani, strani parecchio.
ci sarebbe giusto da segnalare l’ingresso trionfale di un nuovo, meraviglioso personaggio: barbie fior di loto. ma questa è un’altra, altrissima storia.

domenica, 28 febbraio 2010

se ho scritto questo post vi è un’unica cagione

letti flavia ha deciso di imparare a suonare la fisarmonica, e questo fa di lei la gran figa che è. dal canto loro i suoi amici, che ben sanno quanto sia pericoloso contraddirla quando è in una delle sue fasi ossessivo-compulsive, le hanno prontamente regalato una fisarmonica. ora però, pare che questa fisarmonica potrebbe anche essere un organetto in realtà e questo, capite bene, cambierebbe in maniera radicale tutta la prospettiva.
perché se è una fisarmonica, allora lei è quella meraviglia di licia maglietta in pane e tulipani, ma se, dio non voglia, quello è invece un organetto com’io credo, allora inizia a stagliarsi all’orizzonte la triste figura di remì, e niente e nessuno potrà salvarci dall’ondata di disperante malinconia che quel ragazzino si porterà inevitabilmente dietro, maledetto lui la scimmietta e anche il cane.
resta inteso che se invece stabiliamo che quella è una fisarmonica – e perché poi non dovrebbe esserlo? – allora io metterò il primo doppiopetto azzurro che riuscirò a trovare, mi appunterò una rosa al petto e canteremo e suoneremo insieme finché morte non ci separi. e voi ballerete con noi.

venerdì, 26 febbraio 2010

post catartico

io questa cosa ve la devo proprio dire, perché mi sento un essere abietto e ho bisogno di espiare. fatemi espiare, siate gentili, che poi sto meglio. pare tra l’altro che la cenere sui capelli faccia bene, che vengano fuori tutti belli lucidi, me lo confermate? o è la solita leggenda metropolitana? ma comunque questa è un’altra storia, rimanete concentrati.
allora, io di lavoro scrivo cazzate, questo voi dovete saperlo, penso sia giunto il momento, ci conosciamo da tanto tempo ormai. scrivo cazzate e svolgo qualche altra mansione accessoria, ma per lo più scrivo cazzate. e fin qui io non ci trovo niente di male. voglio dire, c’è gente che di mestiere fa il politico, non scherziamo. in questo particolare momento storico, però, mi è stato chiesto di spammare il mondo intero con la seguente richiesta: vuoi tu, oh blogger molto molto figo di fama mondiale che io ho selezionato proprio per la tua figaggine et serietà, vuoi tu linkare le cazzate che io scrivo così da dare credibilità alle stesse? ecco, io sono tre giorni che mando mail in cui cerco di arrampicarmi sugli specchi nel modo più elegante e gentile che ho potuto inventarmi. vi prego di immaginare che in un tempo lontano io potessi essere migliore di così.

mi sento meglio. grazie, potete andare.

venerdì, 26 febbraio 2010

rosa rosae

amico indiano che ogni sera m’incontri lì, ferma a quel semaforo che non scatterà mai, questo lo sai tu come lo so io. amico mio, che mi offri ogni volta una di quelle rose che non mi vorrei sbilanciare ma sono quasi certa siano le stesse da tre anni in qua, onestamente… cosa speri, che le rose me le regali da sola? perché non penserai, vero, che io tiri giù il finestrino e faccia entrare il freddo e usi gli spiccetti che servono per la macchinetta del caffè o in alternativa per comprare i fazzoletti dall’amico tuo, lì, per regalare una rosa a quello là, il sepdcedt?! sarai mica matto, con tutta quella saggezza indiana che hai… su.